Ora la giravolta è davvero completa. In meno di due mesi si è passati al mondo che chiude fuori la Cina alla Cina che chiude fuori il mondo. Da venerdì 27 marzo frontiere temporaneamente chiuse per gli stranieri, anche per chi ha un regolare visto ancora valido o un permesso di residenza. Faranno eccezione diplomatici, dipendenti delle organizzazioni internazionali e chi entra nel paese per affari. Anche Hong Kong chiude ai visitatori stranieri. Il tentativo è quello di abbassare il più possibile il rischio dei contagi “importati” dall’estero, mentre quelli dei cinesi di “ritorno” sono ormai la quasi totalità dei nuovi casi registrati.

LA CINA RIPARTE

Se ci si chiede come sarà il post Covid-19 dal punto di vista sanitario, i ricercatori dell’Imperial College di Londra indicano l’esempio della Cina. Mentre Italia, Europa e Stati Uniti sono nel pieno della tempesta (evocata anche da Papa Francesco in una storica preghiera in una San Pietro deserta), la Cina sembra ripartire. Dagli italiani residenti nel “Regno di mezzo” continuano ad arrivare testimonianze di speranza. Gli italiani di Shanghai raccontano come cono “tornati a vivere”. Daniele Ferrero, amministratore delegato di Venchi, ha annunciato al Corriere Economia che inaugurerà un nuovo negozio a Wuhan entro la fine dell’anno. D’altronde la Cina rappresenta il secondo mercato del colosso del cioccolato, con il 18 per cento dei ricavi. Ferrero invita l’Italia a seguire l’esempio cinese e “mettersi in moto quando la curva è discendente, non a contagio finito”.

Michele Geraci, ex sottosegretario allo Sviluppo Economico e “acceleratore” dell’adesione italiana alla Belt and Road, sostiene che “la Cina ha chiuso tutto due mesi e ora sta ripartendo. Ha preso una botta tremenda ma si riprenderà perché ha un’economia statalista che stampa moneta e che introduce ingenti pacchetti di stimolo per le aziende. Ci sarà un’ondata di investimenti e un ulteriore salto di qualità a livello tecnologico e di servizi. Secondo Alessia Amighini dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), la pandemia potrebbe dare un’ulteriore spinta alla ricerca di autarchia tecnologica della Cina e dunque al piano Made in China 2025. La stessa Amighini spiega in un’intervista che la Cina “non può ripartire da sola”. Nel frattempo, la Camera di Commercio Italia Cina ha organizzato un webinar intitolato “Superare la pandemia” con la partecipazione, tra gli altri, di Marco Galimberti, Managing Director di Venchi Greater China, e di Lorenzo Riccardi, fiscalista basato a Shanghai da 14 anni.

AIUTI O PROPAGANDA

Nel corso di questa settimana si è intensificata la discussione intorno agli aiuti sanitari in arrivo dalla Cina, con il dubbio, posto da Francesca Ghiretti, sul fatto che si tratto di “supporto benevolo oppure piano strategico”.  Il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia ha annunciato che l’Italia ha ordinato 150 milioni di mascherine da Pechino, auspicando la fine della crisi dell’approvvigionamento a breve”. E negli scorsi giorni sono arrivati altri carichi dalla Cina, come quello di sei milioni di mascherine giunto a Fiumicino e documentato da Luigi Di Maio. Turn over tra i team medici cinesi presenti in Italia, con una terza squadra arrivata dal Fujian e la prima che era arrivata a Roma tornata in madrepatria. L’ambasciatore cinese in Italia, Li Junhua, ha ribadito di essere “in prima linea con l’Italia per superare l’emergenza” in un’intervista a Il Messaggero.

