E’ passato esattamente un anno dal 23 marzo 2019, giorno in cui l’Italia ha aderito alla Belt and Road Initiative, o Nuova Via della Seta. Primo paese del G7  a entrare nel colossale progetto infrastrutturale di Pechino, primo paese occidentale a bloccare i collegamenti aerei diretti con la Cina quando Wuhan era ancora l’epicentro principale dell’emergenza COVID-19, primo paese europeo destinatario della nuova  Via della Seta “sanitaria”. Dodici mesi di discontinuità e segnali discordanti, fatti di avvicinamenti e retromarce improvvise da parte di un’Italia che non sempre dimostra di aver compreso la Cina, né aver impostato la bussola delle relazioni bilaterali con la seconda (e aspirante prima) superpotenza globale, anche (ma non solo) a causa delle pressioni sui dossier principali in arrivo da Washington. Qui ho provato a riassumere con una parziale cronologia quanto successo in questo primo anno di Nuova Via della Seta, che sfocia in quello che avrebbe dovuto essere l’anno del turismo e della cultura Italia Cina, concluso dalla visita di Stato di Sergio Mattarella.

CONTINUA LA VIA DELLA SETA “SANITARIA”

Nel frattempo, la giravolta della crisi pandemica si è completata. All’inizio era l’Italia ad avere paura della Cina e dei cinesi, con un prepotente ritorno di una latente sinofobia. Poi è diventata la Cina ad avere paura dell’Italia, in particolare dei possibili “contagi di ritorno”. Ora, sui media cinesi viene riportata l’ipotesi che i primi casi di coronavirus possano essersi verificati proprio in Lombardia, il nuovo epicentro mondiale della crisi. Lo suggerisce un tweet del Global Times, lo spiega in maniera più approfondita un articolo del South China Morning Post. Tutto nasce da un’intervista un’intervista rilasciata alla National Public Radio (l’americana Npr) da Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto ricerche farmacologiche Mario Negri. Uno studio condotto dal gruppo di epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma guidato da Massimo Ciccozzi, afferma invece che il virus è arrivato in Italia entrando due volte da Cina e Germania.

Nel corso di questa settimana, i contatti diplomatici bilaterali sono proseguiti ai massimi livelli. Xinhua ha dato per prima notizia di un colloquio telefonico tra Xi Jinping e Giuseppe Conte, di cui poi ha dato notizia anche Palazzo Chigi. Nella nota del governo italiano si legge di “una lunga conversazione telefonica” con al centro “un utile scambio di informazioni relative al Coronavirus”. Si dice poi che il presidente cinese  “ha espresso solidarietà e apprezzamento per le misure assunte dal Governo italiano, confermando il sostegno cinese all’Italia in termini di materiali medico-sanitari e di scambio di informazioni sul contrasto alla pandemia”. Si conclude raccontando del comune auspicio “di continuare a collaborare bilateralmente in molteplici settori”. L’agenzia di stampa cinese ha citato esplicitamente la “costruzione di una Via della Seta sanitaria”, e ha ricordato che l’Italia è stato il primo paese del G7 ad aver aderito al progetto di Pechino.

La Via della Seta “sanitaria”, dopo l’arrivo del primo volo di aiuti con a bordo il primo team di medici cinesi a Fiumicino (qui il “diario” di un membro dell’equipe), prosegue a spron battuto. Un secondo volo, proveniente da Shanghai, è arrivato negli scorsi giorni a Malpensa con aiuti e un’altra squadra di esperti della provincia dello Zhejiang, accolti dal vice presidente della Regione Lombardia Fabrizio Sala. Ne ha dato conto anche l’Ambasciata di Pechino in Italia, che sta dando conto in maniera molto attiva sui propri canali social degli aiuti inviati dalla Cina all’Italia. L’Ambasciatore Li Junhua, insieme ad artisti cinesi e personalità italiane, ha mandato un messaggio di solidarietà ai due paesi.

