Alla fine la cornetta si è alzata. Dopo qualche giorno di trepida attesa (e, secondo il Foglio, di alcuni tentativi andati a vuoto), Giuseppe Conte è riuscito a parlare con Joe Biden. Ormai agli sgoccioli i tempi dei “Giuseppi” e di quel feeling con Donald Trump, il presidente del consiglio inizia a conoscere il suo successore, ancora in attesa dell’avvio di una transizione che lo sconfitto non sembra intenzionato a concedere. Conte, che (come scritto su Go East la scorsa settimana) nel suo primo messaggio post voto si era congratulato solo con il popolo americano (salvo poi rimediare subito dopo), “ha ribadito le sue congratulazioni a Joe Biden e alla Vice Presidente-eletta Kamala Harris” recita il comunicato di Palazzo Chigi, “sono stati sottolineati i tradizionali, profondi legami di amicizia ed alleanza fra i due Paesi. È stata inoltre riaffermata la forte volontà di collaborare di fronte alle grandi sfide globali, in merito alle quali Italia e Stati Uniti condividono le medesime priorità”.

RELAZIONI POLITICHE

E vissero tutti felici e contenti? Insomma. I temi sul tavolo italoamericano che necessitano un approfondimento sono ancora parecchi. “I rapporti con gli Usa continuano ad alimentare tensioni nel governo (e non solo per l’ansia di Di Maio nel redimersi dal suo amore per la Cina scavalcando Conte nelle dichiarazioni di fede atlantista)”, scrive Valerio Valentini, che fa riferimento al consiglio dei ministri del 12 novembre, in cui “i dem Guerini e Franceschini hanno faticato non poco per correggere la rotta indicata dal grillino Fraccaro in merito all’estensione del golden power sul fondo americano Kkr, coinvolto nell’operazione su Fibercop e la rete unica. Una mossa che avrebbe di fatto equiparato le restrizioni adottate sulla cinese Huawei a un operatore statunitense, trattando alla pari chi è amico storico e chi non lo è. E anche da cose del genere, poi, passa il ritardo nelle telefonate di auguri”, conclude Valentini.

“Il caso del golden power sul fondo americano Kkr nella rete unica dimostra che il governo continua a ondeggiare fra Cina e Usa nella Guerra fredda tech”, scrive Formiche, che intervista il presidente del Centro economia digitale Rosario Cerra, il quale spiega che presto servirà una scelta di campo (con l’Ue).

Su La Stampa, l’ex consigliere di Biden, Michael Carpenter, ha offerto una sorta di vademecum per provare ad andare d’accordo con la prossima amministrazione americana. Ammonendo, of course, di “fare attenzione” a Russia e Cina.

Nel frattempo, un paio di giorni dopo che i media americani hanno chiuso la corsa alla Casa Bianca, assegnandola a Biden, un esponente del governo è tornato a parlare esplicitamente di Cina (esercizio che era parso estremamente ostico nelle ultime settimane e ultimi mesi). “La Cina rappresenta non solo uno dei nostri principali partner economici, ma è un attore ormai strategico per affrontare qualsiasi sfida di dimensione globale, con cui occorre dialogare anche quando le posizioni non convergono pienamente”, ha detto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, nel suo discorso alla presentazione della seconda edizione del ‘Dialogo Finanziario tra Italia e Cina’. Evento al quale ha partecipato anche l’omologo cinese, Liu Kun. “La nostra collocazione internazionale rimane chiara, inclusa la nostra appartenenza all’Unione europea e alla Comunità Atlantica”, ha proseguito Gualtieri. “E’ proprio questa collocazione salda nella famiglia europea che ci permette di avere un confronto leale con i nostri amici cinesi, sulla base di un rapporto ormai centenario, che affonda le sue radici in un passato remoto. Data la complessità dell’attuale contesto occorre che il partenariato strategico tra i nostri due paesi si rafforzi ancora di più, imprimendo nuovo slancio alle iniziative già avviate o da avviare con il profondo impegno di entrambe le parti”.

