Dopo qualche settimana di transizione, anche in Italia si è tornati alla polemica nazionale sulla Cina. A innescarla l’approvazione e l’entrata in vigore della legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong. Prima di salire sul ring italico, qualche segnalazione per approfondire il tema sui nostri media da diverse prospettive e con diversi tagli: ne hanno scritto Giulia Pompili, Simone Pieranni (che qui ha anche raccontato come cambino le cose con l’arrivo di Zheng Yanxiong, uomo forte di Xi Jinping, nell’ex colonia britannica), Antonio Talia (il quale scrive che “il governo Conte si sia girato dall’altra parte”), Filippo Santelli,  ISPI con un commento di Giulia Sciorati, Stefano Pelaggi (e qui ne ho scritto anche io).

Protagonista, con striscione, dello scontro su Hong Kong è stato Matteo Salvini, che ha organizzato con la Lega un flash mob davanti all’Ambasciata di Pechino a Roma. La rappresentanza diplomatica cinese ha espresso “forte disappunto” per l’iniziativa del Carroccio. Qui la nota completa, nella quale si fa riferimento implicito anche ai decreti sicurezza del governo gialloverde voluti da Salvini. Un paragone piuttosto ardito e rigettato dal leader leghista e dal suo responsabile esteri, il filoamericano Giancarlo Giorgetti, con tanto di stilettata al governo Conte per il suo “silenzio”. Salvini sostiene anche di essere stato “minacciato” dall’Ambasciata cinese. Il Foglio definisce la vicenda un “cortocircuito“.

Anche Forza Italia, soprattutto con Antonio Tajani e Anna Maria Bernini, e Fratelli d’Italia sono stati molto critici sulla nuova legge di Pechino e anche con il governo Conte per la linea tenuta sul tema. Sempre da Forza Italia, è arrivata la richiesta di convocare l’ambasciatore cinese, in particolare da Stefania Craxi. Dopo essere entrato a far parte dell’Ipac, invece, Lucio Malan ha definito un’umiliante ignavia l’astensione dell’Italia al Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu a Ginevra, dove si votava sulla mozione presentata dal Regno Unito in difesa dei diritti umani a Hong Kong.

Ma il governo Conte che dice? “Certamente la Cina su Hong Kong sta sbagliando soprattutto i modi”, ha detto Manlio Di Stefano. “Posso condannare l’attuazione di una legge non la legge in sé”, ha dichiarato in una seconda occasione, a Radio 24, il sottosegretario agli Esteri del Movimento Cinque Stelle. “Voi avete mai visto un paese straniero condannare un legge fatta in Italia? Tu puoi deprecare l’attuazione di una legge fatta in modo tale da pressare l’opposizione, a Hong Kong abbiamo avuto 300 arresti di manifestanti, questo per me è deplorevole, non la legge che è una legge come le altre”. Di Stefano ha ribadito “uno degli articoli fondamentali” della posizione internazionale del M5s “e cioè il principio di non ingerenza”.

Non soddisfatti gli alleati di governo. Il Pd ha sollecitato il governo a riferire alla Commissione Esteri circa le iniziative che intende adottare per richiamare Pechino al rispetto degli accordi internazionali e alla tutela dei diritti fondamentali dei cittadini di Hong Kong. Emanuele Fiano ha chiesto al governo di “far sentire la sua voce in difesa della democrazia”. Andrea Marcucci vuole un intervento immediato. Da Italia Viva ha parlato il solito (in materia di Hong Kong) Massimo Ungaro.

+Europa Radicali ha criticato molto le parole di Di Stefano e i silenzi del ministro Luigi Di Maio. L’HuffPost ha definito “tremebondi” sia il titolare della Farnesia sia Giuseppe Conte sul tema di Hong Kong. Sempre sullo stesso quotidiano online si definisce Di Maio “il colpo di grazia alla politica estera italiana”. La Verità se la prende con i “black lives matter” che restano “muti con la Cina”.