In Puglia sono arrivate 200 mila mascherine da parte del Governatore della Provincia del Guandgong Ma Xingrui. L’Ospedale Policlinico ‘San Martino’ di Genova ha ricevuto dalla Cina un nuovo test rapido per individuare il Covid-19. Lodi riceverà 20 mila mascherine dal Parco Tecnologico di Jinan. La comunità cinese di Napoli ha donato al Comune tremila mascherine. L’Ambasciata d’Italia a Pechino ha coordinato l’arrivo a Milano di una grande quantità di materiale sanitario in parte acquistato dalla Protezione Civile, in parte donato dal Governo cinese e da diverse aziende (Pirelli, Bank of China, China Construction Bank e China Development Research Foundation). Di mascherine dalla Cina ne arrivano anche di illegali, come ricostruito da Federico Fubini sul Corriere della Sera. Zte ha invece regalato cinque (costosi) respiratori all’ospedale Covid di Napoli. Huawei e Fastweb hanno donato 500 fra tablet e smartphone alle strutture ospedaliere della Lombardia e del Veneto. Sono arrivati a Firenze, provenienti dalla Cina, 42 ventilatori per far fronte all’emergenza sanitaria acquistati da aziende e associazioni toscane. Sempre dalla Cina sono in arrivo numerose fiale di tocilizumab, il farmaco che viene usato nelle rianimazioni per contrastare il coronavirus, oggetto anche di una sperimentazione coordinata da Aifa, e che in Italia scarseggia. Il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha inviato quattro missive indirizzate agli ambasciatori in Italia di Cina, Stati Uniti, Israele e Federazione Russa chiedendo aiuto per trovare contatti con aziende che si rendano disponibili ad allacciare rapporti commerciali per la fornitura di materiale sanitario. La solidarietà delle comunità cinesi all’estero è sottolineata anche dal Global Times, che si aspetta un miglior trattamento per i propri connazionali dopo l’emergenza.

Il ministro degli Esteri ha collegato la “generosità” di Pechino all’adesione dell’Italia alla Belt and Road Initiative. “Chi ci ha deriso sulla Via della Seta deve ammettere che investire su quella amicizia ci ha permesso di salvare vite in Italia”, ha dichiarato al Tg2 Post. Dopo queste dichiarazioni è scoppiata una lite tra partner di governo: Lia Quartapelle e Andrea Romano hanno attaccato Di Maio per l’eccessiva insistenza sui ringraziamenti alla Cina e le mancate citazioni di aiuti in arrivo da altri paesi del mondo, Manlio Di Stefano, Vincenzo Spadafora, Laura Castelli e Paola Pisano hanno risposto in massa sostenendo che il ministro ha ringraziato tutti. Più Europa ha ringraziato Cina e Russia ma respingendone la “propaganda”.

Secondo Giulia Pompili “la vicinanza a Pechino” di Di Maio “e le sue parole continuano a essere un problema per la credibilità dell’Italia sul piano internazionale e per la coerenza diplomatica”, in particolare per la “mancanza di reciprocità” nei rapporti con la Cina, che per Filippo Santelli (sche su Il Venerdì ha raccontato i “tre mesi che sconvolsero il mondo”, coincisi con i suoi passaggi da Wuhan a Pechino fino a Roma) cerca di “oscurare i suoi errori” attraverso gli aiuti. Per il ministro degli Esteri, ribadire l’importanza della Via della Seta può anche essere il modo per cogliere due occasioni, utili non solo a rilanciare la sua figura ma anche lo stesso M5s nell’ottica di riaccogliere qualche leghista deluso (ne ho scritto qui). Il titolare della Farnesina è tornato sul tema in un’intervista al Corriere della Sera: “Qui non ci sono scenari geopolitici da tracciare, c’è un Paese che ha bisogno di aiuto e altri Paesi che ci stanno aiutando. Gli Stati Uniti, Francia, Germania. E la Russia, da cui sono arrivati aiuti dopo la telefonata tra Conte e Putin. E questo vale anche per la Cina, che è stata la prima a rispondere. Non è questione di guerra fredda, è la realtà. O Realpolitik”. Anche Ignazio Sileri, vice ministro della Salute, nega l’esistenza di una possibile componente geopolitica: “Si tratta di una collaborazione concreta da un punto di vista scientifico e di solidarietà tra Paesi. Riceviamo richieste d’aiuto da molti Paesi, di supporto scientifico. È usuale tra ricercatori anche in tempi non pandemia”.

