È passata solo una settimana dalla prima puntata di Go East, ma sono successe tante cose sulla direttrice Roma-Pechino. Purtroppo, quasi tutte legate al tema che da ormai un paio di settimane sta dominando l’attenzione di giornali e telegiornali italiani, vale a dire il coronavirus. Proviamo a ricapitolarle.

RITORNO DA WUHAN

Nella mattinata di lunedì 3 febbraio sono rientrati 56 cittadini italiani da Wuhan, la metropoli cinese in cui ha avuto origine il contagio e che è diventata il centro della più grande quarantena (termine coniato a Venezia nel 1370, come spiega Mauro Capocci su Il Manifesto) della storia. Dovevano essere 57, ma uno di loro aveva la febbre e sintomi che potrebbero essere riconducibili al coronavirus ed è rimasto a Wuhan per tutelare gli altri passeggeri. Il rientro era inizialmente previsto per il 31 gennaio con un aereo civile, ma alla fine è slittato a domenica 2 febbraio. Il volo è stato operato da un Boeing KC767 dell’Aeronautica Militare, con a bordo 4 piloti, 6 membri dell’equipaggio e 5 tra medici e infermieri. Presente anche il viceministro della Salute Pierpaolo Silieri. Dopo un primo screening sanitario a terra, i passeggeri sono stati imbarcati sul volo che è atterrato all’aeroporto militare di Pratica di Mare, dove scatta un rigido protocollo sanitario: dopo le verifiche nell’area di biocontenimento tutti coloro che non mostreranno segni di contagio verranno portati al Centro olimpico della ‘Città militare’ della Cecchignola, dove resteranno in quarantena per 14 giorni. Chi dovesse accusare problemi o presentare sintomi verrà isolato e portato allo Spallanzani di Roma, l’ospedale che insieme al Sacco di Milano gestirà gli eventuali casi di contagio più seri in Italia. Alcuni non vedevano l’ora di tornare a casa, ma c’è anche chi ha scelto di non tornare. La 46enne Sara Platto, insegnante originaria di Brescia, ha scelto di rimanere a Wuhan con il figlio. Una studentessa veneziana invece dice di tornare solo “per rassicurare” i suoi genitori ma definisce la Cina “casa mia”. A proposito di italiani in Cina: un ristoratore a Shanghai parla di “una città in ginocchio”, mentre uno studente a Chongqing sostiene che l’”apocalisse” sia una “percezione occidentale”. Un dottore in filosofia a Pechino ha organizzato una scuola di inglese a distanza per i ragazzi in quarantena dello Hubei.

STOP AI VOLI E PIANO D’EMERGENZA

Intanto, dopo che sono stati registrati i primi due casi di coronavirus in Italia, il governo Conte ha annunciato lo stato d’emergenza per 6 mesi e ha deciso lo stop dei voli da e per la Cina, che dovrebbe durare fino al 28 aprile. Misure drastiche (“le più elevate d’Europa, ha detto Conte), operate nonostante l’Oms non avesse raccomandato limitazioni ai viaggi e al commercio contestualmente alla dichiarazione di emergenza globale. La decisione ha causato delle critiche anche da qualche italiano in Cina, come quelle di un  professionista che ha scritto una lettera a Il Foglio. Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile nominato commissario per la gestione dell’emergenza, ha dichiarato che le frontiere non verranno chiuse. Il piano prevede invece controlli rafforzati in porti e aeroporti e la sospensione della concessione dei visti per i turisti cinesi. Quelli già presenti in Italia rientreranno con un ponte aereo, così come altri voli saranno concessi in deroga al blocco per i cittadini italiani che al momento si trovano in Cina in un sistema di “rimpatri incrociati”. In un terminal non operativo di Fiumicino, il T5, sono state allestite circa 400 brandine, messe a disposizione di eventuali viaggiatori cinesi (spesso increduli per lo stop) impossibilitati a partire. Nelle prime due notti sono state utilizzate, rispettivamente, solo da nove e due persone. Già, perché la maggior parte dei turisti sta aggirando il blocco operando scali intermedi, per esempio a Dubai. E la cosa potrebbe avvenire anche nel senso inverso. C’è allora chi chiede misure più stringenti. È il caso del Friuli Venezia Giulia, con il governatore leghista Massimiliano Fedriga che auspica controlli condivisi con tutti i paesi Ue, nonché la possibilità del commissario per l’emergenza di “valutare” la sospensione di Schengen in caso di bisogno. Roberto Speranza ha istituito una task force al ministero della Salute e, dopo aver chiesto un incontro con i vari ministri della Salute europei, lunedì si confronta con i colleghi dei paesi del G7. L’obiettivo è quello di dare una risposta comune all’emergenza.

