SPECIALE HONG KONG

– Fenomenologia di una protesta

Le proteste contro la legge sull’estradizione sono ormai trascese nella difesa a oltranza dell’autonomia dell’ex colonia britannica. Riesumando le vecchie aspirazioni suffragiste si è data voce a un disagio radicato nelle problematiche sociali che da anni affliggono l’ex colonia britannica: diseguaglianza sociale ed emergenza abitativa in primis.

– Dagli Ombrelli alle proteste anti-estradizione

Avviate dal Civil Human Rights Front, le proteste anti-estradizione hanno sancito una netta evoluzione rispetto al movimento degli Ombrelli per la loro natura orizzontale e decentralizzata. Una caratteristica che – combinata ad alcuni fattori socio-economici – ha contribuito a una maggiore radicalizzazione delle contestazioni.

– Dove il “dio dollaro” non conta nulla

Ci si muove su vecchi traghetti, lenti, traballanti, in parte arrugginiti, popolati da assonnati pendolari, mamme con bambini ululanti e vecchi lupi di mare a riposo. Le isole minori sono un mondo lontano anni luce dagli stereotipi occidentali e cinesi di una città supermoderna e unidimensionale

– La protesta autonoma e senza leader

Come le maree, le folle di Hong Kong si propagano e si ritirano. A governarle però, a differenza delle prime, nessuna legge della fisica. Solo un’incredibile volontà collettiva che ha fatto dell’anonimato la sua strategia vincente. Quello che sta andando avanti da mesi ad Hong Kong mostra come, nell’era della rivoluzione digitale, anche le proteste di piazza possano mutare di natura fino al punto da diventare leader free.

-L’ombra delle triadi

Il 21 luglio scorso, un centinaio di persone in t-shirt bianca hanno attaccato passanti e manifestanti alla stazione di Yuen Long, zona rurale di Hong Kong. Questa violenza indiscriminata ha attirato l’attenzione della polizia hongkongese, che ha ricollegato alcuni tra gli arrestati a importanti “triadi”, organizzazioni criminali che da anni operano nell’ombra in molti degli eventi politici della Cina e di Hong Kong.

LA TIMELINE DELLE PROTESTE

9 giugno – Hong Kong, partecipazione record alle proteste anti-estradizione 

Si sono concluse con gli scontri tra i manifestanti e la polizia le proteste pacifiche che domenica hanno visto la popolazione di Hong Kong manifestare contro il discusso emendamento della legge di estradizione. Oltre 1 milione di persone – secondo il Civil Human Rights Front (circa 240mila stando alla polizia) – si sono riversate davanti al parlamento nella serata di domenica per chiedere le dimissioni della chief executive e la sospensione del provvedimento che – una volta approvato – vedrà l’ex colonia britannica consegnare a Pechino i sospettati di alcuni crimini punibili con almeno sette anni di carcere, anche in assenza di un accordo formale di estradizione.

12 giugno – Hong Kong in protesta, sospese le discussioni sull’estradizione

Migliaia di manifestanti si sono riuniti attorno al Consiglio legislativo, il parlamento di Hong Kong, fronteggiando la polizia antisommossa e costringendo i legislatori a rinviare il dibattito odierno sul controverso disegno di legge che, se approvato, permetterà a Pechino di rivendicare la propria giurisdizione sui sospettati di una quarantina di reati. Perlopiù giovani e studenti, i manifestanti vestiti di nero e con delle mascherine sul volto, hanno bloccato il traffico impedendo ai parlamentari di raggiungere l’edificio, mentre le forze dell’ordine hanno risposto con cannoni ad acqua e spray al peperoncino minacciando di passare alle maniere forti.

13 giugno – Hong Kong, le proteste sfociano in scontri

Come accade sempre più spesso in Asia, quando c’è di mezzo la Cina, le proteste rischiano di rappresentare sentimenti radicati nel tempo: quelle in scena da giorni a Hong Kong sono contro l’approvazione del provvedimento che consentirebbe per la prima volta l’estradizione di sospetti di reati verso la Cina continentale, ma sono innanzitutto proteste anti-cinesi.

