L’Associazione Italia-Asean nasce nel 2015. La sua missione è quella di rafforzare il legame e rendere più evidenti le reciproche opportunità, sia per le imprese che per le istituzioni. Qui pubblichiamo la newsletter Italia-Asean del 13 novembre.

La ferrovia Kunming-Singapore, conosciuta anche come Pan-Asia Railway Network, rappresenta uno dei progetti infrastrutturali più ambiziosi attualmente in costruzione in Asia, ed è stato ideato con lo scopo di connettere il Sud-Est asiatico alle provincie meridionali della Cina. Composta da una fitta rete di linee ferroviarie in parte già funzionanti, una volta completato il Pan-Asia Railway Network collegherà la città di Kunming (nella foto, ndr), capitale della provincia dello Yunnan e centro economico del Sud della Cina, a Singapore, passando per Thailandia, Cambogia, Vietnam, Laos e Myanmar.

La base del progetto risale alla fine del XIX, quando le amministrazioni coloniali inglesi e francesi si accordarono per lo sviluppo congiunto di una rete di trasporti in modo da collegare con facilità la Cina sud-occidentale alla penisola indocinese. L’obiettivo era quello di facilitare l’esportazione di merci e prodotti europei nella regione, oltre che sfruttare le ingenti risorse minerarie dello Yunnan. Tuttavia, i numerosi conflitti succedutisi nel corso del secolo successivo assestarono un duro colpo alle ambizioni commerciali europee e, all’indomani della seconda guerra mondiale, i nuovi Paesi dell’area erano troppo impegnati nei rispettivi processi di indipendenza per pensare a un sistema di trasporti unitario e funzionale. Complice anche lo scarso peso economico dell’Asia sud-orientale che non giustificava un investimento così ingente, il progetto venne accantonato per decenni.

L’inizio del terzo millennio vede emergere la Cina come principale potenza economica del continente. Dell’impetuosa crescita cinese ne hanno beneficiato tutti i Paesi dell’area, tanto che agli inizi degli anni 2000 sia l’ASEAN che la Cina sentivano l’esigenza di investire sull’adeguamento delle infrastrutture regionali. Con il varo della Belt and Road Initiative nel 2013, la rilevanza strategica della Kunming-Singapore è ulteriormente accresciuta. Il governo cinese ha investito cifre significative per connettere tutto il continente: Pechino sta puntando con forza sul Sud-Est asiatico, orientando quasi un terzo degli investimenti totali della BRI verso i Paesi ASEAN.

Sono stati proposti diversi progetti per completare il Pan-Asia Railway Network, che oggi vede tre rotte principali in fase di costruzione: quella centrale, da Kunming a Singapore passando per Bangkok; la rotta orientale che da Kunming arriva ad Ho Chi Minh City via Hanoi; e la rotta occidentale, da Kunming a Yangon in Myanmar, ancora in fase progettuale.

Per i Paesi ASEAN la Pan-Asia Railway Network avrà un notevole impatto geopolitico: un progetto di tale portata rappresenta un’opportunità unica per rafforzare i legami economici all’interno della regione e con il resto della comunità internazionale. I circa 5.500 km di future linee ferroviarie contribuiranno ad aumentare la circolazione di merci, persone e idee in Asia orientale nei prossimi decenni, con un ritorno positivo per tutti i Paesi coinvolti.

Non mancano però anche dei lati negativi. In molti casi non sono mancati ritardi o rinvii nella fase di implementazione dei progetti a causa di diverse difficoltà strutturali. Da un lato la complessa geomorfologia del territorio di Myanmar e Laos sta creando non poche difficoltà agli ingegneri locali, dall’altro diversi gruppi etnici che vivono lungo il percorso delle nuove ferrovie protestano per l’impatto che i canteri avranno sulle loro comunità. Inoltre, in Thailandia, Vietnam, Malesia e Cambogia le reti ferroviarie esistenti non sono ancora in grado di garantire il funzionamento di treni ad alta velocità, in parte perché molte ferrovie sono a binario unico e in parte perché le stesse sono spesso in cattive condizioni. La Cambogia in particolare presenta il gap infrastrutturale più allargato, con gran parte delle infrastrutture costruite dall’autorità coloniale francese fuori uso per decenni.

Tuttavia, la reale preoccupazione di alcuni governi del Sud-Est asiatico è che la Cina possa sfruttare gli investimenti per ottenere, oltre al controllo operativo, anche quello finanziario e politico. Pechino infatti non fornisce sovvenzioni a Paesi terzi ma solo prestiti, e può dunque prendere in carico il progetto qualora il beneficiario non fosse in grado di ripagare il proprio debito. Ad essere preoccupati sono anche gli Stati Uniti, che temono un indebolimento dei rapporti con i Paesi ASEAN e in particolare con Singapore, oggi il più fedele alleato di Washington nella regione nonché quello con la maggiore importanza strategica. La possibilità di collegare direttamente Singapore alla Repubblica popolare marchia il progetto di forte significato geopolitico, in quanto se Pechino riuscisse a portare la città-Stato nella sua orbita, indebolirebbe il primato strategico americano e avrebbe più spazio per operare nella regione indopacifica.

