Dopo 16 settimane di proteste, la chief executive di Hong Kong Carrie Lam ha dialogato con la popolazione durante un primo incontro avvenuto ieri sera presso il  Queen Elizabeth Stadium, nel distretto di Wan Chai.  L’evento – durato oltre due ore e accompagnato da misure di sicurezza rigidissime – ha visto partecipare circa 150 persone estratte a soprte tra le oltre 20mila ad aver fatto domanda. Grossomodo 70 quelle a cui è stato permesso di interpellare la leader. Una costante nella maggior parte degli interventi è stata la richiesta di un’indagine sull’operato della polizia e l’amnistia per gli oltre 1500 arrestati. Un punto su cui Lam – che ha citato la necessità di proteggere lo “stato di diritto”  – è stata irremovibile, pur accettando di impedire in futuro l’utilizzo del centro di detenzione San Uk Ling, accusato dai manifestanti di abusi. La governatrice ha inoltre riconosciuto di non essere stata in grado di tenere fede all’impegno con cui all’inizio del suo mandato si era prefissata di riavvicinare il governo ai cittadini sulla scia della rivoluzione degli Ombrelli. “Resta la speranza di questo governo che il dialogo trionferà sul conflitto e che attraverso le sue azioni la calma potrà essere ripristinata e la fiducia ricostruita all’interno della comunità” ha affermato Lam in un editoriale apparso ieri sul NYT. Ma tra i dimostranti prevale la diffidenza. [fonte: NYT, SCMP]

Pubblicato libro bianco sulla Nuova Era

La Cina non perseguirà mai l’egemonia, non è nella sua natura e la storia lo testimonia. E’ quanto affermato dal libro bianco “La Cina e il mondo nella Nuova Era”, pubblicato quest’oggi dall’Ufficio d’Informazione del Consiglio di Stato. Il documento ricorda che, nonostante abbia subito l’invasione straniera, il gigante asiatico ha perseguito il proprio sviluppo in maniera pacifica contribuendo alla stabilità internazionale con la promozione di iniziative multilaterali come i “cinque principi di coesistenza pacifica” proposti congiuntamente con India e Birmania. A 600 miliardi di yuan ammontano invece gli aiuti forniti a 166 paesi e organizzazioni internazionali dagli anni ’50 a oggi. Ma il libro bianco, rilasciato in occasione dei 70 anni della Rpc, ricorda anche la necessità di mantenere salda la guida della nazioni sotto l’egida del Pcc davanti alle sfide della nuova era. [fonte: Xinhua, Reuters]

L’impeachment di Trump e la trade war

Con un nuovo round di negoziati alle porte, l’indagine per impeachement a carico di Trump potrebbe giocare a favore di Pechino. Sembra saperlo anche lui, che poco dopo l’annuncio di Nancy Pelosi è tornato sui suoi passi, rinnegando quel no categorico con cui appena pochi giorni fa aveva escluso qualsiasi patto “provvisorio”: un accordo con Pechino potrebbe invece avvenire “prima di quanto pensiate” ha smentito il presidente dopo aver ricoperto di accuse la Cina davanti alle Nazioni Unite. Secondo gli esperti, se da una parte l’inchiesta rende più impellente un’intesa volta a sanare le ferite economiche autoinflitte con le tariffe, dall’altra accettare un compromesso svantaggioso espone Trump a nuove critiche in vista delle elezioni. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Geng Shuang ha rifiutato di esprimersi sull’impeachment durante la conferenza stampa di mercoledì, ma un’analisi pubblicata dall’agenzia ufficiale Xinhua sembra escludere una destituzione, pronosticando tuttavia possibili ripercussioni sul voto del 2020. Per la Cina si tratta comunque di una vittoria. Come osservato da Hu Xijin, caporedattore del Global Times, negli ultimi 30 anni circa la metà dei presidenti degli Stati Uniti ha dovuto affrontare indagini per impeachment. “I presidenti americani devono passare oltre la metà del loro tempo dietro questi giochi politici, attivamente o passivamente”, ha commentato su Twitter, “poi non lamentatevi che la Cina cresce troppo in fretta” [fonte: Nikkei]

Morto in detenzione l’attivista che aveva chiesto le dimissioni di Xi

Chinese Human Rights Defenders (CHRD) ha chiesto l’apertura di un’indagine per accertare le cause della morte dell’attivista Wang Meiyu, 38 anni, agli arresti da quando lo scorso luglio aveva esposto un cartello per chiedere le dimissioni dei leader Xi Jinping e Li Keqiang e l’introduzione del suffragio universale. Wang è morto lunedì mentre si trovava in un ospedale militare. Stando alla moglie il corpo mostrerebbe i segni di un’emorragia interna e lividi sul viso. Alla famiglia – ora ai domiciliari – è stato offerto un risarcimento di oltre 2 milioni di yuan (circa 220.000 dollari). [fonte: Guardian]

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