Privazione del sonno, percosse e confessioni forzate. Sono alcune delle torture a cui è stato sottoposto Simon Cheng, impiegato del consolato britannico a Hong Kong, finito agli arresti in agosto ufficialmente con l’accusa di “favoreggiamento della prostituzione” dopo un viaggio a Shenzhen. Il 29enne, rilasciato dopo 15 giorni nelle mani dei servizi segreti, ha raccontato a diversi media internazionali gli abusi subiti durante il periodo in custodia. L’intento delle autorità sarebbe stato quello di ottenere una confessione in grado di provare il coinvolgimento di Londra nelle proteste antiestradizione. Cheng, che inizialmente si era occupato di sviluppare i rapporti commerciali con la comunità cinese, aveva recentemente assunto il nuovo incarico di “informatore” per aggiornare costantemente le autorità britanniche sull’andamento del movimento hongkonghese. Ma non è escluso che a motivare l’arresto sia stato piuttosto l’obiettivo della sua ultima missione informale a Shenzhen: raccogliere fondi per un amico cinese arrestato mentre partecipava alle proteste. Il caso di Cheng getta benzina sul fuoco delle relazioni tra Cina e Regno Unito. Pechino accusa l’Occidente di fomentare le dimostrazioni di piazza per destabilizzare il regime comunista. Ma le stesse modalità dell’arresto – avvenuto mentre il ragazzo si trovava alla stazione dell’alta velocità a Kowloon, dove la Cina esercita la propria giurisdizione nonostante “un paese due sistemi” – sollevano nuove perplessità sull’ingerenza cinese nella vita quotidiana di Hong Kong. [fonte: Bbc]

Hong Kong: bloccato il viaggio di Joshua Wong Italia e in Europa

L’Alta Corte di Hong Kong ha impedito il viaggio in Italia e in Europa a Joshua Wang, il ventitreenne co-fondatore della Demosisto, l’organizzazione pro-democratica per l’autodeterminazione dell’isola. A Wong è stato vietato di recarsi oltremare dai magistrati perché accusato di aver fomentato le proteste e di averne preso parte. Viene così sospeso il suo tour europeo, che lo avrebbe portato a testimoniare gli avvenimenti che stanno sconvolgendo Hong Kong nei parlamenti e nelle principali istituzioni di Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Belgio e Svizzera. Il leader della protesta vive attualmente sotto un regime di coprifuoco, con il divieto di lasciare la città e con l’obbligo di presentarsi alle autorità locali due volte a settimana, “privandomi della libertà di movimento” dichiara Wong, “la corte mi ha imposto un’ulteriore punizione prima che la colpevolezza sia dimostrata.” La Demosisto è convinta che la Corte sia soggetta a forti pressioni di Pechino, “un chiaro segno di come la politica del ‘Un paese, due sistemi’ sia sull’orlo del collasso”. Nel mentre gli scontri sull’isola proseguono e 200 giovani studenti son barricati da tre giorni nel campus del Politecnico, circondati da genitori preoccupati e dalle forze dell’ordine, le quali in un solo giorno hanno esploso circa tremila tra gas lacrimogeni e proiettili di gomma all’interno dell’università [fonte: RTHK]

Per i ricercatori la Cina intercetta i messaggi WeChat degli utenti stranieri

Ogni giorno milioni di conversazioni WeChat di utenti sparsi in tutto il globo vengono classificate e archiviate in database connessi con le agenzie di pubblica sicurezza cinese. Negli ultimi mesi la Cina è stata accusata di esportare la propria censura tramite accordi istituzionali, acquisizione di media stranieri e persino attraverso il mondo dello sport e della Nba. Tuttavia, come anche dimostrato dagli scandali sui big-data legati a Huawei, Facebook o Apple, la priorità della sicurezza nazionale si conferma essere il cyber-spionaggio. L’ennesima segnalazione arriva dai ricercatori della GDI Foundation, un collettivo open-source per la sicurezza informatica. Tencent, casa madre di WeChat, userebbe gli stessi sofisticatissimi algoritmi impiegati dal governo mandarino e capaci di riconoscere le frasi chiave, in modo da poter targetizzare i contenuti e oscurarli. Anche cittadini americani di origine cinese hanno denunciato malfunzionamenti dell’app negli Usa, diversi loro contenuti non potevano essere visualizzati o letti nei gruppi.[fonte: NPR]