Secondo Milano Finanza, il dialogo tra Italia e Cina “prepara la strada” al prossimo G20. A proposito di G20, l’Italia si appresta ad assumerne la presidenza di turno, in una fase a dir poco delicata tra cambio di amministrazione americana e pandemia. Ma che potrebbe anche rivelarsi un’opportunità importante. Matteo Giovannini, ex membro della Task Force China del Mise, scrive in un commento apparso sul sito della CGTN, che può essere un’occasione anche per provare a favorire l’ormai celeberrimo accordo sugli investimenti tra Cina e Unione europea.

C’è stata qualche coda polemica sulla nuova stretta a Hong Kong, con il responsabile Esteri di Fratelli d’Italia, Carlo Fidanza, che denuncia il “silenzio timido di tutta la comunità internazionale che oramai concede ogni sopruso al Governo comunista cinese”.

 

RELAZIONI ECONOMICHE

Domenica 14 novembre è stato il giorno della firma del Regional Comprehensive Economic Partnership tra i dieci paesi ASEAN, Cina, Corea del sud, Giappone, Australia e Nuova Zelanda. Si è parlato di “trionfo cinese”, ma in realtà è tutta l’Asia che esce rafforzata, e con essa il suo ruolo da protagonista del multilateralismo. Ci sono aspetti potenzialmente interessanti anche per l’Italia. Lo sostiene, per esempio, Michele Geraci, il quale sostiene che il nostro paese possa e debba aumentare l’export commerciale in Asia orientale. Alberto Forchielli, però, ridimensiona la portata dell’accordo. “È la risposta cinese al Tpp fatto naufragare da Trump, non gli va data troppa importanza. Il Tpp iniziale era uno strumento decisamente più sofisticato, che prendeva in considerazione ambiti diversi, dai diritti intellettuali all’ambiente fino ai trasferimenti di tecnologia. Non è, in definitiva, un accordo game-changer”. Filiera Italia evidenzia le “opportunità”, ma sottolinea anche come, a fronte di un’Asia-Pacifico sempre più pronta a ripartire, l’Europa resti “isolata”. Io, del tema RCEP, ne ho scritto qui.

Di relazioni economiche si è discusso nel corso dell’incontro intitolato “CHINESE TALK: Hints for a successful strategy in a changing scenario”, promosso dalla Fondazione Italia Cina, con il contributo di Porsche Consulting, nel quale sono state affrontate tematiche e suggerimenti per una strategia di successo in uno scenario in continua evoluzione. Filippo Fasulo, CeSIF Director Fondazione Italia Cina, ha dichiarato: “Con la pandemia in corso, Pechino ha ripreso e accelerato alcune delle tendenze già in atto. In particolare, l’attenzione è rivolta al potenziamento della dimensione interna dell’economia – innovazione della produzione e consumi – per ridurre la dipendenza dall’esterno in un contesto di incertezza globale.
In questo contesto socio-economico in mutazione, le aziende devono adottare nuovi approcci: le vecchie strategie, come trovare un buon distributore in Cina, magari in joint venture, non sono la strada per sviluppare uno dei mercati più importanti per il prossimo decennio”.

Su l’Economia, Giovanni Perissinotto ha individuato nella Cina un mercato fondamentale per la ripresa post Covid, anzi il suo traino.

Come anticipato la scorsa settimana, il parlamento europeo ha dato via libera a larga maggioranza all’accordo con Pechino per la tutela di 100 prodotti Igp europei, di cui 26 italiani. “Dal 2021 le eccellenze alimentari come la mozzarella di bufala campana, il pecorino romano, il parmigiano reggiano o l’aceto balsamico di Modena saranno protetti dai falsi. “Sullo sfondo di un buon accordo resta però sempre il dilemma etico dei rapporti UE-Cina, per cui un buon socio in affari potrebbe essere al tempo stesso un attore geopolitico non allineato su questioni fondamentali”, scrive Vincenzo Genovese. “Non a caso la luce verde del Parlamento è accompagnata da un’apposita risoluzione, che puntualizza alcuni elementi. Nel testo si menzionano le distorsioni del mercato provocate dalle imprese statali cinesi, ma anche la responsabilità sociale, la pesca illegale e l’impatto ambientale dell’industria nazionale”, prosegue Genovese. “Non mancano nemmeno un accenno allo sfruttamento e alla detenzione degli Uiguri e un velato, ma facilmente interpretabile, riferimento alla situazione di Hong Kong”.

