Mike Pompeo è in arrivo. Lo si sa da qualche settimana, ne abbiamo parlato diffusamente sette giorni fa su Go East. Se n’è continuato a parlare negli scorsi giorni. L’impressione è un po’ quella che stia tornando il Big Brother e i piccoli amici italiani debbano rassettare al meglio la tavola, sulla quale verrà poggiato un menu dalle caratteristiche già ben definite: le portate principali saranno tutte molto “cinesi”. 5G, Via della Seta, porti, magari spazio. A un mese e spiccioli dalle elezioni americane, il segretario di Stato Usa ribadirà al governo italiano la linea della Casa Bianca: niente sbandate sulla via di Pechino.

In realtà, quelle “sbandate”, o deviazioni di percorso, ci sono state eccome nel corso degli ultimi anni. Quantomeno a livello formale, con quell’adesione alla Belt and Road che dalle parti di Washington hanno interpretato (nostro malgrado) come un segnale d’allarme e non come un (giustificato) tentativo di colmare il divario commerciale che separa l’Italia da altri partner europei (che però quel memorandum non hanno mai avuto bisogno di firmarlo).

Non è un caso che, nella settimana che ha preceduto l’avvento di Pompeo, il governo si sia concentrato sul tema del 5G. Creando anche qualche grana, scrive il Manifesto. Giovedì scorso, a Palazzo Chigi, è andato in scena un consiglio dei ministri che formalmente affrontava temi tecnologici e di innovazione, come appunto lo sviluppo delle infrastrutture per la rete di nuova generazione, ma in realtà si trovava costretto a riflessioni di natura geopolitica. Il Foglio racconta che cosa sarebbe successo in quella riunione, con la solita divisione tra gli atlantisti dem (Amendola e Guerini) e i colleghi del M5s (Di Maio e Patuanelli), i quali però sembrano aver dato una svolta molto più istituzionale e, appunto, filo atlantica (soprattutto il titolare degli Esteri) negli ultimi tempi. In mezzo il premier Conte. Il risultato è che l’Italia pare destinata a rafforzare il suo impianto normativo per rendere più efficiente il sistema di cybersicurezza, irrigidendo tra l’altro anche le prescrizioni nei confronti di Tim rispetto ai controlli che l’azienda dovrà fare sul suo utilizzo della tecnologia 5G di Huawei.

Di fatto, lo stop a Huawei c’è ma non si dice, sintetizza Formiche. Anche se ancora adesso nel governo ci sono letture diverse tra core e edge. Al contrario, secondo la Verità quella del governo sarebbe una “farsa” nella quale starebbe fingendo di frenare sul 5G cinese “per rabbonire Trump”. In realtà, l’Italia sembra cercare soprattutto uno scudo europeo, affidandosi a Bruxelles anche per prendere tempo rispetto al pressing di Washington e contemporaneamente mettersi al riparo da eventuali ritorsioni di Pechino nel caso di ban. Necessità spiegata ancora da Valerio Valentini: “Avere una strategia chiara a livello comunitario, servirà a tutelare l’Italia anche da un altro rischio che a questo punto – per noi che siamo apparsi come il ventre molle dell’imperialismo cinese in Europa prima che il cambio di governo portasse Palazzo Chigi a raddrizzare la barra – saprebbe di beffa: e cioè che, per riabilitarci agli occhi degli Usa, fossimo i più zelanti ad affidarci esclusivamente ai concorrenti “occidentali” di Huawei, e cioè Ericsson e Nokia, mentre altri paesi europei, come la Germania, potrebbero affidarsi, almeno in parte, anche alla migliore tecnologia cinese”.