Molto attivo a riguardo continua a essere anche Luigi Di Maio, che nel fine settimana ha annunciato che da mercoledì inizieranno ad arrivare altre 100 milioni di mascherine dalla Cina, dopo le altre arrivate nei giorni scorsi (insieme a quelle di diversi altri paesi, tra cui la Russia). Il governatore altoatesino Arno Kompatscher, che ha stabilito il contatto tramite l’azienda altoatesina Oberalp Group, ha invece comunicato che la protezione civile italiana ha ordinato 15 milioni di mascherine e 450 mila tute protettive in Cina. Silk Road Fund, fondo governativo specializzato nello sviluppo delle infrastrutture a livello globale, ha inviato 400 kit e 20 mila mascherine, con il supporto operativo di Autostrade per l’Italia e Pirelli. Aiuti e medici sono arrivati anche in Piemonte, Liguria, Veneto e a Prato, dove risiede una nutrita comunità cinese. L’Ambasciatore italiano in Cina Luca Ferrari ha partecipato a una cerimonia di consegna di una donazione di kit diagnostici del valore di 250 mila euro dall’Associazione del Popolo Cinese per l’Amicizia con i Paesi Stranieri. Il governo di Chongqing ha consegnato 150mila mascherine chirurgiche e 30mila mascherine FFP2, al Consolato generale d’Italia locale.

La Cina è stata ringraziata non solo (a più riprese) da Di Maio, ma anche da Walter Ricciardi, membro del comitato esecutivo Oms e consigliere del ministro della Salute. C’è invece chi parla di “business della solidarietà”, come Formiche, che ha però ospitato anche un intervento di Michele Geraci che parla degli effetti benefici per l’Italia delle “Via della Seta della salute”. L’ex sottosegretario al Mise ha parlato anche al New York Times a cui ha dichiarato che “se qualcuno è preoccupato che la Cina sta facendo è troppo, il divario è causato dagli altri paesi. Questo è quello che gli altri paesi dovrebbero fare”. Su Asia News, Bernardo Cervellera parla invece di “enorme campagna pubblicitaria”.

Giorgio Cuscito di Limes propone un’anatomia delle forniture cinesi all’Italia e parla di “tanta solidarietà e qualche insidia”, definendo “un’incognita securitaria” il piano di Huawei per il digitale della sanità nostrana. Quello che appare evidente è che l’Italia si trova ancora una volta nella partita tra superpotenze, come dimostrerebbe anche una telefonata di Mike Pompeo a Di Maio. Secondo Dario Fabbri, gli Stati Uniti paiono talmente distratti dai problemi interni da dimenticarsi del soft power. “Incolpando il Vecchio Continente per non aver fermato il contagio” e “fino a rendere minore, nella percezione generale, un’iniziativa lodevole come la costruzione a Cremona di un ospedale da campo. Mentre la Cina, superata la fase più drammatica dell’epidemia, prova ad ergersi a potenza altruista, inviando verso l’Europa medici e materiale sanitario”, scrive Fabbri, secondo cui però è “difficile che questo muti i rapporti di forza tra Washington e Pechino”. Ian Bremmer, presidente di Eurasia Group, ha dichiarato a Il Foglio che “non si può trasformare la Cina nel Grande Salvatore del pianeta”.

Del tema della valenza geopolitica dei rapporti tra Roma e Pechino si sono occupati anche i media internazionali. The Diplomat ha spiegato come la Cina sia passata dall’essere considerata un pericolo a un amico prezioso nel momento del bisogno, definendo l’Italia come un invitante obiettivo strategico. Il Wall Street Journal ha spiegato come la nuova “diplomazia del coronavirus” lanciata dalla Cina sia arrivata in occidente (dopo aver mosso i primi passi in Iran e Pakistan) proprio partendo dall’Italia.