DALLA VIA DELLA SETA AGLI AEROPORTI CHIUSI

La decisione di bloccare i voli non è piaciuta a Pechino, scrive Filippo Santelli su Repubblica. Il comunicato dell’Ambasciata cinese in Italia, pur misurato nei toni, ha ricordato che l’Oms aveva ribadito che non erano necessarie misure restrittive della mobilità internazionale. Il profilo Twitter del portavoce del ministero degli Affari Esteri di Pechino ha invece pubblicato due tweet che sembrano fare indirettamente riferimento anche all’Italia. In uno si parla di “reazioni smisurate” che possono “solo peggiorare le cose e nell’altro si ringraziano i paesi che stanno aiutando la Cina a combattere il coronavirus. Paesi tra i quali non viene citata l’Italia. D’altronde, nel giro di qualche mese l’Italia è passata dall’essere il primo paese del G7 ad aderire alla Belt and Road al diventare il primo paese del G7 a interrompere il traffico aereo con la Cina. In mezzo sono successe un po’ di cose, riassunte in questo pezzo. Di Maio, che secondo alcune indiscrezioni è rimasto tagliato fuori dalla decisione sul blocco dei voli dal resto del governo, si è affrettato a ricordare che l’Italia “è amica del popolo cinese ed è vicina al governo cinese”. Lo stesso Sergio Mattarella ha inviato un messaggio di vicinanza al presidente Xi Jinping, ringraziandolo per il via libera al rientro degli italiani da Wuhan. E Speranza, dopo l’isolamento del virus da parte dello Spallanzani, ha provato a spiegare che, a suo parere, lo stop dei voli “aiuta la Cina”, definito un paese “amico” che non si può “demonizzare” e del quale ci si deve fidare. In realtà, sembra essere in atto un ripensamento, almeno da parte di un pezzo del governo, in merito ai rapporti con Pechino, probabilmente sotto il pressing di Washington. Conte, parlando a un evento alla Luiss Business School, ha chiesto la riforma del Wto, definendo “una follia” il fatto che la Cina abbia ancora lo status di paese emergente.

IL CASO TAIWAN

Ma lo stop ai voli ha scontentato anche qualcun altro. La misura, infatti, comprende anche i territori autonomi di Hong Kong e Macao più Taiwan, che Pechino considera una provincia ribelle. Secondo alcune ricostruzioni, si tratterebbe di un’estensione automatica dovuta alle regolamentazioni Icao e alla mancata inclusione di Taipei nelle organizzazioni internazionali. Taso sul quale batte New Bloom e lo stesso governo di Taipei, che ha chiesto ai propri rappresentanti all’estero di evitare nuovi casi e provare analoghi a quello italiano, ricordando che al momento sul suo territorio si sono registrati solo 10 casi di contagio (gli stessi della Germania) e nessuna vittima, oltre a sottolineare che la sua amministrazione di sanità e voli non è la stessa di quella di Pechino. Anche il Vietnam aveva preso la stessa decisione dell’Italia, ma il fatto che in un secondo momento Hanoi ha ritirato il divieto dei voli da e per Taiwan (oltre che quelli per Hong Kong e Macao) significherebbe che anche il governo Conte, se volesse, potrebbe fare lo stesso.  Ma, a questo punto, tornare indietro potrebbe, secondo Repubblica, irritare ancora di più Pechino. Potrebbe dunque essere così rimandata l’inaugurazione del collegamento diretto tra Milano e Taipei della compagnia taiwanese Eva Air, che era in programma il 18 febbraio. Tra i politici, della vicenda sembra essersene accorto solo il leghista Gianmarco Centinaio, che lo scorso novembre era stato a Taipei con una delegazione di colleghi di partito, nell’ambito dell’azione anti cinese portata avanti dal Carroccio da quando si trova all’opposizione. L’ex sottosegretario al Mise Michele Geraci, intanto, ha parlato di economia della Cina e della Belt and Road alla Scuola di Formazione Politica della Lega.