Lo stesso ministro Amendola, e non solo, ha molto insistito sulla portata “europea” dei provvedimenti.  “Continuano gli sforzi per disegnare una relazione equilibrata tra Unione Europea e Cina” e “l’Italia sostiene l’approccio unitario e coeso dell’Ue verso la Cina, reputandolo maggiormente efficace per l’avanzamento dei nostri interessi strategici”, ha dichiarato il ministro agli Affari europei allargando il discorso a tutta la relazione bilaterale. In ogni caso, il piano del governo sembra essere quello di dire a Pompeo che si segue Bruxelles, scrive il Sole 24 Ore

“Su 5g ed altre questioni relative alle infrastrutture è in corso un dialogo con i nostri partner italiani e altri Paesi in Europa e francamente in tutto il mondo”. E’ quanto ha affermato durante un briefing in teleconferenza un alto funzionario del dipartimento di Stato illustrando la missione in Europa di Pompeo. Secondo la Verità, gli States hanno già rinfoderato il bastone e ora per l’Italia sarebbe il tempo della carota.

Un segnale in tal senso arriva dall’accordo fra Italia e Stati Uniti sul programma Artemis per l’esplorazione della Luna. La dichiarazione d’intenti è stata firmata a Palazzo Chigi dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche per lo spazio, Riccardo Fraccaro, in collegamento con l’amministratore capo della Nasa, Jim Bridenstine. L’Italia è il primo paese europeo a firmare con gli Stati Uniti un accordo bilaterale sull’esplorazione lunare. Sul tema della geopolitica spaziale, si segnala un pezzo di Giulia Pompili in cui si raccontano gli accordi pregressi tra Roma e Pechino: alcuni saltati, altri ancora no.

Secondo un articolo di Romeo Orlandi su Wall Street Cina, il governo giallorosso proverà a smussare la durezza americana sui diversi dossier che riguardano Pechino, con l’obiettivo di allontanare Washington da un neo maccartismo.

E in preparazione all’arrivo di Pompeo, sul Corriere della Sera è stato pubblicato un “dataroom” di Milena Gabanelli (poi apparsa anche al TG di La7) e Luigi Offeddu, che usano (alcuni) numeri e altri (pre)concetti per parlare delle “responsabilità della Cina” sul coronavirus. L’articolo ha suscitato perplessità tra chi si occupa da tempo (e continuativamente) di Cina in Italia. A partire da Simone Pieranni, che sul Manifesto è intervenuto per mettere in risalto un problema molto serio del dibattito pubblico italiano sulla Cina (e non solo), che “oscilla in continuazione tra Satana e Paradiso”. E non è responsabilità solo della politica, ma anche dell’informazione.

 

VATICANO TRA CINA E USA

Nell’agenda di Pompeo c’è (c’era?) però anche un altro importante capitolo: la relazione tra Cina e Santa Sede. Il segretario di Stato Usa aveva chiesto di incontrare Papa Francesco ma la richiesta è stata respinta per un motivo formale: il pontefice non riceve esponenti politici in campagna elettorale. Ma alla base c’è anche un rapporto ai minimi termini, dopo che il Vaticano ha già fatto sapere a Washington che non ha intenzione di cedere sulla questione dell’accordo sulla nomina dei vescovi con Pechino, che verrà rinnovato a prescindere da quanto dice o scrive Pompeo. Lo ha spiegato anche Avvenire.

Nella sua newsletter Newman, Matteo Matzuzzi analizza l’articolo con cui Pompeo chiedeva alla Santa Sede di fare un passo indietro sul tema. Secondo Matzuzzi, non era il Papa il target da colpire. “Semplicemente, gli Stati Uniti hanno lanciato un monito: cara Santa Sede, hai riacquisito un enorme peso sullo scacchiere geopolitico e noi te lo riconosciamo. Ora non sprecare tutto avallando le politiche di Xi”.

Secondo il Fatto Quotidiano, il pressing americano sarebbe soprattutto elettorale. “Trump si sta preparando alla battaglia decisiva delle elezioni ed è intenzionato a mobilitare i cattolici più tradizionalisti e conservatori, che sono in opposizione al riformismo di Francesco, presentandosi come vero difensore della cristianità e radunando intorno a se l’elettorato cattolico ed evangelical-fondamentalista”, scrive Marco Politi.

Francesco Sisci definisce i rapporti tra Santa Sede e Stati Uniti “alla fine della luna di miele, ma non alla fine del matrimonio” in un’analisi storica delle relazioni bilaterali.

