Voli a terra, alberghi vuoti, giravolte diplomatiche e un pizzico di sinofobia. Il menù della settimana è purtroppo molto simile a quello di sette giorni fa, con il coronavirus che staziona ovunque a caratteri cubitali (sempre meglio del corrispettivo “virus cinese”) e con l’aggiunta di segnali discordanti a livello diplomatico rischiano di creare, anzi stanno già creando, qualche problematica nel rapporto tra Italia e Cina. Anche a causa di una politica estera, quella italiana s’intende, che sa sempre un po’ troppo di politica interna.

I VOLI RIPARTONO. ANZI NO

Aerei a terra, si diceva. Eppure, all’improvviso sembra che qualcosa possa cambiare nella mattinata di venerdì 7 febbraio, quando Xinhua afferma che l’Italia ha acconsentito alla riapertura parziale dei collegamenti dopo un incontro tra l’ambasciatore italiano a Pechino, Luca Ferrari, e il vice ministro degli Esteri cinese, Qin Gang. Dopo qualche ora di imbarazzo, arrivano le smentite del governo italiano (già in partenza protagonista di un pasticcio sul tema, come ha raccontato Giulia Pompili su Il Foglio). Prima dalla task force del ministero della Salute, poi anche dalla Farnesina.  Che cosa è successo? La sensazione è che Pechino, già irritata per la decisione del governo italiano (ritenuta un errore dall’ex presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi), abbia alzato la pressione dopo aver ricevuto input di diverso tenore in materia. D’altronde, due giorni prima Luigi Di Maio (che lo scorso lunedì ha incontrato l’ambasciatore cinese), in un‘intervista ad AP, aveva definito misure come quella dell blocco dei voli “misure temporanee” perché “stiamo realizzando questi controlli di emergenza nei nostri aeroporti e porti per le necessarie verifiche e, una volta che saremo adeguatamente attrezzati, potremo fare le nostre valutazioni”. Toni di certo più possibilistici di quelli di Roberto Speranza che, in un’intervista al Corriere della Sera, ha ribadito che “sullo stop dei voli vado avanti. La salute vale più dell’economia”. Una posizione mantenuta nonostante gli appelli alla riapertura arrivati dagli italiani in Cina e da Confindustria. Insomma, sembra chiaro che all’interno dell’esecutivo ci siano sensibilità diverse in materia: c’è chi pensa a evitare a tutti i costi nuovi casi di contagio togliendo allo stesso tempo possibili argomenti all’opposizione (in particolare alla Lega di Matteo Salvini), e chi pensa alle conseguenze diplomatiche e commerciali di una misura che comunque non impedisce l’arrivo dei cittadini cinesi (e taiwanesi) attraverso voli indiretti con transito in paesi terzi. A proposito di voli indiretti: dal 5 febbraio, come previsto dall’ordinanza del commissario per l’emergenza Angelo Borrelli, hanno preso il via i controlli sanitari su tutti i voli internazionali che atterrano in Italia. I volontari della Protezione civile (in tutto sono 880) hanno monitorato centinaia di migliaia di passeggeri, con l’ausilio dei termoscanner installati negli aeroporti. Eppure, c’è chi racconta di essere tornato in Italia da Shanghai senza essere stato sottoposto ad alcun controllo. Intanto, lunedì 10 febbraio è in programma un tavolo interministeriale a Palazzo Chigi sul tema coronavirus. Il giorno seguente, ci sarà l’audizione di Speranza al Comitato Schengen, mentre giovedì 13, lo stesso ministro incontrerà gli omologhi Ue. E magari proverà a chiedere quanto invita a fare Gianni Rezza, direttore del reparto malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, vale a dire “chiudere i voli anche in Europa”.  I segnali discordanti che non aiutano il rapporto con la Cina che, sottolinea Francesco Scisci, non capisce la nostra svolta a 180 gradi che riguarda anche altri dossier. Altri esperti sostengono che la chiusura dei voli rischia di mandare in crisi le relazioni diplomatiche con Pechino. Il governo cinese ha molto protestato per lo stop dei voli e l’Italia, come spiega Simone Pieranni su Il Manifesto, è finita fuori dalla lista dei paesi “generosi”. Al momento, i rapporti sono stati (almeno parzialmente) ricuciti dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la cui visita a sorpresa alla scuola D. Manin a Roma, in un quartiere a grande presenza cinese, è stata citata anche dai media di Pechino. Chi è sempre più vicino alla Cina è è invece la Santa Sede, che ha inviato 700 mila mascherine in aiuto per fronteggiare l’emergenza. Una notizia che ha avuto risalto sui media cinesi, e a cui ha fatto seguito un nuovo messaggio di solidarietà di Papa Francesco. Sempre in materia di voli, proseguono le rimostranze di Taiwan (la cui inclusione nel divieto è “eccessiva” secondo Stefano Pelaggi su Formiche). Il rappresentante di Taipei in Italia, Andrea Sing Ying Lee, ha chiesto al governo di “ammettere l’errore”, mentre il ministero degli Esteri di Formosa ha convocato per spiegazioni Davide Giglio, rappresentante dell’Ufficio Italiano di Promozione Economica, Commerciale e Culturale a Taiwan. La Lega ha presentato un’interrogazione in materia, anche se allo stesso tempo chiede di prendere in considerazione l’eventuale sospensione di Schengen. L’Italia ha chiuso in via temporanea i suoi centri per i visti in Cina fino al 16 febbraio.