Il Foglio sottolinea invece come i silenzi su Hong Kong siano (o quantomeno siano stati troppo a lungo) bipartisan. “I Cinque stelle fuggono da una questione cruciale per la democrazia. La Lega adesso prova a cavalcarla con una manifestazione all’ambasciata. Troppo poco, troppo tardi”, scrive Giulia Pompili, che ha intervistato sul tema anche il rappresentante di Taiwan in Italia, l’ambasciatore Andrea Sing-Ying Lee.

Altro tema di cui si è parlato anche in Italia è quello legato alle minoranze islamiche in Cina e della presunta campagna di sterilizzazione di massa nella regione dello Xinjiang. In Senato c’è stata una conferenza stampa dell’Ipac e del Global Committee for the Rule of Law sull’argomento. Hanno partecipato, tra gli altri, Giulio Terzi e Isa Dolkun, segretario generale del Congresso Mondiale Uiguro.

Sull’HoffPost si è invece nuovamente tornati sul festival di Yulin, di cui abbiamo parlato diffusamente settimana scorsa su Go East. L’evento è stato condannato anche dall’Ambasciata italiana a Pechino. Il corrispondente di Radio Radicale da Bangkok, Francesco Radicioni, sottolinea come su altri temi si sia invece scelto di non intervenire.

Allargando ai rapporti Italia-Cina in generale, Francesco Galietti (autore del libro “Contagio rosso”) sostiene su Il Sole 24 Ore che Roma si stia muovendo come uno struzzo nella sfida tra Usa e Cina, con un “pavido neutralismo di facciata” che in realtà celerebbe una “sudditanza al Vaticano oggi filo cinese e anti americano”.

In un ampio intervento di Sinosfere, pubblicato su China Files, si ricorda come “le visite in Italia di alte personalità politiche della Repubblica Popolare Cinese non sono una novità. Pur senza voler rievocare la lunga storia dei rapporti commerciali tra l’Italia e la Cina, la storia più recente vede i due paesi legati a doppio filo da circa quarant’anni”.

Steve Bannon, superfalco anticinese nonché vicino alla destra radicale di mezzo globo terracqueo, sostiene che l’Italia sia il “perno della sfida” di Donald Trump alla Cina. “Pechino ha un piano egemonico. Ha pagato anche il Vaticano. Voi avete forza economica e siete la storia dell’occidente”, ha detto Bannon in una dichiarazione registrata da La Verità.

Repubblica ha intervistato l’ammiraglio James Foggo, il comandante in capo delle forze navali statunitensi e della Nato in Europa. Da una parte dice che “la morsa di Russia e Cina si sta stringendo” sul Vecchio Continente, dall’altra incoraggia il dialogo per evitare “che la situazione degeneri”.

PANDEMIA E VOLI

Quella appena trascorsa è stata anche la settimana della riapertura (molto parziale) delle frontiere esterne a Schengen. Dal 1° luglio è consentito atterrare in Europa a chi arriva da una lista di 15 (in realtà 14) paesi. Tra le nazioni asiatiche, dentro Giappone, Corea del sud e Thailandia. Si è detto che la lista comprende anche la Cina. In realtà, stante la situazione epidemica europea, chiedere reciprocità significa di fatto tenere chiusi i voli con la Repubblica Popolare. Reciprocità che però, almeno a livello comunitario, non è stata chiesta al Giappone, che non consente tanto quanto la Cina l’ingresso ai cittadini europei. Lista che (ovviamente, anche se la Lega non la pensa così) non comprende gli Stati Uniti dove negli scorsi giorni si sono registrati oltre 50 mila nuovi contagi al giorno. Ma secondo la Verità, col suo voto a favore l’Italia rischia l’incidente diplomatico con Donald Trump.