Nel frattempo, i fatti di cronaca hanno portato alle dimissioni del cardinale Angelo Becciu, numero due del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato e vero artefice dell’accordo con la Cina.

 

IL DIBATTITO POLITICO

Non sono mancate discussioni su altri argomenti, nello scenario politico italiano. In primis l’arresto di Joshua Wong, poi rilasciato su cauzione. Come sempre, l’opposizione ne ha approfittato per mettere sotto pressione il governo: “Il presidente Conte e il ministro degli Esteri Di Maio da che parte stanno? Il titolare della Farnesina richiami il nostro ambasciatore italiano in Cina e convochi l’ambasciatore cinese in Italia” ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

Ma sono arrivate prese di posizione anche dai partiti di maggioranza, in particolare dal Pd. “L’arresto di Joshua Wong, che adesso pare rimesso a piede libero, è l’ennesimo inaccettabile atto di prevaricazione a Hong Kong”, ha dichiarato Emanuele Fiano. “Il governo italiano esprima la più ferma condanna per questo nuovo atto di repressione autoritaria” ha scritto su twitter la deputata del Pd Laura Boldrini.

Nel frattempo, c’è una nave italiana bloccata da tre mesi in Cina. Si tratta del mercantile M/N Mba Giovanni. “La nave è bloccata da almeno nel porto di Huanghua perché la Cina a causa della pandemia da Covid-19 non consente la sostituzione dell’equipaggio, né permette che l’imbarcazione possa scaricare il contenuto delle stive e dirigersi altrove” scrive l’Agi, che ha intervistato il secondo ufficiale di macchina Luca Porcelli: “Stiamo un po’ meglio grazie al fatto che in Italia si sa che siamo bloccati qui, ma dal governo non si è ancora fatto sentire nessuno”, ha detto.

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RELAZIONI ECONOMICHE E CULTURALI

Dopo tante chiacchiere, voci e rinvii, sembra che alcune realtà cinesi (o controllate da realtà cinesi) siano vicine a prendere in mano la situazione del porto di Taranto. Secondo Repubblica, dietro l’operazione ci sarebbe il sottosegretario M5S a Palazzo Chigi, Mario Turco. Imprenditori e sindaco esultano perché ci sarà più lavoro. Ma, secondo Repubblica, preoccupa la vicina base Nato.E sempre a Taranto sta per chiudersi poi l’operazione per l’affidamento dell’area dell’ex yard Belelli, una delle più grandi del porto (220 mila metri quadrati), al Ferretti group, oggi controllato per l’85 per cento dai cinesi del Weichai Group. Costruiranno scafi e realizzeranno un centro di ricerca. Il tema è rilevante. Se ne parla da anni, ne ha parlato anche Luigi Di Maio al China International Import Expo di Shanghai del 2019. E l’opposizione è tutt’altro che felice, sulla scia dell’approccio americano.

L’ex sottosegretario allo Sviluppo Economico, Michele Geraci, ha ripreso la sua carriera di professore universitario nella provincia dello Zhejiang, in Cina orientale, dopo una quarantena di 14 giorni. La notizia è stata battuta da Xinhua, sulla cui collaborazione con Ansa è intervenuto su Twitter il corrispondente da Pechino di Repubblica, Filippo Santelli.

Filippo Fasulo, direttore del Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina, presenta l’XI Rapporto annuale dell’associazione: sarà importante per le aziende italiane considerare una localizzazione in Cina vista la volontà di Pechino di rafforzare la “circolazione interna”.

Nuova iniziativa, nell’ambito del Business Forum Italia-Cina, sul fronte delle relazioni economiche e commerciali, che coinvolge le imprese cinesi della Provincia del Guandong e della città di Canton e punta il focus sul supporto agli scambi commerciali fra imprese italiane e cinesi. L’organismo Business Forum Italia-Cina, creato nel 2014, è co-presieduto da Liu Liange, Presidente di Bank of China, e da Fabrizio Palermo, Amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, e punta a promuovere le relazioni economiche e avvicinare le comunità imprenditoriali dei due Paesi.  All’appuntamento sono intervenuti Yu Jianhua, ViceMinistro del Commercio cinese, Manlio Di Stefano, Sottosegretario agli Affari Esteri, Carlo Ferro,
Presidente dell’Istituto per il Commercio estero, e Barbara Beltrame, VicePresidente per l’internazionalizzazione di Confindustria.