RICOVERI, RIENTRI, CROCIERE, VACCINI: IL QUADRO SANITARIO

Intanto proseguono i rientri incrociati. Secondo la portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, al 7 febbraio 400 turisti cinesi avevano fatto rientro a casa attraverso dei voli operati dalla Sichuan Airlines. Nella giornata di domenica sono invece atterrati, dopo uno scalo a Londra, all’aeroporto di Pratica di Mare altri 8 italiani provenienti da Wuhan: sono stati poi trasferiti all’ospedale militare del Celio per il periodo di quarantena. Di Maio ha annunciato che un aereo militare andrà a prendere Niccolò, il 17enne rimasto nella metropoli cinese per qualche linea di febbre. Lorenzo Mastrotto, originario di Vicenza, ha invece deciso di restare a Wuhan. Sono risultati negativi i test sui due bambini portati allo Spallanzani, dove nel frattempo sono sempre ricoverati i due turisti cinesi, in condizioni stabili, e il primo contagiato italiano, che sembra stare bene. Un ventenne di Taiwan è rimasto contagiato dopo aver terminato un viaggio in Italia insieme ai genitori e al fratello, ma secondo  l’assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato “non sono state rilevate criticità”. Ancora nessuna trasmissione diretta in Italia, e il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, sostiene che sia merito delle misure di contenimento che “non hanno consentito finora l’ingresso importante di altri casi”. 35 italiani sono stati tenuti bloccati a bordo della nave di crociera World Dream a Hong Kong: dopo che i test sono stati tutti negativi possono ripartire. I produttori italiani assicurano che non c’è stata nessuna speculazione sul prezzo delle mascherine, che sono prese d’assalto. Così come il numero verde del ministero della Salute, che riceve centinaia di chiamate al giorno, molte piuttosto originali, come quella in cui l’utente si informava sui potenziali rischi di contagio, avendo un serpente come animale domestico. Sul versante delle cure, il direttore scientifico dello Spallanzani, Giuseppe Ippolito, ha dichiarato a Rai 3 che “ci vorrano almeno 6 mesi” per un vaccino, “poi andrà valutato. E’ difficile che avremo un vaccino disponibile su larga scala prima di un anno”. Massimo Galli, infettivologo dell’Università di Milano e primario dell’ospedale Sacco, avverte che le “cure sono ancora lontane”. Un’azienda italiana di Pomezia, la Advent S.r.l., ha intanto avviato le procedure per produrre il primo lotto di un vaccino, da usare per i test clinici insieme allo Jenner Institute della Oxford University. Una ricerca dell’università degli Studi ‘Alma Mater’ di Bologna sostiene invece che il virus viene dai pipistrelli ed è “poco mutabile”. Nel Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Asl Città di Torino, è disponibile il test molecolare specifico per il nuovo Coronavirus 2019-nCoV. Le ricercatrici dello Spallanzani che avevano isolato il virus sono state prima visitate dal premier Conte e dall’ambasciatore cinese Li Junhua, poi sono state invitate al 70° festival di Sanremo. Invito declinato. E proprio in riferimento ad alcune di loro, il ministro dell’Università e della Ricerca, Gateano Manfredi, ha promesso: “Mai più 18 anni di precariato per entrare in ateneo”. 