Ogni paese Schengen ha in realtà adottato regole proprie. L’Italia, per esempio, ha mantenuto la quarantena obbligatoria di 14 giorni per tutti gli arrivi extra Ue, compresi quelli della lista dei “buoni” e non solo per chi arriva dai paesi attualmente più colpiti, vale a dire Stati Uniti, Russia e Brasile. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha scelto la linea della cautela per “non sprecare i sacrifici fatti finora”. Nei riguardi del Giappone, però, Italia e Francia sembrano avere un approccio più morbido rispetto a quello della Germania, con Berlino che chiede reciprocità non solo a Pechino ma anche a Tokyo.

In realtà, gli arrivi tramite scalo (anche da paesi con una situazione epidemica grave) restano possibili e non sempre la quarantena e i controlli scattano in maniera efficace. Speranza ha garantito che tutto funziona a dovere e pensa a una stretta sui ricoveri. Da lunedì si effettueranno a Roma tamponi a tappeto ai componenti della comunità del Bangladesh, dopo il nuovo focolaio nella capitale.

In generale, sulla vicenda dei voli sembrano subentrate valutazioni politiche anche a livello europeo. Ecco che cosa ho scritto negli scorsi giorni a corredo di una puntata delle pillole asiatiche: “Sottolineando l’enorme differenza dell’andamento pandemico tra Usa e Cina, va detto che chiedere la reciprocità a Pechino (ma non per esempio al Giappone) significa di fatto tenere chiuse le frontiere ai voli da quel paese. Anche perché Pechino ha dimostrato di reagire in maniera vigorosa alla comparsa del primo focolaio (vedi quanto successo nella capitale nelle scorse settimane). In tutto ciò restano chiusi i voli anche con Taiwan che da inizio epidemia ha 7 decessi. Pare un po’ una catena viziosa: no agli Usa e allora fittizio sì alla Cina, fittizio sì alla Cina e allora niente Taiwan”.

È atterrato venerdì 3 luglio a Nanchino un aereo della compagnia aerea NEOS con a bordo 144 passeggeri. Si tratta del primo volo speciale di rientro di imprenditori italiani che lavorano in Cina. Un’operazione realizzata della Camera di Commercio Italiana in Cina, in stretta collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Pechino, la rete diplomatico-consolare e la Farnesina.

A bordo c’era anche Michela Burzi, una buyer per una multinazionale che si occupa di packaging di lusso.

ECONOMIA E COMMERCIO

I porti italiani tornano a guadagnarsi il palcoscenico (anche) per i rapporti con la Cina. Il colosso Cosco (quello del Pireo, per intenderci) ha sconsigliato i clienti di servirsi del porto di Genova che sta perdendo operatività a causa dei cantieri in autostrada, senza contare il cronico problema della mancanza di interconnessioni ferroviarie ad alta velocità. “Cosco è presente a Genova dal lontano 1963. È la prima volta che ci troviamo a gestire una simile emergenza, con i camion che non riescono a entrare nel porto, con il casello di Genova Ovest bloccato nelle ore cruciali, con i container fermi da giorni sui piazzali perché il cliente non può ritirarli e con i terminalisti che non fanno sconti ma, al contrario, intendono essere pagati anche se il container resta fermo per cause di forza maggiore”, ha detto Marco Donati, direttore generale di Cosco Shipping lines Italy, al Sole 24 OreNon si tratta di una cosa di poco conto: Cosco movimenta su Genova circa 170mila teu l’anno, il 7-8% del totale dello scalo portuale. Anche per questo gli spedizionieri sono in allarme rosso.

A Trieste prosegue la paradossale situazione venutasi a creare dopo la rimozione di Zeno D’Agostino imposta dall’Anac. In seguito alle proteste dei lavoratori, il Tar ha annullato la sua revoca, smontando la ricostruzione dell’autorità anticorruzione. E D’Agostino è tornato al suo posto. Vicende che possono comunque creare confusione negli investitori stranieri. Anche il porto giuliano dovrebbe (avrebbe dovuto?) giocare un ruolo cruciale in ambito Via della Seta in Italia.

