Doveva essere l’anno del turismo e della cultura Italia-Cina. Doveva essere l’anno del rilancio dell’export italiano lungo la Via della Seta, dopo la firma del memorandum of understanding a Roma il 23 marzo 2019. Doveva essere l’anno della visita di Stato di Sergio Mattarella. Invece è stato l’anno della pandemia da Covid-19. L’Italia era stato il primo paese del G7 a entrare nel colossale progetto lanciato da Xi Jinping nel 2013, è stato anche il primo a chiudere il traffico aereo con la Cina (insieme a Hong Kong, Macao e Taiwan). La pandemia ha accelerato una serie di tendenze globali in atto già da prima, in alcuni casi imprimendogli una nuova rapidità o altre volte portandole alla luce. In virus veritas.

L’ANNO DELLA POLARIZZAZIONE

Non ha fatto eccezione la tendenza alla polarizzazione del dibattito politico e pubblico italiano in materia di Cina. Già con la caduta del governo Conte I, la tendenza a polemizzare e utilizzare Pechino come clava politica da cortile era diventata evidente. La Lega di Matteo Salvini, dopo aver partecipato alla firma del Mou sulla Belt and Road, è improvvisamente diventata anti cinese, sempre e comunque, nel tentativo di riconquistare la fiducia perduta (o quantomeno la spendibilità perduta) dei Repubblicani statunitensi dopo l’affaire Savoini (ne scrivevo qui) e di non farsi sorpassare dalla politica estera più lineare di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Fino a diventare talvolta quasi più trumpiani di Trump, per esempio con la volontà di chiedere i risarcimenti al governo cinese per la pandemia o alle fake news rilanciate sul virus nato in laboratorio.

Il Movimento Cinque Stelle, tra le visite di Beppe Grillo all’Ambasciata cinese a Roma e le iniziative di Manlio Di Stefano, è rimasta la forza politica più vicina a Pechino. Ma anche qui, con il passare dei mesi, Luigi Di Maio (grande firmatario del MoU e capofila delle spedizioni a Shanghai degli anni precedenti) si è reso protagonista di una svolta atlantista da “trasformismo geopolitico“. Se nei primi mesi della pandemia faceva dirette social per celebrare l’arrivo delle mascherine cinesi, il ministro degli Esteri ha poi cambiato linea, per esempio sul 5G di Huawei, condividendo i timori di Mike Pompeo e benedicendo quella sorta di ban che “c’è ma non si dice”. Per non parlare di Giuseppe Conte, che dopo i vari pressing e avvertimenti atlantisti, ha preso le distanze (almeno ufficialmente) da tutto quanto potesse essere considerato filocinese. Al ripensamento, già in atto prima del virus, ha contribuito la presenza di diversi ministri filoatlantisti nel Conte II, in primis Lorenzo Guerini e Vincenzo Amendola.

Sui temi più sensibili legati alla Cina, il governo giallorosso ha comunque lasciato spesso e volentieri (a parte alcune eccezioni) il pallino in mano all’opposizione urlante. Sia su Hong Kong sia sullo Xinjiang e, ovviamente, su Taiwan, dove è stata rispettata la consegna al silenzio perché Taipei fa un po’ “argomento di destra”. Lo stesso silenzio della Santa Sede, con Papa Francesco che ha più volte ribadito di sognare un viaggio in Cina e ha incassato la proroga dell’accordo sulla nomina dei vescovi siglato originariamente nel 2018. Silenzio parzialmente interrotto da una piccola citazione alla situazione degli uiguri in un libro di Bergoglio pubblicato nelle scorse settimane.

L’ANNO DELLA SEMPLIFICAZIONE

Il ritorno della Cina sotto la luce dei riflettori, a causa della pandemia e del pressing a tutto campo di Donald Trump, non ha favorito un dibattito sereno. Non solo le forze politiche, ma spesso anche gli spazi d’informazione, si sono paradossalmente divisi in pro Cina e anti Cina. Nessuna task force asiatica, dopo l’esperimento del precedente governo con Michele Geraci. Di pensiero strategico, nemmeno a parlarne. Di semplificazioni, invece, quelle davvero tante e a tutti i livelli, con evidenti tracce di sinofobia, soprattutto nella prima fase della pandemia quando c’era chi si illudeva che potesse restare una questione “cinese”. Dai “topi morti” di Luca Zaia alle “inchieste” di Milena Gabanelli politica e informazione mainstream italiane si sono ritrovate improvvisamente con la necessità di parlare di Cina.

Peccato che di figure davvero dedicate all’interno dell’una e dell’altra (soprattutto televisiva) non ce ne siano molte. Ed ecco allora che la scarsa conoscenza favorisce l’adozione di tesi polarizzate, spesso precostituite, che diffondono semplificazione invece di indagare le complessità di un paese (e di una parte di mondo) che andrebbe compreso prima che giudicato. Volenti o nolenti, la Cina è e sarà un attore imprescindibile da tanti punti di vista, e per stabilire una relazione vantaggiosa o comunque consapevole bisognerebbe obbligatoriamente promuovere un dibattito serio in grado magari di portare allo sviluppo di un pensiero strategico.

Eppure il 2020 potrebbe anche diventare l’anno in cui si inizia a costruire una nuova consapevolezza. Lo spazio di dibattito sulla Cina si è fatto più grande, così come le sue voci. E’ vero, è cresciuto anche il rumore, ma le iniziative di giornalisti, sinologi e professionisti di diversi settori sono aumentate, così come l’offerta per chi vuole provare a esplorare le complessità e assumere un punto di vista scevro da stereotipi e pregiudizi culturali, meno manicheo del ricorrente bianco e nero occidentale applicato all’Asia. La speranza, mentre ora la narrazione sulla pandemia si è completamente ribaltata rispetto all’inizio e tanti italiani che avevano reso la Cina la propria casa restano ancora chiusi fuori,  è che questo sempre più impellente lavoro venga incentivato e valorizzato nella giusta maniera. Magari per arrivare più pronti al 2022, nuovo anno del turismo e della cultura Italia-Cina.

Qui sotto proviamo a ripercorrere in senso cronologico (e tematico) questo 2020 di relazioni Italia-Cina. In coda i link a tutte le puntate di Go East di quest’anno.

 

RELAZIONI POLITICHE

Gennaio – La pandemia

Il coronavirus diventa occasione per una nuova polemica politica sui rapporti con la Cina. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha dichiarato con un post su Twitter che la Farnesina sta seguendo con attenzione la situazione in Cina. Il collega del Movimento Cinque Stelle, l’eurodeputato Piernicola Pedicini, ha depositato un’interrogazione alla Commissione europea in cui chiede di valutare misure di restrizione alla circolazione e all’importazione di animali dalla Cina. Non abbastanza per l’opposizione. La Lega, che da quando è all’opposizione ha assunto una linea profondamente ostile a Pechino, critica la mancata evacuazione degli italiani da Wuhan. Il deputato Paolo Grimoldi sostiene che sul virus il governo sia “inerte per non deludere gli amici di Pechino”.

Venerdì 24 gennaio è stato in Italia Mike Pence. Il vicepresidente degli Stati Uniti si innanzitutto recato in Vaticano, dove ha incontrato Papa Francesco e il segretario di Stato Pietro Parolin. Obiettivo dichiarato: ricucire il rapporto tra Washington e Santa Sede. Obiettivo ufficioso: capire lo stato dell’arte sull’avvicinamento tra Chiesa cattolica e Repubblica Popolare Cinese e sulla ventilata visita di Bergoglio a Pechino (ne ho scritto qui).

L’Italia ha inserito la retromarcia nella corsa spaziale cinese e sta rivedendo i requisiti di accesso al 5G, con possibili complicazioni per Huawei. Il Copasir, presieduto dal leghista Raffaele Volpi, ha aperto un’istruttoria su TikTok. E il social network (sul quale Matteo Salvini è molto attivo) è nel mirino anche del Garante della Privacy.

Febbraio – La chiusura dei voli

Esplode la lotta politica nel governo sui voli dalla Cina (ne scrivevo qui). Di Maio, escluso dalla decisione iniziale, spera che il blocco dei voli sia una “misura temporanea”. E intanto la Lega presenta un’interrogazione su Taiwan, anch’essa esclusa nonostante i pochi casi sull’isola (qui un’intervista al rappresentante di Taipei in Italia sull’argomento). La mossa sui voli, per tempistiche e modalità, era sembrata sin dall’inizio una mossa dettata più da motivi politici interni, ennesima prova di una politica estera spesso soggetta a logiche da cortile (no ho scritto qui).

La decisione di bloccare i voli non è piaciuta a Pechino. Il comunicato dell’Ambasciata cinese in Italia, pur misurato nei toni, ha ricordato che l’Oms aveva ribadito che non erano necessarie misure restrittive della mobilità internazionale. Il profilo Twitter del portavoce del ministero degli Affari Esteri di Pechino ha invece pubblicato due tweet che sembrano fare indirettamente riferimento anche all’Italia. In uno si parla di “reazioni smisurate” che possono “solo peggiorare le cose e nell’altro si ringraziano i paesi che stanno aiutando la Cina a combattere il coronavirus. Paesi tra i quali non viene citata l’Italia. D’altronde, nel giro di qualche mese l’Italia è passata dall’essere il primo paese del G7 ad aderire alla Belt and Road al diventare il primo paese del G7 a interrompere il traffico aereo con la Cina. In mezzo sono successe un po’ di cose, riassunte in questo pezzo.

Aerei a terra, si diceva. Eppure, all’improvviso sembra che qualcosa possa cambiare nella mattinata di venerdì 7 febbraio, quando Xinhua afferma che l’Italia ha acconsentito alla riapertura parziale dei collegamenti dopo un incontro tra l’ambasciatore italiano a Pechino, Luca Ferrari, e il vice ministro degli Esteri cinese, Qin Gang. Dopo qualche ora di imbarazzo, arrivano le smentite del governo italiano (già in partenza protagonista di un pasticcio sul tema, come ha raccontato Giulia Pompili su Il Foglio). Prima dalla task force del ministero della Salute, poi anche dalla Farnesina.  Che cosa è successo? La sensazione è che Pechino, già irritata per la decisione del governo italiano, abbia alzato la pressione dopo aver ricevuto input di diverso tenore in materia. D’altronde, due giorni prima Luigi Di Maio (che ha incontrato l’ambasciatore cinese), in un‘intervista ad AP, aveva definito misure come quella del blocco dei voli “temporanee”. Toni di certo più possibilistici di quelli di Roberto Speranza che, in un’intervista al Corriere della Sera, ha ribadito che “sullo stop dei voli vado avanti. La salute vale più dell’economia”. Una posizione mantenuta nonostante gli appelli alla riapertura arrivati dagli italiani in Cina e da Confindustria. Insomma, sembra chiaro che all’interno dell’esecutivo ci siano sensibilità diverse in materia.

Il momento di crisi diplomatica viene superato con una mossa di Sergio Mattarella, il quale ha ospitato alla Cappella Paolina del Quirinale il concerto straordinario organizzato in occasione delle iniziative dell’Anno della cultura e del turismo Italia-Cina 2020. Gesto apprezzato da Xi Jinping, che spedisce una lettera al Quirinale in cui parla di “”difficoltà temporanee e amicizie imperiture”.

Conte, parlando a un evento alla Luiss Business School, ha chiesto la riforma del Wto, definendo “una follia” il fatto che la Cina abbia ancora lo status di paese emergente.

Ripensamenti M5s. Alice Salvatore, consigliera regionale in Liguria, ha scritto su Facebook che il coronavirus “non è sfortuna ma colpa della cattiveria umana”, riferendosi al trattamento degli animali in Cina. L’eurodeputato Piernicola Pedicini (quello che aveva votato contro la von der Leyen insieme al collega Ignazio Corrao), ha scritto alla Commissione europea per chiedere chiarimenti sui potenziali rischi legati ai campi elettromagnetici del 5G, organizzando anche un incontro sul tema in provincia di Potenza. Il M5s però ha sempre promosso molto lo sviluppo della nuova tecnologia, nella quale le aziende più all’avanguardia sono le cinesi Huawei e ZTE. E, lo scorso giugno, sul Blog delle Stelle è stato pubblicato un post dove si definivano “fake news” i rischi sui campi elettromagnetici.

La situazione inizia a ribaltarsi quando, a fine febbraio, l’Italia inizia a subire la prima ondata pandemica mentre in Cina il peggio inizia a passare. Pechino muove qualche implicita critica a quello che è ancora adesso uno dei pochi paesi europei ad aver bloccato i collegamenti aerei diretti con la Cina. E inizia a proteggersi chiudendo a sua volta i propri confini. Il “cigno nero” ha cambiato stagno. Codogno viene immediatamente ribattezzata “Wuhan d’Italia”.

Marzo – Via della Seta sanitaria

Pechino, così come altre municipalità cinesi, ha annunciato ufficialmente la misura della quarantena per chi arriva dall’Italia (in realtà in vigore già dalla settimana precedente), con già diversi casi di contagi “di rientro”.

Il Consigliere di Stato e Ministro degli Esteri Wang Yi ha parlato al telefono con il Ministro Luigi Di Maio. L’Ambasciata di Pechino a Roma ha modificato la copertina della sua pagina Facebook con un’immagine nella quale campeggia la scritta “forza Cina e Italia”.