SCUOLA E ALTRE POLEMICHE

Ovviamente in Italia non mancano le polemiche interne anche in materia di coronavirus. A partire dalla scuola. Mentre Borrelli ha predisposto un’ordinanza per scongiurare la perdita dell’anno scolastico per 114 ragazzi che erano in Cina per uno scambio culturale, tre Regioni a guida leghista (Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia) e la Provincia autonoma di Trento, hanno scritto una lettera comune al Ministero della Sanità chiedendo che il periodo di isolamento previsto per chi rientra dalla Cina sia applicato anche ai bambini che frequentano le scuole. Il ministero della Salute ha deciso di non vietare la presenza in classe degli alunni tornati dalla Cina da cui si è diffuso il virus ma prevede un “monitoraggio” dei casi a rischio con assenze giustificate. Una misura accolta con favore dal Carroccio e che ha creato qualche malumore all’interno del governo. Il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha spiegato che “solo i medici decidono chi deve restare a casa”, attaccando Matteo Salvini che, a suo parere, “utilizza il coronavirus per prendere un punto in più nei sondaggi”. Il leader della Lega continua a chiedere misure più stringenti e si concentra adesso sul possibile contagio in Africa. Giorgia Meloni, in partenza per Washington, se l’è presa con la mancanza di informazioni, a suo dire, provenienti da Pechino e dall’Oms. Polemica anche su un tweet (poi rimosso) di Ignazio La Russa, che invitava a usare il “saluto romano” per “evitare il contagio”.

CONSEGUENZE ECONOMICHE

Iniziano intanto a farsi sentire i contraccolpi economici dell’epidemia che ha colpito la seconda economia mondiale. Contraccolpi, secondo il giurista Nunzio Bevilacqua, che saranno “difficilmente assorbibili” nel breve termine. Secondo Repubblica, in scia a quanto già preannunciato la scorsa settimana, tremano turismo e industria del lusso. Rocco Salamone, presidente di ATR (l’associazione “Turismo e Ricettivita'” di Confesercenti Milano) calcola in 8 milioni di euro le perdite solo del settore alberghiero del capoluogo lombardo a febbraio. Non a caso il sindaco Beppe Sala ha auspicato la riapertura dei voli “prima di fine aprile”. Nelle agenzie di viaggio fioccano le disdette. In generale, sarebbero a rischio 4,5 miliardi di spesa turistica, con il Veneto regione più colpita. I turisti persi sarebbero già mezzo milioneGli effetti si sentiranno anche sulla settimana della moda di Milano (18-24 febbraio): sarebbero a rischio mille grandi acquirenti, anche se gli organizzatori della Fashion Week hanno messo a punto l’iniziativa “China we are with you“, per far partecipare via web gli addetti del settore cinesi che non potranno essere presenti di persona. E sarà proprio uno stilista cinese ad aprire le sfilate. Milano Unica, la maxi fiera del tessile, ha rinviato l’evento in programma a Shanghai. Un altro problema è quello delle esportazioni, con Pechino che sta stringendo sulle importazioni di prodotti stranieri, compreso il Made in Italy, avverte Coldiretti. A rischio, in particolare, macchinari e mobili. Vanno male gli affari anche per gli esercizi cinesi, in particolare i ristoranti. Filippo Santelli (che ha raccontato la sua personale quarantena in una Pechino deserta) su Repubblica sottolinea invece la nostra dipendenza dalla cosiddetta “fabbrica del mondo”, in particolare su medicine, batterie e capi di abbigliamento. Lo stesso ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha dichiarato di avere “serie preoccupazioni” sull’impatto economico del coronavirus. Cauto il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che ha detto che al momento “è difficile stimare gli impatti” dell’epidemia sul pil italiano. Alberto Forchielli avverte che la Cina “ne avrà fino all’estate”. Il fiscalista Lorenzo Riccardi, prevedendo la ripartenza cinese, invita l’Italia a mantenere “rapporti solidi” con Pechino. Il governo Conte sta pensando alla creazione di una task force per studiare una serie di misure a sostegno delle imprese, in diversi settori, per far fronte all’impatto economico dell’emergenza, mentre Forza Italia ha presentato un disegno di legge per “riconoscere strumenti di sostegno specifico, attraverso un credito di imposta del 65%, alle imprese del settore turistico-alberghiero, del commercio e dei servizi che stanno subendo perdite economiche”. 