CONSEGUENZE ECONOMICHE

I contraccolpi per il turismo saranno, anzi sono già molto gravi. Basti pensare che nel 2019, come ricordato da Giuliano Noci, i turisti cinesi in Italia sono stati tre milioni. E sono anche stati quelli con lo scontrino medio più alto. Già prima dello stop dei voli il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, parlava di un “contraccolpo immediato”. Giuseppe Sala, il sindaco di Milano, ha dichiarato che il turismo cinese si è già dimezzato. Dopo il blocco, le conseguenze economiche diventeranno ancora più drammatiche. A soffrire sarà soprattutto il settore del lusso. Effetto amplificato dal fatto che il 2020 sarebbe l’anno del turismo e della cultura Italia-Cina, anche se il primo quadrimestre (quantomeno) andrà praticamente sprecato. Anche se il traffico aereo cargo, in un primo momento chiuso insieme a quello civile, è stato già riaperto. Il problema esiste anche per le aziende italiane presenti in Cina vista la serrata prolungata ordinata dal governo di Pechino. Le performance negative delle borse asiatiche potrebbero creare qualche ostacolo alla trattativa tra Fca e Foxconn per la cooperazione in materia di auto elettriche sul mercato cinese. Il colosso taiwanese sta infatti vivendo giorni complicati sui listini. Secondo le prime rilevazioni di Promos Italia, sei imprese su dieci si aspettano conseguenze sui loro rapporti commerciali. Francesco Anfossi su Famiglia Cristiana sostiene che aiutare le imprese cinesi e gli esercizi cinesi sarebbe vantaggioso. Messaggio positivo anche da Vincenzo Petrone, direttore della Fondazione Italia Cina, che vede all’orizzonte “nuove opportunità per infrastrutture, turismo e prodotti di qualità”, ricordando che “lo stop di Pechino non sarà eterno”. Intanto però Unimpresa stima in circa 44 miliardi di euro l’interscambio commerciale a rischio. Secondo Giorgio Cuscito di Limes, il virus rischia di avere effetti negativi sulla Belt and Road e sul commercio sino-italiano. Oltre che sulle conseguenze economiche, il direttore del Centro Studi per l’Impresa di Fondazione Italia Cina, Filippo Fasulo si concentra anche sui contraccolpi a livello culturale nel rapporto tra i due paesi.

I PRIMI CASI IN ITALIA E LE SPERANZE DI VACCINO

Come dicevamo, il blocco dei voli è scattato dopo che sono stati riscontrati i primi due casi di coronavirus in Italia. Si tratta di due turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani e sui quali ci si è sbizzarriti nella ricostruzione dell’itinerario di viaggio tra Milano, Verona, Parma, Firenze e Roma. Al momento le condizioni dei due contagiati sarebbero stabili, mentre sempre allo Spallanzani ci sono 23 persone ricoverate per dei test. I ricercatori dell’ospedale romano sono intanto riusciti a isolare il virus 2019-nCoV e lo metteranno a disposizione della comunità scientifica internazionale. I ricercatori lo hanno definito “un passo fondamentale che permetterà di perfezionare i metodi diagnostici esistenti ed allestirne di nuovi”, definendo le possibile cure come “più vicine”. La virologa Ilaria Capua  ha però avvertito che per sviluppare un vaccino ci vorranno “almeno sei mesi”. La tv cinese CGTN ha parlato di “risultato significativo”. Coro di elogi da tutti i partiti, quelli di opposizione compresi. Ma anche qui c’è stata occasione di qualche polemica. Francesco Giro di Forza Italia ha detto che “la politica dovrebbe stare al suo posto e non strumentalizzare tutto”, ridimensionando l’entusiasmo di Speranza e sottolineando come l’isolamento del virus sia già avvenuto nei giorni scorsi anche in Cina, Francia e Australia.

TRA PSICOSI E SINOFOBIA

Il clima, in particolare dopo i primi due casi, è di crescente psicosi. Più in Italia che in Cina, sembrerebbe. Anche per la copertura mediatica, spesso con toni eccessivamente drammatici e la diffusione di notizie non verificate, nonostante l’appello del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti. I casi sospetti si sono moltiplicati a tutte le latitudini, ma al momento si sono rivelati tutti falsi allarmi. Compreso quello di Civitavecchia, dove i passeggeri della Costa Smeralda sono dovuti restare a bordo mentre si attendevano i risultati dei test sanitari su una sospetta contagiata, che in realtà aveva solo l’influenza. Il divieto di sbarco, che ha causato anche attimi di tensione, è stato deciso dal sindaco leghista della città laziale. Costa ha annullato altre crociere “a scopo precauzionale”.