13 giugno – Pechino: “l’illegalità comprometterà Hong Kong”

“È l’illegalità che nuocerà a Hong Kong, non gli emendamenti proposti alla legge sulle estradizioni”. All’indomani degli scontri tra la polizia e i manifestanti, la stampa cinese condanna “l’opposizione politica e i capi stranieri” per ostacolare il nuovo provvedimento “a scapito dello stato di diritto, della sicurezza pubblica e della giustizia”, sebbene in linea con le convenzioni internazionali.

17 giugno – A Hong Kong vincono i manifestanti

La chief executive Carrie Lam ha annunciato la sospensione della controversa legge, senza indicare una data possibile per la riproposizione. Pechino accetta e «comprende» la scelta e ribadisce: «Quanto accade a Hong Kong è un affare interno della Cina».

17 giugno – Le scuse di Carrie Lam non bastano

Quasi due milioni di persone sono scese in strada per protestare contro la legge sull’estradizione. Stime che se confermate renderebbero quella di ieri la mobilitazione di massa più numerosa dal ritorno di Hong Kong alla Cina. A differenza da quanto avvenuto mercoledì scorso, le rimostranze si sono svolte pacificamente ma in un clima di diffidenza nei confronti della sospensione dell’emendamento, annunciata sabato dal governo locale.

19 giugno – Hong Kong non molla

Negli ultimi quindici anni, l’ingerenza della ‘mainland’ è diventata gradualmente più opprimente, compromettendo non solo il ruolo tradizionalmente esercitato dal Paese nella difesa dei diritti umani, sistematicamente violati sulla terraferma, ma mettendone persino in discussione la credibilità come principale centro finanziario d’Asia.

21 giugno – Hong Kong torna in strada

Come preventivato negli scorsi giorni, i manifestanti sono tornati in piazza per protestare contro la reticenza dimostrata dal governo locale nel rispondere alle loro richieste entro la deadline scaduta ieri pomeriggio. Oltre al ritiro della proposta di legge, Civil Human Rights Front, l’organizzazione che ha supportato la mobilitazione di domenica, chiede un’indagine per appurare l’operato degli agenti negli scontri e le dimissioni di Carrie Lam.

22 giugno – A Hong Kong non bastano le scuse

Le scuse del governo non bastano. I manifestanti chiedono le dimissioni di Carrie Lam, il ritiro della proposta di legge e un’indagine per appurare l’operato della polizia durante gli scontri del 12 giugno.

26 giugno – Hong Kong si appella al G20

Per la prima volta dal’inizio delle proteste anti-estradizione, la Gran Bretagna ha preso una posizione netta. Londra sospenderà la vendita a Hong Kong di gas lacrimogeni e altri equipaggiamenti per il controllo della folla.Intanto per le strade dell’ex colonnia britannica si torna a protestare in vista del G20. Questa mattina centinaia di persone sono confluite intorno alle sedi diplomatiche di 19 paesi nella speranza di richiamare l’attenzione della comunità internazionale.

2 luglio – Hong Kong si radicalizza per commemorare l’handover

Hong Kong ha celebrato il 22esimo anniversario dall’handover blindata. Fin dalle prime luci dell’alba la tensione è sfociata in scontri tra polizia e manifestanti mentre l’establishment festeggiava il ritorno alla mainland barricato dentro il Convention and Exhibition Centre.

3 luglio – La Cina rompe il silenzio su Hong Kong

L’assalto dei manifestanti al parlamento per Pechino è un «atto illegale grave, che mina lo stato di diritto e l’ordine sociale». La strada si fa in salita per la chief executive dell’ex colonia Carrie Lam.