TRA SINOFOBIA E SOLIDARIETA’

Proseguono gli episodi di discriminazione. Un bambino cinese è stato aggredito a Bologna. Una giovane cinese è stata costretta a scendere da un bus tra Cuneo e Torino. Era falsa, per fortuna, la notizia della sassaiola contro gli studenti cinesi a Frosinone. E’ verissimo invece l’isolamento, o l’autoisolamento. Come a Prato, dove la comunità cinese è in auto quarantena, o come per un’imprenditrice cinese di Padova, anche lei in auto isolamento. L’Associazione Unione Giovani Italo Cinesi ha diffuso un video, “Liberami dal pregiudizio”, contro la sinofobia, fenomeno che si è diffuso in Italia nelle ultime settimane tanto da ricevere l’attenzione anche della Bbc. Eppure, l’ex ambasciatore italiano a Pechino, Alberto Bradanini, ha ricordato a tutti, con un articolo su Il Manifesto, che “siamo sulla stessa barca della Cina”, invitando a sostenere Pechino “nel suo impegno senza precedenti contro l’epidemia”. Si moltiplicano, per fortuna, anche gli episodi di solidarietà. Virginia Raggi e Chiara Appendino si sono fatte fotografare mentre pranzavano in ristoranti cinesi. Pranzi cinesi anche per i sindaci di Bologna e Siena. A Mantova è stata approvata un’ordinanza a tutela dei cinesi contro la psicosi da virus. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha detto che i cinesi “non sono untori”. A Milano sono passati da Chinatown, oltre a Sala, anche il governatore della Lombardia Attilio Fontana, e le Sardine. A Modica, in provincia di Ragusa, è comparso un cartello fuori da un bar con scritto: “Benvenuti cinesi”.

NON SOLO CORONAVIRUS

Un altro tema che resta caldo sulla direttrice Italia-Cina è quello delle telecomunicazioni. Huawei ha annunciato che metterà in piedi “siti di produzione” in Europa, compresa l’Italia, dove il colosso di Shenzhen ha già centri di ricerca e di sviluppo, ad esempio a Milano (per l’esattezza a Segrate). “Huawei si sta impegnando a una presenza nel paese nel lungo periodo”, ha dichiarato l’azienda. Sarà interessante capire in che direzione si muoverà il governo, dopo aver introdotto il golden power sul 5G durante il suo primo consiglio dei ministri. E soprattutto dopo le scaramucce tra Donald Trump e Boris Johnson in materia (con gli Stati Uniti che sognano una tecnologia scandinava da contrapporre a quella cinese). Nel frattempo, l’altro colosso cinese, ZTE, ha presentato insieme a Fastweb, nell’ambito del progetto #Roma5G, uno scenario d’uso per il monitoraggio con il 5G degli edifici, attraverso una rete di sensori attivata in due sale dei Musei capitolini.

NON SOLO CINA

Cina e coronavirus stanno fagocitando tutto il resto. Nonostante le preoccupazioni economiche sull’area, l’ad di Banca Generali, Gian Maria Mossa, sostiene che sia il momento giusto per investire sull’Asia. Continua la guerra sul riso cambogiano, con l’Unione europea che sta per eliminare i dazi sulle sue importazioni. Fatto che preoccupa molto i produttori italiani. In particolare, la Lega si è intestata la battaglia e protesta sulla decisione di Bruxelles, alla luce del fatto che l’Italia produce più del 50% del riso europeo, e le due regioni hanno più del 90% della superficie risicola nazionale. In realtà, il fronte d’opposizione alla fine dei dazi è trasversale. Teresa Bellanova, ministro dell’Agricoltura, ha scritto al Commissario europeo al commercio Phil Hogan. A Tokyo, ICE-Agenzia ha organizzato la 56° edizione della mostra autonoma Moda Italia e la 66° edizione di Shoes from Italy per la presentazione delle collezioni autunno-inverno 2021 total look donna, uomo e bimbo. L’Ambasciatore d’Italia a Seoul, Federico Failla, ha partecipato all’inaugurazione di due nuovi progetti di Anna’s House Social Welfare Center, l’ente di beneficenza fondato da Padre Vincenzo Bordo nel 1998.

Di Lorenzo Lamperti*

**Giornalista responsabile della sezione “Esteri” del quotidiano online Affaritaliani.it. Si occupa di politica internazionale, con particolare attenzione per le dinamiche geopolitiche di Cina e Asia orientale, anche in relazione all’Italia