Nonostante ciò, i progetti infrastrutturali cinesi continuano ad avere grande rilevanza per i Paesi ASEAN, che ancora dipendono dagli investimenti di Pechino e dalle opportunità che l’enorme mercato cinese può loro garantire. La potenza di fuoco del gigante cinese sarà fondamentale per sviluppare le infrastrutture nell’Asia orientale, tuttavia le nazioni del Sud-Est asiatico dovranno bilanciare i rapporti con la Cina per evitare di perdere peso geopolitico e al contempo sfruttare le opportunità economiche derivanti dal rapporto con Pechino.

a cura di Diego Mastromatteo

37° ASEAN SUMMIT

Da ieri, 12 novembre 2020, fino a domenica, la comunità ASEAN sarà chiamata ad uno dei più importanti appuntamenti del 2020, la 37° edizione dell’ASEAN Summit. Si tratta dell’ultimo vertice ospitato e presieduto dal Vietnam e avrà come tematiche principali il contrasto alla pandemia di coronavirus ancora in atto e le strategie per una ripresa rapida e agevole, l’aumento della cooperazione e dell’integrazione sia regionale che con i partner internazionali e la designazione delle priorità per il futuro. Principale oggetto di discussione del Summit sarà però la ratifica del Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP). Si tratta di un accordo di partenariato economico tra i 10 Paesi membri dell’ASEAN e cinque partner internazionali, quali Australia, Cina, Giappone, Corea del Sud e Nuova Zelanda. Una volta firmato, il RCEP sarà il più importante accordo di libero scambio al mondo, riunirà al suo interno quasi la metà della popolazione mondiale e corrisponderà ad un terzo del PIL globalr. Altro tema caldo del Summit è rappresentato sicuramente dalle tensioni Cina-Stati Uniti, spesso riversatesi in questi ultimi mesi nel Sud-Est asiatico e nel Mar Cinese Meridionale. I Ministri degli Esteri dell’ASEAN si sono già incontrati virtualmente martedì scorso per preparare le riunioni in corso in queste ore. Al termine del meeting, parlando ai giornalisti, la Ministra degli Esteri indonesiana Retno Marsudi ha affermato con nettezza che l’Indonesia e l’ASEAN “saranno certamente pronti a lavorare insieme agli Stati Uniti per rafforzare un partenariato basato sui principi di uguaglianza e reciproco rispetto. In conclusione, il vertice rappresenta un’occasione fondamentale per i leader dell’ASEAN di riaffermare la ferma volontà politica di mantenere lo slancio della cooperazione e della connettività regionale per far fronte alla pandemia, consolidando la centralità e la posizione dell’ASEAN a livello globale, oltre a delineare gli orientamenti di sviluppo di una delle aree con le maggiori potenzialità al mondo.

Elezioni generali in Myanmar

Si sono tenute domenica scorsa le elezioni politiche birmane, le seconde nella storia del Paese dopo quelle che nel 2015 hanno visto il successo del premio Nobel per la Pace del 1991 Aung San Suu Kyi. Per i risultati definitivi e i numeri precisi per ogni gruppo parlamentare ci vorranno ancora dei giorni ma da subito è apparsa a tutti chiara la vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) della Consigliera di Stato Suu Kyi che, secondo quanto annunciato dal suo portavoce Myo Nyunt, dovrebbe aver ampiamente superato i 322 seggi necessari per formare un governo, battendo addirittura il record di 390 seggi conquistati 5 anni fa. Se il risultato elettorale così eclatante venisse confermato, la NLD potrebbe tentare di emanciparsi maggiormente dalle forze armate, che ancora oggi controllano tre ministeri chiave: Interni, Difesa e Frontiere e che in Myanmar hanno governato per 50 anni fino al 2015. Ancora oggi, la Costituzione birmana assegna automaticamente ai militari il 25% dei seggi nei due rami del Parlamento. Non sono mancate però le polemiche a livello internazionale, soprattutto da parte di attivisti dei diritti umani, che, ormai da anni, criticano molto duramente il governo birmano per non aver tutelato le minoranze etniche nel Paese ed essersi macchiato a parer loro di violazioni dei diritti umani, soprattutto contro l’etnia Rohingya. La graduale chiusura da parte dell’Occidente al Myanmar sembra nel frattempo aver riavvicinato la Birmania non solo alla Cina, ma anche ad India e Giappone, che cercano di allargare la propria sfera d’influenza nella regione, sia da un punto di vista commerciale sia da un punto di vista politico. Tokyo ha, infatti, appena annunciato un nuovo piano di investimenti da oltre 400 milioni di dollari nel Paese e Nuova Delhi ha di recente consegnato un sottomarino all’esercito birmano.

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Il Consigliere federale Guy Parmelin ha avuto un incontro virtuale con il Segretario generale dell’ASEAN e altri rappresentanti politici della regione per valutare nuovi settori di cooperazione economica.

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La città-Stato potrebbe avere un proprio vaccino anti Covid-19 all’inizio del prossimo anno. L’Economic Development Board di Singapore ha stanziato diverse decine di milioni di dollari per la produzione.

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È necessario accrescere nei politici americani la consapevolezza delle opportunità che la regione rappresenta e senza un pensiero chiaro e un approccio calibrato, una grande potenza come gli Stati Uniti rischia di fare più male che bene alla propria posizione nel Sud-Est asiatico.

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Il Ministro dell’informazione vietnamita ha accusato alcune società straniere di streaming per aver aggirato le norme fiscali nazionali e dato vita quindi ad un regime di concorrenza sleale per le imprese nazionali.

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Il gruppo giapponese aumenterà gli investimenti annuali in energie rinnovabili fino a quintuplicarli verso una progressiva riduzione delle emissioni di carbonio. Verranno portati comunque a termine i progetti già in via di sviluppo come quelli in Vietnam.

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