5G, l’Europa avverte la Cina: solo partner affidabili

Il messaggio è piuttosto chiaro: le valutazioni sugli investimenti per il 5G si baseranno anche sulle leggi osservate nei paesi in cui operano i fornitori. Tradotto: per installare il 5G in tutto il continente, l’Europa vuole partner affidabili. Saranno dunque avvantaggiate le imprese radicate in nazioni con progredite leggi in materia di protezione dei dati e sicurezza informatica. Un duro colpo per numerose aziende cinesi che -nonostante siano le più avanzate tecnologicamente in questo campo- potrebbero ritrovarsi a perdere contratti molto lucrativi. “Fattori, quali il quadro normativo a cui sono soggetti in altri paesi, dovrebbero essere considerati”. Questa la bozza di un annuncio ottenuto da Bloomberg e in programma per il prossimo mese dal Parlamento Ue. L’appello mette anche in guardia da “scenari incubo” legati al 5G, come la presa di controllo di ogni apparato statale, dall’elettricità alle comunicazioni della polizia, da parte di gruppi di hacker e di paesi ostili. L’Europa lascia comunque l’ultima parola ai paesi membri dell’Unione, la Germania ha infatti già confermato l’acquisizione di parte della componentistica 5G da Huawei. [fonte: Bloomberg]

I fiumi di sangue della Corea del Sud

Il “sangue infetto” di quasi 50 mila maiali si è riversato nei fiumi al confine con la Corea del Nord, e non come messaggio di guerra. La piaga della peste suina africana che affligge un quarto degli allevamenti di tutto il mondo, sta decimando anche quelli coreani, con 380 mila vittime dichiarate. Secondo Yonhap, agenzia di stampa di Seoul, gli ufficiali della contea di Yeoncheon hanno “giustiziato” 47 mila maiali nel tentativo di prevenire ed evitare la diffusione della malattia, preparandosi a seppellire i corpi tra domenica e lunedì scorso. Tuttavia, un ritardo nella produzione dei container necessari alla sepoltura ha lasciato esposte le carcasse alle abbondanti piogge. Il sangue, possibilmente infetto, è stato drenato fino ai canali più vicini, creando un danno ambientale imponente. Fortunatamente, mercoledì le autorità hanno confermato di essere riuscite a fermare con successo i flussi, impedendo la contaminazione delle falde acquifere a nord di Seoul. [fonte: NYT]

Malesia: 50 poliziotti per fustigare 4 omosessuali, continua la repressione LGBTQ

Hanno monitorato le loro conversazioni private e hanno impiegato 50 ufficiali per arrestarli. Secondo Amnesty International, quattro uomini tra i 26 e i 37 anni sono stati prelevati e condannati a 6 bastonate a testa per “intercorso contro l’ordine della natura”. Una violazione alla legge islamica e alle leggi dello Stato, le quali condannano entrambe la sodomia. La Malesia è una monarchia parlamentare a maggioranza musulmana e vanta un sistema giudiziario parallelo a quello dello stato di diritto, in cui la Corte della Sharia ha la facoltà di sentenziare in merito ai cittadini islamici. Lo scorso anno, il Primo ministro malese Mahathir Mohamad ha screditato le battaglie per i diritti civili come “valori occidentali” e, un mese prima del suo comizio, due donne sono state bastonate per aver giaciuto insieme. Per gli attivisti la situazione continua a degenerare. [fonte: SCMP]

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