La linea di Di Maio sulla Cina è stata criticata dal suo sottosegretario Ivan Scalfarotto e da Antonio Zennaro, deputato del M5s e membro del Copasir. Secondo molti, compreso il Financial Times, la Cina sta utilizzando gli aiuti sanitari per aumentare il proprio soft power (che secondo Alessia Amighini non aumenterà). Secondo Vittorio Emanuele Parsi l’Italia è divenuta “terreno fertile per le narrazioni di Russia e Cina” perché ha perso i suoi riferimenti internazionali. Marco Bertolini, generale di Corpo d’armata, invita l’Italia a evitare il “servilismo” nei confronti di Mosca e Pechino. Joshua Wong, leader del partito Demosisto e degli studenti di Hong Kong, ammonisce l’Italia affinché non diventi “una provincia in più della Repubblica Popolare Cinese”.

Secondo La Repubblica, la crisi cambia il colore dei nostri alleati, con Cina, Russia e Cuba in prima fila. In realtà, di aiuti ne sono arrivati e ne arrivano anche da (tra gli altri) Francia, Germania, Repubblica Ceca, Brasile, Albania e Stati Uniti. Anche gli Usa, seppure in modalità diversi si sono mossi, a testimonianza che intorno il virus si gioca una partita (anche) geopolitica, come scrive il New York Times. “L’esercito, i medici e i cittadini collaborano a questa sfida contro il coronavirus senza megafoni. Per gli Stati Uniti e l’Italia è difficile sviluppare una relazione ancora più stretta degli ultimi anni e che non è mai cambiata”, ha detto l’ambasciatore americano in Italia, Lewis Eisenberg. Negli scorsi giorni, le istituzioni a stelle e strisce avevano diffuso su Twitter le immagini dei militari americani presenti in Italia prestare il loro aiuto in Lombardia, con i ringraziamenti dello stesso Di Maio. E promesse di aiuto sono arrivate anche dalla Nato. “Si parla molto degli aiuti cinesi o russi, ma perché non si dice invece che la Francia e la Germania hanno inviato 2 milioni di mascherine e decine di migliaia di camici in Italia?”, chiede invece il presidente francese Emmanuel Macron in un’intervista congiunta a Corriere della Sera, La Repubblica e La Stampa.

Il Global Times prosegue sulla sua linea e sostiene in un editoriale che il mondo dovrebbe, di fronte alla pandemia, andare sulla strada di una “cooperazione globale”, abbandonando la geopolitica. Nel frattempo, se ne parli pochissimo, il dibattito politico interno alla Cina è intenso. Ne scrive su Il Manifesto Simone Pieranni, che con “panda” e “lupi” parla di diverse idee sul modello di governance in relazione alla “diplomazia delle mascherine” e all’approccio nei confronti degli Stati Uniti.

INTERVISTE E PIPISTRELLI

I media cinesi hanno continuato a dare ampio spazio alla nuova “Via della Seta sanitaria”, anche in riferimento all’Italia. In generale, si elogia la reazione cinese all’emergenza, sottolineandone i risultati positivi ed ergendola a soluzione globale“. Giuseppe Maria Milanese, medico infettivologo, sostiene però che il modello cinese non sia applicabile in Italia. Modello invece elogiato da Michele Geraci, che sottolinea i ritardi ma soprattutto i risultati del contenimento adottato da Pechino.

Al centro dell’attenzione dei media cinesi è finita anche un’intervista rilasciata il 19 marzo da Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, all’emittente radiofonica statunitense National Public Radio (Npr). Nel suo intervento, Remuzzi riferisce che alcuni medici di medicina generale avevano riscontrato “polmoniti gravi e molto strane di causa sconosciuta” già fra novembre e dicembre dello scorso anno. Un’intervista che è divenuta la chiave, secondo Quartz, degli sforzi del governo cinese nel tentativo di riscrivere la storia dell’origine del coronavirus, avanzando l’ipotesi che magari vada ricercata proprio in Italia. “Non c’è alcun dubbio, in base alla genetica, che il virus sia cinese”, ha però spiegato lo stesso Remuzzi a Il Foglio, che collega la vicenda a quella più vasta della nuova narrativa sul Covid-19 del PCC.

Su Weibo è circolato molto un post in cui si inviterebbe l’Italia, scrive La Stampa, “a lasciare il G7 e allearsi con Pechino”.