La Cina riadatta la sua Via della Seta aggiungendogli la dicitura “sanitaria”, con l’invio e la vendita di mascherine, ventilatori e l’arrivo di team di medici cinesi sul territorio italiano. Lo spostamento dell’epicentro del COVID-19 dalla Cina all’Europa ha fatto sì che la Belt and Road, riconvertita in “Via della Seta” sanitaria, prendesse nuovo slancio. Partendo proprio dall’Italia.  Tutto nasce da una telefonata tra il ministro degli Esteri italiano e il suo omologo Wang Yi, raccontata da Xinhua. L’agenzia di stampa cinese spiega che, nonostante Pechino “abbia ancora bisogno di una grande quantità di forniture mediche (…) è pronta a fornire all’Italia forniture mediche tra cui mascherine, e accelerare l’export di attrezzature utili a soddisfare le urgenti necessità dell’Italia”. Già tutto chiaro, dunque: qualcosa sarà donato, altro (in particolare i ventilatori polmonari) venduti. Eppure, racconta Giulia Pompili su Il Foglio, per un po’ passa il messaggio della donazione di Stato. La notizia dell’invio di aiuto medico in Italia trova ampio risalto sui media cinesi, mentre l’Ambasciata di Pechino in Italia segue l’evento con diversi tweet che seguono il tragitto del volo, la sua attesa con l’ambasciatore Li Junhua a Fiumicino, l’atterraggio, lo sbarco l’accoglienza del team medico. Anche Di Maio segue l’arrivo dell’aereo dalla Farnesina con una diretta sul suo profilo Facebook in cui mostra il video dell’Ambasciata cinese e in cui dice che “non siamo soli”. Il Global Times dà ampio risalto all’antivirale cinese che viene portato in Italia, di cui parla anche il Corriere della Sera. L’aiuto all’Italia viene motivato come un ringraziamento di una Cina che “non dimentica” l’aiuto ricevuto a suo tempo dopo il terremoto del Sichuan e alla donazione del 1983 per uno dei più grandi pronto soccorso di Pechino, la cui storia è raccontata qui.

Il ministro degli Esteri ha collegato la “generosità” di Pechino all’adesione dell’Italia alla Belt and Road Initiative. “Chi ci ha deriso sulla Via della Seta deve ammettere che investire su quella amicizia ci ha permesso di salvare vite in Italia”, ha dichiarato al Tg2 Post. Dopo queste dichiarazioni è scoppiata una lite tra partner di governo: Lia Quartapelle e Andrea Romano hanno attaccato Di Maio per l’eccessiva insistenza sui ringraziamenti alla Cina e le mancate citazioni di aiuti in arrivo da altri paesi del mondo, Manlio Di Stefano, Vincenzo Spadafora, Laura Castelli e Paola Pisano hanno risposto in massa sostenendo che il ministro ha ringraziato tutti.

Nel frattempo, si moltiplicano gli aiuti sanitari privati, consegnati da aziende cinesi e semplici cittadini. Ma se ne parla molto meno.

Il 23 marzo, intanto, si “celebra” il primo anniversario dell’adesione italiana alla Belt and Road. Qui un resoconto di che cosa è cambiato da quel 23 marzo 2019.

Continua il ripensamento delle relazioni diplomatiche con la Cina. Il governo si è diviso (ancora una volta) in materia di politica estera, questa volta sulla Wipo (World Intellectual Property Organization). Il premier voleva votare il candidato sostenuto dagli Stati Uniti, Di Maio per quello cinese. Alla fine ha vinto il primo dei due, anche se l’Italia non ha annunciato la sua preferenza (comunque andata al nome indicato da Washington).

L’Italia si trova ancora una volta nella partita tra superpotenze, come dimostrerebbe anche una telefonata di Mike Pompeo a Di Maio. Secondo Dario Fabbri, gli Stati Uniti paiono talmente distratti dai problemi interni da dimenticarsi del soft power. “Incolpando il Vecchio Continente per non aver fermato il contagio” e “fino a rendere minore, nella percezione generale, un’iniziativa lodevole come la costruzione a Cremona di un ospedale da campo. Mentre la Cina, superata la fase più drammatica dell’epidemia, prova ad ergersi a potenza altruista, inviando verso l’Europa medici e materiale sanitario”, scrive Fabbri, secondo cui però è “difficile che questo muti i rapporti di forza tra Washington e Pechino”.

Aprile – Il momento della gratitudine

Le mosse di Pechino lungo la “Via della Seta sanitaria” sono seguite con attenzione negli Stati Uniti. Foreign Policy sostiene che Pechino non stia aiutando l’Italia e indica nel Movimento Cinque Stelle la sponda utilizzata dal Partito Comunista Cinese per aumentare la sua influenza nel paese. Nella partita ha deciso di entrare in maniera convinta la Casa Bianca (ne ho scritto qui), nonostante i gravissimi problemi interni.

I messaggi di solidarietà (come quello dell’ambasciatore in Italia Li Junhua) e l’invio di aiuti sanitari (così lo spazio dato alla loro ricezione) modificano il gradimento degli italiani nei confronti dei paesi e leader stranieri. Secondo un sondaggio SwG il 36% degli italiani considera preferibile la Cina come partner internazionale, mentre solo il 30% sceglie gli Usa, storico alleato dell’Italia. In particolare, il 51% degli elettori M5s e il 45% di quelli del Pd preferisce Pechino a Washington, mentre il 51% di chi vota centrodestra resta fedele agli Usa.

“La Cina vincerà la terza guerra mondiale senza sparare un colpo e l’Italia può mettere sul piatto delle contrattazioni europei tale relazione”. Oltre venticinque secoli più tardi, le parole del generale cinese autore del più celebre trattato di strategia militare risuonano in quelle di Alessandro Di Battista, “capitan futuro” del Movimento Cinque Stelle, che ha pubblicato un intervento nel quale sostiene che l’Italia “deve dire no al Mes”, facendo valere il fatto che “senza l’Italia l’Ue si scioglierebbe come neve al sole” e poi “un rapporto privilegiato con Pechino che, piaccia o non piaccia è anche merito del lavoro di Di Maio ministro dello Sviluppo economico prima e degli Esteri poi. E la Cina, ed è paradossale essendo stato il primo paese colpito dal COVID-19, uscirà meglio di chiunque altro da questa crisi. La Cina ha utilizzato al meglio il soft-power, è riuscita a trasformare la sua immagine da untore ad alleato nel momento del bisogno”. Stoccata poi ai rivali sovranisti. “Salvini e Meloni denigrano la Cina perché credono ancora che per sedersi a Palazzo Chigi sia necessario baciare pantofole a Washington ma il mondo sta cambiando e la geopolitica, nei prossimi mesi, subirà enormi mutamenti”.

Giuseppe Conte ha assicurato che pensare a una ricollocazione geopolitica è “una sciocchezza”, aggiungendo in un’intervista Repubblica: “Il nostro indirizzo di politica estera non muta e certo non può dipendere dalle contingenze dettate dalla pandemia”.

Maggio – Riposizionamenti

La Lombardia, seguendo l’esempio del Missouri (e, come la chiama Giulia Pompili, di una “rivolta contro la propaganda cinese”), vuole chiedere 20 miliardi di danni alla Cina come risarcimento per la pandemia da coronavirus. Dopo l’annuncio di Paolo Grimoldi, segretario della Lega Lombarda, è arrivata la conferma del governatore Attilio Fontana, il quale a novembre era peraltro stato in Cina per una missione istituzionale di tre giorni per approfondire i legami tra la regione e l’Impero Celeste. E nelle scorse settimane aveva accolto i medici inviati in aiuto dal governo di Pechino per contrastare l’epidemia.

Ah, immancabile, anche il Codacons ha annunciato una class action per chiedere i danni a Pechino.

Arrivate due risoluzioni alla commissione esteri della Camera, una della maggioranza e una della Lega, sul Covid-19. La prima chiede impegni per la cooperazione globale in ambito sanitario, la seconda un’indagine internazionale sull’origine dell’epidemia (in linea con l’Ue e Josep Borrell) e parla di “responsabilità di singoli paesi” (leggasi Cina) e Organizzazione mondiale della sanità. Marta Grande, presidente della commissione, ha spiegato in un’intervista che il M5s non è contrario all’indagine ipotizzata da Borrell, nell’ottica però non di accusare, ma di “capire come affrontare nel migliore dei modi la prossima emergenza”.

Come aveva già fatto in precedenza Giorgia Meloni, anche Giovanni Toti ha accostato Giuseppe Conte a Xi Jinping.

E il governo? Tutti continuano a ribadire che la politica estera dell’Italia non cambia. Lo hanno fatto (più volte) Giuseppe Conte (il quale ha anche detto che “a tempo debito sarà inevitabile, una volta acquisite tutte le necessarie informazioni, accertare eventuali responsabilità nella gestione della pandemia”, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, il sottosegretario agli Esteri Manlio Di StefanoLa Stampa sostiene però che il governo sia “diviso”, rimarcando la propensione del Movimento Cinque Stelle verso la Cina. Ivan Scalfarotto, sottosegretario agli Esteri, parla di “politica estera oscillante” e di posizioni “chaviste” all’interno dei pentastellati. Enzo Amendola, ministro agli Affari Europei, ha dichiarato che “una commissione d’indagine indipendente” sulla gestione della pandemia “a livello internazionale, è il minimo sindacale”.

Inizia la retromarcia di Di Maio. Il ministro degli Esteri torna a parlare di Via della Seta in un‘intervista a Panorama, nella quale precisa che sulla firma dell’accordo con Pechino “il negoziato è stato condotto da chi ci ha preceduto al ministero. Comunque il Memorandum l’ho firmato da ministro dello Sviluppo economico, quindi a favore delle nostre imprese. In ogni caso, quando i nostri alleati ci hanno messo in guardia dai problemi di sicurezza sul 5G, non solo li abbiamo ascoltati, ma abbiamo elaborato la normativa più rigida d’Europa.

A proposito di Nato e cooperazione militare, il Dipartimento della Difesa statunitense ha assegnato alla controllata americana di Fincantieri, Marinette Marine (FMM), un contratto del valore di quasi 800 milioni di dollari per la progettazione di dettaglio e la costruzione dell’unità capoclasse del programma per le nuove fregate lanciamissili della US Navy. Mossa con risvolti non solo economici, ma anche (geo)politici. L’annuncio, dato quasi in contemporanea su Twitter dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini e dall’ambasciata Usa, è stato utilizzato dall’opposizione per attaccare la Cina e il M5s.

L’ambasciatore Li Junhua ha inviato una “lettera aperta agli amici italiani” in occasione dell’avvio della Fase 2, complimentandosi per come il Paese ha lottato contro l’epidemia e parlando di una “cooperazione molto efficace” con la Cina.

Giugno – Spina Hong Kong

A giugno si discute molto della legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, annunciata dal Partito Comunista Cinese. Sul caso si sono create nuove divisioni tra i due azionisti principali del Conte bis, con il Pd che ha “richiamato” il M5s. Ancora in una nota di venerdì 29 maggio, comunque, il M5s accomunava la vicenda di Hong Kong con quella di Minneapolis, con un accento più critico su Washington che non su Pechino.

Matteo Salvini vorrebbe che l’Italia chiedesse una commissione di inchiesta “sulle responsabilità cinesi”. Evidentemente si riferisce a un tipo di indagine “alla Trump&Pompeo” e non a quella già annunciata dall’Oms e concessa dal governo di Pechino. Il leader della Lega ha chiesto “una seconda Norimberga per accertare e punire eventuali colpe del regime comunista cinese per strage”. Nel mirino ci finisce anche l’importazione di monopattini.

Silvio Berlusconi, parlando durante il programma Live, non è la D’Urso, si è invece apertamente speso per il coinvolgimento dell’amico Putin in una strategia anti cinese.

Negli Stati Uniti (of course) è nata la Inter-Parliamentary Alliance on China (Ipac), lanciata in un’iniziativa bipartisan dal senatore repubblicano Marco Rubio e da quello democratico Robert Menendez. L’obiettivo è quello di rispondere alle “sfide lanciate dall’ascesa della Cina” a livello internazionale, racconta Giulia Pompili. Nella piattaforma transnazionale sono entrati anche sei italiani: il senatore di Forza Italia Lucio Malan (presidente del gruppo di amicizia interparlamentare Italia Taiwan), Roberto Rampi ed Enrico Borghi (Pd), Andrea Delmastro Delle Vedove (Fratelli d’Italia), Paolo Formentini (Lega) e Roberto Giachetti (Italia Viva).

L’anno della cultura e del turismo Italia Cina è stato riprogrammato per il 2022. L’annuncio è stato dato dall’ambasciatore italiano a Pechino Luca Ferrari (qui l’intervista).

“Purtroppo, spesso la politica estera in Italia si riduce a slogan e cori da stadio per urlare contro l’avversario interno di turno, tramutandosi in semplice strumento di consenso elettorale. Per esempio, qualcuno dovrebbe spiegare perché la Lega è improvvisamente diventata così anti cinese dopo aver partecipato all’adesione italiana alla Belt and Road”. E poi: “Credo ci si debba porre una domanda, che ai tempi della Guerra fredda Usa-Urss non esisteva perché il blocco sovietico non era incluso nell’economia globale come ora lo è la Cina: si vogliono avere relazioni commerciali solo con i paesi puramente democratici o possiamo fare affari anche con paesi che del tutto democratici non sono?” Due pillole tratte da un’intervista a Giuseppe Gabusi, docente di economia politica internazionale all’università di Torino e socio fondatore di TWAI.it.

Luglio – Le idi Di Maio

Dopo qualche settimana di transizione, anche in Italia si è tornati alla polemica nazionale sulla Cina. A innescarla l’approvazione e l’entrata in vigore della legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong. Protagonista, con striscione, dello scontro su Hong Kong è stato Matteo Salvini, che ha organizzato con la Lega un flash mob davanti all’Ambasciata di Pechino a Roma. La rappresentanza diplomatica cinese ha espresso “forte disappunto” per l’iniziativa del Carroccio. Qui la nota completa, nella quale si fa riferimento implicito anche ai decreti sicurezza del governo gialloverde voluti da Salvini. Ma il governo Conte che dice? “Certamente la Cina su Hong Kong sta sbagliando soprattutto i modi”, ha detto Manlio Di Stefano. “Posso condannare l’attuazione di una legge non la legge in sé”, ha dichiarato in una seconda occasione, a Radio 24, il sottosegretario agli Esteri del Movimento Cinque Stelle. “Voi avete mai visto un paese straniero condannare un legge fatta in Italia? Tu puoi deprecare l’attuazione di una legge fatta in modo tale da pressare l’opposizione, a Hong Kong abbiamo avuto 300 arresti di manifestanti, questo per me è deplorevole, non la legge che è una legge come le altre”. Di Stefano ha ribadito “uno degli articoli fondamentali” della posizione internazionale del M5s “e cioè il principio di non ingerenza”. Non soddisfatti gli alleati di governo.