Gli aiuti proseguono anche a livello privato. Un milione di mascherine e centomila kit sono stati donati da Jack Ma e Fondazione Alibaba attraverso la Croce Rossa Italiana. Diversi giganti del tech cinese sono attivi sul tema. Xiaomi ha spedito delle mascherine alla Lombardia, mentre Huawei ha annunciato che fornirà nuovi dispositivi di protezione e soluzioni tecnologiche, dopo aver istituito un’unità di crisi pensata per collaborare con le istituzioni sul contenimento dell’emergenza. L’Istituto di Fisica del Plasma dell’Accademia Cinese delle Scienze (ASIPP) ha offerto 17.500 mascherine protettive ai ricercatori del Centro ENEA di Frascati con i quali sono in corso diversi progetti per l’energia da fusione nucleare. La città-contea di Taicang ha inviato aiuti nelle Marche. La comunità cinese di Pordenone ha donato diecimila mascherine. La comunità cinese di Reggio Emilia ha regalato 70 mila euro al Santa Maria Nuova di Reggio e alla Croce Rossa Italiana. La comunità cinese della Campania ha donato alla Asl Napoli 1 centro mascherine e gel disinfettante. Un ex studente del MIB – School of Management ha regalato 4 mila mascherine alla città di Trieste. In provincia di Catania, invece, sono state sequestrate 20 mila mascherine in un negozio gestito da un cittadino cinese.

Per ricevere gli aiuti senza dover passare da paesi terzi (dove si sono create situazioni spiacevoli come in Repubblica Ceca, poi comunque risolte), lil governo ha disposto d’urgenza la riapertura dei voli cargo con la Cina, mentre la Civil Aviation Administration of China ha annunciato una tratta temporanea da Milano a Wenzhou.

L’ITALIA SECONDO I MEDIA CINESI

L’invio di materiale sanitario in Italia ha trovato ampio spazio sui media cinesi. China Daily ha definito gli italiani “sollevati” dagli aiuti in arrivo dal “Regno di Mezzo”. Caixin ha raccontato il dilemma dei cinesi che vivono in Italia, divisi tra la decisione di restare e la tentazione di tornare nel paese di origine. A tal proposito, su Cina in Italia è apparsa una lettera di Hu Lanbo intitolata “Noi restiamo qui, nonostante la paura”. South China Morning Post racconta invece di numerosi rientri in Cina dall’Italia e dall’Europa in genere. Una cittadina di Wuhan ha scritto una lettera, pubblicata su China Files, indirizzata ai suoi amici italiani in quarantena.

I media cinesi, compresi quelli di Hong Kong, hanno anche parlato di “misure lassiste” da parte dell’Italia, seguendo quanto dichiarato dai medici cinesi presenti nella penisola che hanno invitato ad adottare restrizioni “più rigide”, cosa poi avvenuta parzialmente con l’ultima ordinanza della Regione Lombardia e con il decreto del governo che hanno sì chiuso quasi tutte le attività escluse quelle di prima necessità, ma non hanno bloccato i trasporti.

Pagella Politica, proseguendo nel suo lavoro di fact-checking sul coronavirus, ha riportato una nuova bufala che riguarda l’Italia in arrivo da utenti social di lingua cinese. Dopo Pierluigi Bersani, protagonista delle fake news stavolta è stato l’assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera responsabile, secondo alcuni utenti di Twitter, di aver detto che la Cina avrebbe mentito all’Italia sul Covid-19, portando la Lombardia ad essere la nuova Wuhan. Cosa mai avvenuta. Reali, invece, gli strali di Maurizio Gasparri contro Pechino, che hanno trovato ampio risalto sui media di Taiwan. Sempre Pagella Politica ha definito “manipolato” il video pubblicato da Hua Chunying, portavoce e direttrice generale del Dipartimento dell’informazione del Ministero degli Esteri cinese, dove ci sarebbero alcuni italiani intenti a ringraziare la Cina, mentre in sottofondo risuona l’inno nazionale cinese.

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Negli ultimi sette giorni sono proseguiti i paragoni tra quanto fatto dal governo italiano e quanto fatto dal governo cinese per limitare la diffusione del virus, come ha fatto per esempio il governatore della Campania, Vincenzo De Luca. Il New York Times ha criticato l’Italia e gli italiani per la risposta all’emergenza, in un articolo in cui il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa racconta di come all’inizio, quando l’emergenza era confinata a Wuhan, l’Italia guardasse all’esempio della Cina non come a un allarme reale ma come a “un film di fantascienza che non aveva nulla a che fare con noi”. Ora però l’Italia prova ad adeguarsi, anche sotto il profilo tecnologico, come raccontato da Eugenio Cau su Il Foglio. con aziende pronte a tracciare il virus.

