Come preventivato negli scorsi giorni, i manifestanti sono tornati in piazza per protestare contro la reticenza dimostrata dal governo locale nel rispondere alle loro richieste entro la deadline scaduta ieri pomeriggio. Oltre al ritiro della proposta di legge,  Civil Human Rights Front, l’organizzazione che ha supportato la mobilitazione di domenica, chiede un’indagine per appurare l’operato degli agenti negli scontri e le dimissioni di Carrie Lam. Le scuse di parte dell’establishment non sono bastate a placare lo sdegno dei manifestanti, fomentati dal rilascio del giovane attivista Joshua Wong, oggi di nuovo in prima linea nel guidare la folla davanti al quartier generale della polizia a Wan Chai. Ad oggi, tuttavia, una delle caratteristiche più evidenti delle proteste anti-estradizione è proprio la mancanza di una leadership unitaria, oltre all’emergere di frange radicali nate dalle ceneri della “rivoluzione degli Ombrelli”. Secondo la Basic Law, l’esercito cinese è titolato a intervenire in caso di “disordini e minacce all’unità nazionale o alla sicurezza se sono fuori dal controllo del governo” locale [fonte: Scmp]

La trade war colpisce la Bibbia

Le provocazioni tariffarie di Trump rischiano di colpire una delle basi più solide dell’elettorato repubblicano. No, non stiamo parlando degli agricoltori del Midwest, bensì della chiesa evangelica americana. Stando a quanto riferito questa settimana alla U.S. International Trade Commission da Mark Schoenwald, amministratore delegato di HarperCollins Christian Publishing, e Daniel Reynolds, CEO of Workman Publishing Co., Bibbie e libri per bambini sono tra i prodotti più a rischio in caso di un aumento dei dazi. Secondo Schoenwald, tariffe del 25% comprometterebbero la pubblicazione di alcuni formati, causando un aumento dei prezzi e riducendo la circolazione di testi sacri. A risentirne sarebbe quindi tutto il mercato editoriale cristiano, nonché ministeri, chiese, organizzazioni non profit e altre associazioni religiose. Per Reynolds, d’altra parte, le competenze acquisite dalla Cina nella realizzazione di materiali impermeabile e non tossici necessari utilizzati nella produzione di libri per bambini non ha eguali altrove [fonte: Bloomberg]

Anbang pronta a vendere il Waldorf Astoria. La Cina è a corto di dollari?

Dopo lo shopping compulsivo è il momento delle vendite in massa. Le indiscrezioni su un’imminente vendita dell’iconico Waldorf Astoria, acquistato nel 2014 da Anbang per quasi 2 miliardi di dollari, hanno riacceso i riflettori sulle preoccupazioni del governo cinese per l’ondata di acquisizioni irrazionali degli ultimi anni. Anbang è solo l’ultimo colosso cinese a fare marcia indietro. Due anni fa era toccato a Wanda Group cedere assets per 25 miliardi di dollari, mentre il conglomerato HNA ha dovuto rinunciare, tra gli altri, a Deutsche Bank e Hilton Grand Vacations. Secondo gli esperti, a monte c’è il timore che le riserve in dollari si rivelino insufficienti per far fronte a un aumento del debito e delle pressioni sul saldo contabile. Senza contare i costi a fondo perduto della Belt and Road. E le possibili ripercussioni della trade war sull’export lasciano presagire un’ulteriore erosione dei biglietti verdi in futuro [fonte: Scmp]

Filippine, la campagna antidroga è fuori controllo

E’ di 6.600 il numero ufficiale dei morti nella guerra alla droga voluta dal presidente filippino, Rodrigo Duterte. Lo ha rivelato due giorni fa il col. Bernard Banac, portavoce della Polizia nazionale (Pnp), stando al quale solo negli ultimi sei mesi hanno perso la vita 1.600 persone.  Nelle operazioni condotte negli ultimi sei mesi, sono deceduti anche 49 agenti di polizia mentre 144 sono rimasti feriti. La pubblicazione delle statistiche segue le dichiarazioni di Duterte che, in un comizio dello scorso 2 aprile, ha ammesso che la diffusione dei narcotici nel paese sia aumentata, nonostante le violente politiche repressive. Secondo quanto riconosciuto il 12 giugno dal presidente la fascia di popolazione maggiormente colpita dal giro di vite è quella più povera [fonte: Scmp]

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