Vi ricordate il Luigi Di Maio dei gilet gialli e del presidente Ping? Ora sembra essercene uno completamente nuovo. Le telefonate con Mike Pompeo sul 5G, gli incontri con Mario Draghi e Gianni Letta, il rafforzamento dell’Unione europea. Una svolta che traspare dall’intervista a Il Foglio di lunedì scorso. Intervista nella quale, per i temi che qui ci interessano: chiede una normativa a livello europeo sul 5G, rivendica la legge continentale più stringente in materia, esprime “seria preoccupazione” sulla scelta cinese su Hong Kong, tema su cui chiede di “preservare la stabilità, la prosperità, l’autonomia e i diritti fondamentali” del modello un paese e due sistemi, parla di “difesa e rispetto dei diritti umani e tutela delle minoranze etniche, anche con particolare riferimento allo Xinjiang”.

Agosto – L’eleganza dello struzzo

L’Aula della Camera ha approvato all’unanimità le mozioni di maggioranza e opposizioni riguardanti “iniziative, in ambito internazionale ed europeo, in ordine al rispetto degli accordi internazionali relativi all’autonomia di Hong Kong e alla tutela dei diritti umani in tale territorio”. Ma nel complesso, al di là di preoccupazioni e rivendicazioni delle prese di posizioni Ue, non si è deciso di prendere misure per esempio a favore dei richiedenti asilo come richiesto da Lia Quartapelle.

Settembre – Wang Yi e Pompeo a Roma

A fine agosto il ministro degli esteri cinese, Wang Yi, è arrivato a Roma, dove ha inaugurato il suo tour “damage control” in diversi paesi europei. Una visita che secondo la Verità avrebbe suggellato “il tradimento” del M5s sul 5G. Il Foglio descrive un ministro degli esteri in versione “equilibrista” ma in grado di portare avanti alcune ambiguità, dal 5G a Hong Kong, anche di fronte all’omologo cinese. Durante la conferenza stampa congiunta, Di Maio ha provato a rilanciare il ruolo dell’Italia come “ponte tra Oriente e Occidente pur tenendo sempre fede alle proprie alleanze storiche”.

Wang non ha incontrato il premier Conte, col quale ha avuto solo un colloquio telefonico. In generale, anche a livello di comunicazione, l’argomento Cina, diventato sempre più delicato con il passare del tempo, sembra essere stato trattato con maggiore cautela. Basti vedere come su Twitter l’account della Farnesina descrive gli incontri di Di Maio con Wang e con il ministro canadese.

A fine settembre il segretario di Stato degli Stati Uniti Mike Pompeo è tornato in Italia. E alla vigilia della visita è arrivato un cadeau, con il porto di Trieste che dopo essere stato a lungo nel mirino della Cina e della Belt and Road è finito ai tedeschi. E’ stata infatti ufficializzata l’intesa con la Hhla (che diventerà primo azionista dello scalo giuliano entro fine 2020) di Amburgo, uno dei primi porti ferroviari al mondo. Interessante la lettura che fa di questo passo Zeno D’Agostino, presidente dell’autorità portuale di Trieste che era stato anche al China International Import Expo di Shanghai dello scorso anno. “L’intesa con la tedesca Hhla di Amburgo è un’ottima soluzione per non rinunciare alla Via della Seta. Sottolineo Via della Seta e non Belt and Road: il secondo è un progetto cinese, il primo è un corridoio trasportistico deciso dal mercato e non pianificato da nessuno che propone una soluzione europea. In questa, Amburgo e Trieste non sono soggetti passivi come accade quando si entra nella Belt and Road, ma sono soggetti propositivi che accettano la sfida”. Quindi sì alla Via della Seta, no alla Belt and Road. “Sul 5G abbiamo ben presente le preoccupazioni Usa e la responsabilità che grava su ogni Paese della Nato, l’Italia è pienamente conscia della necessità di assicurare la sicurezza delle reti 5G, è un’assoluta priorità e per questo siamo a favore di regole Ue comuni”, ha ribadito Di Maio. Un modo per dare corda agli Usa ma anche per prendere tempo, quello di rifarsi a normative condivise a livello europeo, e nel frattempo sperare che dopo le elezioni americane si possa arrivare a una bonaccia sulle relazioni bilaterali Usa-Cina.

Certo, i tempi sono cambiati da quando, in veste di ministro dello Sviluppo economico, Di Maio firmava l’adesione al memorandum sulla Belt and Road, oppure da quando brindava a prosecco con Xi Jinping (con tanto di maglia azzurra) a Shanghai. Qui il titolare della Farnesina ascolta Pompeo dire che “il Partito comunista cinese sta cercando di sfruttare la propria presenza in Italia per i propri scopi strategici, non sono qui per fare partenariati sinceri”. Di Maio garantisce a Pompeo che “l’Italia è saldamente ancorata agli Usa e all’Ue a cui ci uniscono i valori e gli interessi comuni ai paesi Nato”.

Segnali atlantisti dall’accordo fra Italia e Stati Uniti sul programma Artemis per l’esplorazione della Luna. La dichiarazione d’intenti è stata firmata a Palazzo Chigi dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche per lo spazio, Riccardo Fraccaro, in collegamento con l’amministratore capo della Nasa, Jim Bridenstine. L’Italia è il primo paese europeo a firmare con gli Stati Uniti un accordo bilaterale sull’esplorazione lunare. Sul tema della geopolitica spaziale, si segnala un pezzo di Giulia Pompili in cui si raccontano gli accordi pregressi tra Roma e Pechino: alcuni saltati, altri ancora no.

A proposito della pandemia, si è conclusa come previsto da mesi la vicenda della doppia risoluzione in commissione esteri della Camera. Con 346 voti favorevoli la Camera ha approvato la mozione relativa alla promozione di un’indagine internazionale sulle origini dell’epidemia, ma la richiesta di inchiesta “trumpiana” promossa dalla Lega è stata bocciata.

Matteo Salvini ha dichiarato al Wall Street Journal che se fosse al governo interromperebbe le relazioni con la Cina (anche se con l’esecutivo gialloverde è stato siglato il MoU sulla Belt and Road) ed è tornato a criticare i giallorossi perché “strizzano l’occhio e Pechino e Teheran”.

Pubblicata un’inchiesta de il Foglio, che ha analizzato “un mastodontico database ottenuto insieme con altre testate internazionali come il Telegraph, il Sunday Times, l’Indian Express, il Globe and Mail e l’Australian Financial Review”. Al centro del pezzo di Giulia Pompili c’è l’Okidb, Oversea Key Information DataBase, “uno strumento a disposizione di Pechino costruito dalla società Zhenhua della città di Shenzhen”. All’interno del database “compaiono 4.544 nomi e cognomi”, scrive Pompili. “La raccolta dei dati italiani sembra iniziare dal 2006” ed è divisa in tre categorie: persone politicamente esposte, i parenti o stretti collaboratori e le persone di interesse speciale. Tra i tanti nomi, si citano quelli di Enrico Letta, Laura Boldrini, Lia Quartapelle, Giulio Tremonti, Lisa Ferrarini (presidente del gruppo alimentare Ferrarini ed ex vicepresidente di Confindustria per l’Europa durante la presidenza Boccia), le famiglie Berlusconi e Renzi e tante altre figure del mondo politico, industriale e scientifico. Ma appaiono anche criminali e narcotrafficanti.

Ottobre – Lottizzazione geopolitica

Il gruppo Ferretti si insedierà a Taranto per la costruzione di yacht all’interno dello scalo ex Belleli, un’area di 220mila metri quadri all’interno del porto. c’è chi sostiene che sui porti sia stata fatta una sorta di operazione di equilibrismo geopolitico: da una parte Trieste sottratta ai cinesi (a cui era promessa da tempo) proprio alla vigilia della visita di Pompeo in Italia, dall’altra Taranto lasciata a un gruppo italiano con investitori cinesi. In ogni caso, ammesso e non concesso che quanto accaduto sull’asse Trieste-Taranto dipenda da calcoli (geo)politici, si tratta di un ridimensionamento della presenza di Pechino sui porti italiani. Quantomeno ricordando ciò che si diceva in occasione della firma del memorandum of understanding sulla Belt and Road, quando sembrava che il Dragone potesse entrare nella gestione non solo dello scalo giuliano, ma anche di quello di Genova e/o di Venezia.

Di Maio non è andato a Shanghai per l’International Import Expo e non ha partecipato neppure all’evento organizzato da Fondazione Italia Cina per festeggiare il cinquantesimo anniversario delle relazioni bilaterali, nonostante fosse annunciato nel programma.

Novembre – Verso il post Trump

Che succede dopo il voto Usa? Possiamo dire che chi pareva avere instaurato buoni rapporti con Trump sembravano essere Giuseppe (“Giuseppi”) Conte, che nel suo primo messaggio post voto si era congratulato solo con il popolo americano e non con Biden (salvo poi rimediare), e il Movimento Cinque Stelle. Lo stesso Di Maio, neo atlantista convinto (almeno a parole) durante la visita di Pompeo, ha applaudito (prima del voto, al festival del Foglio) il presidente uscente perché “ha difeso il made in Italy”.

Alla fine la cornetta si è alzata. Dopo qualche giorno di trepida attesa (e, secondo il Foglio, di alcuni tentativi andati a vuoto), Giuseppe Conte è riuscito a parlare con Joe Biden.

“Il caso del golden power sul fondo americano Kkr nella rete unica dimostra che il governo continua a ondeggiare fra Cina e Usa nella Guerra fredda tech”, scrive Formiche, che intervista il presidente del Centro economia digitale Rosario Cerra, il quale spiega che presto servirà una scelta di campo (con l’Ue).

I due capi di Stato Sergio Mattarella e Xi Jinping hanno avuto una conversazione telefonica nella quale si è parlato di cooperazione ma qualcuno ha fatto notare che (almeno nei comunicati ufficiali) non viene citata la Belt and Road.

Nel frattempo, un paio di giorni dopo che i media americani hanno chiuso la corsa alla Casa Bianca, assegnandola a Biden, un esponente del governo è tornato a parlare esplicitamente di Cina (esercizio che era parso estremamente ostico nelle ultime settimane e ultimi mesi). “La Cina rappresenta non solo uno dei nostri principali partner economici, ma è un attore ormai strategico per affrontare qualsiasi sfida di dimensione globale, con cui occorre dialogare anche quando le posizioni non convergono pienamente”, ha detto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, nel suo discorso alla presentazione della seconda edizione del ‘Dialogo Finanziario tra Italia e Cina’.

Prima di entrare in carcere, Joshua Wong è intervenuto  al Senato per una lezione dedicata al tema della libertà alla Scuola di formazione della Fondazione Farefuturo ‘FormarsiNazione’. Ha chiesto aiuto dall’Italia e dalla comunità internazionale affinché “continuino ad alzare la voce contro la Cina” e restino al fianco delle persone di Hong Kong che si battono per la democrazia. E ha avvertito l’Italia che potrebbe essere “la prossima Hong Kong”.

Matteo Salvini ha sparato ancora una volta a zero su Pechino chiedendo “risarcimenti infiniti” per la pandemia.

Dicembre – Cina a colori

Come un’onda (non particolarmente alta), che viene e che va, periodicamente alcuni esponenti politici italiani si occupano di quanto accade a Hong Kong. L’ultimo esempio è arrivato dopo la condanna di Joshua Wong, Agnes Chow e Ivan Lam. La composizione dell’onda appare simile al solito. Dichiarazioni dure e colorite dell’opposizione di destra, alcune prese di posizione di esponenti delle forze di governo, escluso il Movimento Cinque Stelle.

Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista italiano, ha recensito il terzo volume di “Governare la Cina” del presidente cinese Xi Jinping. Due riviste cinesi, in esperanto, pubblicano le riflessioni del segretario italiano.

L’Ambasciatore d’Italia a Pechino, Luca Ferrari, ha incontrato il Ministro della Cultura e del Turismo, Hu Heping. Si è parlato in particolare dei preparativi dell’Anno della Cultura e del Turismo Italia-Cina 2022, di rapporti in ambito museale e contro il traffico di reperti archeologici, di sinergie tra le Olimpiadi Invernali di Pechino 2022 e quelle di Milano-Cortina 2026.

Significativo di come spesso la Cina sia utilizzata per polemiche interne il tweet di Filippo Sensi del Pd, che dopo l’annuncio da parte del governo cinese dell’eliminazione della povertà assoluta, ha ironizzato: “Pare che Ping abbia annunciato l’abolizione della povertà”. Facendo evidentemente un doppio riferimento a Luigi Di Maio, alludendo alla gaffe del ministro degli Esteri durante una sua visita in Cina quando storpiò il nome del presidente Xi e ai “celeberrimi” festeggiamenti sul balcone di Palazzo Chigi.

Ospite dell’evento di Formiche “G20 e COP26, la sfida per l’Italia”, il consigliere diplomatico di Giuseppe Conte, Piero Benassi, detta l’agenda della presidenza italiana dei due appuntamenti internazionali. Ambiente, clima, tech, ma anche commercio e reciprocità. Via della Seta cinese? “I vantaggi sono stati limitati”.

Due cargo italiani sono rimasti bloccati nella contesa tra Cina e Australia. La Farnesina prova a cercare una soluzione.

Intanto i Marines Usa allargano la produzione dei mezzi anfibi di Iveco e la Us Navy raddoppia le fregate Fincantieri. Per sfidare la Cina.