“Accordo Ue-Cina? Bene, ma non è un punto di arrivo”, ha commentato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano. “Auspichiamo che in futuro sia possibile aprire un dialogo con le autorità cinesi per arrivare – ha sottolineato il presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano – a una totale protezione del marchio anche nel mercato cinese nel quale riscontriamo problemi per quanto riguarda illeciti, contraffazioni e frodi”.

Fincantieri, come scritto settimana scorsa, sta aiutando la Cina ad avere la sua prima nave da crociera. Nave che, scrive il Sole 24 Ore, potrà ospitare fino a 4250 passeggeri e oltre 1400 membri di equipaggio. E le sue cabine, 2800 quelle pianificate sulla prima unità del programma, saranno realizzate da Marine Interiors, “braccio” di Fincantieri. I lavori sono stati avviati dalla Shanghai Waigaoqiao Shipbuilding (Sws), la controllata di China State Shipbuilding Corporation (Cssc), che sta realizzando la nuova unità per la Carnival Cruise Shipping Limited, joint venture tra Carnival Corporation e Cssc, che sarà anche l’operatore della nuova nave da crociera.

Si è tenuto a Cagliari il nuovo appuntamento dello Smart City Tour di Huawei. Un roadshow in varie tappe, durante il quale il colosso della tecnologia è solito presentare programmi e iniziative per favorire l’innovazione nelle aree urbane del paese. Nel frattempo, alla presentazione del rapporto I-Com sul 5G, De Vecchis (Huawei Italia) ha puntato il dito contro Usa e Copasir per la stretta sui fornitori cinesi. Gabriele Carrer racconta come De Vecchis abbia lamentato il fatto che l’azienda cinese sia stata coinvolta in “processo non ci è consentito difendersi”, terminato “con una condanna scontata e irreversibile, basata sul mero pregiudizio”, ha spiegato con riferimento alla relazione del Copasir del 2019. Denunciando poi una sorta di “soft non decision power che ci esclude in pratica da quasi tutte le gare della Pa, delle aziende partecipate e che rallenta decisione del settore delle telecomunicazioni”. Quel “ban che c’è, ma non si dice”, di cui abbiamo scritto più volte su Go East, insomma.

 

RELAZIONI CULTURALI

Prosegue, interessantissimo, il dibattito su Sinosfere sul ruolo della sinologia di fronte alle nuove sfide per raccontare la Cina. Dibattito partito da un intervento di Marco Fumian, pubblicato anche su China Files, e proseguito da Daniele Brombal e Ivan Franceschini. L’ultimo intervento in ordine di tempo è quello di Guido Samarani, il quale scrive, tra le altre cose: “La nostra simpatia/antipatia politica, culturale e anche personale per la Cina deve cioè lasciare spazio, in quanto studiosi, a un grande e costante sforzo di “analisi critica” (nel senso di “analisi razionale applicabile a qualsiasi oggetto di pensiero, concreto o astratto, e volta all’approfondimento della conoscenza e alla formazione di un giudizio autonomo”, come si può leggere nei dizionari). Tale sforzo, inoltre, ritengo debba essere basato in generale su una lettura e un esame approfonditi delle fonti, sia cinesi che internazionali, intrecciandole costantemente e senza dare per scontato che le une o le altre siano automaticamente portatrici di verità assolute e ferree”.

In occasione del cinquantesimo avversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Repubblica Popolare Cinese, di cui abbiamo parlato già la scorsa settimana, la Rai ha mandato in onda Chang’an meets Rome, che ricostruisce,  tra l’antica capitale dell’impero cinese (l’odierna Xi’an) e l’attuale capitale italiana, il percorso compiuto dalle potenze occidentali e orientali per far sopravvivere le rispettive civiltà lungo i millenni.

Su Ansa/Xinhua si è parlato di Hu Lanbo, scrittrice e direttrice della rivista Cina in Italia, e dell’iniziativa (raccontata anche da China Files) del libro “Noi restiamo qui”, interessante “specchietto” dei rapporti tra i due paesi e soprattutto dei sentimenti dei sinoitaliani durante la pandemia.