Dopo il grande calo dovuto al Covid, ripartono fashion e lusso. Ferragamo ha fatto segnare una crescita a doppia cifra nel mese di agosto, soprattutto in Asia, e nello specifico in Cina e Corea.

La multinazionale della diagnostica medica, DiaSorin, ha raggiunto un accordo vincolante con il governo del distretto di Baoshan, a nord di Shanghai, per stabilirvi il proprio primo centro di produzione e ricerca.

Regione Lombardia, attraverso Explora e in collaborazione con la Scuola di Formazione Permanente della Fondazione Italia Cina, promuove un percorso formativo dedicato a manager e imprenditori di aziende e istituzioni del settore turismo e di tutta la filiera della ricettività con almeno una sede operativa in Lombardia e impegnati a promuovere nell’ambito della propria attività l’offerta turistica lombarda.

Mirta, la startup italiana che promuove gli artigiani del Made in Italy facendo conoscere i loro prodotti all’estero, ha fatto il proprio ingresso nel mercato cinese sbarcando su RED, la piattaforma di social-commerce cinese che conta oltre 300 milioni di utenti.

Il Comune di Sanremo parteciperà alla decima edizione del “China Flower Expo”, il più grande e influente evento cinese dedicato ai fiori che si svolgerà dal 21 maggio al 2 luglio 2021 a Shanghai.

Con il ritorno del campionato di calcio di Serie A, l’app di DAZN è diventata disponibile per il download su tutti i dispositivi Huawei dotati di Huawei Mobile Services.

In un’intervista a Il Foglio, l’ex ct azzurro di basket, Simone Pianigiani, si è detto prontissimo alla sua nuova avventura da allenatore in Cina.

L’opinionista sportivo Maurizio Pistocchi, scrive Open ha risposto così a un tifoso bianconero: “In Cina sareste tutti in campi di correzione dal 2006”.

 

GLI STUDI SULLA CINA

“In tutto questo negli Stati Uniti ma anche in Europa è tutto un fiorire di dibattiti accademici di altissimo livello sulla Cina. Chiedo con curiosità: ma i think tank / gli accademici / gli esperti italiani di Cina che cosa stanno facendo?” ha scritto qualche giorno fa su Twitter Filippo Santelli, dando vita a un dibattito con alcuni esperti del settore.

Ciò che è certo, è che in questo momento gli studi sulla Cina stanno vivendo un momento particolarmente delicato. Un momento che emerge in modo più che significativo dall’incontro “Gli studi sulla Cina: la sfida“, organizzato negli scorsi giorni dall’Università di Napoli “L’Orientale”. Sono intervenuti pressoché tutti i più illustri studiosi e accademici di Cina in Italia, in un interessante e stimolante scambio di opinioni tra esperti.

Marisa Siddivò ha sottolineato la necessità di difendere l’autonomia nell’esprimere giudizi articolati sulla Cina, senza lasciarsi trascinare dalle pressioni di un mondo “che sta scivolando di nuovo su un piano bipolare”. Secondo Guido Samarani bisogna “intrecciare le visioni”, non dando per scontate tout court la visione cinese oppure quella anglosassone.

Marco Fumian ha tracciato la dinamica del soft power cinese in tempi pandemici, paventando la possibilità che il potere di influenza di Pechino possa aumentare se la situazione di crisi politica e di rappresentanza dovesse continuare. Secondo Fumian spesso il soft power cinese viene giudicato in “maniera sfocata”, ma non se ne guardano i contenuti e i funzionamenti interni e non si parla abbastanza di quale immagine la Cina (che vuole “raccontare bene le sue storie, laddove queste coincidano con i valori del Partito Comunista”) vuole diffondere di se stessa.

