Le proteste di Hong Kong rischiano di seminare zizzania tra Cina e Italia a stretto giro dalla celebratissima visita di Di Maio a Shanghai. Nella giornata di ieri, il ministero degli Esteri cinese ha reagito non troppo bene alla notizia della prima visita dell’attivista Joshua Wong in Italia. Wong arriverà mercoledì 27 novembre e si tratterrà per quattro cinque giorni. Il debutto, a Milano, aprirà un ciclo di incontri sulle mobilitazioni popolari organizzato dalla Fondazione Feltrinelli. La sua seconda tappa sarà Roma dove incontrerà parlamentari di vari partiti. A Pechino non l’hanno presa bene. “Questa persona è un attivista per l’indipendenza di Hong Kong e ci opponiamo al tentativo di fornire piattaforme o creare condizioni per attività indipendentiste” ha tuonato il dicastero. L’invito all’attivista hongkonghese rischia di sfilacciare i rapporti tra Belpaese e Regno di Mezzo, nonostante il cauto disimpegno mantenuto dal governo nostrano nei confronti dei fatti di Hong Kong. Parlando ai media italiani mentre si trovava a Shanghai, Di Maio aveva affermato che “noi in questo momento non vogliamo interferire nelle questioni altrui e quindi, per quanto ci riguarda, abbiamo un approccio di non ingerenza nelle questioni di altri paesi”. Una posizione in linea con il silenzio mantenuto dal sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, recatosi nell’ex colonia britannica lo scorso 4 luglio per avviare una nuova partnership inter-universitaria. Su Twitter l’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi ha definito “strano” l’atteggiamento dimostrato finora dalla Farnesina guidata da Di Maio nei confronti di Hong Kong e ha annunciato di aver chiesto “alla Commissione Esteri del Senato di attivare una indagine conoscitiva sulla vicenda e di ascoltare la voce della libertà, cioè Joshua Wong”. La trasferta italiana di Wong si inserisce in una serie di missioni estere volte a conquistare il supporto della comunità internazionale. Il giovane è già stato accolto in Germania e Stati Uniti, dove ha ribadito il proprio sostegno al Hong Kong Human Rights and Democracy Act, la bozza di legge che se approvata permetterà a Washington di interrompere il trattamento di favore adottato nei rapporti commerciali con la regione amministrativa speciale [fonte: Formiche, Repubblica]

Import Expo: oltre 70 miliardi di accordi firmati

Il secondo China International Import Expo (CIIE) si è concluso domenica con la firma di 71,1 miliardi di dollari di accordi preliminari per acquisti di beni e servizi per un anno, pari a un +23% rispetto allo scorso anno. L’evento ha visto la partecipazione di oltre 3.800 imprese, molte delle quali leader mondiali nei rispettivi settori, rispetto alle circa 3.600 del 2018. Secondo l’organizzazione, 230 aziende hanno già aderito alla terza edizione del 2020. Durante la cerimonia di apertura, il presidente Xi Jinping ha presentato l’evento come il segno tangibile della progressiva apertura del mercato cinese al resto del mondo. [fonte: China Daily]

Una nuova ferrovia cinese sotto il Bosforo

Lo scorso mercoledì è entrata in funzione una nuova tratta ferroviaria che da Xi’an raggiungerà l’Europa. L’ennesimo progetto targato Belt and Road è stato reso possibile grazie alla costruzione di un tunnel sotto il Bosforo che permette di evitare il fastidioso pit stop di Istanbul tirando dritto verso Ankara per poi proseguire fino a Praga. La ferrovia, che si snoda per quasi 11.500 chilometri attraverso Cina, e Kazakistan, Azerbaigian, Georgia, Turchia, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovacchia per un totale di 18 giorni di viaggio, trasporterà dall’Asia all’Europa merci come laptop, hard disk, pannelli semilavorati, tessuti e ricambi auto, mentre in senso opposto viaggeranno latte in polvere, alimenti surgelati, carne di maiale, prodotti farmaceutici, veicoli finiti e semilavorati. L’opera, che simboleggia perfettamente le ambizioni “espansionistiche” di Pechino, presenta due particolarità: aggira strategicamente la Russia, allentando la dipendenza della Bri da Mosca, ed è stata realizzata grazie al supporto fondamentale del Giappone, rivale asiatico di Pechino nella costruzione di infrastrutture. Il canale turco è infatti stato completato dal gigante delle costruzioni nipponico Taisei grazie all’erogazione di 200 milioni di dollari da parte della Japan International Cooperation Agency. [fonte: Nikkei]