 

ALTRE COSE

L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e dell’università di Siena hanno pubblicato una ricerca potenzialmente rivoluzionaria, secondo cui il virus Sars-CoV-2 responsabile del Covid circolava in Italia già nell’estate del 2019. Ricerca che ha suscitato diversi dubbi, ben espressi da Andrea Capocci su il Manifesto. Lo studio offre però l’assist a chi cerca di riscrivere la storia della pandemia, in primis la Cina.

Chi è in Cina, ma chiuso da settimane in una stanzetta, è Filippo Santelli, corrispondente da Pechino di Repubblica. Sull’Huffington Post gli è stata fatta una bella intervista.

Il mondo è impegnato, come sappiamo, in una corsa al vaccino. Nel frattempo, alcune fiale cinesi sarebbero arrivate in Italia tramite il mercato nero online.

Negli scorsi giorni è diventato virale sui social un video con il confronto, in piazza Duomo a Milano, tra una ristoratrice italiana e una ragazza di origini cinesi. “Noi non consegniamo l’Italia ai cinesi” urla la prima durante la protesta contro le chiusure decise dal governo per l’emergenza Covid. “Sono cresciuta in Italia, io amo questo Paese. Sono figlia di ristoratori, come lei, anche noi paghiamo le tasse, abbiamo fatto tutto quel che potevamo per riaprire e siamo chiusi come voi”, risponde la seconda. “Credo che essere uniti, che io sia cinese e lei italiana, faccia comunque la differenza perché siamo tutti sulla stessa barca. Lei è nervosa e lo sono anche io, ma ci sono parole e parole”. Una lezione.

Ennesimo appello dei marittimi italiani bloccati da oltre cinque mesi al largo della Cina in una “prigione galleggiante”, scrive Luisa Russo, a causa dell’intrecciarsi delle tensioni commerciali tra Pechino e l’Australia con le misure restrittive contro la pandemia. Si tratta degli uomini del mercantile Mba Giovanni della società armatrice napoletana Bottiglieri che trasporta un carico di carbone prelevato il 12 giugno in Australia. Un equipaggio di 19 persone (dai 25 ai 60 anni) di cui 6 italiani e tredici filippini. Dal 29 giugno, sono fermi all’esterno del porto di Huangua, senza poter approdare. Per problemi insorti con l’Australia, infatti, la Cina vieta lo scarico del carbone.

In attesa di vincere con l’Inter in Italia, il gruppo Suning può festeggiare il suo primo scudetto di calcio cinese. Risultato raggiunto con il Jiangsu degli ex interisti Eder e Miranda, in finale contro il Guangzhou Evergrande allenato da Fabio Cannavaro. Evergrande che potrebbe diventare il prossimo sponsor tecnico proprio dell’Inter al posto di Pirelli.

Un’imprenditrice cinese ha donato 1500 mascherine alla Croce Verde di Macerata, impegnata nel trasporto di pazienti d’ogni genere.

Willbut21, un siciliano in Cina, sta raccontando come si vive nel paese del Dragone nell’era post Covid attraverso vari video. Li trovate qui.

 

SANTA SEDE/ASIA

A oltre un mese di distanza dalla visita romana di Mike Pompeo, il cardinale Zen ha criticato la scelta di Papa Francesco di non ricevere il segretario di Stato. Secondo il vescovo emerito di Hong Kong, la decisione avrebbe fatto percepire Bergoglio come anti Trump. Negli scorsi giorni, il pontefice ha avuto un colloquio telefonico con Joe Biden (che ha già incontrato in passato) nel quale si è congratulato con il presidente eletto. Ma, come spiega Matteo Matzuzzi nella sua newsletter Newman, i cattolici americani sono divisi a metà tra Biden e Trump.

Nomine papali. Capitolo primo. Dal 14 novembre, mons. John Lee Juo-wang, 54 anni, è il nuovo vescovo di Tainan, una delle 7 diocesi di Taiwan, nella zona sud-ovest dell’isola. Mons. Lee, spiega Asia News, succede a mons. Bosco Lin Chi-nan, che lascia per raggiunti limiti di età. La diocesi di Tainan è abitata da circa 7500 fedeli.