Simone Dossi ha criticato l’assenza di “visione strategica” dell’Italia nel suo rapporto con la Cina, e ha sottolineato la necessità di favorire un dibattito pubblico consapevole utile a creare questa visione strategica. Giuseppe Gabusi ha auspicato una terza via europea che non sia di piena complementarietà di interessi con la Cina ma neppure l’assalto trumpiano.

Giovanni Andornino ha parlato dei rischi dell’avanzata dell’etnocentrismo nel dibattito cinese, mentre Marina Miranda ha sottolineato che, nonostante il canale di Hong Kong rischi di essere “otturato”, si può dire che le posizioni all’interno del Pcc non siano sempre univoche, nemmeno sull’ex colonia britannica. Bettina Mottura ha invece avanzato l’idea di utilizzare come strumento interpretativo il concetto di “gestione delle crisi” più che quello di soft power.

Stefania Stafutti ha ripercorso la riflessione che la portò a scrivere una lettera aperta a Xi Jinping sui fatti di Hong Kong e ha invitato a rifuggire “a tutti i costi” la “dicotomia mortale” tra filo cinesi o anti cinesi e a considerare il mondo dei cinesi in Italia. Un mondo che conosce bene Daniele Cologna, che racconta di come Pechino sia sempre più attiva nel cercare di orientare i “cinesi d’oltremare” in un percorso di “riscrittura” della Cina nel mondo. Con molti di loro che hanno difficoltà a comprendere questa narrazione e nel vivere la propria cinesità in Italia.

 

COMUNITA’ SINOITALIANA

A proposito di comunità sinoitaliana, China Files si propone di dare sempre maggiore spazio alle sue voci. In questa ottica, proprio ieri è stato pubblicato il primo contributo di Angelo Ou, alias Wu Xinghua, tra i primi cittadini cinesi per nascita a diventare italiano, nel 1967. E’ il figlio di uno dei pionieri del primo flusso migratorio cinese in Europa e di una coraggiosa mamma italiana. Nel suo contributo racconta genesi e contenuto del suo ultimo libro, “L’altra metà del cielo”, in cui ha raccolto le dirette testimonianze dei figli delle donne che, a partire dagli anni ’30, ebbero l’ardire di unirsi con i primi cinesi arrivati in Italia.

Chi è attivo da tempo sull’argomento è Cina in Italia, che dedica sin dall’inizio della crisi pandemica grande attenzione alle esperienze dei sinoitaliani e in particolare alla scelta di chi ha deciso di restare nel nostro paese nonostante tutte le difficoltà. Giovedì 1 ottobre alle 18,30, Cina in Italia e la comunità cinese in Italia presentano il libro “Noi restiamo qui” all’Hotel The Hive di via Torino a Roma. Sarà presente anche la direttrice della rivista, Hu Lanbo (che qui ha già parlato di alcuni temi legato al volume).

 

NON SOLO CINA

Taiwan

Il rappresentante di Taiwan in Italia, Andrea Sing Ying Lee, è intervenuto al Club Atlantico di Bologna.

Stefano Pelaggi sostiene su Formiche che, mentre Pechino sta alzando la pressione su Taipei, la propaganda cinese trovi “terreno fertile” in Italia.

Su “Asiatica”, l’approfondimento settimanale sui temi geopolitici in arrivo dall’Asia di Radio Radicale condotto da Francesco Radicioni e Valeria Manieri, si è parlato di Taiwan con Stefano Pelaggi (qui si può rivedere la puntata).

Giappone

Nella sua nuova rubrica su Il Messaggero, il corrispondente da Tokyo di Sky, Pio D’Emilia, analizza la sanità pubblica giapponese.

Dopo la recente intervista al Corriere della Sera, in cui ha raccontato la sua rinuncia al Giappone a causa della paura di volare, Cristina D’Avena rilancia e apre alla possibilità di viaggiare nel paese del Sol Levante.