8 luglio – Hong Kong un porto profumato…di oppio

Nel 1810, quando con l’aiuto di funzionari corrotti ormai l’oppio entrava a fiumi in Cina venduto da contrabbandieri cinesi e mercanti senza scrupoli inglesi, malesi e americani, e fiorivano dappertutto le fumerie, un editto imperiale decretava: «L’oppio è un pericolo. Per debellarne il traffico, nella primavera del 1839 fu inviato a Canton l’incorruttibile Lin Zexu, come commissario imperiale.

8 luglio – Le proteste verdi di Wuhan risuonano a Hong Kong

A fine giugno i residenti del distretto di Yangluo, a Wuhan hanno manifestato contro la costruzione del termovalorizzatore di Chenjiachong (il sesto nella zona), scontrandosi duramente con le forze dell’ordine, all’esterno degli uffici del governo provinciale. Quella di Wuhan è solo l’ultima manifestazione di malcontento della popolazione locale verso la costruzione di impianti per lo smaltimento dei rifiuti. A ricordare il potenziale destabilizzante delle “proteste verdi”, messaggi di sostegno a Wuhan sono circolati per le strade di Hong Kong, dove da giorni i manifestanti denunciano la crescente ingerenza cinese.

18 luglio – Una mozione Ue in sostegno di Hong Kong

Oltre un decimo dei 751 membri del Parlamento europeo si è riunito mercoledì per chiedere al governo di Hong Kong di ritirare formalmente la sua proposta di estradizione e introdurre riforme democratiche. La mozione, che sarà discussa “urgentemente” giovedì, è stata presentata da 85 membri nella giornata di ieri, all’indomani dell’approvazione della nomina di Ursula von der Leyen a nuovo presidente della Commissione europea.

22 luglio – Hong Kong, i dimostranti prendono di mira il governo centrale

Nuovo weekend di proteste, nuovi scontri. Nel pomeriggio di domenica, dimostrazioni guidate dalla coalizione Civil Human Rights Front hanno animato la zona commerciale di Causeway Bay per chiedere un’indagine indipendente sull’operato della polizia nei giorni di protesta. La marcia pacifica tuttavia ha assunto connotazioni violente nella tarda serata quando alcuni dimostranti hanno sconfinato oltre la zona accordata con dalle autorità, raggiungendo la Central Police Station e la sede di rappresentanza del governo cinese in Sai Ying Pun.

30 luglio – Hong Kong: Pechino sta con la polizia

Prima presa di posizione ufficiale di Pechino: «I cittadini denuncino i crimini dei radicali». Domenica nuova protesta di massa: ora si manifesta contro la violenza degli agenti

7 agosto – Pechino avverte i manifestestanti di Hong Kong: non confondete la moderazione con la debolezza

Conferenza stampa del portavoce di Pechino. Avviso ai manifestanti: non giocate con il fuoco. L’ufficio politico di Pechino che si occupa degli affari di Hong Kong e Macao, fino a poco tempo fa praticamente sconosciuto, ha nuovamente espresso la propria opinione su quanto sta accadendo da ormai nove settimane nell’ex colonia, con una seconda conferenza stampa.

10 agosto – Cina e Usa, scambio di accuse su Hong Kong

I manifestanti proseguono nella loro protesta: al via tre giorni di sit-in all’aeroporto. L’ambasciata cinese a Roma convoca i giornalisti per spiegargli cosa sta succedendo a Hong Kong. La Cina sta provando a etichettare quella di Hong Kong come una «rivoluzione colorata», espressione dalla connotazione negativa che evidenzierebbe la circostanza nella quale le manifestazioni sono pilotate da un paese terzo, in questo caso gli Stati uniti.

13 agosto – Hong Kong: per Pechino le «proteste sono terrorismo»

I media cinesi mostrano assembramenti di truppe a Shenzhen. Voli annullati nell’ex colonia britannica fino a stamattina per i sit-in organizzati in aeroporto. Week end di scontri: la polizia ha usato gas lacrimogeni contro i manifestanti.