Nel frattempo, la sola Lombardia ha superato il numero di morti della Cina (anche se i dati cinesi vengono messi in dubbio da Gabriele Carrer su Formiche). A domenica 22 marzo, infatti, i decessi nella regione erano 3456 contro i 3261 totali nell’intera Cina. Un caso “anomalo”, secondo la virologa Ilaria Capua: “Si possono fare infinite ipotesi con criteri epidemiologici: caratteristiche demografiche (età e sesso), qualità dell’aria, resistenza agli antibiotici, abitudini alimentari, comportamenti… Una spiegazione si deve trovare”, ha dichiarato a Fanpage.  Uno studio condotto sui test e sulle cure per i due turisti cinesi ricoverati e poi guariti allo Spallanzani ha permesso di vedere il comportamento e i danni causati ai polmoni dal virus. Coppia cinese che ha salutato l’ospedale romano. La delegazione di medici cinesi in Lombardia partecipa invece alla sperimentazione avviata al San Matteo di Pavia per la cura col plasma di chi è guarito.

Un coro di consensi sul “modello cinese” arriva da diversi italiani che vivono e lavorano in Cina. In particolare dal mondo del calcio. Roberto Donadoni, allenatore dello Shenzhen, ha illustrato le dure misure di controllo che permetteranno di riprendere il campionato durante il mese di aprile e ha invitato gli italiani a “seguire le regole”. Gli fa eco Fabio Cannavaro, allenatore del Guangzhou Evergrande, in un’intervista al Mundo Deportivo: “Qui sono riusciti a battere il coronavirus e non vogliono essere infettati di nuovo. Adesso è quasi tutto normale. Puoi vedere le persone sulle terrazze, nei ristoranti, senza maschere”, ha detto l’ex capitano dell’Italia. “In Cina hanno sconfitto la pandemia perché hanno seguito le istruzioni delle autorità, lo hanno fatto tutti insieme. Sono rimasti tutti a casa. Questa è l’unica cosa da fare”. Anche il fratello di Fabio, Paolo Cannavaro (suo collaboratore tecnico), ha raccontato come la Cina “sta battendo il coronavirus”. Massimiliano Maddaloni, ex collaboratore di Marcello Lippi nella nazionale cinese, ha definito la Cina “il posto più sicuro” per le “regole dure” e il “senso civico”.

C’è chi era tornato dalla Cina pensando di fuggire dal coronavirus e si è invece ritrovato nel nuovo epicentro della pandemia. Tra di loro c’è Alessia, account manager in un’azienda di Shanghai. Carlo Dragonetti, italiano di 27 anni che vive e lavora in Cina, ha raccontato a Open la sua quarantena a Shanghai. Anche Andrea Mannini, commissario tecnico delle squadre olimpiche della vela cinese, ha raccontato la sua esperienza al ritorno ad Haikou.

NON SOLO VIRUS

Gli aiuti sanitari potrebbero aprire, come già scritto in precedenza, a un ruolo sempre più rilevante della tecnologia cinese in Italia. In cima alla lista c’è Huawei, che si è offerta di collegare in cloud gli ospedali italiani. Negli scorsi giorni, Thomas Miao, amministratore delegato di Huawei Italia, ha rilasciato una lunga intervista all’AdnKronos, in cui loda la catena di solidarietà tra Roma e Pechino e parla dello “scambio dati” come “fattore cruciale per combattere l’epidemia”. “Il 5G, in sinergia con altre tecnologie come Cloud, AI e Big Data può guidare la trasformazione digitale dei sistemi sanitari a fornire una risposta più efficace alle grandi emergenze pubbliche”, ha detto ancora Miao.

Il Copasir ha convocato per mercoledì 25 marzo una nuova seduta sul tema Huawei durante l’emergenza sanitaria. E sul tema 5G sembra essere nato un “feeling istituzionale” tra il presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, il leghista Raffaele Volpi, e il sottosegretario  alla presidenza del Consiglio pentastellato Riccardo Fraccaro.