Iniziativa commerciale congiunta tra Huawei e Alitalia. Chi acquista un nuovo smartphone del colosso cinese tra il 15 giugno e il 31 agosto ha due codici scontro del 20% per volare con la compagnia di bandiera italiana.

Per la prima volta, uno studio ha provato a quantificare gli effetti economici del blocco del 5G di Huawei. Paolo Fiore racconta per Agi il risultato della ricerca (realizzata dall’istituto di analisi Oxford Economica e commissionata dalla stessa azienda di Shenzhen): in Italia i costi di sviluppo della rete lieviterebbero del 19%. Con almeno altri due effetti: nel 2023, ci sarebbero 6,2 milioni di italiani in meno con accesso al 5G. E nel 2035, il Pil perderebbe 4,7 miliardi rispetto alla proiezione attuale.

Luigi De Vecchis, Presidente Huawei Italia, è intervenuto alla tavola rotonda “5G the new normal: quali casi, quali soluzioni” nell’ambito del terzo appuntamento del web summit Telco per l’Italia 2020 organizzato da CorCom e Digital360. Ha raccontato le potenzialità della nuova tecnologia, enfatizzando il concetto di “ecosistema”. Il Rotating Chairman Guo Ping, invece, ha paragonato il 5G all’elettricità, definendolo “il motore della ripresa economica”. Intanto, Huawei ha lanciato in Italia il nuovo tablet MatePad.

Il colosso di Shenzhen è ormai da lungo tempo nel mirino degli Stati Uniti. E non è l’unico. Ma, secondo l’ex sottosegretario al Mise Michele Geraci , “lo scontro tra Usa e Cina e le restrizioni imposte dall’amministrazione Trump all’importazione di tecnologie cinesi anche da parte di Paesi alleati dagli Stati Uniti devono essere superati in modo pragmatico e non si può permettere che l’interscambio tra Roma e Pechino subisca una battuta d’arresto”.

Sull’inserto economico del lunedì del Corriere della Sera, Filippo Fasulo (direttore Centro studi per l’impresa di Fondazione Italia Cina) racconta la “mossa elettrica” della Cina sull’automotive che coinvolge anche la Motor Valley emiliana dopo il mega investimento di Faw.

Come raccontato prima da Filippo Santelli su Affari & Finanza e poi da Rita Fatiguso su Il Sole 24 Ore, la Cina allenta i vincoli agli investimenti esteri, ma non per tutti.

Il falso miele che arriva dalla Cina, a bassissimo costo, minaccia la filiera italiana.

RICERCA E CULTURA

Si è conclusa la 22esima edizione del Far East Film Festival. Il Gelso d’Oro è andato a Better Days di Derek Tsang (figlio del leggendario Eric Tsang), youth drama cinese con al centro una storia d’amore e di violenza sui banchi di scuola. Il film si è aggiudicato anche il Gelso Nero degli accreditati Shogun. Il Gelso d’Argento è andato al film di debutto malaysiano Victim(s) della regista Layla Ji, presentato al FEFF 22 in prima mondiale (la Malaysia non era mai finita sul podio). Il Gelso di Cristallo è andato alla favola pop taiwanese I WeirDo di Liao Ming-yi (un’altra prima mondiale), che si è aggiudicata anche il Gelso Viola di Mymovies. Il Gelso Bianco per la migliore opera prima, deciso da una giuria internazionale (La Frances Hui, Leopoldo Santovincenzo, Mark Adams), è andato invece all’action-comedy sudcoreana Exit di Lee Sang-geun. Sudcoreana anche la menzione speciale, cioè il noir Beasts Clawing at Straws di Kim Young-hoon. La co-produzione Cina/USA/Italia We Are Living Things del regista italiano Antonio Tibaldi ha invece vinto la quinta edizione di FOCUS ASIA, la sezione industry dedicata ai film ancora in fase di post produzione. Tra gli altri titoli presentati c’era anche The Captain, sull’incidente aereo sfiorato nel 2018 sul volo da Chongqing a Lhasa, in Tibet.