Xi Jinping in Grecia per rilanciare la Belt and Road

Di Belt and Road si è tornati a parlare anche in Grecia, dove nella giornata di ieri Xi Jinping, in visita nel paese, ha incontrato il premier Kyriakos Mitsotakis. La trasferta si è conclusa con il rinnovato impegno di Atene a “superare ogni ostacolo” incontrato nella realizzazione del piano di espansione del porto del Pireo. Il progetto, inizialmente bloccato per valutare l’impatto sui beni archeologici locali, ha ottenuto il semaforo verde dal nuovo governo sebbene i lavori di ampliamento siano stati limitati a due terzi di quanto inizialmente previsto. In tutto sono 16 gli accordi raggiunti, che comprendono la firma di un trattato di estradizione e la partecipazione cinese nell’estensione delle infrastrutture elettriche all’isola di Creta. In cambio, Atene ottiene una maggiore apertura del mercato cinese ai prodotti agricoli greci. Poca roba se rapportato a quanto finalizzato da Macron durante la sua recente visita a Shanghai. Mentre Mitsotakis e Di Maio hanno sfruttato l’Import Expo per tirare acqua al proprio mulino, la Francia si è candidata a portavoce degli interessi europei oltre la Grande Muraglia. [fonte: SCMP]

La Banca Mondiale taglia i fondi alle scuole dello Xinjiang

La Baca Mondiale ha deciso di ridimensionare un programma per la formazione professionale nel Xinjiang accusato dagli Stati Uniti di contribuire alla persecuzione dell’etnia uigura che popola la regione autonoma della Cina occidentale. L’istituto di credito ha spiegato che, sebbene le accuse non siano corroborate da prove concrete, “alla luce dei rischi associati alle scuole partner [su cui la Banca non ha controllo], che sono ampiamente sparpagliate e difficili da monitorare, l’ambito e l’impatto del progetto saranno ridotti. In particolare, la componente del progetto che coinvolge le scuole partner nello Xinjiang è stata chiusa”. La Banca mondiale ha dichiarato che il piano – del valore di 50 milioni di dollari – sarà sottoposto a una “supervisione rafforzata” per garantire il rispetto degli standard interni. La decisione segue un’inchiesta di Foreign Policy stando alla quale uno degli istituti ad aver beneficiato dei fondi avrebbe utilizzato almeno 30mila dollari per acquistare “filo spinato, lancia gas lacrimogeni e giubbotti antiproiettile.” Nondimeno l’arrivo dell’ex vicesegretario al Tesoro David Malpass ai vertici della Banca potrebbe aver influito sulla sforbiciata. Non a caso il progetto sarò in futuro diretto da un membro dello staff con base a Washington. [fonte: FT, NYT]

Il Dalai Lama dice basta alla reincarnazione

La tradizione buddhista della reincarnazione dei Dalai Lama “deve finire ora”. A dirlo e niente meno che Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama, la più alta carica del buddhismo tibetano in esilio indiano dalla fine degli anni ’50. Secondo Sua Santità, il sistema gerarchico è un retaggio feudale e “le istituzioni dovrebbero essere di proprietà del popolo, non di un singolo individuo”. L’affermazione sancisce un clamoroso ripensamento rispetto a quanto affermato nel 1969, quando in un comunicato ufficiale il leader spirituale si era detto favorevole alla trasmissione della carica. “Ci sono stati casi di singoli lama che hanno usano la reincarnazione [per guadagni personali] ma non hanno mai prestato attenzione allo studio e alla saggezza”, ha spiegato Tenzin Gyatso lo scorso 25 ottobre accogliendo studenti indiani e bhutanesi. Quella della successione ai vertici del Buddhismo tibetano non è soltanto una questione religiosa ma anche politica. Da anni Pechino rivendica il diritto di nominare l’erede del leader ottuagenario, considerato dalle autorità cinesi un separatista. A ingarbugliare ulteriormente la situazione si aggiungono come sempre le ingerenze americane. Solo un paio di giorni fa Sam Brownback, ambasciatore americano per la libertà religiosa, ha esortato le Nazioni Unite affinché la comunità internazionale intervenga per ostacolare le rivendicazioni cinesi sulle future reincarnaizoni. [fonti: Asia Times, SCMP]

Corea del Nord: le sanzioni colpiscono i civili

Secondo uno studio commissionato da Korea Peace Now, un’organizzazione internazionale nata con lo scopo di porre fine al conflitto tra le due Coree, le sanzioni in atto contro la Corea del Nord colpirebbero più i civili che il governo. L’isolamento di Pyongyang, così come l’introduzione nel 2016 di sanzioni specificatamente mirate a danneggiare alcuni settori dell’economia nordcoreana, hanno reso impossibile assicurare assistenza umanitaria di base alla popolazione civile, che ora si trova a dover fare i conti con la mancanza di accesso all’acqua pulita, la carenza di medicinali e una carestia dovuta alla forte siccità che ha colpito il paese negli scorsi mesi. Secondo le stime ufficiali, nel 2018 sarebbero oltre 3.968 le persone – tra cui 3.193 bambini con meno di cinque anni e 72 donne incinte— decedute a causa dei ritardi nei finanziamenti delle Nazioni Unite in favore dei programmi umanitari in Corea del Nord. Le cifre potrebbero tuttavia essere molto più alte, complici la mancanza di meccanismi di controllo demografico e l’abbondanza di strutture ospedaliere “abusive” alle quali spesso si rivolgono i cittadini provenienti da contesti sociali disagiati. Lo studio ha immediatamente riaperto il dibattito sull’importanza di facilitare l’accesso ai finanziamenti internazionali da parte delle organizzazioni umanitarie che operano in territori in cui il governo locale è sottoposto a sanzioni. [fonte: WSJ]

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