Il garante della privacy ha avviato un‘istruttoria su Tik Tok per “scarsa attenzione alla tutela dei minori”. L’opposizione di destra esulta.

La Fondazione Vittorino Colombo ha reso omaggio ai 50 anni dei rapporti diplomatici tra Italia e Cina ascoltando storie e pensieri di istituzioni e imprese.

“Il logo stampato sui regali di Natale inviati dall’Ambasciata cinese in Italia ha un piccolo problema di doppie: cinquantennario”, scrive Giulia Pompili su Twitter.

“La Cina rimane protagonista del sondaggio annuale di ISPI sulla politica internazionale secondo gli italiani: è il paese più influente, la minaccia più grande e uno dei possibili alleati per l’Italia nel mondo. La figura di Xi rimane invece poco significativa”, scrive Giulia Sciorati su Twitter. Qui il report.

Qui invece un report CEIAS sulla percezione della Cina in Europa (qui la parte sull’Italia).

 

PANDEMIA E RELAZIONI CULTURALI

Gennaio

Il coronavirus, scrive Simone Pieranni su Il Manifesto, sta riportando a galla la sinofobia, spesso alimentata da un sistema dell’informazione che, “specie in casi come questi, dovrebbe garantire fatti, fonti e dati verificabili e non appoggiati su supposizioni”. Negli scorsi giorni, si sono verificati alcuni episodi di razzismo anti cinese in Italia. A Venezia una baby gang ha inseguito e sputato addosso a una coppia di turisti. Qualche giorno prima, un gruppo di ragazzi aveva preso di mira una 19enne italiana di origini cinesi su un treno tra Mestre e Padova. Anche in questo caso, sputandole addosso. Episodi di razzismo sono stati segnalati anche a Torino.

Febbraio

Il blocco dei voli con la Cina è scattato dopo che sono stati riscontrati i primi due casi (ufficiali) di coronavirus in Italia. Si tratta di due turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani e sui quali ci si è sbizzarriti nella ricostruzione dell’itinerario di viaggio tra Milano, Verona, Parma, Firenze e Roma.

La psicosi per il virus fa intanto aumentare gli episodi dove fa capolino la sinofobia, alimentata dalla psicosi per il virus. Un’atmosfera ben riassunta dalla prima pagina de Il Manifesto di sabato 1° febbraio, intitolata “Paura e pregiudizio”. Francesco Merlo su Repubblica ha invece parlato di “prudenza e cretineria”. Non a caso la Federazione Italia Cina si è detta “preoccupata per i rischi sull’integrazione sociale”. Il sinologo Daniele Cologna ha parlato del “riemergere di razzismo sconosciuto e inconsapevole”. L’Università degli Studi di Pavia ha lasciato due settimane a casa per precauzione uno studente cinese originario di una zona vicino a Wuhan, nonostante sia risultato negativo ai test clinici. Casi simili a ComoRovigo e Roma, dove il Conservatorio di Santa Cecilia ha sospeso gli studenti “orientali”. A proposito di scuole, il ministero dell’Istruzione ha diffuso una circolare con misure ad hoc per studenti rientrati dalla Cina. Sempre nella Capitale, Fratelli d’Italia ha annunciato una mozione per distribuire mascherine a tassisti e autisti dell’Atac. Ed è persino spuntato un cartello, poi rimosso, fuori da un bar dove si invitava a non entrare chi arrivava dalla Cina. A Milano, in alcune chat, si invita a non entrare nei negozi cinesi. A Brescia, Forza Nuova ha appeso dei volantini davanti a dei negozi cinesi dove c’era scritto che “comprare italiano è un dovere morale”. E i ristoranti etnici stanno già subendo un grande calo di clienti.

Si moltiplicano però anche gli episodi di solidarietà. A Napoli è stato organizzato un flash mob a sostegno della comunità cinese. Giovedì 20 febbraio, a Milano si svolgerà la “notte delle bacchette”, una serata di “solidarietà gastronomica”.

Meglio allora leggere il decalogo delle fake news sul coronavirus stilato nel corso del pranzo solidale di venerdì 31 gennaio a Milano, a cui ha partecipato Francesco Wu, presidente onorario dell’Unione Imprenditori Italia Cina, che ha parlato di “rischio isolamento” per la comunità cinese.

Dopo due tentativi andati a vuoto per qualche linea di febbre, Niccolò, il 17enne di Grado che si trovava per studio a Wuhan, è tornato in Italia con un volo di bicontenimento.

In Toscana si è scatenata una polemica, cavalcata dall’opposizione di centrodestra, per i circa 2500 cinesi che faranno ritorno nei prossimi giorni. In particolare a Prato, città dove la comunità cinese è molto nutrita. Il virologo Roberto Burioni sostiene che si dovrebbe attuare la quarantena e parla di “numeri poco affidabili” forniti dalla Cina su vittime e contagi.

A Milano è morto un personaggio molto legato alla Chinatown del capoluogo lombardo. Si tratta di Sergio Gobbi, scomparso all’età di 89 anni. Poeta dialettale, era uno tra gli ospiti più assidui dei “martedì letterari” fuori dalle Cantine Isola, storico locale in via Paolo Sarpi in cui declamava i suoi versi.

Marzo

Il governatore del Veneto, durante una diretta su Antenna 3-Nord Est, si è lanciato in una disamina sulla presunta superiorità igienica degli italiani rispetto ai cinesi: “Tutti abbiamo visto i cinesi mangiare topi vivi”, ha dichiarato. La risposta dell’Ambasciata Cinese in Italia è stata misurata: “In un momento cruciale come questo, in cui Cina e Italia si trovano fianco a fianco ad affrontare l’epidemia, un politico italiano non ha risparmiato calunnie sul popolo cinese. Si tratta di offese gratuite  che ci lasciano basiti”, ha dichiarato il portavoce in una nota che non cita nemmeno Zaia per nome. Ma, come sottolinea Simone Pieranni su Twitter, “in tanti hanno ironizzato per giorni e pure diffuso video fake su questa presunta abitudine cinese a sfondarsi di pipistrelli. Per dire che l’ignoranza di Zaia a proposito dei ‘topi vivi’ nasce da razzismo profondo e da un pregiudizio molto popolare contro i cinesi”. 

Gli italiani che discriminano i cinesi, i taiwanesi che specificano di non essere cinesi, gli europei che hanno paura degli italiani (compresi i politici), gli italiani del sud che temono quelli del nord (o non li vogliono proprio, come a Ischia). Una situazione sulla quale il rapper di origini asiatiche Taiyo Yamanouchi (mamma italiana, papà giapponese) ha deciso di ironizzare, lanciato il freestyle rap “Sono cinese e ti tossisco in faccia”.

Ora non è più l’Italia ad avere paura della Cina, ma è la Cina ad avere paura dell’Italia.  Il Global Times spiega che i cittadini cinesi in Italia hanno paura per le “misure lassiste” del governo e per la scarsa consapevolezza degli italiani, restii a indossare le mascherine o a cambiare le proprie abitudini di vita. Il South China Morning Post parla invece di “caos” dopo che l’ultimo decreto del governo è arrivato sui giornali prima di essere ufficiale. L’artista e regista Ai WeiWei si è invece lasciato andare a una battuta molto criticata sul coronavirus e l’Italia.

Le misure italiane (anticipate dai negozi cinesi grazie anche a un aspetto culturale) vengono definite tardive dal Global Times e troppo blande dal suo direttore, Hu Xijin, che in un altro tweet sottolinea un altro aspetto: l’abitudine a indossare mascherine nei paesi asiatici, compresi Corea del Sud e Giappone, non esiste in quelli occidentali.

Il New York Times ha criticato l’Italia e gli italiani per la risposta all’emergenza, in un articolo in cui il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa racconta di come all’inizio, quando l’emergenza era confinata a Wuhan, l’Italia guardasse all’esempio della Cina non come a un allarme reale ma come a “un film di fantascienza che non aveva nulla a che fare con noi”.

Pagella Politica ha definito “manipolato” il video pubblicato da Hua Chunying, portavoce e direttrice generale del Dipartimento dell’informazione del Ministero degli Esteri cinese, dove ci sarebbero alcuni italiani intenti a ringraziare la Cina, mentre in sottofondo risuona l’inno nazionale cinese.

Ora l’Italia sta provando a seguire la Cina, nonostante c’è chi ritiene che una democrazia non potrebbe mai adottare le stesse misure prese dalla Cina per contenere l’epidemia. La sensazione è che l’Italia stia provando ad adottare una “soluzione cinese”, ma senza l‘apparato tecnologico che sostiene il funzionamento dell’approccio cinese, in grado di garantire un controllo capillare (e invasivo) che l’Italia non si può permettere. Su Il Manifesto, Simone Pieranni racconta benissimo anche la componente culturale che sorregge l’azione di Pechino.

Nel frattempo, la sola Lombardia ha superato il numero di morti della Cina.

L’Italia, improvvisamente al centro della scena internazionale, è finita preda di diverse fake news in materia di coronavirus. Pagella Politica ne fa una carrellata, da Hong Kong a Taiwan, nella quale resta coinvolto anche Pierluigi Bersani, utilizzato per accreditare la teoria (che sta trovando ampio spazio sui media di Pechino) secondo la quale il virus potrebbe non essere nato in Cina.

Al centro dell’attenzione dei media cinesi è finita anche un’intervista rilasciata il 19 marzo da Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, all’emittente radiofonica statunitense National Public Radio (Npr). Nel suo intervento, Remuzzi riferisce che alcuni medici di medicina generale avevano riscontrato “polmoniti gravi e molto strane di causa sconosciuta” già fra novembre e dicembre dello scorso anno. Un’intervista che è divenuta la chiave, secondo Quartz, degli sforzi del governo cinese nel tentativo di riscrivere la storia dell’origine del coronavirus, avanzando l’ipotesi che magari vada ricercata proprio in Italia.

In Italia, invece, il 25 marzo è diventato improvvisamente virale sui social e su WhatsApp il video di un servizio del Tg Leonardo, programma di Rai3, andato in onda il 16 novembre 2015. Secondo il servizio televisivo, “per motivi di studio”, circa cinque anni fa “scienziati cinesi” avrebbero creato in laboratorio “un super virus polmonare da pipistrelli e topi”. L’opposizione ha subito cavalcato la cosa. In primis con Matteo Salvini, ma anche con Giorgia Meloni. Il Pd, con Andrea Orlando, e il M5s, con Luigi Di Maio, hanno criticato duramente i leader del centrodestra. Come spiega Pagella Politica, la cosa non c’entra nulla col Covid-19. Mentre gli scienziati hanno ribadito che il coronavirus è naturale, compreso Antonio Lanzavecchia, anche lui nella ricerca del 2015, il quale racconta che nel laboratorio non c’erano nemmeno pipistrelli.

Aprile

Gherardo Manaigo, proprietario dell’Hotel de La Poste di Cortina, ha citato per danni il Ministero della Sanità della Repubblica popolare cinese. E Deborah Bergamini di Forza Italia ha invitato Di Maio a fare lo stesso.

La coppia di cinesi, primi casi di Covid 19 in Italia, è stata dimessa dall’ospedale San Filippo Neri di Roma. Il sindaco di Prato ha elogiato la numerosa comunità cinese, tra cui non si è registrato nessun contagio.

Maggio

Il 29 gennaio 2020 tale Frank Mantova avrebbe (condizionale d’obbligo) scritto una cartolina indirizzata al popolo dell’Impero Celeste, che in quel momento sembrava ancora l’unico destinato a soffrire di un’epidemia ancora non catalogata come pandemia. Cartolina ricevuta dalla redazione del China Daily oltre tre mesi più tardi, in piena fase due. Una cartolina indirizzata al fronte dell’epidemia e arrivata a destinazione dopo che quel fronte si è spostato nel paese di chi quella cartolina l’ha scritta.

Giugno

Dopo alcuni mesi bloccati in Italia, i corrispondenti a Pechino di Corriere della Sera e RepubblicaGuido Santevecchi e Filippo Santelli, sono tornati in Cina con un volo Neos.

“Oggi un cameriere cinese ha dato da bere al mio cane”. Tutto è bene quel che finisce bene: Rita Dalla Chiesa e il popolo dell’Impero Celeste si sono rappacificati. E’ la stessa conduttrice a porgere la mano, pardon il gomito, su Twitter: “Mi sono sentita male per quello che ho scritto l’altro giorno. Chiedo scusa. Avevo visto delle immagini terribili su Yulin, e sono andata via di testa: il popolo cinese non è solo quello”. Qualche giorno prima, sempre sullo stesso social media (in un tweet poi rimosso dopo le segnalazioni degli utenti), si era chiesta se fosse “peccato mortale volere l’estinzione del popolo cinese?”, concedendo poi un bis più soft.

L’incidente social è avvenuto dopo il celeberrimo festival di Yulin. Come a Ferragosto si mostrano le solite immagini di repertorio di piccioni degli anni ’80 che si abbeverano alle classiche fontanelle, ecco allora servito il solito campionario di indignazione facile. Interessante anche il metodo scelto dal Movimento Cinque Stelle per esprimere sdegno su Yulin, vale a dire avvertendo il Partito comunista cinese che qualcuno ha violato le regole senza che il Politburo se ne accorgesse.

Dai cani ai mostri il passo può anche diventare breve. Fatto sta che il libro della giornalista Maria Giovanna Maglie (qui una sua intervista a La Verità) si chiama proprio così: “Il mostro cinese“.

Luglio

Alla 22esima edizione del Far East Film Festival. Il Gelso d’Oro è andato a Better Days di Derek Tsang (figlio del leggendario Eric Tsang), youth drama cinese con al centro una storia d’amore e di violenza sui banchi di scuola.

Ci sono tanti italiani che vivono, lavorano o hanno la famiglia in Cina, ma che a causa del Covid-19 e delle restrizioni ai voli e all’ingresso degli stranieri imposte dal governo di Pechino, sono costretti a restare fuori dal paese. Filippo Santelli ha raccolto alcune delle loro storie.