Edizioni Piane ha pubblicato La gioia nella sofferenza con Cristo nelle prigioni della Cina, un libro di Rose Hu con una testimonianza diretta delle persecuzioni dei cristiani nella Cina della rivoluzione culturale.

Anche questa estate torna il Chinese Bridge per studenti universitari. La competizione, giunta alla sua 19° edizione, intende stimolare l’interesse e l’entusiasmo degli studenti universitari per la lingua cinese, permettendogli di mettere alla prova le conoscenze sulla Cina e di rafforzare la loro comprensione della lingua e della cultura cinese. Questa edizione è organizzata dall’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano e dall’Aula Radiofonica Confucio CMG – Uni-Italia, e patrocinata dall’Ufficio Scienze ed Istruzione dell’Ambasciata della RPC in Italia.

NON SOLO CINA

Dopo oltre otto anni, arriva a una (parziale) conclusione l’interminabile vicenda diplomatica tra Italia e India sui due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. La Corte permanente di arbitrato dell’Aja ha disposto che i due fucilieri di Marina saranno processati in Italia, ma all’India spetta un risarcimento per la “perdita di vite” e i danni morali e materiali connessi al caso Enrica Lexie. La ricostruzione della Corte “si spera metta definitivamente a tacere le fantasiose tesi innocentiste e vittimiste che, dal 2012, continuano a inquinare il dibattito pubblico intorno alla condotta dei «nostri marò»”, scrive Matteo Miavaldi su Il Manifesto. La sentenza, intanto, è stata salutata come una vittoria dal governo italiano e da Emma Bonino, ex ministro degli Esteri.

Ma in India il dibattito non è concluso: il primo ministro del Kerala Pinarayi Vijayan ha chiesto a Narendra Modi di fare domanda per la massima compensazione possibili, oltre che di insistere per un “processo equo” in Italia. Dal 2012, comunque, la procura di Roma indaga sul caso per omicidio volontario.

Quando guarda a oriente, l’Italia mira anche al sud est. In settimana due colloqui di rilevanza diplomatica. Il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano ha parlato con il viceministro dell’Industria e del commercio vietnamita Hoang Quoc Vuong. Il colloquio è stato l’occasione per firmare il nuovo memorandum d’intesa sulla Commissione economica mista (Cem) italo-vietnamita e per una panoramica dei rapporti economici bilaterali.  “Il Vietnam è il nostro primo partner commerciale in Asia sudorientale”, ha detto Di Stefano. “Lavoriamo per un incremento dell’interscambio bilaterale, in un’ottica di riequilibrio della bilancia commerciale”. Aggiungendo: “Il nostro partenariato economico si inserisce all’interno di un più ampio quadro politico che ha fatto dell’interesse italiano in Asia sudorientale una scelta precisa di politica internazionale e che considera il Vietnam un pilastro all’interno dell’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (Asean)”. 

Luigi Di Maio ha invece avuto un colloquio telefonico con il segretario generale dell’Asean, Dato Paduka Lim Jock Hoi. Secondo il comunicato della Farnesina, si è parlato di rapporti Italia-ASEAN, contrasto alla pandemia di COVID-19, rafforzamento dell’interscambio economico-commerciale. L’interscambio tra l’Italia e i paesi dell’area ha superato gli 8,6 miliardi di euro nello scorso anno e circa 700 imprese italiane operano nella regione, con un’importante presenza in settori come energia, trasporti, costruzioni e automazione.

A proposito di Vietnam: Marco Abbiati è il nuovo amministratore scientifico dell’Ambasciata italiana di Hanoi. Nel suo nuovo incarico punterà a promuovere la cooperazione scientifica e tecnologica tra i due paesi. La stessa Ambasciata ha reso disponibili le registrazioni e i materiali di due webinar sul mercato vietnamita e sull’accordo di libero scambio tra Unione europea e il paese del sud est asiatico.

