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In Cina e Asia – Nel 2023 gli investimenti cinesi nell’Asia-Pacifico segnano un +37% 

In Notizie Brevi by Redazione

I titoli di oggi:

  • Nel 2023 gli investimenti cinesi nell’Asia-Pacifico segnano un +37% 
  • Crisi immobiliare, la Cina è pronta a lasciare “fallire” le aziende insolventi
  • Cina, lo scrittore Premio Nobel Mo Yan preso di mira dai nazionalisti
  • La Corea del Nord avrebbe sviluppato armi e tecnologie militari con il supporto di paesi terzi
  • Cina, Alipay e WeChat Pay facilitano le operazioni di pagamento agli stranieri
  • Usa, approvati in ritardo finanziamenti a Isole Marshall, Micronesia e Palau

Nel 2023 gli investimenti cinesi in Asia sono aumentati del 37% rispetto all’anno precedente. Gli investimenti destinati al Sud-Est asiatico hanno costituito il 50% del totale, segnando una crescita del 27%, con l’Indonesia come principale beneficiario. È quanto emerge da un rapporto della Griffith University di Brisbane e della Fudan University di Shanghai, secondo cui gran parte dell’attività nella regione è concentrata nei paesi che hanno aderito alla Belt and Road Initiative (all’iniziativa lanciata da Pechino nel 2013 abbiamo dedicato un ebook, si trova qui). Secondo i dati forniti dal direttore del Griffith Asia Institute, Christoph Nedopil, gli investimenti nei paesi non BRI sono scesi a un minimo storico di 120 milioni di dollari, con un calo del 90% rispetto al 2022. I dati sugli investimenti e i contratti di costruzione, che negli anni precedenti al Covid erano una componente importante della presenza cinese nella regione dell’Asia-Pacifico, suggeriscono che le attività si sono avvicinate ai numeri pre-pandemia. Con i paesi coinvolti nella BRI le aziende cinesi hanno stipulato il 92% dei contratti di costruzione all’estero, il cui valore totale ammonta a circa 17 miliardi di dollari (+ 14% rispetto al 2022). Al Nikkei Nedopil ha dichiarato che la tendenza più interessante riguarda l’aumento degli investimenti cinesi nella transizione green (+130% rispetto al 2022, per un valore di 5,3 miliardi di dollari), in particolare in risorse come litio e nichel. Filippine, Mongolia, Myanmar, Papua Nuova Guinea, Tagikistan e Turchia sono invece i paesi che non hanno registrato nuove attività di aziende cinesi. I dati giungono a pochi giorni dalle comunicazioni del governo sugli obiettivi di crescita per il 2024, che sono stati fissati a “circa il 5%”, in linea con il 2023. 

Crisi immobiliare, la Cina è pronta a lasciare “fallire” le aziende insolventi

“Stabilizzare il mercato [immobiliare] è un compito arduo”, ma la Cina sta facendo il possibile per evitare “rischi sistemici”. Lo ha dichiarato Ni Hong, ministro cinese degli Alloggi e dello Sviluppo urbano-rurale, a margine delle “Due sessioni”. Pur di impedire il collasso del settore, Pechino è disposta a lasciar “fallire” le aziende gravemente insolventi, ha detto Ni, facendo intendere che probabilmente le autorità non interverranno per aiutare i due colossi dell’immobiliare Evergrande e Country Garden. A gennaio il ministero degli Alloggi e dello Sviluppo urbano-rurale ha istituito un piano, insieme all’Amministrazione nazionale di regolamentazione finanziaria, per creare un meccanismo che possa agevolare il finanziamento di una serie di progetti immobiliari. Come riportato dal South China Morning Post, ad oggi sono già stati prestati oltre 200 miliardi di yuan (circa 25 miliardi di euro) per sostenere la messa in opera di migliaia di progetti.

Cina, lo scrittore Premio Nobel Mo Yan preso di mira dai nazionalisti

Lo scrittore e sceneggiatore cinese Mo Yan (nome vero: Guan Moye), insignito nel 2012 del Premio Nobel per la letteratura, è stato preso di mira sul web da utenti nazionalisti che lo hanno accusato di aver criticato la Cina e “assecondato l’Occidente”. Uno dei casi più discussi ha visto un netizen scrivere in un post Weibo di aver intentato una causa presso un tribunale di Pechino contro l’autore e di aver chiesto 1,5 miliardi di yuan come risarcimento per aver diffamato l’Esercito popolare di liberazione (che in Cina è un reato punibile), Mao Zedong e il “popolo cinese”. Secondo i gruppi nazionalisti, lo scrittore è stato premiato del Nobel (considerato un premio che favorisce critiche anti-cinesi) per essersi adattato al “politicamente corretto” occidentale. Ma a differenza di alcuni personaggi della Repubblica popolare celebri all’estero (tra i più noti, Liu Xiaobo), Guan Moye non è un dissidente: malgrado nei suoi romanzi abbia più volte criticato le politiche cinesi, da anni è affiliato all’Associazione degli scrittori cinesi, legata al Partito, e dal 2013 al 2018 è stato membro della Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese (CPPCC), il massimo organo di consulenza politica del paese. A difesa di Mo Yan sono intervenuti alcuni personaggi pubblici: perfino Hu Xijin, ex caporedattore del tabloid in lingua Global Times e noto per le sue posizioni provocatorie, che ha definito il post di Weibo “populista” e capace di “influenzare negativamente la società”.