Settembre

Linkiesta critica in modo molto netto il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano per il suo auspicio di partnership in campo cinematografico tra Italia e Cina (di cui avevamo parlato settimana scorsa).

Le dichiarazioni di Di Stefano erano arrivati dalla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, la cui 77esima edizione è stata vinta dalla regista cinese Chloe Zhao, che però vive e lavora negli Stati Uniti da lungo tempo. Ha vinto il Leone d’oro grazie al film NomadlandQui un suo ritratto. Sempre a Venezia, ha presentato il suo film la regista di Hong Kong Ann Hui, che ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera.

L’Università Ca’ Foscari ha scelto il proprio rettore che per la prima volta nella sua storia è una donna, Tiziana Lippiello, professore ordinario di Lingua cinese classica, Storia della filosofia e delle religioni della Cina.

Sul Corriere della Sera è stato pubblicato un “dataroom” di Milena Gabanelli (poi apparsa anche al TG di La7) e Luigi Offeddu, che usano (alcuni) numeri e altri (pre)concetti per parlare delle “responsabilità della Cina” sul coronavirus. L’articolo ha suscitato perplessità tra chi si occupa da tempo (e continuativamente) di Cina in Italia. A partire da Simone Pieranni, che sul Manifesto è intervenuto per mettere in risalto un problema molto serio del dibattito pubblico italiano sulla Cina (e non solo), che “oscilla in continuazione tra Satana e Paradiso”.

L’ex sottosegretario allo Sviluppo Economico, Michele Geraci, ha ripreso la sua carriera di professore universitario nella provincia dello Zhejiang, in Cina orientale, dopo una quarantena di 14 giorni.

Gli studi sulla Cina stanno vivendo un momento particolarmente delicato. Un momento che emerge in modo più che significativo dall’incontro “Gli studi sulla Cina: la sfida“, organizzato negli scorsi giorni dall’Università di Napoli “L’Orientale”. Sono intervenuti pressoché tutti i più illustri studiosi e accademici di Cina in Italia, in un interessante e stimolante scambio di opinioni tra esperti. Qui un resoconto.

Di quel dibattito dovrebbero fare maggiormente parte anche gli esponenti della comunità sinoitaliana. Cinesi che vivono in Italia e italiani con origini cinesi. China Files ha dato spazio (con grande soddisfazione) ad alcune di queste voci. Dopo il primo contributo di Angelo Ou sul suo libro “L’altra metà del cielo”, è stata la volta di Jada Bai, coordinatrice dei corsi di lingua cinese e organizzatrice di eventi culturali presso la Scuola di Formazione Permanente della Fondazione Italia Cina, che ha raccontato il significato della figura di Mulan (al di là del film della Disney) agli occhi della comunità sinoitaliana. Abbiamo poi pubblicato due estratti del volume “Noi restiamo qui” di Cina in Italia, che raccoglie 22 testimonianze di cinesi e sinoitaliani: il primo a cura di Hu Lanbo, scrittrice e direttore di Cina in Italia, il secondo di Shi Yangshi, noto interprete e attore e protagonista anche di una diretta Instagram.

Ottobre

Secondo i dati Eurostat, tra gennaio e giugno l’Italia ha acquistato dai Paesi extra-Ue mascherine protettive per un valore di 1,75 miliardi di euro. Per quanto concerne i Paesi esportatori in Unione europea, in testa alla classifica figura la Cina, dalla quale è arrivato il 92% delle importazioni Ue di mascherine; seguono, a grandissima distanza, Vietnam (1,9%) e Hong Kong (1,2%).

Novembre

E’ diventato virale sui social un video con il confronto, in piazza Duomo a Milano, tra una ristoratrice italiana e una ragazza di origini cinesi. “Noi non consegniamo l’Italia ai cinesi” urla la prima durante la protesta contro le chiusure decise dal governo per l’emergenza Covid.

Fa ancora discutere la ricerca dell’Istituto dei Tumori di Milano, secondo cui il virus sarebbe stato in Italia già nell’estate del 2019. Dalla Cina, come già raccontato la scorsa settimana, lo si utilizza per corroborare l’ipotesi che la pandemia non sia nata a Wuhan. Per esempio da alcuni scienziati citati dal South China Morning Post. Lo stesso giornale sottolinea però come lo studio sia stato molto criticato dalla comunità scientifica. Così come la Reuters dice che l’origine del virus non sarebbe in discussione.

Il 23 novembre l’Istituto Confucio di Torino ha presentato il documentario Cinesi in Italia, lavoro di ricognizione della presenza cinese nel nostro paese, realizzato attraverso recentissime interviste raccolte fra Torino, Milano, Firenze, Prato, Roma, Napoli, Bologna e Trieste. Si tratta di un contributo fondamentale a una migliore conoscenza della presenza diversificata, attiva e spesso socialmente attenta e partecipe dei cinesi nel nostro paese.

Dicembre

Dopo 40 giorni, il corrispondente da Pechino di Repubblica, Filippo Santelli, è uscito dallo stanzino nel quale ha trascorso un interminabile isolamento dopo essere risultato positivo al coronavirus al suo ritorno in Cina.

A Pechino, prende sempre più spazio la narrativa secondo cui la pandemia non sarebbe nata da Wuhan e dalla Cina, ma altrove. Un team di studiosi sostiene che prima del focolaio di Wuhan il virus sarebbe stato “in diversi continenti”. In particolare, viene citata anche l’IndiaIl Global Times ha sentito esperti cinesi sugli ultimi studi i quali hanno rivelato la presenza del virus in pazienti italiani già prima di dicembre 2019. Tra questi viene citato il caso di un bambino di quattro anni, che aveva sviluppato tosse già il 21 novembre dello scorso anno e a cui era stata diagnosticata la presenza del coronavirus dall’analisi di un tampone fatto il 5 dicembre successivo, che aveva dato un alto grado di somiglianza con il virus identificato a Wuhan.

Wu Yang è uno dei primi vaccinati anti Covid d’Italia. Yang ha 42 anni ed è un imprenditore cinese che vive a Prato. Insieme alla moglie si è volontariamente sottoposto alla vaccinazione anti Covid all’ospedale di Wenzhou nelle scorse settimane prima di tornare in Italia. Ma in realtà nell’ultimo mese sarebbero migliaia i cinesi che vivono in Italia, partiti per tornare in patria, ricevere il vaccino contro il coronavirus e rientrare. Una testimonianza arriva all’Adnkronos da Gioia Wuang, commerciante di Roma di nazionalità cinese appena rientrata in Italia. Qui Lorenzo Riccardi analizza il mercato dei vaccini in Cina.

Secondo l’immunologa di Padova, Antonella Viola, “l‘unico vaccino su cui ora possiamo puntare in questo momento è quello di Pfizer, gli altri sono ancora indietro. Mentre in Cina c’è un vaccino che hanno già iniziato a utilizzare e forse dobbiamo cominciare a guardarci intorno anche in quella direzione”.

Nel frattempo, la Cina inasprisce ancora le regole per i voli internazionali e molti italiani continuano a restare chiusi fuori.

Prosegue, interessantissimo, il dibattito su Sinosfere sul ruolo della sinologia di fronte alle nuove sfide per raccontare la Cina. Dibattito partito da un intervento di Marco Fumian, pubblicato anche su China Files, e proseguito tra gli altri da Daniele Brombal, Ivan Franceschini, Guido Samarani e Simone Pieranni. L’ultimo contributo in ordine di tempo è quello di Marina Miranda.

Il tema della difficile posizione dei sinologi e in generale del calo del numero degli studiosi di sinologia in occidente è stato oggetto di un approfondimento dell’Economist.

Alcuni episodi degli ultimi giorni sono sintomatici dell’informazione sulla Cina in Italia. In un pezzo sull’export italiano, il Sole 24 Ore esordisce così: “Se ringraziare la Cina, in questo disastroso e drammatico 2020, pare francamente fuori luogo, certo è che in termini di sostegno all’export è proprio da Pechino che arrivano da mesi le notizie migliori”. Lo stesso quotidiano che il 22 dicembre ospita quattro pagine di inserto Focus China, con una linea a dir poco favorevole a Pechino.

Alle celebrazioni del 50esimo anniversario delle relazioni diplomatiche Italia-Cina si unisce anche Il Giornale, che ospita da tempo contenuti di Radio Cina Internazionale, nonostante una linea editoriale ostile a Pechino.

Il titolo di apertura de La Verità del 22 dicembre era: “Virus cinese, variante inglese, follia italiana”. In compenso, nel numero del 23 dicembre Internazionale propone due volte una mappa della Cina con l’inclusione di Taiwan, rivendicata da Pechino ma amministrata da un altro governo, di fatto completando una riunificazione (almeno per ora) mai avvenuta.

Due giorni prima di Natale è uscita la seconda parte del documentario “Cinesi in Italia”, prodotto dall’Istituto Confucio di Torino. Qui il link per vederlo.

 

RELAZIONI ECONOMICHE

Il quartier generale di Faw Corporation

Gennaio

Col Covid si temono ripercussioni sul turismo, proprio nell’anno in cui si voleva dare un maggiore impulso al settore. Il  rapporto di Enit, che ha registrato un +16% degli arrivi aeroportuali nel 2019, prevede un “2020 aureo”, grazie anche al potenziamento delle rotte aeree. A gennaio si è già passati da 56 a 108 frequenze settimanali e il sottosegretario del ministero per i beni culturali, Lorenza Bonaccorsi, ha dichiarato che l’obiettivo è triplicarle entro l’anno. Ma Giuliano Noci, prorettore del polo cinese del Politecnico di Milano, prevede “un pesante impatto sul turismo”, ricordando tra l’altro che i turisti cinesi sono quelli con “lo scontrino medio più alto” (con un boom per il settore del lusso nel 2019). Il colosso delle agenzie di viaggio Cctrip, che aveva firmato un accordo per lo sviluppo del turismo cinese con Sicindustria e Confindustria Sicilia, è al momento in tilt per l’impressionante mole di richieste di annullamento o di informazioni sui voli.

Febbraio

Secondo Giorgio Cuscito di Limes, il virus rischia di avere effetti negativi sulla Belt and Road e sul commercio sino-italiano. Oltre che sulle conseguenze economiche, il direttore del Centro Studi per l’Impresa di Fondazione Italia Cina, Filippo Fasulo si concentra anche sui contraccolpi a livello culturale nel rapporto tra i due paesi.

Gli effetti si sentiranno anche sulla settimana della moda di Milano (18-24 febbraio): sarebbero a rischio mille grandi acquirenti, anche se gli organizzatori della Fashion Week hanno messo a punto l’iniziativa “China we are with you“, per far partecipare via web gli addetti del settore cinesi che non potranno essere presenti di persona. E sarà proprio uno stilista cinese ad aprire le sfilate. Milano Unica, la maxi fiera del tessile, ha rinviato l’evento in programma a Shanghai. Un altro problema è quello delle esportazioni, con Pechino che sta stringendo sulle importazioni di prodotti stranieri, compreso il Made in Italy, avverte Coldiretti. A rischio, in particolare, macchinari e mobili.

Huawei ha annunciato che metterà in piedi “siti di produzione” in Europa, compresa l’Italia, dove il colosso di Shenzhen ha già centri di ricerca e di sviluppo, ad esempio a Milano (per l’esattezza a Segrate). “Huawei si sta impegnando a una presenza nel paese nel lungo periodo”, ha dichiarato l’azienda. Nel frattempo, l’altro colosso cinese, ZTE, ha presentato insieme a Fastweb, nell’ambito del progetto #Roma5G, uno scenario d’uso per il monitoraggio con il 5G degli edifici, attraverso una rete di sensori attivata in due sale dei Musei capitolini.

Nuova richiesta anti Huawei all’Italia durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco 2020. “Il nostro atteggiamento rispetto alle preoccupazioni degli alleati sulla Cina non è mai stato evasivo”, ha dichiarato Di Maio durante l’evento. “Anzi, quando i nostri alleati statunitensi ci hanno fatto presente che c’era un rischio sul 5G, abbiamo approvato velocemente tre provvedimenti di emergenza, attraverso il Consiglio dei ministri, che ci hanno consentito di creare una delle normative più rigide sulla questione del 5G”.

Marzo

Secondo Renzo Rosso, che ha 700 dipendenti in Cina, le misure dell’Italia sono “troppo dure”. Gianfranco Zoppas ha chiesto a Conte e Zaia di “fermarsi”.

Aprile

Niu Yishun, il miliardario cinese fondatore della Hixih Rubber Industry Group, già partner di Pirelli con una joint venture dal 2005, è entrato nel capitale con un potenziale 5,195%. La People’s Bank of China ha portato in trasparenza una quota dell’1,014 per cento del capitale di Eni.

Il governo giallorosso ha deciso di estendere il golden power (che aveva introdotto anche sul 5G durante il suo primo consiglio dei ministri) per blindare il controllo delle imprese strategiche e impedire scalate ostili alle aziende italiane da parte di soggetti stranieri.

L’ambasciatore italiano a Pechino Luca Ferrari ha firmato i protocolli con le dogane cinesi per l’esportazione di carne bovina e di riso italiani, che aprono a quella che la nostra rappresentanza diplomatica chiama “Via della Ripresa“.

L’impresa ferroviaria austriaca Rail Cargo Group ha annunciato l’attivazione di un treno per il trasporto di container fra Xi’an e Melzo (Milano) con un tempo di transito di 14 giorni.

Crollano del 19,1% le esportazioni alimentari Made in Italy in Cina per effetto dell’emergenza coronavirus, comunica la Coldiretti.

Fondazione Italia Cina ha un nuovo presidente. Si tratta di Mario Boselli, attuale presidente dell’Istituto Italo Cinese, che prende il posto di Alberto Bombassei, che nel giugno 2018 aveva a sua volta raccolto l’eredità dalle mani del fondatore Cesare Romiti. L’ho intervistato qui.