Nomine papali. Capitolo secondo. Secondo il South China Morning Post, Bergoglio sarebbe nella fase finale di scelta del nuovo vescovo di Hong Kong. Si tratta di una scelta sofferta e molto delicata a livello diplomatico, visti la recente proroga dell’accordo sulle nomine tra Santa Sede e Pechino e il fatto che la posizione è scoperta da quasi due anni.

 

NON SOLO CINA

Giappone

Lunedì 16 novembre ho avuto il piacere di partecipare a un webinar sul Giappone insieme all’ambasciatore d’Italia a Tokyo, Giorgio Starace. Durante l’evento, organizzato da Promos Italia e moderato da Matteo Zilocchi, si è parlato di relazioni diplomatiche e commerciali tra Italia e Giappone, opportunità di business per le imprese italiane, politica e geopolitica di Tokyo, RCEP e ripartenza post Covid.

Dalla scorsa settimana China Files ha iniziato a proporre Asia. Una rubrica, il podcast settimanale fatto di messaggi vocali curato da Ilaria Benini e Giulia Fuisanto della redazione di add editore per esplorare la contemporaneità e la cultura pop del cosiddetto Oriente. Nella puntata della scorsa settimana si parla di Shiori Itō, una figura fondamentale del movimento #metoo in Giappone. Con la partecipazione di Asuka Ozumi, traduttrice, e Marianna Zanetta, creatrice del progetto Inari books.

Al il via il 30 novembre, presso l’Hotel Intercontinental Tokyo Bay, la 10^ edizione della Borsa Vini in Giappone, iniziativa che avrà luogo nell’ambito della campagna “6000 anni di vino italiano in Giappone” e nel contesto della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo.

In Giappone, nel frattempo, i musei sono aperti come in diversi altri paesi dell’Asia orientale. Al contrario dell’Italia. Ecco perché.

Taiwan

E’ riesplosa la polemica di Taiwan all’indirizzo dell’Organizzazione mondiale della sanità, per il mancato invito alla riunione della scorsa settimana nonostante la straordinaria gestione sanitaria della pandemia da parte di Taipei. Polemica arrivata sui social, con il profilo ufficiale dell’Oms che ha stoppato i commenti contenenti le parole “Taiwan” e “Cina”. Ban verificato (e confermato) anche da Gabriele Carrer su Formiche.

Vietnam

Dal 23 al 29 novembre si celebra la quinta edizione della Settimana della Cucina italiana nel Mondo, che si estende dal 12 novembre al 13 dicembre nel caso del Vietnam, dove è previsto un ricco calendario di eventi. Qui tutti i dettagli dal sito dell’Ambasciata italiana ad Hanoi.

India

Arduino Paniccia, presidente dell’ASCE Scuola di Guerra Economica e Competizione Internazionale di Venezia, ha analizzato sul Giornale Diplomatico il recente vertice bilaterale tra Italia e India.

 

SPAZIO KATANE

Gli appassionati di Asia conoscono già Katane, la newsletter di Giulia Pompili che da molto tempo ci informa sulle notizie da Asia e Pacifico (chi non è ancora iscritto può porre rimedio qui). Dall’ultima puntata di Katane andiamo a vedere alcuni effetti collaterali della pandemia da Covid-19 in Giappone.

I casi di coronavirus in Giappone continuano ad aumentare da una settimana, e si parla già di “terza ondata”. Parliamo, su tutto il territorio nipponico, di anche 1.500 casi in un giorno. Anche a Tokyo la situazione è abbastanza preoccupante, considerato che si sono raggiunti anche 300 casi in un solo giorno. L’opposizione critica la scelta del governo centrale di aver promosso il turismo interno con il programma “Go To”. 

Il Covid sta cambiando un sacco di cose in Giappone. Ne abbiamo già parlato: dopo molti anni di declino, c’è di nuovo un aumento dei suicidi, abbastanza preoccupante considerata l’inclinazione della società. Allo stesso tempo, pare che nel periodo pandemico sempre meno donne abbiano notificato nuove gravidanze, quindi aumenta anche il problema della bassa natalità. E poi c’è l’economia che sta cambiando: il Giappone è fatto di piccoli ristorantini, l’equivalente delle nostre osterie, dove però non c’è ampia scelta di piatti in cambio del basso prezzo del pasto. Questo modello economico con il lockdown sta ovviamente cambiando: la gente a mangiare fuori ci va sempre meno, anche se prima era la regola.

