Gli aiuti sanitari in arrivo dall’estero continuano a scatenare diverse polemiche. In primis, per questa volta, quelli dalla Russia, con un botta e risposta tra il quotidiano La Stampa, il general maggiore e rappresentante del ministero della Difesa russo Igor Konashenkov e il governo italiano. Per quanto riguarda la Cina, nessun caso diplomatico tra i due paesi, ma semmai l’indiscrezione del settimanale britannico The Spectator, nate da una denuncia in forma anonima di un alto funzionario dell’amministrazione Trump, secondo il quale Pechino avrebbe preteso dall’Italia un pagamento per dispositivi di protezione individuale (Dpi) che Roma aveva donato alla Cina all’inizio dell’epidemia di Covid-19. Indiscrezioni smentite da fonti del governo italiano: “Si tratta di una bufala senza precedenti”. Tesi confermata anche dal blogger Paolo Attivissimo.

Delle mascherine dalla Cina (che secondo Formiche costeranno oltre 200 milioni) ha parlato, di nuovo, Luigi Di Maio durante un’intervista a Non è l’Arena su La7: “L’Italia oggi ha bisogno di 100 milioni di mascherine ogni mese, più centinaia e centinaia di ventilatori. Quando andremo nella fase 2, avremo ancora più bisogno di mascherine. Le nostre fabbriche in Italia non riescono a soddisfare a questa esigenza. Ad oggi grazie al lavoro di ambasciatori, consoli e dell’Aeronautica sono arrivate 50 milioni di mascherine, il 50% a dono. Di queste, 22 milioni arrivano dalla Cina e abbiamo firmato con un’azienda cinese un contratto per 180 milioni di mascherine”, ha detto il ministro degli Esteri, aggiungendo a proposito della querelle doni-export. “Se devo salvare della vite, non mi interessa se sono gratis o se le debba pagare. D’altronde, anche pagando, non è detto che le ottieni”.

Intanto L’Ambasciata di Pechino a Roma ha annunciato che la Cina inizierà a esportare a breve caschi tecnologici in grado di rilevare soggetti con febbre durante i controlli. Nuovo step lungo la “Via della Seta sanitaria”, progetto che comprende anche farmaci e medicina tradizionale e che, come racconta benissimo Simone Pieranni su Il Manifesto, viene da lontano. Le erbe portate dai medici cinesi verranno utilizzate in una sperimentazione al Centro di fitoterapia della regione Toscana.

In un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore, il professore della Shanghai Academy of Social Sciences, Li Lifan, definisce quello della Cina “un aiuto responsabile” e ricorda le storiche relazioni tra Roma e Pechino. Sempre sul quotidiano economico, l’ex ministro dell’Ambiente e docente di scienze ambientali alla Tsinghua University di Pechino, Corrado Clini, invita a creare una “piattaforma con Pechino per il dopo virus”.

Nel frattempo, prosegue il ponte aereo sanitario organizzato dall’Ambasciata d’Italia in raccordo con la Farnesina e il Dipartimento della Protezione Civile. Sono arrivati a Fiumicino 4 camion con 100 macchinari per ausilio respiratorio, 50.000 maschere protettive, 50.000 camici sanitari e altri dispositivi medici donati dalla Fondazione Alibaba alla Croce Rossa Italiana. Quaranta tonnellate di dispositivi di protezione destinati alla sanità siciliana sono invece arrivate a Palermo. Un imprenditore cinese ha regalato 20 mila mascherine agli ospedali di Brescia. Un cardiologo cinese che ha studiato a Lecce ha donato all’ospedale tremila mascherine. Non sempre fila tutto liscio. Secondo Il Fatto Quotidiano, dalla Cina sono arrivati 600 mila pezzi non idonei dentro scatole destinate ai medici di base. Lo stesso giornale racconta che, per immettersi nel mercato europeo, molte aziende chiedono l’ok di enti che però consegnano documenti “poco trasparenti”.

Qiu Yunqing, infettivologo a capo della delegazione di tredici esperti che ha appena visitato alcuni ospedali del nord Italia, invita il governo Conte a prendere misure più drastiche per sconfiggere l’epidemia. Liang Zong’An della Sichuan University rimprovera all’Italia di stare commettendo gli stessi errori commessi inizialmente dalle autorità di Wuhan e dell’Hubei. Michele Geraci, ex sottosegretario al Mise con Di Maio, sostiene che al governo italiano manchi competenza e che il premier Conte sia privo di “esperienza gestionale”.

 

SFIDA DIPLOMATICA

Il ministro degli Esteri di Pechino, Wang Yi, ha invitato tutti i paesi a evitare ogni tipo di sospetto infondato e a non politicizzare la cooperazione nella lotta globale, durante una telefonata con Josep Borrell, l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea. Stessa linea mantenuta dal Global Times in diversi editoriali (qui uno tra questi). Secondo il tabloid le polemiche e i “calcoli politici” non oscureranno il contributo globale di Pechino.