La seconda stagione de L’amica geniale, la serie tratta dal secondo romanzo di Elena Ferrante, sarà distribuita in Cina su tre principali piattaforme in contemporanea: è la prima volta che accade per una produzione europea non in lingua inglese.

Nominato il nuovo consiglio direttivo della Camera di Commercio Italiana in Cina. Il nuovo presidente per il biennio 2020-2021 sarà Paolo Bazzoni di Bonfiglioli Drives. I tre vicepresidenti saranno Matteo Tanteri di Snam Gas & Energy Services per Pechino, Valtero Canepa di Bracco Sine Pharmaceutical per Shanghai e Massimiliano Guelfo di Foshan Piaggio Vehicles Technology Research per Guangzhou.  Nel ruolo di tesoriere confermato Lorenzo Riccardi, fiscalista e managing director di RsA Asia.

Maggio

Uno dei principali costruttori automobilistici cinesi, Faw, ha scelto l’Italia per il suo primo grande investimento all’estero. Il gruppo impiegherà in Emilia-Romagna oltre un miliardo di euro per la progettazione, ingegnerizzazione e produzione di vetture di alta gamma elettriche e plug-in, sportive e supersportive comprese. Significativamente, l’annuncio è arrivato in un incontro online Italia-Cina via xylink alla quale hanno partecipato Manlio Di Stefano (che ha twittato sul tema rivendicando il “multilateralismo” del M5s verso la Cina), l’ambasciatore Luca Ferrari, Vincenzo Colla (assessore allo sviluppo Economico dell’Emilia-Romagna) e una serie di autorità cinesi. Una sorta di risposta agli Stati Uniti e alla commessa affidata a Fincantieri.

Lavazza ha siglato una joint venture con Yum China Holdings Inc. Primo passo l’apertura di un nuovo flagship store a Shanghai, il primo del brand torinese fuori dai confini italiani.

Con una crescita del 306% su base annua, Xiaomi ha scalzato Apple dal podio dei top vendor di smartphone del nostro paese.

Giugno

L’Italia avrà un suo padiglione virtuale sulla piattaforma cinese di e-commerce JD.com, dopo un accordo tra l’Ufficio ICE di Pechino e la società Wise Partners di Shanghai.

Luigi Di Maio insiste sulla necessità di aumentare l’export verso la Cina. “In Europa non siamo i primi ad avere un interscambio con la Cina, la prima è la Germania, noi però dobbiamo ambire, proprio per colmare quel gap, a rafforzare la nostra presenza nelle esportazioni”.

Agenzia ICE ha siglato un accordo di collaborazione con Tencent IBG (WeChat) al fine di consentire alle aziende italiane di entrare sul mercato dell’e-commerce cinese a condizioni vantaggiose attraverso WeChat.

Soffre l’export di vino italiano davanti all’attacco del Covid-19 sul fronte dei mercati extra-Ue. dove per i fermi imbottigliati italiani si registrano pesanti cali in tutti i mercati considerati a eccezione di Canada, Russia e Corea del Sud. Si va dal -5,2% (a valori) del Giappone al -12,5% degli Usa (+6,8% gli sparkling), dal -26% della Svizzera al -48% della Cina, per un deficit complessivo sull’anno precedente del 7,2%, contro però il -22,2% francese.

Huawei ha aperto a Milano un nuovo Customer Service Center.

Marco Marazzi sostiene però che l’Italia non dovrebbe avere aspettative troppo elevate sulla cooperazione in ambito Belt and Road perché “il Memorandum per esempio non è lo strumento principe per promuovere l’export del Made in Italy verso la Cina. Resta uno strumento utile se si vuole collaborare nei progetti infrastrutturali in paesi terzi. Per le aziende italiane diventano invece sempre più importanti le aperture fatte di recente e che si attendono dalla Cina in tema di investimenti esteri”.

Luglio

Per la prima volta, uno studio ha provato a quantificare gli effetti economici del blocco del 5G di Huawei. Paolo Fiore racconta per Agi il risultato della ricerca (realizzata dall’istituto di analisi Oxford Economica e commissionata dalla stessa azienda di Shenzhen): in Italia i costi di sviluppo della rete lieviterebbero del 19%. Con almeno altri due effetti: nel 2023, ci sarebbero 6,2 milioni di italiani in meno con accesso al 5G. E nel 2035, il Pil perderebbe 4,7 miliardi rispetto alla proiezione attuale.

Mi si nota di più se annuncio il golden power oppure se lo esercito di nascosto? Questo il dilemma del governo Conte bis, che pare aver intrapreso la strada dell’esclusione di Huawei dalla costruzione dell’infrastruttura 5G. Reuters dà in anteprima la notizia che Telecom Italia ha escluso Huawei da una gara d’appalto per il 5G. Contestualmente, si diffonde l’indiscrezione che il governo Conte abbia deciso di esercitare i poteri del golden power sulla fornitura di tecnologia da parte di Huawei a Tim e WindTre. Tim parla però di scelta industriale e non politica.

Positivi sopra le attese i dati sul secondo trimestre dell’economia cinese. Non a caso, secondo l’XI Rapporto annuale della Fondazione Italia Cina la ripresa post Covid passa proprio dal Dragone.

Agosto

Huawei ha lanciato nuovi messaggi all’Italia. Il presidente italiano Luigi De Vecchis ha avvertito che senza il colosso di Shenzhen “il digitale italiano rallenta”.

L’export italiano torna a respirare grazie soprattutto all’Asia, in particolare Cina e Giappone.

Il 18 agosto è scomparso Cesare Romiti, supermanager ed ex presidente di Fondazione Italia Cina che aveva contribuito molto all’approfondimento dei legami commerciali ed economici tra i due paesi.

Settembre

Snam e Pipechina (China Oil and Gas Piping Network Corporation), la neo-costituita società cinese di infrastrutture energetiche, hanno sottoscritto un memorandum of understanding di cooperazione strategica. E’ stata firmata anche un’intesa per l’export di kiwi italiano in Cina.

Dopo il grande calo dovuto al Covid, ripartono fashion e lusso. Ferragamo ha fatto segnare una crescita a doppia cifra nel mese di agosto, soprattutto in Asia, e nello specifico in Cina e Corea.

Ottobre

Jean Pierre Mustier di Unicredit ha dato via libera a un investimento di 600 milioni, in partnership con China Investment Corporation e Investindustrial di Carlo Bonomi per il lancio di Ciicf, fondo che investirà nelle società italiane del mid-market al fine di consolidare e accelerare lo sviluppo della loro presenza commerciale in Cina.

Arrivano in Italia i primi vini cinesi. Importati dal Gruppo Meregalli, sono quattro etichette di Château Changyu Moser XV, una joint venture tra l’enologo Lenz Moser, della famiglia produttrice austriaca, e Changyu Pioneer.

Novembre

TikTok, l’app controllata dalla cinese ByteDance, ha optato per l’Italia, dove conta 9,8 milioni di iscritti con tassi di crescita elevati, come hub per i mercati del Sud Europa. La società ha aperto la branch locale a Milano, una sede operativa che avrà giurisdizione anche su Spagna, Portogallo e Grecia.

Si è svolto il China International Import Expo di Shanghai. Un appuntamento commercialmente e politicamente sempre più importante. Quest’anno, come avevamo anticipato, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio non ha partecipato. Erano comunque presenti diverse imprese italiane: una delegazione imprenditoriale composta da 55 patrimoni culturali immateriali di livello mondiale e oltre 80 espositori. Rappresentanza diminuita e priva di delegazione politica.

Il quinto plenum del Partito comunista cinese ha sancito il via al prossimo piano quinquennale con grande focus sulla cosiddetta “doppia circolazione”. Sul medio termine, secondo Andrea Pira, l’Italia potrebbe subire perdite fine all’1% del pil per effetto della maggiore “autarchia” industriale cinese. Secondo il corrispondente da Pechino del Corriere della SeraGuido Santevecchi, il nuovo piano di Xi Jinping può “spingere l’Italia”, come scritto sul settimanale economico del 2 novembre.

Fincantieri, come scritto settimana scorsa, sta aiutando la Cina ad avere la sua prima nave da crociera. Nave che, scrive il Sole 24 Ore, potrà ospitare fino a 4250 passeggeri e oltre 1400 membri di equipaggio.

Alibaba ha lanciato il marketplace B2B “Made in Italy Pavilion”. Sarà una vetrina digitale dove le aziende italiane potranno esporre i prodotti, interagendo direttamente con 26 milioni di buyer presenti sulla piattaforma del colosso cinese.

Da qualche settimana è attiva in Italia anche Hylink, importante agenzia indipendente di marketing digitale cinese. L’obiettivo, scrive Andrea Pira, è quello di posizionare i marchi italiani tra le nuove leve di consumatori nati nella metà degli anni Novanta.

Dicembre

A novembre crescita dell’1,4% dell’export italiano. Balzo del 35% per gli acquisti di Pechino, crescono anche Svizzera e Stati Uniti. Migliora il bilancio 2020.

Marco Tronchetti Provera, in un’intervista ad Affari & Finanza, sostiene che “il dialogo con la Cina” aiuterà la ripresa economica post Covid.

Huawei continua a collaborare col Politecnico di Milano per cercare nuovi talenti, ma intanto è di nuovo finita al centro dell’attenzione dei media, stavolta per la denuncia di alcuni whistleblower del centro tedesco del colosso cinese, raccontata da Iacopo Iacoboni su La Stampa, secondo cui a Berlino fu chiesto di “spiare e copiare” il modello del rivale americano Cisco Nso.

L’arrivo di Wilson Wang nel ruolo di Ad, non ancora ufficializzato, si deve alla normale rotazione triennale dei vertici, nessun retroscena scrive CorCom. De Vecchis resta alla presidenza. E non c’è alcun ripensamento in casa Tim sul 5G: l’azienda cinese è in campo sulla rete Ran ma resta fuori dalla Core. Intanto il deputy country manager Mazzocchini racconta l’applicazione della tecnologia Huawei negli ospedali cinesi, proponendola anche in Italia.

Sul tema del 5G, è apparso su T.wai un approfondimento sulle relazioni tra l’Italia e le società di telecomunicazioni cinesi “tra congiuntura politica globale e incertezze interne”.

Exor punta sulla Cina. La holding a cui fa capo Ferrari debutta nel lusso con il primo investimento diretto nel paese: diventerà primo socio, insieme al colosso francese Hermès, di Shang Xia, uno dei leader cinesi di settore.

Venchi punta sull’Asia orientale per il post Covid. Gucci punta ancora sulla Cina: la maison, grazie a un accordo con Tmall del gruppo Alibaba, sbarcherà nel Luxury Pavilion, la piattaforma della società dedicata al mercato del lusso, dove sarà presente con due flagship store digitali che offriranno accesso all’intera gamma dei prodotti moda e beauty.

I timori francesi sui legami tra Fincantieri e la Cina sembrano, scrive Formiche, uno spauracchio agitato ad arte per sollevare nuove contrarietà all’acquisto dei cantieri Stx.

L’Italia non è ancora pronta a gestire la plastica che la Cina non vuole più importare.

Nel calcio cinese viene introdotto il salary cap: che faranno le star straniere? Possibili ritorni dei calciatori italiani come Graziano Pellé, Fabio Cannavaro proseguirà invece la sua avvenuta al Guangzhou Evergrande, con cui in questa stagione non ha vinto nulla.

 

VATICANO-CINA

Febbraio

Nel giorno di San Valentino è avvenuto il primo storico incontro (come lo definisce Avvenire) tra i rappresentanti delle diplomazie di Santa Sede e Repubblica Popolare Cinese. Monsignor Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, e Wang Yi, ministro degli Affari Esteri di Pechino, si sono visti a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco 2020. L’epidemia sembra aver accelerato ancora di più il dialogo tra Santa Sede e Pechino. Due giorni prima dell’incontro tra Gallagher e Wang, Papa Francesco aveva rivolto una nuova preghiera per i cinesi colpiti dal virus, mentre la settimana precedente dal Vaticano erano state spedite 700 mila mascherine per la Cina. La sensazione è che la visita di Bergoglio a Pechino si avvicini sempre di più. Il pontefice ha più volte dimostrato disponibilità in tal senso, anzi ha proprio esplicitamente dichiarato di amare la Cina e di volerla visitare durante il viaggio di ritorno a Roma dal Giappone.

Marzo

Secondo Asia News, che chiede di trovare una posizione comune, nella Chiesa vi sono due partiti impermeabili fra loro: pro-Cina e anti-Cina, pro-Bergoglio e anti-Bergoglio.

E’ tornato a parlare il cardinale Zen, secondo cui Pietro Parolin “manipola” Papa Francesco, condotto su una China policy definita dal vescovo emerito di Hong Kong come “immorale”.

Aprile

Vanno avanti le manovre di avvicinamento tra Santa Sede e Pechino. La Civiltà Cattolica ha lanciato, in occasione dei suoi 170 anni, una nuova edizione in cinese semplificato (公教文明, Gōngjiào wénmíng). La rivista dei gesuiti (lo stesso ordine di Papa Francesco) lo ha definito un “gesto di amicizia nello spirito di Matteo Ricci”, che “considera il ruolo che questa lingua svolge ai nostri giorni nel contesto globale”.

Giugno

Cambia la guida della chiesa cattolica a Taiwan. Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi Metropolitana di Taipei (Taiwan), presentata da S.E. Mons. John Hung Shan-chuan, S.V.D. Contemporaneamente ha nominato arcivescovo della medesima sede Metropolitana e Amministratore Apostolico delle Isole Kinmen o Quemoy e Matzu, S.E. Mons. Thomas An-Zu Chung, finora Vescovo di Chiayi. Asia News ha tracciato un ritratto del nuovo arcivescovo, che ha studiato anche a Roma.