La Civiltà Cattolica ha pubblicato un interessante intervento di Benoît Vermander che parla di una “sovrapoliticizzazione della posta in gioco” in merito all’avvicinamento tra Santa Sede e Pechino.

Il Museo del Sichuan ha deciso di trasferire sul web la mostra Paestum – una città del Mediterraneo antico, frutto della cooperazione con il Parco Archeologico di Paestum, totalizzando quasi un milione di visite da parte degli internauti cinesi.

Attraverso Giada Messetti, giornalista autrice del consigliato libro “Nella testa del Dragone“, sono state pubblicate su Il Manifesto delle bellissime strisce sulla vita in Cina ai tempi del coronavirus firmate dal grande artista Li Kunwu.

NON SOLO CINA

Durante gli ultimi giorni si è parlato molto anche di “modello coreano”. Di Maio ha partecipato a una video conferenza con l’omologo della Corea del Sud, Kang Kyung-wha, per conoscere i dettagli della strategia di contenimento adottata da Seul, mentre Matteo Renzi ha apertamente invitato il governo a seguirne l’esempio (ne ho scritto qui). Anche Ricciardi ha detto che l’Italia è pronta a seguire Seul, anche se al momento sembra sprovvista dell’apparato necessario a far funzionare un modello basato sulla tecnologia. Ora però l’Italia prova ad adeguarsi, come raccontato da Eugenio Cau su Il Foglio, con aziende come Bending Spoons, Jakala, Geouniq e Centro Medico Sant’Agostino che sarebbero pronte a mettere a disposizione i loro strumenti per adottare il contact tracing. Intanto, i cittadini sudcoreani in Italia stanno cercando di organizzarsi per tornare in madrepatria.

Presi in esame dai media italiani anche le misure di prevenzione adottate da altri paesi asiatici, come Taiwan e Singapore, che ora, come la Cina, temono i “ritorni“. A proposito di Taiwan, (del cui esempio ha parlato anche l’Agi), il rappresentante italiano a Taipei, Davide Giglio, ha rilasciato un’intervista in cui auspica cooperazione globale per uscire il prima possibile dall’emergenza. Nel frattempo il governo locale ha bloccato l’arrivo dei cittadini stranieri, dopo che all’inizio della crisi l’Italia era stato il primo paese al mondo a vietare i voli diretti con l’isola.

Papa Francesco continua la sua opera di solidarietà nei confronti dei paesi asiatici colpiti dalla pandemia. Dopo l’invio di mascherine in Cina, Bergoglio ha donato centomila dollari alle persone e alle famiglie più svantaggiate di Hong Kong. Il cardinale John Tong Hon, amministratore apostolico di Hong Kong, ha espresso la sua gratitudine al Papa in una lettera.

Repubblica ha intervistato Gennaro Arma, il comandante della nave da crociera Diamond Princess rimasta per due settimane in quarantena al largo della baia di Yokohama con 3.700 turisti a bordo più l’equipaggio.

Il video di un italiano in Giappone sull’Avigan, farmaco anti influenzale e presunto rimedio contro il coronavirus, è diventato virale. Ma ci sono diversi dubbi a riguardo, come spiegato da Pio D’Emilia di Sky. Asahi Glass co, colosso giapponese dell’elettronica e della chimica, ha presentato un’opa da 240 milioni per acquistare Molmed, gioiello del biotech italiano partecipato da Mediaset.

Un turista italiano malato di coronavirus e poi guarito è morto d’infarto in India.

Come hanno notato molti utenti di Facebook che hanno osservato il profilo dell’Ambasciata cinese a Roma, insieme ai numerosi messaggi di ringraziamento degli utenti italiani per gli aiuti sanitari sono apparsi diversi post anti Pechino di utenti vietnamiti. Qui ho provato a spiegare perché.

Segnalazione in extremis: Il Foglio di lunedì 23 marzo, con un ampio pezzo d’apertura di Giulia Pompili, è dedicato al virus e all’Asia

Di Lorenzo Lamperti*

**Giornalista responsabile della sezione “Esteri” del quotidiano online Affaritaliani.it. Si occupa di politica internazionale, con particolare attenzione per le dinamiche geopolitiche di Cina e Asia orientale, anche in relazione all’Italia