La popolazione di Hong Kong è tornata in strada più bellicosa che mai in segno di sfida contro il recente divieto di indossare maschere. Nel weekend nuove proteste violente hanno paralizzato la città, causando la sospensione della metro e la chiusura anticipata di diverse attività commerciali. Per la prima volta, l’esercito cinese ha emesso un segnale di avvertimento, minacciando possibili arresti dopo che alcuni dimostranti con il volto coperto hanno puntato dei laser contro la caserma di Kowloon Tong. Come prevedibile, la decisione di impugnare l’Emergency Regulations Ordinance di epoca coloniale è stata recepita con rabbia dai manifestanti, già diffidenti nei confronti dell’apertura al dialogo mostrata nei giorni scorsi dal governo locale. Per i deputati democratici l’introduzione della ERO sarebbe addirittura anticostituzionale dal momento che delega alla governatrice poteri normalmente di competenza del parlamento ed entra in conflitto con la Basic Law e il Bill of Rights, introdotti solo dopo il ritorno di Hong Kong alla Cina. Questioni che verranno dibattute nel corso di un’udienza urgente richiesta dall’Alta Corte di Hong Kong entro la fine del mese. Intanto, sono almeno 13 gli arresti effettuati dall’introduzione del divieto che prevede una pena massima di un anno di reclusione e il pagamento di una multa di 3.188 dollari. [fonte: Reuters, SCMP]

Mosca e Pechino insieme contro i missili Usa

L’asse Pechino-Mosca assume sempre più i connotati di un’alleanza. Nella giornata di venerdì Vladimir Putin ha annunciato che la Russia “attualmente sta aiutando i nostri partner cinesi a creare un sistema di allarme in caso di attacco missilistico. È una cosa seria che aumenterà drasticamente le capacità difensive della Repubblica popolare cinese”. Il significato simbolico della nuova partnership è evidente: si tratta di una tecnologia che al momento posseggono solo Mosca e Washington. I benefici sono altrettanto chiari. Non solo la Russia beneficerà della collaborazione con la Cina in caso di un attacco sottomarino americano dall’Oceano indiano e dal Pacifico meridionale, ma la natura sensibile della cooperazione probabilmente spingerà i due colossi ad ignorare le frizioni emerse a causa dell’attivismo della Cina in Siberia e dalle politiche concorrenziali in Asia Centrale. Secondo gli analisti, l’offerta della Russia raddrizza il baricentro del partenariato finora dominato dal peso economico di Pechino. Ma è il tempismo a rivelarne il vero scopo. L’annuncio giunge mentre gli Stati Uniti valutano il dispiegamento di nuovi missili in Asia dopo il ritiro unilaterale dal trattato INF. [fonte: CBS, Scmp]

La Cina dichiara guerra all’NBA

La Chinese Basketball Association ha sospeso i rapporti con i Houston Rockets, la squadra di basket americana in cui ha militato il cestista cinese Yao Ming dal 2002 al 2011, oggi presidente dell’associazione. Motivo? Un tweet in sostegno delle proteste di Hong Kong pubblicato dal general manager Morey e rimosso tardivamente dal web. Nella giornata di ieri, assecondando la CBA, diversi sponsor cinesi – come il marchio di scarpe Li Ning e lo Shanghai Pudong Development Bank Card Center – hanno deciso di interrompere i rapporti con la società americana, mentre Tencent e l’emittente statale CCTV hanno annunciato che non ne trasmetteranno più le partite. A nulla sono servite le scuse corali di Morey, dei Rockets e dell’NBA. Tanto i media statali quanto il popolo del web hanno già condannato il team di Houston, che su Weibo vanta oltre 7,26 milioni di fan. Ora i commenti piccati potrebbero tradursi in perdite economiche dai molti zeri. Secondo un recente sondaggio di Tencent, in Cina, il massimo campionato americano di pallacanestro è seguito da circa 500 milioni di persone. [fonte: NYT]