Nonostante i medici frenino, parlando di “psicosi inutile”, le mascherine stanno andando a ruba nelle farmacie italiane. A Roma sono spuntati dei venditori abusivi. Anche se gli esperti dicono che non servono, quantomeno per chi non ha già dei sintomi. L’Iss ha chiesto di non credere a fonti non ufficiali e ha predisposto una pagina sul proprio sito sempre in aggiornamento sul tema. Il Sappe (il sindacato della polizia penitenziaria), ha chiesto misure di tutela facendo riferimento ai 225 cinesi detenuti. Il Codacons ha chiesto la sospensione della Maratona di Roma del prossimo 29 marzo.

La psicosi per il virus fa intanto aumentare gli episodi dove fa capolino la sinofobia, alimentata dalla psicosi per il virus. Un’atmosfera ben riassunta dalla prima pagina de Il Manifesto di sabato 1° febbraio, intitolata “Paura e pregiudizio”. Francesco Merlo su Repubblica ha invece parlato di “prudenza e cretineria”. Non a caso la Federazione Italia Cina si è detta “preoccupata per i rischi sull’integrazione sociale”. Il sinologo Daniele Cologna ha parlato del “riemergere di razzismo sconosciuto e inconsapevole”. L’Università degli Studi di Pavia ha lasciato due settimane a casa per precauzione uno studente cinese originario di una zona vicino a Wuhan, nonostante sia risultato negativo ai test clinici. Casi simili a Como, Rovigo e Roma, dove il Conservatorio di Santa Cecilia ha sospeso gli studenti “orientali”. A proposito di scuole, il ministero dell’Istruzione ha diffuso una circolare con misure ad hoc per studenti rientrati dalla Cina, ma Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia sostiene che in materia il governo “dorme”. Sempre nella Capitale, Fratelli d’Italia ha annunciato una mozione per distribuire mascherine a tassisti e autisti dell’Atac. Ed è persino spuntato un cartello, poi rimosso, fuori da un bar dove si invitava a non entrare chi arrivava dalla Cina. A Milano, in alcune chat, si invita a non entrare nei negozi cinesi. A Brescia, Forza Nuova ha appeso dei volantini davanti a dei negozi cinesi dove c’era scritto che “comprare italiano è un dovere morale”. E i ristoranti etnici stanno già subendo un grande calo di clienti.

Meglio allora leggere il decalogo delle fake news sul coronavirus stilato nel corso del pranzo solidale di venerdì 31 gennaio a Milano, a cui ha partecipato Francesco Wu, presidente onorario dell’Unione Imprenditori Italia Cina, che ha parlato di “rischio isolamento” per la comunità cinese. Su Il Foglio, invece, si trova una cronaca sul virus aggiornata quotidianamente “senza allarmismi e complottismi”. Ci sono poi le risposte di solidarietà. Il Pd ha organizzato a Milano una camminata in via Paolo Sarpi, centro della Chinatown del capoluogo lombardo.  Virginia Raggi ha telefonato al più noto ristorante cinese di Roma. Cina in Italia, invece, ha organizzato domenica 2 febbraio un pomeriggio nella propria redazione per lanciare una raccolta fondi da destinare alla Croce rossa di Wuhan.

LO SCONTRO POLITICO

La polemica (e la speculazione) politica sul coronavirus, intanto si è intensificata. Matteo Salvini ha applaudito il ministro Speranza al termine della sua informativa alla Camera, durante la quale il ministro aveva detto che l’emergenza era trattata come se si trattasse “di peste o colera” e aveva richiamato alla “coesione nazionale”. Ma poi il leader della Lega ha ripreso a mettere pressione al governo. Prima del blocco dei voli si era lamentato delle frontiere aperte con un post su Facebook in cui ha collegato l’emergenza sanitaria all’arrivo dei barconi. Dopo lo stop ha accusato il governo di incapacità e di aver “perso tempo” e ha chiesto di chiudere gli accessi “via terra, via aria e via mare”.  Durissime le repliche dal governo, con Andrea Orlando che ha definito Salvini “un poveraccio”. Nicola Zingaretti lo ha invece descritto come un “creatore di paure”, professando “alta vigilanza ma nessun allarmismo”. Si è innescata una polemica tra M5s e Lega su una battuta dell’assessore al Commercio e al Turismo della giunta Raggi sulla città di Terracina, in relazione al coronavirus.

Speranza ha chiesto e ottenuto una riunione coi capigruppo. Ci ha tenuto a sottolineare di aver ricevuto collaborazione da Silvio Berlusconi e da Giorgia Meloni e di non essere riuscito a parlare con Salvini. Ma alla fine all’incontro parteciperà anche la Lega.

