Sono uno dei figli del primo flusso migratorio cinese in Italia; i primi cinesi arrivati negli anni ‘30, tra i quali mio Padre, sono ormai tutti scomparsi, avendo generato famiglie miste, con figli oggi del tutto integrati nella cultura e nella società italiane. Solo anni dopo arrivarono in Italia intere famiglie, spesso qui richiamate dai loro progenitori o parenti, che avevano per loro tracciato il solco. La Chinatown milanese, del tutto simile ad altre in Italia, è ormai un radicato quartiere, dove la vita si integra con le attività, dove tanti sono i giovani che intraprendono nel quartiere, magari con una laurea in tasca, ma seguendo l’estro (e forse con il DNA) dei padri e dei nonni.

Pochi tra loro conoscono la storia di coloro che per primi si insediarono in città, con le difficoltà di lavoro, della lingua e delle leggi razziali, ma che con forza e determinazione si unirono con donne italiane, formando con loro Famiglia, dando inizio alla costruzione del loro futuro. La maggior parte dei cinesi attualmente in Italia trova le sue radici in quegli anni, in quei nonni e bisnonni, di cui portano solo il cognome, ma spesso senza conoscerne le vicende storiche, il coraggio e la determinazione che li hanno caratterizzati.

Angelo Ou
Angelo Ou

La migrazione cinese in Italia è una tra le più antiche e Milano ne fu l’epicentro insieme a Bologna, ma nessun studio ha mai parlato del ruolo delle mamme di Chinatown, le prime donne italiane che sposarono immigrati cinesi ed anche delle prime cinesi che seguirono i mariti qui. Ecco che queste storie sono oggi raccontate nel mio libro “L’altra metà del cielo”, che ho voluto scrivere a ricordo e stabile memoria di queste coraggiose mamme e dei loro mariti, con l’intento anche di lasciare una traccia a chi in futuro vorrà leggere e sapere di questa importante immigrazione cinese in Italia.

Queste mamme sono quasi tutte donne semplici, spesso figlie di famiglie di provincia, anche loro immigrate in città per trovare lavoro; ragazze che sposando uno straniero avrebbero poi perso la cittadinanza, con la necessità quindi di ottenere un permesso di soggiorno per restare in Italia.

In questo saggio sono infatti raccontate le storie di 23 vite di donne e delle loro famiglie, da cui discende la maggioranza di coloro che ancora vivono in via Canonica e dintorni. Sono brevi ritratti, storie d’amore, di talento imprenditoriale e impegno infaticabile. Scorrendo le pagine del libro pare di vederle contrattare con i fornitori e poi cucinare alla cinese , per la famiglia ma anche per i dipendenti; così come pare di vedere i mariti che la domenica si trovavano a giocare a Mah-Jong con i loro connazionali in un fumoso locale al civico 35 della via Canonica, per molti anni  l’unico circolo esclusivo Cinese.

Facile è stato il pensare al Libro, ma difficile fu poi immaginarne la struttura ed i contenuti, sino a che alla fine dell’estate del 2019, con il sostegno di molti amici sino-italiani, quasi tutti come me nati alla fine della 2.a Guerra Mondiale, ne ho progettato la struttura, con i seguenti contenuti :

  • Sono partito dalla celebrazione del 70° della Fondazione della RPC, nel 2019 appunto, che mi ha dato lo spunto per significare storie ancor più datate;
  • Ho evidenziato come la Cina fosse, in un tempo non così remoto, un mondo del tutto sconosciuto ai più, salvo alcuni spunti di Marco Polo, raccontati a Rustichello da Pisa e trascritti nel libro de “Il Milione”;
  • Con un audace parallelismo tra Roma e Cina, ho messo in evidenza i due potenti Imperi: ho insomma sottolineato come Italia e Cina fossero e siano molto vicine tra loro, da sempre;
  • Ho fatto riferimento all’importante conoscenza appresa e riportata dai padri gesuiti, in particolare riguardo agli usi e costumi dei cinesi;
  • Indispensabile corredo è stato il raccontare la fine delle Dinastie e la successiva nascita quindi del KMT e del PCC cinese, due forze democratiche poi avverse, pur se unite contro il nemico: insomma la Cina dello scorso XX° secolo;
  • E’ stato necessario un accenno di maggior conoscenza sulla guerra civile, nelle sue due fasi; quindi gli anni ’30 in Cina e nel Mondo (una motivazione per lasciare la Cina da parte dei ns padri…);
  • Ho poi raccontato l’epico arrivo dei primi cinesi in Italia, soprattutto dal 1936, Anno del Topo;
  • Ecco poi il fatale incontro con le coraggiose donne italiane ed i primi Matrimoni, misti e cattolici;
  • Cercando di essere il più fedele possibile ai racconti di figli e nipoti, ho quindi tracciato i profili di 23 Mamme (1 Mongola, 2 Cinesi e 20 Italiane); come incontrarono i mariti, quali difficoltà dovettero superare e quanta passione avevano nei loro cuori;
  • Indispensabile è stato poi qualche cenno sui figli di queste Mamme (oggi tra i 70 ed 85 anni);
  • La nascita della RPC del 1949 : fu un evento che lascerà spiazzati tutti i cinesi in Italia e nel Mondo;
  • Opportuni, per meglio comprendere la storia, sono stati alcuni cenni sulla Rivoluzione Culturale e la Nuova Cina del dopo Mao;
  • Un vezzo è stato poi quello di fare cenno al gioco del Mah-Jong ed al riso bianco (due riti che i cinesi, pur da tempo in Italia, mai abbandonarono);
  • Sul finire del libro, alcune note sulle nuove famiglie cinesi in Italia oggi, sottolineando la diversità rispetto ai tempi dell’inizio;
  • Sempre di attualità raccontare la storia dell’Anno lunare, dell’Oroscopo e del Capodanno cinese.