Da alcuni paesi arrivano denunce secondo le quali alcuni test diagnostici in arrivo dalla Cina sarebbero difettosi, mentre alcuni paesi hanno respinto (almeno parzialmente) gli aiuti. “Nessuna geopolitica delle mascherine, l’Italia è un Paese amico e la Cina vuole aiutarla a salvare vite”, ha dichiarato l’ambasciatore di Pechino in Italia, Li Junhua. A conferma dei rapporti tra il M5s e Pechino, Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri e braccio destro di Di Maio, ha dichiarato in un’intervista al South China Morning Post: “Vogliamo essere più vicini possibile alla Cina, ma sappiamo bene dove siamo: siamo in Europa”. Andrea Martella, sottosegretario alla presidenza del consiglio, auspica che “gli aiuti non diventino un risiko geopolitico”.

Ma le mosse di Pechino lungo la “Via della Seta sanitaria” sono seguite con attenzione negli Stati Uniti. Foreign Policy sostiene che Pechino non stia aiutando l’Italia e indica nel Movimento Cinque Stelle la sponda utilizzata dal Partito Comunista Cinese per aumentare la sua influenza nel paese. Nella partita ha deciso di entrare in maniera convinta la Casa Bianca (ne ho scritto qui), nonostante i gravissimi problemi interni. “Noi aiutiamo l’Italia senza megafono”, aveva detto una decina di giorni fa l’ambasciatore americano in Italia, Lewis Eisenberg.  Stavolta però Washington ha deciso di farlo a voce alta, con Donald Trump che in una telefonata a Giuseppe Conte ha promesso aiuti per cento milioni.

Secondo Micol Flammini, nel pieno dell’emergenza la Nato (invitata da Di Maio a “trarre le opportune lezioni da questa crisi”) ha recuperato la sua forza e la sua centralità, coordinando la consegna di aiuti tra paesi alleati. Alberto Bradanini, ex ambasciatore italiano a Pechino, auspica su MicroMega un ritorno ai valori del socialismo democratico “per ricostruire il paese su basi diverse, allontanandosi dal liberismo mondialista e utilizzando le enormi risorse finanziarie disponibili in uno stato moderno”.

 

LA SITUAZIONE SANITARIA

In Europa SarsCov2 potrebbe non essere arrivato direttamente dalla regione cinese dello Hubei e dalla città di Wuhan, ma con buona probabilità dalla metropoli di Shanghai. Walter Pasini, epidemiologo e direttore del Centro di Travel Medicine and Global Health, sostiene che il virus sia arrivato in Italia con voli dalla Cina prima dello stop dei collegamenti aerei diretti deciso dal governo Conte lo scorso 31 gennaio. Jack Ma ha messo in piedi una piattaforma online ‘aperta’ a medici di tutto il mondo per studiare e contrastare la pandemia.

Proseguono i racconti di italiani in Cina. Gianluigi Perrone ha raccontato su Il Fatto Quotidiano la sua quarantena, sottolineando il ruolo e la presenza della tecnologia in Cina. Lorenzo Mastrotto continua la sua quarantena a Wuhan. Arrivano anche altre testimonianze da Pechino. Su Asia News è stato pubblicato un intervento di Shan Ren Shen Fu, sacerdote cinese che si dice “molto colpito” dai video dall’Italia in cui si vedono “sacerdoti che portavano in processione l’Eucarestia e benedicevano il popolo”. I cattolici cinesi hanno scritto una lettera a Papa Francesco chiedendogli di prendersi cura di sé.

Ora è la Cina che teme i contagi “di ritorno” o importati dall’estero. E, come molti cittadini cinesi all’estero sono stati vittime di episodi di aggressioni o insulti durante le prime settimane della pandemia, ora Il Foglio racconta che sono gli stranieri a essere nel mirino dei cinesi. Mentre la “fase due” della Cina si poggia molto sulla tecnologia e sul data tracing. Lo scrittore di fantascienza cinese Chen Qiufan ha raccontato in un’intervista a Il Manifesto come intelligenza artificiale e big data siano ormai la nuova normalità. Il ruolo dell’hi-tech cinese su scala globale è sottolineato con forza dai media di Pechino.

Giada Messetti, autrice del libro “Nella testa del Dragone“, sostiene che il modello Wuhan sia difficilmente replicabile in Italia, dove c’è meno tecnologia e più privacy. Il Global Times sottolinea anche una componente culturale, invitando i paesi occidentali a cambiare abitudini e a utilizzare le mascherine. A proposito di Giada Messetti, la giornalista e sinologa è tornata insieme a Simone Pieranni alla guida del podcast Risciò, con due corse speciali dedicate all’emergenza coronavirus. Un consiglio per tutti: ascoltatelo, magari recuperando anche le prime otto puntate registrate tra fine 2017 e inizio 2018.

 

TRA PARTNERSHIP E GOLDEN POWER

La ripartenza economica della Cina non è ancora completa. Anzi, secondo Filippo Santelli quella di Pechino rischia di essere una “falsa ripartenza“. Lavoro e, soprattutto, consumi sono ancora fermi: “La gente ha ripreso ad acquistare, ma tutto ciò che compra è materiale per una nuova esistenza minima”, dalla casa all’ufficio, e ritorno. Non ci si fida ad uscire a cena, prenotare le vacanze, regalarsi un’auto”. Alessia Amighini dell’ISPI scrive che in realtà niente è ancora tornato come prima e parla di una crisi senza precedenti perché è al contempo una crisi di offerta e una crisi di domanda.