Qualche dichiarazione sparsa di politici italiani. Federico Mollicone di Fratelli d’Italia ha proposto di “controllare i negozi cinesi a Roma”. Giorgio Silli di Cambiamo! ha chiesto “attenzione” a città come Prato (dove l’amministrazione ha rifiutato la richiesta di un consiglio comunale straordinario e i carabinieri hanno fatto irruzione in una bisca clandestina cinese indossando delle mascherine). Maria Stella Gelmini di Forza Italia si è detta pronta a votare un decreto per aiutare le imprese colpite dagli effetti economici del coronavirus. La collega di partito Sandra Savino ha chiesto più controlli anche sui collegamenti con l’Africa. Michela Rostan di LeU ha ammonito che “il pericolo è anche la disinformazione”. Paolo Siani del Pd ha detto che “è più pericoloso il paziente affetto da polmonite”.

RIPENSAMENTI A CINQUE STELLE?

Tradizionalmente, il Movimento Cinque Stelle è la forza politica più vicina a Pechino. Non fosse altro per la linea di non ingerenza in materia di politica estera. Ma negli ultimi giorni, dopo che Di Maio ha lasciato il ruolo di leader politico, si sono registrate dichiarazioni dai toni un po’ diversi dal solito. Alice Salvatore, consigliera regionale in Liguria, ha scritto su Facebook che il coronavirus “non è sfortuna ma colpa della cattiveria umana”, riferendosi al trattamento degli animali in Cina. L’eurodeputato Piernicola Pedicini (quello che aveva votato contro la von der Leyen insieme al collega Ignazio Corrao), ha scritto alla Commissione europea per chiedere chiarimenti sui potenziali rischi legati ai campi elettromagnetici del 5G, organizzando anche un incontro sul tema in provincia di Potenza. Il M5s però ha sempre promosso molto lo sviluppo della nuova tecnologia, nella quale le aziende più all’avanguardia sono le cinesi Huawei e ZTE. E, lo scorso giugno, sul Blog delle Stelle è stato pubblicato un post dove si definivano “fake news” i rischi sui campi elettromagnetici. A proposito di 5G, il presidente di Huawei Italia, Luigi De Vecchis, ha dichiarato in un’intervista all’Agi che la decisione dell’Ue di non escludere la Cina dalla creazione delle reti 5G in Europa “non fermerà l’offensiva statunitense” contro l’azienda di Shenzhen. Il Copasir presieduto dal leghista Raffaele Volpi, e il Garante per la Privacy, intanto, non mollano il colpo e sostengono che le raccomandazioni Ue non bastano.

NON SOLO VIRUS

Anche altri mercati orientali come il Giappone e la Corea del Sud, secondo Confindustria, potrebbero subire delle ricadute in seguito all’emergenza sanitaria. Mercati sui quali l’Italia punta molto. In particolare con Tokyo, l’interscambio commerciale è cresciuto moltissimo nel 2019, anche sull’onda dell’accordo di libero scambio Ue-Giappone. A proposito di Giappone, c’è una notizia che riguarda il calcio: la Sampdoria ha infatti acquistato il difensore nipponico Maya Yoshida. In attesa di vedere i risultati sul campo, il suo ingaggio è stato già un successo sui social,  visto che un’intervista all’allenatore Claudio Ranieri sulle qualità del giocatore pubblicata sul profilo Twitter della società ha totalizzato duemila visualizzazioni dal Giappone nel giro di un’ora.

Per quanto riguarda eventi non collegati con il coronavirus, si segnala una giornata di incontri gratuiti organizzata per il 6 febbraio da RsA Asia sul tema “Mercati asiatici. La nuova Via della Seta: opportunità e novità formative”. Gli incontri si svolgeranno dalle 15 alle 18 presso la sede di Confimi Apindustria Bergamo. A Seoul, prosegue fino al 26 aprile la mostra “Achille Castiglioni and Brothers : Master of Italian Design”. Sempre nella capitale della Corea del Sud, il 6 febbraio è invece in calendario la mostra degli illustratori della Bologna Children’s Book Fair.

Di Lorenzo Lamperti*

**Giornalista responsabile della sezione “Esteri” del quotidiano online Affaritaliani.it. Si occupa di politica internazionale, con particolare attenzione per le dinamiche geopolitiche di Cina e Asia orientale, anche in relazione all’Italia