15 agosto – Le proteste di Hong Kong e il dilemma di Pechino

Ieri da diversi gruppi che partecipano alle proteste sono arrivate le scuse per i disordini degli ultimi giorni. Ma quello che pare mancare al momento è la possibilità reale di arrivare a qualche risultato dopo settimane di manifestazioni che hanno spinto la tensione a un punto tale da rendere complicata una soluzione che permetta alla Cina di non perdere la faccia.

17 agostoL’offensiva mediatica cinese piomba sulle proteste di Hong Kong

Se nei primi giorni delle manifestazioni a Hong Kong gli accadimenti erano stati silenziati sulle reti sociali cinesi, ben presto invece Pechino ha cambiato strategia, inondando WeChat e Weibo di messaggi a favore del governo e della polizia della città e sottolineando le «violenze» dei manifestanti che poi lo stesso governo ha bollato come prodromo di «terrorismo».

21 agosto – Gli attivisti di Hong Kong: «Siamo come l’acqua, non ci fermeremo. Adesso o mai più»

Intervista con i manifestanti di Hong Kong da undici settimane in strada per il suffragio universale e contro «l’ingerenza cinese». «Sono nata e cresciuta a Hong Kong. Devo dire che gli abitanti di questa città mi hanno sorpreso ogni minuto da quando è iniziato questo movimento. Siamo uniti e connessi, anche nelle nostre differenze. E anche in strada ci siamo evoluti, siamo diventati davvero acqua. Non ho davvero idea di come finirà questa protesta, ma ho chiara una cosa: adesso o mai più. La Cina prenderà provvedimenti per limitare ulteriormente la nostra libertà? Se vogliono schierare l’Esercito di liberazione popolare facciano pure, noi siamo qui».

30 agosto – I leader degli Ombrelli agli arresti

Stretta delle autorità contro il movimento pro-democrazia a Hong Kong. In una retata avvenuta questa mattina, alcuni dei rappresentanti più noti del movimento sono stati arrestati e si troverebbero ora nella sede centrale della polizia a Wan Chai. Si tratta di Joshua Wong, leader del movimento degli ombrelli, che è stato prelevato per strada e caricato su un furgone. A finire dietro le sbarre anche Andy Chan, capo del Hong Kong National Party, partito politico a favore dell’indipendenza, e arrestato mentre stava per imbarcarsi su un volo per il Giappone. E infine l’attivista ventiduenne Agnes Chow, tra i fondatori di Demosistō, organizzazione trasformatasi in partito nel 2016.

31 agosto – Rilasciati i giovani attivisti

Joshua Wong e Agnes Chow, due dei giovani leader del movimento pro-democrazia di Hong Kong, arrestati con altri attivisti nella giornata di ieri, sono stati rilasciati su cauzione. Nonostante l’iniziale ripensamento di ieri, in queste ore si sta svolgendo per il tredicesimo week end di seguito una nuova manifestazione. Scontri registrati in varie parti della città.

1 settembre – Notte di violenza a Hong Kong. La polizia carica anche in metro

La notte del 31 agosto ha visto un inasprimento notevole del confronto tra manifestanti e polizia di Hong Kong. Al termine di una giornata contraddistinta da scontri, cariche e lanci di molotov, in serata la polizia ha deciso di imboccare i manifestanti anche in alcune stazioni della metropolitana (Mong Kok e Prince Edward) finendo per spaccare teste e ferire numerose persone.

4 settembre – La controproposta di Carrie Lam

In un discorso alla televisione, una provata Carrie Lam ha parlato alla popolazione di Hong Kong rispondendo alle 5 richieste avanzate nei mesi scorsi dai manifestanti e mettendo sul tavolo le sue proposte. Questi i punti principali emersi:
1-ok al ritiro definitivo della proposta di legge sull’estradizione.
2 -approvazione di un panel con esperti internazionali per indagare sui crimini commessi dalla polizia nei confronti dei manifestanti, che sarà presieduta dall’Independent Police Complaints Council (IPCC).
3 – avvio di una consultazione popolare a largo spettro per raccogliere le opinioni di tutti attraverso una piattaforma di dialogo.
4- supporto di esperti all’elaborazione di risposte e soluzioni ai complessi problemi socio economici, e emersi che vanno ben oltre l’extradition bill.