Filippo Fasulo, direttore CeSIF – Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina, prevede sul Corriere Economia che la fabbrica di Xi “sarà meno globale”, con l’emergenza sanitaria che rende più fragile la globalizzazione e blocca il modello produttivo just in time, dando più spazio a scorte e produzioni strategiche.

La cooperazione economica tra realtà italiane e realtà cinesi intanto prosegue. Italiaonline e Alibaba.com hanno firmato un accordo di collaborazione per favorire l’esportazione del Made in Italy delle piccole e medie aziende del nostro Paese in modalità 100% digitale. Niu Yishun, il miliardario cinese fondatore della Hixih Rubber Industry Group, già partner di Pirelli con una joint venture dal 2005, è entrato nel capitale con un potenziale 5,195%. La People’s Bank of China ha portato in trasparenza una quota dell’1,014 per cento del capitale di Eni

In un copione già visto in passato, Sandro Bottega, proprietario della omonima cantina di Bibano di Godega produttrice di prosecco, si è dovuto scusare dopo aver rilasciato delle dichiarazioni dure sulle responsabilità di Pechino nella pandemia che hanno portato al blocco dei distributori cinesi.

Il governo giallorosso ha deciso di estendere il golden power (che aveva introdotto anche sul 5G durante il suo primo consiglio dei ministri) per blindare il controllo delle imprese strategiche e impedire scalate ostili alle aziende italiane da parte di soggetti stranieri. L’estensione del golden power è stata rivendicata da Fratelli d’Italia e da Giorgia Meloni, che negli scorsi giorni ha parlato più volte della necessità di evitare “svendite alla Cina”.

A proposito di 5G, Huawei (che ha donato 1,6 milioni di mascherine alla Protezione Civile) ha chiuso il 2019 in grande crescita nonostante la guerra fredda tecnologica con gli Usa. Il colosso di Shenzhen e Retelit hanno consentito di realizzare la prima videoconferenza tra l’ospedale Cotugno di Napoli e quello di Zhongshan.

Lorenzo Riccardi, fiscalista che lavora da 14 anni a Shanghai, ha parlato del suo progetto 200 Economies in un webinar organizzato il 4 aprile dalla Shanghai Jiao Tong University sulla Cina e il mondo.

 

NON SOLO VIRUS, NON SOLO CINA

Continua a suscitare attenzione il “modello coreano“. Come scrive Giulia Pompili su Il Foglio, Seul ha iniziato a esportare i test-lampo per il virus. “A oggi, però, secondo varie fonti ascoltate dal Foglio, nessuno si è messo in contatto con le aziende sudcoreane per l’acquisto di kit diagnostici”, scrive Pompili. “La diplomazia italiana è molto attenta gli aiuti di altri paesi, e non alle pragmatiche collaborazioni”. E intanto la falla sul sito dell’Inps, scrive Repubblica, rilancia i dubbi sull’app del modello Corea, per i limiti tecnologici dell’Italia. Al modello coreano e giapponese ha detto di rifarsi il sindaco di Fara in Sabina, provincia di Rieti.

Corriere Innovazione ha dedicato due pagine al reportage fotografico da Hong Kong di Filippo Mutani, che con il suo lavoro ha svelato gli alveari di studenti e operai che hanno alimentato per mesi la contestazione che ha scosso l’ex colonia britannica.

Lucio Malan, senatore di Forza Italia e presidente del gruppo Interparlamentare di amicizia Italia-Taiwan, sostiene che il primo esempio da seguire nel contenimento dell’epidemia sia quello di Taipei. Il governo taiwanese ha annunciato che donerà 7 milioni di mascherine ai paesi europei più colpiti dalla pandemia, compresa l’Italia, dove sono già arrivati alcuni aiuti spediti dalla comunità cattolica dell’isola, mentre l’Ambasciata di Taipei presso la Santa Sede ha donato aiuti alle suore camilliane in quarantena. Il leader della Lega Matteo Salvini, che da quando è all’opposizione ha assunto una linea anti cinese, ha ringraziato il governo di Taipei. Taiwan non fa parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità perché considerata parte del territorio della Cina, come ricorda Il Foglio citando il caso dell’intervista dell’emittente di Hong Kong Rthk di Bruce Aylward, assistente del direttore generale dell’Oms.

Mentre l’Asia orientale rischia una svolta autoritaria in diversi paesi, anche il Vietnam si è aggiunto alla lista dei paesi che hanno inviato aiuti sanitari all’Italia. Hanoi è stata ringraziata dalla Farnesina.

Di Lorenzo Lamperti*

**Giornalista responsabile della sezione “Esteri” del quotidiano online Affaritaliani.it. Si occupa di politica internazionale, con particolare attenzione per le dinamiche geopolitiche di Cina e Asia orientale, anche in relazione all’Italia