Il punto è che invece di aumentare i prezzi per far fronte al minor numero di clienti, i ramen shop sono disposti a chiudere: secondo l’inchiesta del Japan Times, questa scelta viene da una fiducia dei prezzi da parte dei consumatori, ormai abituati ai vent’anni di deflazione, cioè ai prezzi al consumo sempre al ribasso. A parte l’interessante conseguenza della pandemia, il governo di Tokyo sarà costretto a prendere diversi provvedimenti per far fronte alla disoccupazione. 

 

AGENDA E SEGNALAZIONI

Il 12 novembre ha preso il il via la mostra “Fonda and the Great Journey – Mediterranean myth and reality: Ulysses and Prometheus” del Maestro italiano Lorenzo Fonda, curata da Alberto Mazzacchera. L’esibizione, che rimarrà aperta al pubblico presso il Yuan Art Museum di Pechino fino al prossimo 28 dicembre, è stata organizzata dall’Ambasciata d’Italia a Pechino e dall’Istituto di Cultura a Pechino i

Negli scorsi giorni erano in calendario una serie di appuntamenti dell’Istituto Confucio di Milano per Bookcity. Tra questi la presentazione di Pechino pieghevole, durante la quale è intervenuta anche l’autrice Hao Jingfang.

Il 17 novembre, Lorenzo Riccardi è protagonista del webinar “Rethinking, Relocating and Re-organising Business: Tax and Corporate Benefits” della Shanghai Jiaotong University.

Giovedì 19 novembre, alle ore 18, la seconda diretta Instagram di China Files. Sarà ospite Valerio Bordonaro, direttore dell’Associazione Italia-ASEAN, che sempre su China Files cura una rassegna settimanale sul Sud-Est asiatico.

L’Associazione Italia-ASEAN organizza il webinar “La rilevanza geo-economica del Sud-Est asiatico per il Sistema Paese”, in programma venerdì 20 novembre alle ore 11. Interverranno Alessia Mosca, Segretario Generale dell’Associazione Italia-ASEAN, Silvia Formentini, ASEAN Desk, DG Trade Commissione Europea, S.E. Esti Andayani, Ambasciatrice d’Indonesia in Italia.

A novembre il Centro di giornalismo permanente presenta la terza edizione del workshop “Scrivere di esteri: raccontare l’Asia”, in programma il 9, 10, 11, 16, 17, 18 e 25 novembre dalle 18 alle 20. Il corso è riservato a 20 partecipanti ed è tenuto da Simone Pieranni, Giulia Pompili, Matteo Miavaldi, Giulia Sciorati e Ilaria Maria Sala.

Angelo Ou, uno dei figli del primo flusso migratorio cinese in Italia, nel suo libro “L’altra metà del cielo” (del quale China Files ha pubblicato un estratto) racconta la storia delle donne italiane che sposarono i primi immigrati cinesi. La storia da lui raccontata sarà al centro dell‘appuntamento organizzato dall’Istituto Confucio di Milano il 24 novembre alle ore 17.

Letture. Gli appassionati italiani di Asia non possono non seguire il lavoro di add editore, un vero e proprio punto di riferimento per narrativa e saggistica regionali. Tra le ultime uscite, si segnalano in particolare “L’altra storia della Birmania” di Thant Myint-U (che ho recensito qui, con un estratto dall’introduzione) e “Mia madre”, la graphic novel di Li Kunwu con una prefazione di Giada Messetti (qui una mia recensione).

Visioni. E’ online FAREASTREAM, la prima piattaforma italiana di cinema asiatico sotto l’egida del Far East Film Festival. Per gli appassionati, un must.

Di Lorenzo Lamperti*

**Giornalista responsabile della sezione “Esteri” del quotidiano online Affaritaliani.it. Si occupa di politica internazionale, con particolare attenzione per le dinamiche geopolitiche di Cina e Asia orientale, anche in relazione all’Italia