Il 22 settembre 2020 le città di Firenze e Kyoto hanno celebrato il 55°anniversario del loro gemellaggio. In questa occasione, l’Istituto Italiano di Cultura di Osaka, diretto da Giovanni A. A. Desantis, ha presentato il video-concerto di Irene Grandi.

Il governo nipponico ha conferito, con una cerimonia a Bologna, l’onorificenza “Ordine del Sol Levante, Raggi in oro con nastro” al Maestro Giorgio Zagnoni, per i meriti acquisiti nella promozione dell’amicizia tra Giappone e Italia attraverso la musica.

Food: nuova apertura a Roma per il ristorante giapponese Taki.  Il consorzio di tutela della Finocchiona Igp, tipico salume insaccato con i semi di finocchio, ha registrato il proprio marchio grafico in Giappone, che rappresenta il secondo Paese extra-Ue per export in volume nel 2019.

Il caffè, bevanda così legata nell’immaginario comune alla cultura italiana, è invece straordinariamente amato e diffuso anche in Giappone, a tal punto che il paese è diventato, negli ultimi anni, il terzo importatore di caffè al mondo, dopo Stati Uniti e Europa. Qui si spiega questa evoluzione del gusto giapponese per il caffè.

Durante un’irruzione in un’abitazione, gli agenti della squadra mobile di Parma hanno trovato un violino «Nicolò Amati» del 1675, rubato nel 2005 in Giappone.

Coree

Forse ci siamo. A quasi due anni dall’accordo di cooperazione nel settore della difesa tra Italia e Corea del sud (qui il testo) potrebbe arrivare la ratifica del parlamento italiano. L’accordo era stato firmato a Roma il 17 ottobre 2018 ma finora non era mai stato ratificato. I negoziati erano stati avviati addirittura nel 2011, per essere finalizzati durante la visita del presidente Moon Jae-in a Roma. Ora sembra che i tempi siano maturi, come ho scritto in una delle puntate delle mie “pillole asiatiche”, anche su spinta del sottosegretario dalla Difesa Angelo Tofalo (M5s).

Asean

Il 2020 segna due eventi importanti che collegano l’Italia ed il Sud-Est asiatico, segnala Associazione Italia-ASEAN. Si celebrano i 500 anni della circumnavigazione del globo da parte del portoghese Ferdinando Magellano, con i rapporti del giovane italiano Antonio Pigafetta che descrissero agli europei le città, i popoli e i costumi del Sud-Est asiatico. Quest’anno poi, si celebra anche il centenario dalla morte del botanico Odoardo Beccari.

L’Associazione Italia-ASEAN ha organizzato un incontro sull’Indonesia e la sua risposta alla crisi causata dalla pandemia con l’Ambasciatore italiano in Indonesia, Benedetto Latteri, l’Ambasciatrice indonesiana in Italia, Esti Andayani, la Vicepresidente di Confindustria con delega all’internazionalizzazione, Barbara Beltrame, il Viceministro indonesiano per gli Affari Esteri con delega agli Affari europei e America, Ngurah Swajaya, e infine la Vicepresidente di KADIN, Shinta Kamdani.

Il 1° agosto è entrato in vigore l’accordo di libero scambio tra UE e Vietnam, Paese di interesse commerciale per il settore della moda, in special modo per il tessile, abbigliamento, pelletteria e calzature. A tal proposito Assocalzaturifici, insieme alle altre associazioni federate a Confindustria Moda, organizza per mercoledì 30 settembre un webinar, a cura del partner tecnico Easyfrontier, allo scopo di fornire ogni indicazione utile per poterne beneficiare.

A proposito del ruolo geopolitico (e non) del Sud-Est asiatico ho realizzato, dopo quella ad Alessia Mosca, un’intervista a Valerio Bordonaro, direttore dell’Associaizone Italia-ASEAN (con cui China Files ha avviato da qualche settimana una partnership editoriale).

India

Sul Corriere – Economia del 28 settembre è apparso un articolo di Daniele Taino, intitolato “Cinque strade per conquistare l’India”. Con lo spostamento di produzione fuori dalla Cina, secondo Taino l’India può rilanciare la propria manifattura. Si parla di una guida a cura di Cdp, Ice, Sace e Ambasciata d’Italia a Nuova Delhi sui consigli per investire sul mercato indiano, con particolare focus su meccanica, alimentare e design.

