Per i media statali di Pechino perdere 9 a 1 può essere definita una vittoria marginale. La Cina prova a minimizzare, almeno in patria, la sconfitta del proprio candidato, ribaltato dai pro-democratici durante le elezioni svoltesi a Hong Kong tre giorni fa. Le diverse formazioni rappresentanti l’anti-establishment hanno ottenuto quasi il 90% dei seggi, 396 su 452, mentre i rappresentanti filo-cinesi ne hanno perso 242, i tre quarti rispetto alle scorse elezioni. Prima del voto la stampa mandarina ribadiva come la popolazione di Hong Kong avrebbe mostrato di non supportare le proteste, opponendosi all’ondata di chaos e violenze. In seguito, la debacle è stata raccontata come marginale, dovuta da una parte alla frustrazione degli isolani per gli alti costi degli immobili, e dall’altra alle proteste, accusando il movimento di fare pressioni sui singoli cittadini attraverso strumenti come il voto di scambio. Non solo, Pechino è tornata a puntare il dito contro gli Usa, colepvoli di aver alimentato e supportato le proteste. “Credono nella loro stessa propaganda” afferma Wu Qiang, studioso di Pechino e critico del governo. “Pensano che la situazione possa ribaltarsi e il pubblico passi dalla loro parte”. La verità è che il fallimento del Partito Comunista Cinese nel non aver previsto o gestito al meglio la rivolta e la tornata elettorale, è specchio di un’instabilità socio-economica imperante per il paese. [fonte: NYT]

MeToo: La star cinese di TikTok “Mona Lisa” condanna gli abusi del compagno

Non ha scelto né un modo né un giorno qualunque per raccontarlo. Durante la Giornata contro la violenza sulle donne, la ventottenne He Yuhong – seguita su TikTok da oltre 2 milioni di utenti e conosciuta con lo speudonimo di Yuyamika – ha denunciato pubblicamente gli abusi subiti dell’ex-compagno. Popolarissima per i suoi make-up delle opere d’arte più celebri come “Mona Lisa” o “La ragazza con l’orecchino di perla”, la giovane ha pubblicato sui social tutte le prove incriminanti in suo possesso: schermate, video estratti da telecamere di sorveglianza e persino le testimonianze delle due ex-mogli, le quali confermerebbero le violenze subite da Chen Hong, illustratore quarantenne di Chongqing. Nonostante le autorità del distretto di Jiangbei abbiano avviato delle indagini, si temono delle ritorsioni. He non è la prima a denunciare violenze simili, la cronaca cinese è ricca di giovani donne coraggiose che hanno visto la propria reputazione e vita sociale sgretolarsi al di fuori dei tribunali. [fonte: SCMP]

Cina: Germania e Uk chiedono accesso ai campi di prigionia nello Xinjiang

In seguito alla pubblicazione di nuovi documenti ufficiali relativi ai campi di prigionia nello Xinjiang, Germania e Gran Bretagna rinnovano il proprio scetticismo nei confronti della Cina. Ieri, il Ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha affermato la necessità per Pechino di adeguarsi agli standard internazionali, “garantendo accesso allo Xinjiang ad enti che possano verificare sul campo la situazione dei diritti umani.” L’Ufficio Esteri della Gran Bretagna richiede invece “immediato e libero accesso” per le Nazioni Unite, ribadendo sconcerto per la situazione di detenzione extragiudiziale in cui versano centinaia di migliaia di musulmani uiguri e altre minoranze etniche. Quest’anno, precedentemente alla pubblicazione dei Xinjiang Papers, la Gran Bretagna aveva già guidato 22 nazioni all’Onu nella sigla di un documento di condanna contro la situazione nella regione islamica. Tra i firmatari c’erano anche Australia, Canada, Francia, Germania e Giappone. [fonte: SCMP]

Giappone: un’artista disegna un manga sui campi di prigionia cinesi e diventa virale

Pechino è accusata da parte di numerose istituzioni e organizzazioni per i diritti umani di aver deposto in campi di prigionia oltre un milione di persone -in prevalenza uiguri musulmani- e di utilizzare le misure di sicurezza anti-terrorismo come mezzo di oppressione. Un’artista giapponese ha deciso di disegnarlo. “What has happened to me” (lit. Cosa mi è successo?) racconta la vera storia di una donna uigura nella Cina moderna. Mihrigul Tursun, la protagonista, viene detenuta e torturata per tre volte al rientro da un suo viaggio in Egitto. Con il crescere dello sconcerto globale sulla “questione Xinjiang”, il manga è divenuto virale ed è stato tradotto in diverse lingue. [fonte: Guardian]

Il Papa in Giappone: dal disarmo nucleare alla lotta dei giovani per l’ambiente

L’ultimo fu Giovanni Paolo II nel 1981. A 38 anni dall’ultima visita di un pontefice in Giappone, Papa Francesco ha inaugurato un viaggio di quattro giorni nell’arcipelago. Il tour lo ha visto attraversare diverse città, tra cui Hiroshima e Nagasaki, mentre l’imperatore e il premier Shinzo Abe lo hanno accolto al suo arrivo nella capitale. Nei vari discorsi, il vescovo di Roma ha risollevato tematiche vicine alla politica del precedessore Wojtyla, ma ancora drammaticamente attuali per i nipponici. In un paese che ha provato sulla sua pelle due testate nucleari, che vissuto il disastro di Fukushima, che teme i missili dei vicini nordcoreani, Papa Francesco ha parlato di disarmo nucleare e riappacificazione. Di fronte all’alto tasso di suicidi, all’iper-nazionalismo e all’alienazione tecnologica, il pontefice si è soffermato sull’ “impoverimento spirituale”, causa di perdita di consapevolezza, compassione e carità. Nel sottolineare il grande amore della cultura asiatica per la natura, Bergoglio ha invece invitato i giovani alla giustizia sociale e ambientale. [fonte: Strait Times]

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