Nuovi passi avanti nei rapporti tra Vaticano e Repubblica Popolare. A Fuzhou, l’anziano vescovo clandestino Pietro Lin Jia Shan è stato riconosciuto dalle autorità civili. In un lungo commento su Avvenire, Agostino Giovagnoli inserisce la vicenda di Fuzhou nella più ampia “strategia del dialogo”. E interviene poi sul silenzio di Bergoglio su Hong Kong: “Si vorrebbe che anche papa Francesco e la Santa Sede entrassero in questo gioco e si schierassero da una delle due parti, intervenendo ad esempio su Hong Kong. Ma le ferite della Chiesa cinese che ancora oggi con tanta fatica si cerca di sanare costituiscono un ammonimento severo contro le tentazioni di ragionare in una logica da guerra fredda, “vecchia” o “nuova”: sono infatti conseguenza della “vecchia” guerra fredda” e mostrano quanto sia stato grande il prezzo pagato per la scelta a favore di uno dei due campi attribuita alla Chiesa cattolica.

Con una cerimonia nella cattedrale di san Giuseppe, si è installato come vescovo ufficiale, riconosciuto dal governo, mons. Pietro Li Huiyuan, dal 2017 vescovo non ufficiale della diocesi di Fengxiang (Shaanxi), ma riconosciuto dalla Santa Sede fin dal 2015 come vescovo coadiutore.

Luglio

Pare che durante l’Angelus del 5 luglio Papa Francesco abbia tolto in extremis un passaggio su Hong Kong. La mancata lettura, in ogni caso, non deriverebbe da pressioni cinesi.

Agosto

Il New York Times ha rivelato che il Vaticano sarebbe stato vittima di hacker cinesi. Il gruppo RedDelta, che avrebbe legami di alto livello in madrepatria, si sarebbe intrufolato nei sistemi della Santa Sede utilizzando una (forse falsa) lettera di condoglianze per la morte di un vescovo firmata dal cardinale Pietro Parolin con destinatari i cattolici di Hong Kong. Massimo Franco scrive sul Corriere della Sera che la Santa Sede aveva avuto “un presentimento” dopo l’accordo del 2018, spostando l’archivio di documenti di Hong Kong prima nelle Filippine e poi al Vaticano stesso. Franco aggiunge che il pontificato ritiene comunque che la notizia degli hacker possa essere un “siluro” targato Usa, nel tentativo di far saltare il rinnovo dell’accordo sui vescovi che dovrebbe avvenire nelle prossime settimane e comunque provare ad allontanare Bergoglio da Pechino.

Settembre

Nella lista di cose da fare per Pompeo durante la sua visita in Italia c’era la volontà di incontrare Papa Francesco e provare a convincerlo a non rinnovare l’accordo sulla nomina dei vescovi con Pechino. L’obiettivo è fallito ancora prima del suo atterraggio. Bergoglio aveva fatto sapere nei giorni scorsi che non lo avrebbe ricevuto, adducendo motivi formali. Nonostante questo, non era facile prevedere il livello dello scontro che si è poi consumato tra il diplomatico Usa e il Vaticano, una volta dopo il suo arrivo a Roma. Pompeo ha criticato Bergoglio paragonandolo (in negativo) ai suoi predecessori, il segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher, ha risposto duramente.

Ottobre

Monsignor Vincenzo Guo Xijin, vescovo di Mindong (Fujian), ha lasciato le cariche pubbliche e si è ritirato a vita di preghiera. Ora la diocesi è affidata a mons. Zhan Silu, “conosciuto come molto ambizioso”, scrive Asia News.

Annunciata la proroga dell’accordo sulla nomina dei vescovi. Tra le altre cose, sull’Osservatore Romano si legge che il dialogo è “voluto fortemente” da Bergoglio ma che, contrariamente a quanto sostenuto da alcuni media, lo stesso sarebbe stato avviato da Ratzinger.

Novembre

L’ufficio italiano di promozione economica, commerciale e culturale a Taipei ha pubblicato il libro “Italia-Taiwan 1950-2020”, a cura di Stefano Pelaggi, sulla storia delle relazioni bilaterali diplomatiche e commerciali.

Nomine papali. Capitolo primo. Dal 14 novembre, mons. John Lee Juo-wang, 54 anni, è il nuovo vescovo di Tainan, una delle 7 diocesi di Taiwan, nella zona sud-ovest dell’isola. Mons. Lee, spiega Asia News, succede a mons. Bosco Lin Chi-nan, che lascia per raggiunti limiti di età. La diocesi di Tainan è abitata da circa 7500 fedeli.

Nomine papali. Capitolo secondo. Secondo il South China Morning Post, Bergoglio sarebbe nella fase finale di scelta del nuovo vescovo di Hong Kong. Si tratta di una scelta sofferta e molto delicata a livello diplomatico, visti la recente proroga dell’accordo sulle nomine tra Santa Sede e Pechino e il fatto che la posizione è scoperta da quasi due anni.

“Io penso spesso ai popoli perseguitati: i rohingya, i poveri uiguri, gli yazidi”. Poche parole, ma significative, contenute nel libro “Ritorniamo a sognare. La strada verso un futuro migliore”, edito da Piemme. E, soprattutto, pronunciate (o meglio scritte) da Papa Francesco. Dopo l’anticipazione della Reuters, è arrivata la replica di Pechino. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian ha dichiarato che “le affermazioni di Papa Francesco sugli uiguri sono totalmente infondate”. Nella sua conferenza stampa quotidiana, Zhao ha aggiunto che Pechino “ha protetto i diritti delle minoranze etniche in conformità con la legge”.

Ma dopo poche ore dalla conferenza stampa di Zhao, è stata annunciata la nomina di Chen Tianhao a Qingdao, la prima dopo la proroga dell’accordo sinovaticano.

Dicembre

Molto interessante, come ha notato Francesco Maringiò su Twitter, il taglio scelto da Avvenire per analizzare “il peso della prossima intesa eurocinese”. In testa al titolo campeggia infatti la dicitura: “Verso un’altra globalizzazione”, a rimarcare la fine del multilateralismo e della globalizzazione made in Usa contro la quale, d’altronde, si è sempre schierato anche Bergoglio.

 

NON SOLO CINA

Gennaio

Aumenta l’export italiano verso i paesi extra Ue. In particolare verso il Giappone, con un aumento del 19,7% sull’onda dell’accordo di libero scambio tra Bruxelles e Tokyo. Ragguardevole +6,4% verso i paesi Asean sui quali il governo dice di puntare molto.

L’italiana Leonardo amplia la sua presenza in Asia: firmato un contratto con l’indonesiana PT Len Industri per fornire un sistema radar di difesa aerea RAT 31 DL/M per l’Indonesian Air Force.

Il Kazakistan (paese in ottimi rapporti con Pechino) ha inaugurato il nuovo consolato di Messina.

Febbraio

Lo stop ai voli dalla Cina scontenta anche qualcun altro. La misura, infatti, comprende anche i territori autonomi di Hong Kong e Macao più Taiwan, che Pechino considera una provincia ribelle. Secondo alcune ricostruzioni, si tratterebbe di un’estensione automatica dovuta alle regolamentazioni Icao e alla mancata inclusione di Taipei nelle organizzazioni internazionali. Taso sul quale batte New Bloom e lo stesso governo di Taipei, che ha chiesto ai propri rappresentanti all’estero di evitare nuovi casi e provare analoghi a quello italiano, ricordando che al momento sul suo territorio si sono registrati solo 10 casi di contagio (gli stessi della Germania) e nessuna vittima, oltre a sottolineare che la sua amministrazione di sanità e voli non è la stessa di quella di Pechino. Anche il Vietnam aveva preso la stessa decisione dell’Italia, ma il fatto che in un secondo momento Hanoi ha ritirato il divieto dei voli da e per Taiwan (oltre che quelli per Hong Kong e Macao) significherebbe che anche il governo Conte, se volesse, potrebbe fare lo stesso.  Ma, a questo punto, tornare indietro potrebbe, secondo Repubblica, irritare ancora di più Pechino. Rinviata l’inaugurazione del collegamento diretto tra Milano e Taipei della compagnia taiwanese Eva Air, che era in programma il 18 febbraio. Taipei blocca l’importazione di maiale italiano. Il governo del Democratic Progressive Party ha dichiarato che non si tratta di una “vendetta” per il blocco dei voli, anche se l’ex ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio ha qualche dubbio e collega il danno all’export all’iniziale decisione del governo italiano.

Continua la guerra sul riso cambogiano, con l’Unione europea che sta per eliminare i dazi sulle sue importazioni. Fatto che preoccupa molto i produttori italiani. In particolare, la Lega si è intestata la battaglia e protesta sulla decisione di Bruxelles.

L’Italia ha firmato un partenariato strategico con l’Azerbaijan durante una visita a Roma del presidente Ilham Alijev.

Marzo

I rapporti dell’Italia con Taipei (che a livello diplomatico non sono ufficiali, visto che Roma segue il principio della “unica Cina”) sono ai minimi termini. Dopo aver incluso Formosa nel blocco dei collegamenti aerei diretti, il governo Conte ha deciso di applicare la quarantena di 14 giorni all’arrivo in Italia non solo a chi arriva dalla Cina, ma anche a chi arriva da Taiwan (che al momento ha 40 casi di contagio). Forse anche per questo il governo di Taipei ha deciso di introdurre, a partire dal 28 febbraio, la quarantena per chi arriva dall’Italia.

Alla fine di febbraio, sarebbe dovuta arrivare in Vietnam una delegazione italiana di alto livello per promuovere l’interscambio commerciale. E invece dal 2 marzo il governo vietnamita ha deciso di sospendere l’esenzione del visto per i cittadini italiani, imponendo una quarantena di 14 giorni all’arrivo nel paese. Si spera molto nell’India. Di Maio ha promesso che il 2020 sarà l’anno del rilancio dei rapporti economici con l’India: presto dovrebbe guidare una missione di sistema a Delhi.

Esiste anche un altro modello di risposta alla pandemia, diverso da quello cinese, che sembra aver cominciato a funzionare: è quello della Corea del Sud, raccontato su Il Foglio da Giulia Pompili. Di Maio ha partecipato a una video conferenza con l’omologo della Corea del Sud, Kang Kyung-wha, per conoscere i dettagli della strategia di contenimento adottata da Seul, mentre Matteo Renzi ha apertamente invitato il governo a seguirne l’esempio (ne ho scritto qui).

Come hanno notato molti utenti di Facebook che hanno osservato il profilo dell’Ambasciata cinese a Roma, insieme ai numerosi messaggi di ringraziamento degli utenti italiani per gli aiuti sanitari sono apparsi diversi post anti Pechino di utenti vietnamiti. Qui ho provato a spiegare perché.

Su Twitter è circolata una misteriosa dichiarazione, mai confermata, del vice premier giapponese Taro Aso, secondo il quale durante il G7 dei ministri delle Finanze di Riyad un non meglio precisato funzionario del governo italiano gli avrebbe detto che il “virus è un problema per gialli”. In passato lo stesso vice primo ministro si era reso protagonista di esternazioni molto discusse (e discutibili).

Aprile

Nella partita di soft power si è inserita da qualche settimana anche Taiwan. Sono state consegnate 280 mila mascherine a Vaticano e Cei, mentre altre 500 mila sono arrivate a Fiumicino e 30 ventilatori polmonari sono stati destinati agli Ospedali Civili di Brescia e al Niguarda di Milano.

Emerge anche il Vietnam, che ha inviato tre tonnellate di aiuti sanitari all’Italia incassando i ringraziamenti di Di Maio. Contemporaneamente Hanoi, altro esempio virtuoso di risposta al virus, sta procedendo al rimpatrio dei connazionali presenti in Italia, per ora risultati tutti negativi.

Il Wall Street Journal ha pubblicato un lungo ritratto del gruppo clandestino Free Joseon, in cui si parla anche della misteriosa sparizione di Jo Song Gil, l’ex ambasciatore facente funzioni nordcoreano a Roma.

Maggio

“Abituato ancora a seguire il fuso orario del Giappone, come se il lavoro di corrispondente non fosse finito con l’abbandono della sede, ma se lo fosse portato dietro”. Attilio Geroni, responsabile esteri del Sole 24 Ore, lo ricorda così. Chi segue l’Asia in Italia perde un importante punto di riferimento con la scomparsa di Stefano Carrer, che nel 2017 fu l’unico giornalista italiano a imbarcarsi sullo stesso aereo dell’imperatore Akihito durante il primo viaggio mai compiuto da un sovrano giapponese in Vietnam.

Giugno

L’Ambasciata d’Italia in Giappone ha lanciato la campagna “Italy Back to Japan” che prevede numerose attività promozionali nei settori commerciale, culturale e scientifico.

Enav, attraverso la sua controllata IDS AirNav, si è aggiudicata un contratto del valore di 800 mila euro indetta dalla Civil Aeronautics Administration di Taiwan.

L’Associazione Italia India per la cooperazione fra i due paesi – AIICP”, è stata costituta a Milano su impulso di un gruppo promotore rappresentativo di realtà industriali diversificate e importanti. Interessante che nel piano programmatico che appare sul sito web si faccia riferimento proprio all’Impero Celeste: “Diversamente dalla Cina, in Italia dell’India non si sa abbastanza”, si legge (domanda retorica: siamo sicuri di sapere abbastanza della Cina in Italia?). L’associazione è presieduta da Emma Marcegaglia. Oltre all’ex presidente di Confindustria, ne fanno parte Antonio Armellini, ex ambasciatore in India, l’ambasciatore d’Italia in India Vincenzo de Luca, l’amministratore delegato di Snam Marco Alverà, l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato, l’amministratore delegato e direttore generale di Pininfarina Silvio Angori, l’imprenditrice Sonia Bonfiglioli, l’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono, l’imprenditore e parlamentare di Italia Viva Matteo Colaninno, l’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli.

Luglio

Dopo oltre otto anni, arriva a una (parziale) conclusione l’interminabile vicenda diplomatica tra Italia e India sui due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. La Corte permanente di arbitrato dell’Aja ha disposto che i due fucilieri di Marina saranno processati in Italia, ma all’India spetta un risarcimento per la “perdita di vite” e i danni morali e materiali connessi al caso Enrica Lexie.