La lunga mano di Pechino su Wikipedia

La campagna di isolamento sferrata da Pechino contro Taiwan trascende la diplomazia arrivando a influenzare la sfera digitale. Secondo la BBC, l’ultima vittima del braccio di ferro sino-taiwanese è Wikipedia, l’enciclopedia online, alla quale chiunque può contribuire aggiungendo o togliendo informazioni. Stando all’emittente britannica, sono sempre di più i casi in cui contenuti ritenuti sensibili oltre la Muraglia – come Taiwan, Hong Kong e le isole contese del Mar cinese – vengono modificati in modo da combaciare con la posizione ufficiale del governo cinese: Taiwan diventa così “una provincia della Repubblica popolare cinese”, mentre le isole Senkaku compaiono come “territorio della Cina” e il massacro di piazza Tian’anmen viene riassunto con l’eufemismo “i fatti dell’89”. Non si tratterebbe di incidenti isolati. La pagina dedicata alle proteste di Hong Kong è stata rieditata 65 volte in un solo giorno, mentre la BBC ha riportato almeno 1600 modifiche sospette in 22 articoli politicamente sensibili. Che si tratti di una vera e propria strategia parrebbe confermarlo l’articolo Opportunities And Challenges Of China’s Foreign Communication in the Wikipedia pubblicato quest’anno sul Journal of Social Sciences in cui si fa riferimento alla necessità di dispiegare una strategia di comunicazione esterna che includa “la formazione di editor influenti sulla piattaforma Wiki”. [fonte: BBC]

Gli spaghetti istantanei e la crescita cinese

Spaghetti istantanei (fangbianmian) e automobili vengono comunemente considerati un prezioso supporto alle più tradizionali statistiche sulla crescita cinese. Il consumo di noodles istantanei nella Cina continentale e a Hong Kong ha iniziato a diminuire dopo il 2014 con l’affermazione di una middle class dal palato più raffinato, fino a scendere a 38,5 miliardi di porzioni nel 2016, per poi risalire a oltre 40 miliardi lo scorso anno – pari a più del 38,8% delle vendite globali. Gli analisti prevedono che le vendite aumenteranno ulteriormente quest’anno. Mentre a un primo sguardo i numeri parrebbero indicare un calo dei consumi – confermato dai dati ufficiali del retail – stampa statale e produttori tendono a spiegare la rinnovata popolarità dei fangbianmian come il sintomo di un miglioramento qualitativo dei prodotti. Infatti, la crescita delle vendite è dovuta principalmente ai noodles “di fascia alta”, che potrebbero costare fino a 24 yuan per confezione, più di quanto costa una ciotola di noodles in molti ristoranti. [fonte: SCMP]

Maiali grandi come orsi polari contro la peste suina

L’aumento dei prezzi della carne di maiale causata dalla peste suina sta inducendo gli allevatori a incrementare il peso dei propri animali di circa il 14% rispetto alla media attuale di 125 kg. Nel Guangxi – dove una fattoria sta allevando un esemplare da 500 kg – il prezzo della carne ha superato i 10.000 yuan, oltre tre volte il reddito medio mensile percepito nel capoluogo Nanning. Secondo stime ufficiali, la Cina dovrà affrontare una carenza di carne di maiale pari a 10 milioni di tonnellate quest’anno, più di quanto viene commerciato a livello globale. Con la popolazione suina ormai dimezzata, gli allevatori stanno optando per incrementare le dimensioni degli esemplari sopravvissuti piuttosto che puntare su un improbabile rapido ripopolamento. [fonte: Bloomberg]

Nuovo stallo tra Stati uniti e Corea del Nord

Il primo incontro tra Stati uniti e Corea del Nord in otto mesi è fallito a causa dell’inaffidabilità americana. E’ quanto ha affermato questa mattina Kim Myong Gil, inviato nordcoreano a Stoccolma dove nel weekend si sono disputati i colloqui. Secondo Kim, gli americani si sono presentati ​​”a mani vuote”, cercando di velocizzare i tempi dei negoziati per questioni di politica interna. Il funzionario ha inoltre smentito quanto affermato dal portavoce del Dipartimento di Stato riguardo a “una serie di nuove iniziative” proposte dalla controparte statunitense in vista di un nuovo incontro tra due settimane. Piuttosto, Kim ha ricordato come Pyongyang sia pronto a imboccare una “nuova strada” se le sanzioni non verranno alleggerite entro la fine dell’anno. [fonte: Bloomberg]

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