 

SPAZIO KATANE

Gli appassionati di Asia conosceranno già Katane, la newsletter di Giulia Pompili che da molto tempo ci informa sulle notizie da Asia e Pacifico (chi non è ancora iscritto può porre rimedio qui). Questa settimana è tornata dopo una pausa con una puntata piena di notizie e spunti. Proponiamo qui un estratto che ci spiega meglio chi è il nuovo primo ministro del Giappone, Yoshihide Suga.

Yoshihide Suga è un po’ il Giuseppe Conte giapponese. E’ l’uomo di garanzia, che deve rappresentare la continuità con il governo del dimissionario Shinzo Abe, e che tutte le anime della maggioranza tirano per la giacchetta. Dopo aver vinto le primarie del Partito liberal democratico, grazie a un accordo interno tra le varie potenti correnti, Suga è entrato al Kantei, il Palazzo del governo di Tokyo.

Il personaggio è molto interessante: lo avevamo raccontato qui. Contrariamente alla tradizione politica nipponica, non viene da una dinastia di politici, anzi. E’ figlio di coltivatori di fragole. Un uomo che ha sempre lavorato nella burocrazia politica, dietro le quinte. Il governo di Shinzo Abe ha retto per quasi otto anni grazie anche al team di persone che gli ha messo intorno Suga, che è stato il suo capo di gabinetto sin dall’inizio. E però nessuno avrebbe mai pensato sarebbe diventato primo ministro: non ha carisma, non è un trascinatore, ma soprattutto non muove moltissime correnti dentro al Partito. Ma finché non emergerà un nuovo leader, Suga è la soluzione di comodo. Ma non è detto che sia un male: secondo il primo sondaggio di gradimento condotto dallo Yomiuri shimbun, il governo Suga ha il 74 per cento di approvazione, il livello più alto sin dal 1978.

Sul fronte diplomazia, le prime due telefonate fatte dal primo ministro Suga sono state al presidente americano Donald Trump (che gli ha detto: chiamami quando vuoi, anche di notte) e al primo ministro australiano Scott Morrison. Suga ha poi parlato con la cancelliera tedesca Angela Merkel e con il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. In settimana, probabilmente, avrà un colloquio anche con Xi Jinping. E’ uno dei problemi fondamentali del governo Suga: Shinzo Abe è stato per quasi otto anni uno straordinario diplomatico (tranne che per i rapporti con la Corea del sud) e difficilmente si potrà avere lo stesso. Lo ha ammesso Suga stesso, durante una conferenza stampa: avrò il mio stile di politica estera. (…)

Ora però tutta la discussione politica in Giappone ruota intorno a un punto: ci saranno le elezioni anticipate a ottobre oppure no? Tutto probabilmente dipenderà da come Suga gestirà queste prime settimane. Sembra però che lo stesso Suga, da leader del Partito, voglia il mandato elettorale e non essere semplicemente un interim. 

 

AGENDA E LETTURE

Due segnalazioni per le attività organizzate dall’Istituto Culturale Coreano. Il 30 settembre streaming online del film “The Man from Nowhere” nel ciclo “Il cinema coreano a casa vostra”. Inoltre, ogni giorno dal lunedì al venerdì fino al 7 ottobre sul canale YouTube dell’Istituto Culturale Coreano viene caricato un mini-documentario da 4 minuti sulla Cultura Gastronomica Coreana.

Dal 28 al 30 settembre torna a Pisa il festival cinematografico dedicato interamente alla Cina. In ogni giornata un tema di approfondimento: opposizione classica tra giovani e adulti, famiglia e l’assurdo e la natura umana.

Il 29 settembre prende il via il corso di introduzione alla xilografia giapponese mokuhanga, a cura di Asako Hishiki per Paraventi Giapponesi.

Si chiude il 30 settembre il Florence Korea Film Fest, che offre una panoramica sul meglio della produzione cinematografica coreana dello scorso anno.