Luigi Di Maio ha avuto un colloquio telefonico con il segretario generale dell’Asean, Dato Paduka Lim Jock Hoi.

L’Ente Nazionale Risi ha impedito a un’industria vietnamita di appropriarsi del marchio “riso”.

Agosto

Il 1° agosto è entrato in vigore l’accordo di libero scambio tra UE e Vietnam.

Settembre

Il tribunale di Milano ha concesso lo status di rifugiata a una donna filippina, con la motivazione che a Manila la violenza di genere “è impunita”. Sempre a Milano ha aperto la gelateria filippina Sorbetero.

Giorgio Armani ha sfilato a Tokyo con la collezione Resort 2020 e ha dichiarato: “Se non fossi italiano, potrei essere giapponese”.

Sul fronte orientale l’Italia guarda anche altrove rispetto alla Cina. Mentre la Germania di Angela Merkel lancia la sua nuova strategia sull’Indo Pacifico, il nostro paese diventa partner di sviluppo dell’Asean. La  53esima riunione dei ministri degli Esteri dei paesi membri dell’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico ha dato il via libera.  Del tema e di tanto altro (dalla contesa Usa-Cina al rischio di decoupling) ho parlato in un’intervista con Alessia Mosca, segretario generale di Associazione Italia-ASEAN. China Files ha tra l’altro avviato una partnership editoriale con la stessa Associazione Italia-ASEAN, presieduta da Enrico Letta, che rafforzerà il focus sulle dinamiche del Sud-Est asiatico.

A proposito di interviste a tema asiatico, eccone qui una lista, a partire da quella a Valerio Bordonaro, direttore Associazione Italia ASEAN. Ho avuto poi l’opportunità di dialogare con quattro ambasciatori italiani nella regione: Federico Failla (Seul), Lorenzo Galanti (Bangkok), Giorgio Starace (Tokyo) e Antonio Alessandro (Hanoi).

Secondo un deputato del paramento sudcoreano, l’ex ambasciatore nordcoreano ad interim in Italia scomparso con la moglie nel 2018, sarebbe sano e salvo a Seul. Da circa un anno Jo Song Gil si troverebbe sotto la protezione del governo sudcoreano, versione che collima con quanto sostenuto da fonti dell’agenzia Yonhap. Se la defezione fosse confermata, il diplomatico sarebbe il funzionario di rango più elevato ad essere fuggito al Sud dalla diserzione di  Hwang Jang-yop, ex segretario del Partito dei Lavoratori scappato nel 1997 a Seul attraverso l’ambasciata sudcoreana di Pechino.

Ottobre

Dopo diversi altri leader, in primis Donald Trump e Xi Jinping, il nuovo primo ministro giapponese, Suga Yoshihide, ha chiamato anche in Italia. La scorsa settimana ha avuto, infatti, una conversazione telefonica con Giuseppe Conte. “Il colloquio ha confermato la comune volontà di rafforzare i rapporti bilaterali e la collaborazione in ambito regionale e multilaterale, a partire dai fora G7 e G20”, recita il comunicato di Palazzo Chigi. “Su quest’ultimo l’Italia eserciterà la Presidenza il prossimo anno”.

Novembre

Domenica 8 novembre si sono svolte le elezioni generali in Myanmar, le prime dopo la fine della “fiaba” (creata dallo sguardo manicheo dell’occidente) di Aung San Suu Kyi (ne ho scritto qui prima del voto e qui, insieme a Giulia Sciorati dell’ISPI e di Raimondo Neironi del T.wai, per un’analisi post elettorale). In Italia, si è accorto del voto Piero Fassino.

L’Italia sembra sempre più attenta all’India, sia livello politico sia a livello economico. Giuseppe Conte e Narendra Modi hanno tenuto un summit virtuale. Di Maio ha invece avuto un colloquio in video-teleconferenza con il Ministro del Commercio e dell’Industria indiano, Piyush Goyal. In occasione del colloquio tra Conte e Modi sono stati annunciati alcuni accordi commerciali. Il più rilevante riguarda Snam, che entra in India attraverso una serie di accordi di cooperazione nella transizione energetica, in particolare nell’idrogeno e nella mobilità sostenibile, con alcune delle più importanti aziende nazionali.

“Il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) rappresenta un’opportunità per Saipem come per tutto il Sistema Paese Italia”, ha affermato Stefano Cao, CEO di Saipem, in un suo intervento pubblicato sul quotidiano MF, ricordando la “presenza strutturata e i grandi progetti del Gruppo da decenni in Indonesia, Malesia, Nuova Papua Guinea, Singapore, Thailandia, Vietnam e Australia”.

Parte in questo mese la campagna di esportazione delle mele italiane verso Taiwan.

Associazione Italia-ASEAN ha festeggiato il 30 novembre i primi cinque anni di attività. E lo ha fatto con un importante evento al quale hanno partecipato numerosi ospiti (qui il video integrale).

Dicembre

Si sono celebrati i 70 anni delle relazioni diplomatiche tra Italia e Myanmar: un anniversario importante che l’Ambasciata d’Italia a Yangon ha celebrato realizzando un video nel quale l’Ambasciatrice d’Italia in Myanmar, Alessandra Schiavo, ricorda il supporto costante offerto dall’Italia alla transizione democratica e allo sviluppo sostenibile del Paese.

La Stampa ha dedicato un articolo alla Molmed e all’arrivo dei giapponesi della Agc che puntano su Milano per costruire “la fabbrica delle terapie del futuro”.

Livorno e la città taiwanese di Taichung studiano una cooperazione portuale.

Maire Tecnimont rafforza la sua presenza in India. L’ambasciatrice indiana a Roma, Neena Malhotra, è andata in visita al tempio sikh di Terracina, ma non è stata accolta molto bene. “Anche se la versione ufficiale è stata un successo, sui social si dice che è stata interrotta durante il discorso e invitata a uscire”, spiega Giulia Pompili su Katane.

Andrea Crisanti propone investimenti in materia di contact tracing per risolvere la gestione pandemica e cita diversi paesi asiatici. “Ci sono esempi tra cui Corea, Giappone, Taiwan, Nuova Zelanda, Australia… la fila è lunga e queste non sono dittature. Taiwan, per esempio, ha combinato un’azione di contact tracing ’manualè implementato con strumenti informatici potenti che permettono di identificare la rete di contatti e una capacita di test molecolari senza precedenti”.

C’è un pezzo di Italia dietro l’accordo tra Cina e Nepal sull’altezza dell’Everest.

Ho intervistato Alessia Mosca, segretario generale dell’Associazione Italia-ASEAN, per fare un bilancio del 2020 del Sud-est asiatico.

In un interessante articolo su ISPI, Harsh V. Pant e Mauro Bonavita spiegano perché l’Italia dovrebbe riorientare la sua politica estera su Indo pacifico e India.

E’ morto il regista sudcoreano Kim Ki-duk, leone d’oro e d’argento al festival del cinema di Venezia.

 

SPAZIO KATANE

Gli appassionati di Asia conoscono già Katane, la newsletter di Giulia Pompili (con la quale ho dialogato in una diretta Instagram China Files, qui) che da molto tempo ci informa sulle notizie da Asia e Pacifico (chi non è ancora iscritto può porre rimedio qui). Alla Vigilia di Natale è uscita l’ultima puntata del 2020 che riepiloga quanto accaduto il 2020 e dà poi spazio agli sviluppi delle ultime settimane. Consiglio la lettura e qui riprendo uno stralcio sulla Corea del Sud.

C’è una cosa enorme che è successa e di cui si è parlato poco in occidente. Il governo del democratico Moon Jae-in, in Corea del sud, ha fatto passare una legge che criminalizza gli atti di attivismo dei sudcoreani che sono contrari al regime del Nord. La chiamano la legge contro i volantini, perché in effetti gran parte della tradizionale attività di questi gruppi si limitava a mandare – attraverso dei palloncini a elio lanciati dal confine – dei volantini dentro ai confini nordcoreani, dov’erano scritte frasi di contropropaganda, tipo: se uscite da quella prigione che è il vostro paese sarete liberi. Ma dentro ai palloncini a volte c’erano anche pennette usb, dvd, tutto materiale anti-regime.

Ora, il punto è che questa attività da sempre ha dato molto fastidio a Pyongyang. L’ultima manifestazione degli attivisti, quest’anno, è finita con frasi molto dure del Nord e una anomala reazione del governo di Seul, che ha deciso di usare il pugno duro e mettere sotto indagine gli attivisti. Poi è arrivata la legge, approvata piuttosto frettolosamente.

E’ di certo l’ennesimo tentativo da parte di Moon di evitare che la Corea del nord si infastidisca ancora di più – ricordiamo che da quando sono saltati i colloqui di Hanoi con l’America di Trump, nel febbraio del 2019, Pyongyang è molto molto chiusa – ma questa eccessiva condiscendenza da parte di Seul comincia a non piacere a molti.  Per spiegare tutto, il ministro dell’Unificazione della Corea del sud, Suh Ho, ha scritto questo

 

AGENDA, SEGNALAZIONI, LETTURE

Il 3 marzo è uscito in libreria “Nella testa del Dragone“, un bellissimo saggio di Giada Messetti che racconta identità e ambizioni della nuova Cina (lo si può acquistare qui). Qui una mia intervista a Giada Messetti, e qui la diretta Instagram di China Files a cui abbiamo partecipato insieme.

Il 14 maggio è uscito “Red Mirror. Il nostro futuro si scrive in Cina” di Simone Pieranni, che proprio insieme a Giada Messetti è autore del podcast Risciò (qui le due puntate speciali sul coronavirus). Qui una mia recensione.

Ad agosto è uscito in formato cartaceo e digitale “Semi di tè”, un libro di Lala Hu in cui si raccontano le esperienze dei sinoitaliani nell’affrontare l’emergenza pandemica. China Files ne ha pubblicato un estratto.

Due numeri del 2020 di Orizzonte Cina da recuperare per chi non li avesse già letti. Il primo sul 50° anniversario della normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Repubblica italiana e Repubblica popolare cinese (6 novembre 1970-2020) cade in corrispondenza di un significativo deterioramento del quadro politico ed economico internazionale. Il secondo sulle prospettive al di là dello stretto di Taiwan.

A ottobre è uscito La Cina e Il Ponte sessantacinque anni dopo” a cura di Silvia Calamandrei. Si tratta di un’antologia del numero de “Il Ponte” del 1956, considerato una tappa importante della conoscenza e degli scambi culturali tra i due paesi, frutto della visita nel 1955 di un variegato gruppo di intellettuali ed artisti italiani, guidati da Piero Calamandrei.

Il 16 dicembre ISPI ha pubblicato un dossier sulle 50 anni delle relazioni Italia-Cina, a cura di Alessia Amighini e Giulia Sciorati. Menù ricco e interessante, lettura consigliatissima.

Qui una lista di libri cinesi e sinoitaliani pubblicati in Italia nel 2020. A cura di Linda Zuccolotto.

Qui invece una lista di libri giapponesi usciti in Italia nel 2020. A cura di Sara Perinetto.

 

UN ANNO DI GO EAST

Go East 28 gennaio –Il coronavirus adombra l’anno Italia-Cina

Go East 3 febbraio – La Cina è (meno vicina)

Go East 10 febbraio – Italia e Cina, un feeling che non decolla

Go East 18 febbraio – Un concerto allunga la vita

Go East 24 febbraio – Il virus italiano

Go East 2 marzo – La diplomazia del topo

Go East 9 marzo – La teoria del caos

Go East 16 marzo – Nuova Via del Dragone

Go East 23 marzo – Italia-Cina, anno uno

Go East 30 marzo – Mascherine e pipistrelli

Go East 6 aprile – Mask power

Go East 14 aprile – Il (nuovo) senso degli italiani per la Cina

Go East 20 aprile – L’arte della guerra

Go East 27 aprile – Fase uno e mezzo

Go East 4 maggio – Campo di battaglia

Go East 11 maggio – Cartoline dal fronte

Go East 18 maggio – Il triangolo forse

Go East 25 maggio – Due paesi, quanti sistemi?

Go East 1 giugno – La giusta distanza

Go East 8 giugno – Italia e Cina ricominciano dal 2022

Go East 15 giugno – La terza via non porta a Norimberga

Go East 22 giugno – Monopattini in cortile

Go East 29 giugno – Cani e mostri

Go East 5 luglio – Silenzi, opportunismi e sicurezze nazionali

Go East 13 luglio – Movimenti 5G

Go East 20 luglio – Le idi di Di Maio

Go East 4 agosto – L’eleganza dello struzzo

Go East 9 settembre – Svegliatemi quando il 3 novembre sarà finito

Go East 15 settembre – Italia e Cina, la via dei dati

Go East 22 settembre – You better watch out, Mike Pompeo arriva in Italia

Go East 29 settembre – Il senso dell’Italia tra Usa e Cina nel nuovo mondo bi(?)polare

Go East 7 ottobre – Mike Pompeo suona sempre due volte: c’è chi apre, chi aspetta e chi chiude

Go East 13 ottobre – Italia, Usa, Cina e la lottizzazione geopolitica

Go East 28 ottobre – Il ministro di Shanghai

Go East 11 novembre – L’Italia e la Cina verso le relazioni dell’era post Trump

Go East 18 novembre – Gli telefono ma intanto penso a te

Go East 26 novembre – L’assoluzione è finita. Forse

Go East 3 dicembre – Italia e Hong Kong: media marea

Go East 10 dicembre – La Cina a colori

Di Lorenzo Lamperti*

**Giornalista responsabile della sezione “Esteri” del quotidiano online Affaritaliani.it. Si occupa di politica internazionale, con particolare attenzione per le dinamiche geopolitiche di Cina e Asia orientale, anche in relazione all’Italia