Ho insomma costruito un ponte che inizia dal 1911 ed arriva ad oggi, lungo oltre un secolo, sotto il quale ho trascritto i 23 Racconti, solo debolmente romanzati, in qualche caso davvero avvincenti, alcuni tristi ed altri commoventi, ma tutti egualmente di importanza sociale e storica.

Ecco qualche pillola su alcune delle “storie” raccontate:

Giulia Bazzini, di vent’anni, e sua sorella Angelina, nel 1931 arrivano dalla provincia cremonese a Milano e vivono in via Canonica dove, per pagare l’affitto, lavano i panni a domicilio. Un giorno bussò alla loro porta Ou Li Siang, un giovane arrivato dalla Cina, che per sbarcare il lunario faceva il venditore ambulante sulle piazze e proprio per questo aveva bisogno che le sue camicie fossero stirate e inamidate. Non passò molto tempo e “Lisan” fece la sua dichiarazione a Giulia: si innamorarono e si sposarono; poi insieme avviarono un laboratorio di cravatte, un secondo di pelletterie e quindi un negozio, che diede lavoro a tante operaie italiane.

Letizia Simondi, una giovane delle valli piemontesi con la voglia di evadere, incontrò il suo futuro marito Cinese, venditore ambulante a Torino, lo sposò e lo seguì a Milano, poi più tardi in Cina; ma laggiù lui si ammalò e allora fu lei a mantenere la famiglia vendendo per le strade una pomata dermatologica. I clienti si avvicinavano incuriositi a questa donna bionda europea, che stupiva parlando il dialetto whenzonese. Dopo molti anni, lei tornò a Milano con il figlio Lorenzo e proseguì per tutta la vita a fare con successo la venditrice ambulante.

Anna Chen fu la prima ed eroica donna cinese ad emigrare da sola. Lasciò infatti in patria marito e figli per raggiungere il padre in Olanda e dopo anni di lavoro venne in Italia, a Bologna; fece poi arrivare tutti i suoi figli in Italia e successivamente si insediò a Milano, dove avviò diverse realtà imprenditoriali, l’ultima delle quali fu il ristorante “La Muraglia”, tra i primi ristoranti cinesi ad ampia diffusione meneghina.

I diversi 23 racconti delle Mamme sono stati da me romanzati, assumendo però le informazioni di base (in qualche caso ho avuto solamente le date di nascita e di matrimonio…) inviatemi dai singoli figli o nipoti delle stesse Mamme, tre delle quali ancora viventi ed oggi ultranovantenni. Le informazioni storiche e geografiche sono di assoluta fedeltà e frutto della mia ricerca.

Sono storie alla Romeo e Giulietta, di amori ostacolati o benedetti, anche letteralmente, dato che molti matrimoni furono celebrati dai missionari del PIME, tra i pochi in Italia a quel tempo che conoscevano la lingua cinese.

Le vite di queste donne insegnano che l’amore vero abbatte ogni barriera e oggi potrebbero forse far diminuire il timore nei confronti del diverso. Servirebbe proprio quell’approccio benevolente verso l’altro, che loro in quegli anni da pionieri hanno mostrato, dando anche vita ad una delle comunità straniere con più ampia vocazione imprenditoriale: la grande comunità sino-italiana che, tra l’altro e come nel resto del mondo, ha modificato in parte, arricchendole, le abitudini alimentari degli italiani.

Angelo Ou, alias 吴兴华per “ China Files”

Angelo Ou, alias Wu Xinghua, nasce a Milano nel 1947, figlio di una coraggiosa mamma italiana, Giulia, unitasi con Il Siang, un cinese proveniente da un piccolo paese vicino alla città di Qingtian, nello Zhejiang. Suo padre fu uno dei pionieri del primo flusso migratorio cinese in Europa e quindi in Italia, che si insediò a Milano nella storica Via Canonica, allora asse principale di quelle che oggi è più nota come la “Chinatown milanese”. Sposato dal 1974 con una donna italiana, ha una figlia, Alessandra, che conserva i lineamenti del nonno e del cui nome porta la traduzione omofonica (Lisan / Lisander / Alessandra). In famiglia, con il padre ha sempre parlato italiano ed ha iniziato a studiare il cinese solamente all’età di 50 anni. In questo libro, del tutto inedito, ha con pazienza e cura raccolto le dirette testimonianze dei figli delle coraggiose Mamme che, a partire dagli anni ’30, ebbero l’ardire di unirsi con i primi cinesi arrivati in Italia. Le loro storie sono raccontate all’interno di un percorso storico della Cina, a partire dalla caduta dell’ultimo Imperatore nel 1912, sino ai giorni nostri, con la BRI. All’interno dell’intera comunità, gode di una generale stima da parte delle numerose Associazioni Cinesi.