In Italia, invece, il 25 marzo è diventato improvvisamente virale sui social e su WhatsApp il video di un servizio del Tg Leonardo, programma di Rai3, andato in onda il 16 novembre 2015. Secondo il servizio televisivo, “per motivi di studio”, circa cinque anni fa “scienziati cinesi” avrebbero creato in laboratorio “un super virus polmonare da pipistrelli e topi”. L’opposizione ha subito cavalcato la cosa. In primis con Matteo Salvini, ma anche con Giorgia Meloni. Il Pd, con Andrea Orlando, e il M5s, con Luigi Di Maio, hanno criticato duramente i leader del centrodestra. Come spiega Pagella Politica, la cosa non c’entra nulla col Covid-19. Mentre gli scienziati hanno ribadito che il coronavirus è naturale, compreso Antonio Lanzavecchia, anche lui nella ricerca del 2015, il quale racconta che nel laboratorio non c’erano nemmeno pipistrelli. David Quammen, autore di “Spillover” (citatissima storia dell’evoluzione delle epidemie pubblicata da Adelphi nel 2014) spiega in un’intervista a Stella Levantesi de Il Manifesto il nesso tra uomini e pipistrelli.  Salvini è comunque tornato all’attacco in Senato, dicendo che “se il governo cinese sapeva, non ha denunciato e non ha protetto, ha commesso un crimine ai danni dell’umanità” in merito alla diffusione dell’epidemia.

NON SOLO VIRUS

Si continua a parlare di 5G. Mentre la Cina ha annunciato che aiuterà gli operatori delle telecomunicazioni a espandere la copertura e la capacità della rete 5G standalone, il premier Giuseppe Conte ha dichirato, in un’intervista a Famiglia Cristiana: “Stiamo studiando dettagliatamente il provvedimento dello scudo del golden power e, sotto la regia di palazzo Chigi, siamo pronti ad agire per difendere gli asset industriali e aziendali del nostro Paese senza precluderci di allargare l’intervento ad altri settori strategici”.

E’ tornato a parlare il cardinale Zen, secondo cui Pietro Parolin “manipola” Papa Francesco, condotto su una China policy definita dal vescovo emerito di Hong Kong come “immorale”.

NON SOLO CINA

Tornando al COVID-19, si continua a parlare di “modello coreano“, definito da La Stampa come “strategia delle tre t: tamponi, tecnologia e tenersi a distanza. Il governo, come ribadito da Walter Ricciardi, studia il tracciamento digitale messo in campo da Seul, celebrato anche in un articolo di Caixin. Se si vuole, guardiamo pure alla Corea, ma guardiamoci davvero: “mezza Corea” non funzionerà, dobbiamo attuare in toto le misure necessarie”, avverte Enrico Bucci su Il Foglio, dopo aver esaminato nel dettaglio quanto fatto da Seul.

La tecnologia gioca un ruolo importante anche nella risposta all’emergenza messa in campo da Taiwan.

Su Il Foglio del Lunedì del 23 marzo è apparso un lungo resoconto di Giulia Pompili sull’Asia “di sciagura e di cure”, con la presa in esame dei diversi protocolli, sistemi d’allerta e d’emergenza adottati nell’area, che da tempo “aspettava un’altra epidemia”.

La vedova di Carlo Urbani, medico ucciso dalla Sars nel 2003 a Bangkok, ha concesso un’intervista a La Repubblica in cui sostiene che la lezione del marito sia stata dimenticata: “Questo anniversario è più doloroso, le notizie sembrano le stesse di allora”.

Il Covid-19 sta creando gravi problemi a chi è stato sorpreso dall’esplosione della pandemia lontano da casa e non riesce a tornare. E’ il caso di circa cinquanta italiani bloccati in Laos mentre altri cinque sono fermi in Tagikistan.
Su Twitter è circolata una misteriosa dichiarazione, mai confermata, del vice premier giapponese Taro Aso, secondo il quale durante il G7 dei ministri delle Finanze di Riyad un non meglio precisato funzionario del governo italiano gli avrebbe detto che il “virus è un problema per gialli”. In passato lo stesso vice primo ministro si era reso protagonista di esternazioni molto discusse (e discutibili).

Di Lorenzo Lamperti*

**Giornalista responsabile della sezione “Esteri” del quotidiano online Affaritaliani.it. Si occupa di politica internazionale, con particolare attenzione per le dinamiche geopolitiche di Cina e Asia orientale, anche in relazione all’Italia