Uno studente sardo di 17 anni ha raccontato la sua esperienza durante la pandemia a Taiwan, per il Rotary Youth Exchange.

A Roma è stato invece ritrovato un bambino di Taiwan che era scomparso un anno fa.

Japan Fashion Week Organization e Japan External Trade Organization (JETRO), che si occupano di organizzare e gestire la partecipazione delle aziende giapponesi al padiglione Giappone della fiera Milano Unica (il Salone Italiano del Tessile), hanno ufficializzato l’annullamento della loro partecipazione all’evento, in calendario a settembre.

La società giapponese di progettazione e vendita all’ingrosso di articoli in pelle M Co., Ltd. ha inaugurato a Tokyo il primo punto vendita del proprio marchio italonipponico ‘L’Arcobaleno‘. Tutti gli articoli del brand vengono disegnati dal presidente della M. mentre la produzione è affidata agli stabilimenti italiani partner.

Sabrina Bullaro, cittadina italiana malata di fibrosi cistica, è deceduta a Tokyo poco prima di prendere il volo che avrebbe dovuto riportarla a Verona.

Il 31enne Lorenzo Baccifava, marchigiano, è tornato in Italia dopo un viaggio lungo oltre un anno in sella alla sua bici e cominciato dalla città giapponese di Sapporo.

AGENDA E SUGGERIMENTI

Nell’ambito del ciclo Dialoghi Copernicani, lunedì 6 luglio alle ore 12 incontro con Audrey Tang, ministro per il Digitale del governo di Taiwan e hacker civica che si definisce “nata a Taipei e cresciuta su Internet”. Il ministro interverrà per parlare del modello Taiwan di gestione della pandemia da coronavirus.

Lunedì 6 luglio alle ore 18 il presidente dell’Associazione Ticino Cina Alfonso Tuor dialogherà online con Simone Pieranni (autore di “Red Mirror“) e Giada Messetti (autrice di “Nella testa del Dragone“) sul tema: “Perché è sempre più importante parlare (nel modo giusto) di Cina”. Per prenotarsi: associazione.ticinocina@gmail.com.

Dopo il grande successo della prima edizione, il Centro di giornalismo permanente organizza un secondo workshop “Scrivere di esteri: raccontare l’Asia”, in programma a partire dal 6 luglio. Il corso è riservato a 20 partecipanti ed è tenuto dai giornalisti Simone Pieranni, Matteo Miavaldi, Giulia Pompili, Ilaria Maria Sala e dalla ricercatrice Giulia Sciorati.

Giovedì 9 luglio alle ore 16 cinesi la Camera di Commercio Italiana in Cina organizza un evento focus sul Taicang Investment Promotion Bureau.

Venerdì 11 luglio alle 14 (orario di Shanghai, ore 8 in Italia) in programma il webinar “China, US, and the world: geo-economic trends”, organizzato da RsA Asia e dalla Shanghai Jiaotong University. L’evento sarà coordinato da Lorenzo Riccardi.

Inaugurata al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato la mostra “Nudi” di Ren Hang, fotografo scomparso nel 2017 quando aveva meno di 30 anni. L’esposizione resterà allestita fino al 23 agosto. Qui una recensione.

E’ uscito il nuovo numero di OrizzonteCina, mensile di analisi dedicato ad avvenimenti e dibattiti sui temi di politica, relazioni internazionali ed economia della Cina contemporanea, curato dal TOChina Hub dell’Università degli Studi di Torino e dal T.wai, il Torino World Affairs Institute.

Di Lorenzo Lamperti*

**Giornalista responsabile della sezione “Esteri” del quotidiano online Affaritaliani.it. Si occupa di politica internazionale, con particolare attenzione per le dinamiche geopolitiche di Cina e Asia orientale, anche in relazione all’Italia