Il 1° ottobre alle 18 tavola rotonda online “Usa-Cina: relazioni pericolose”, organizzata dall’ISPI. Intervengono Raffaella Baritono, Alessia De Luca, Simone Pieranni e Giulia Sciorati.

Sabato 3 ottobre Giada Messetti presenta il suo libro “Nella testa del Dragone” al teatro comunale G. Modena di Palmanova (Udine). Dialoga con lei Enrico Grazioli, direttore de Il Piccolo.

Il 3 ottobre la Galleria Paraventi Giapponesi-Galleria Nobili dedica un workshop alla legatoria giapponese watoji 和綴じUna settimana più tardi, il 10 e 11 ottobre, la stessa galleria organizza un altro appuntamento con Kanaco Takahashi, artista e designer, nel quale si realizzerà una lunch bag e un astuccio dal design minimal.

Il 6 ottobre Virtual Breakfast Briefing targato Ispi, intitolato “Il Giappone dopo Abe: tutto come prima?”. Intervengono Axel Berkofsky, Marco Chirullo e Corrado Molteni.

L’8 ottobre Assolombarda organizza un  webinar in collaborazione con l’Associazione Italia Asean per presentare le opportunità offerte dal mercato vietnamita anche alla luce dell’Accordo di Libero Scambio con l’UE (EVFTA), in vigore dal 1 agosto 2020.

In occasione della 15° edizione del Milano Photofestival, AD-Gallery presenta la mostra “Nadeshiko – il sottile fascino delle donne giapponesi” di Flavio Gallozzi. Inaugurazione, alla presenza dell’artista, giovedì 8 ottobre 2020 alle 18.

Sabato 10 ottobre a Bologna doppio appuntamento nel ciclo di incontri “Pianeta Cina“, organizzato dalla fondazione Claudio Sabattini e dall’Associazione Il Manifesto in Rete. Dalle 10,30 alle 13 si parlerà di imprese, mercati, lavoro e politica con Gianni Rinaldini, Vincenzo Comito, Simone Pieranni e Alberto Gabriele. Dalle 14,30 alle 17,30 si diiscute invece della Cina di Angela Pascucci e del Manifesto. Con Loris Campetti, Gaia Perini, Federico Picerni, Sabrina Ardizzoni e, nuovamente, Simone Pieranni.

Fino all’11 ottobre è visitabile a Palazzo Reale di Milano la mostra “Out of the Blue” sulla calligrafia cinese. In Out of the Blue sei affermati artisti cinesi – Qin Feng, Qu Lei Lei, Sun Xun, Mao Lizi, Zhang Chun Hong, Wang Huangsheng – combinando la millenaria tradizione del loro passato con le tecnologie più moderne, si sono lasciati ispirare dalla specificità di un unico medium e hanno approfondito Alcantara® (materiale per arte e desisgn) in ogni sua declinazione e potenzialità attraverso opere che offrono una trasversalità di letture spaziando dalla classicità al contemporaneo.

Il 16 e 17 ottobre in programma il Crash Course “La potenza del dragone” del Centro Studi Geopolitica.info. Tra i docenti Simone Dossi di Twai, Andrea Gilli del NATO Defense College, Lorenzo Termine e Stefano Pelaggi.

Ad agosto è uscito in formato cartaceo e digitale “Semi di tè”, un libro di Lala Hu in cui si raccontano le esperienze dei sinoitaliani nell’affrontare l’emergenza pandemica. China Files ne ha pubblicato un estratto.

Il numero settembre/ottobre della rivista “Il Ponte” ripercorre, con una selezione di testi, storici e attuali, i 65 anni di rapporti diplomatici tra Italia e Cina. Qui un pezzo di presentazione su Il Manifesto.

 

Di Lorenzo Lamperti*

**Giornalista responsabile della sezione “Esteri” del quotidiano online Affaritaliani.it. Si occupa di politica internazionale, con particolare attenzione per le dinamiche geopolitiche di Cina e Asia orientale, anche in relazione all’Italia