5 settembre – Hong Kong: il ritiro della legge sull’estradizione apre nuove scenari

Con un messaggio televisivo la governatrice di Hong Kong Carrie Lam ha annunciato il ritiro del disegno di legge sulle estradizioni. Si tratta del provvedimento all’origine delle proteste che da inizio giugno hanno caratterizzato l’ex colonia britannica. È una decisione tardiva ma che finisce per aprire nuovi scenari nella città, considerando che il ritiro della legge era la prima richiesta dei manifestanti.

9 settembre -Hong Kong chiede aiuto a Trump

Hong Kong è parte inseparabile della Cina e Pechino non permetterà alle forze separatiste di minare l’unità nazionale. L’avvertimento giunge all’indomani del 14esimo weekend di protesta e a pochi giorni dall’annuncio del ritiro formale della controversa legge sull’estradizione. Nella giornata di domenica, munite di bandiere a stelle e strisce, migliaia di persone hanno marciato in direzione del consolato americano per implorare Trump di “liberare” l’ex colonia britannica dalla stretta di Pechino.

11 settembre – Primi arresti anche sulla terraferma

Sono almeno 1300 gli arresti messi a segno dalla polizia di Hong Kong negli ultimi tre mesi di proteste. Le accuse spaziano dalla “sommossa” all”assemblea illegale”, come nel caso dei leader di Demosisto Joshua Wong e Agnes Chow, rilasciati su cauzione. Ma le manette sono scattate anche sulla terraferma, dove secondo il Los Angeles Times sono circa una ventina gli attivisti finiti dietro le sbarre per aver preso parte alle manifestazioni nell’ex colonia britannica o semplicemente per aver condiviso informazioni sulle proteste.

11 settembre – Confusione a stelle strisce tra i manifestanti di Hong Kong

Pur non rappresentando tutta la varia e diversa composizione dei manifestanti (per fortuna), la richiesta di aiuto inviata agli Usa – dettata, dicono alcuni manifestanti, dalla disperazione e dall’ingenuità – costituisce un elemento su cui soffermarsi.

13 settembre – Pechino mobilita le aziende di stato in aiuto di Hong Kong

Pechino ha chiesto alle aziende di stato di correre in aiuto di Hong Kong. Secondo un’esclusiva della Reuters, l’appello sarebbe stato lanciato questa settimana durante un incontro organizzato a Shenzhen dalla potente State-owned Assets Supervision and Administration Commission (SASAC).

16 settembre – Ancora caos a Hong Kong

E’ ancora caos per le strade di Hong Kong, dove si è appena concluso il 15esimo weekend di protesta. Mentre nella giornata di sabato si sono verificati leggeri tafferugli tra i manifestanti e alcuni sostenitori del governo, domenica sera la situazione è nuovamente degenerata in guerriglia. La polizia ha risposto con lacrimogeni e cannoni ad acqua per fronteggiare i dimostranti, che armati di ombrelli e bombe molotov hanno preso di mira i palazzi del potere, dato alle fiamme uno striscione per il 70esimo anniversario della Rpc, e vandalizzato le stazioni della metro.

20 settembre -Per Amnesty la polizia di Hong Kong è ricorsa alal tortura

Arresti arbitrari, percosse e persino la tortura. Sono le tecniche utilizzate dalla polizia di Hong Kong contro i manifestanti anti-estradizione, secondo un rapporto pubblicato ieri da Amnesty International. L’indagine si basa sulla testimonianza di oltre venti persone finite agli arresti e prove raccolte sul campo, corroborante dal giudizio di avvocati e operatori sanitari.