Cina, Alipay e WeChat Pay facilitano le operazioni di pagamento agli stranieri

Alipay e WeChat Pay – i due principali fornitori cinesi di sistemi per il pagamento mobile, di proprietà rispettivamente di Ant Group e Tencent Holdings – hanno in programma di facilitare ai turisti stranieri le operazioni di pagamento e le modalità di accesso ai loro servizi. Come riportato dal South China Morning Post, Ant ha alzato il limite alle singole transazioni permesse agli stranieri da mille a 5 mila dollari, mentre la soglia massima cumulativa verrà contemporaneamente spostata da 10 mila a 50 mila dollari. Tencent ha invece annunciato che gli stranieri potranno collegare la propria carta bancaria a WeChat Pay senza fornire “informazioni complete”. Le nuove misure, pensate per risollevare gli introiti dell’industria del turismo, seguono le recenti indicazioni della banca centrale cinese e dell’Ufficio generale del Consiglio di Stato. Sono altresì previste sanzioni per le attività commerciali che si rifiutano di accettare contanti.

La Corea del Nord avrebbe sviluppato armi e tecnologie militari con il supporto di paesi terzi

Secondo quanto emerso da uno studio del Nikkei Asia, la Corea del Nord starebbe sviluppando i suoi missili e altre tecnologie militari grazie al supporto di paesi terzi, in quella che sarebbe una chiara violazione delle sanzioni imposte su Pyongyang dalle Nazioni Unite. Il Nikkei, insieme a vari esperti, ha analizzato 657 documenti di ricerca scientifica redatti congiuntamente tra la Corea del Nord e altri Stati nel periodo che va dal 2016 (anno in cui sono state rafforzate le sanzioni) al 2023. Almeno 110 delle ricerche analizzate riguarderebbero armamenti e tecnologie militari: 94 di queste (85%) sono state condotte in sinergia tra studiosi nordcoreani e cinesi, di cui 67 sotto finanziamenti diretti o indiretti del governo cinese. Intanto Kim Jong-un, leader supremo della Corea del Nord, ha aumentato il numero delle sue apparizioni pubbliche correlate all’esercito e all’industria delle armi. Secondo uno studio del Korea Institute of National Unification di Seul, nei primi mesi del 2024 Kim si è già mostrato 11 volte in eventi o ispezioni militari, cioè 3,7 volte in più rispetto alla media degli ultimi tre anni.

Usa, approvati in ritardo finanziamenti a Isole Marshall, Micronesia e Palau

Con cinque mesi di ritardo sulla tabella di marcia, il 9 marzo la Casa Bianca ha approvato i pacchetti di finanziamenti promessi a Isole Marshall, Micronesia e Palau nell’ambito dei Patti di libera associazioni (Cofa), accordi firmati per la prima volta negli anni Ottanta che garantiscono agli Stati Uniti l’accesso militare esclusivo in zone del pacifico occidentale in cambio di aiuti economici. Nel 2023 l’amministrazione di Joe Biden ha promesso alle tre nazioni insulari oltre 7 miliardi di dollari nell’arco di vent’anni. I finanziamenti sarebbero dovuti essere stanziati lo scorso ottobre, ma sono stati approvati solo a inizio marzo dopo le votazioni a favore da parte di repubblicani e democrati della Camera dei rappresentanti e del Senato, nell’ambito di un più ampio pacchetto da 460 miliardi di dollari per evitare il blocco delle attività del governo federale. Secondo gli esperti, il ritardo ha causato un danno sostanziale all’immagine di Washington nella regione. Le votazioni a Capitol Hill sono seguite a una serie di avvertimenti da parte degli alleati nel Pacifico: in una lettera ai vertici del Congresso l‘ambasciatore del Giappone negli Usa Shigeo Yamada ha chiarito che i Cofa sono “vitali per garantire la pace e la stabilità della regione”. Il 1° marzo, durante un evento di commemorazione del 70° anniversario del test di una bomba all’idrogeno statunitense sull’atollo di Bikini, nelle Isole Marshall, la presidente Hilda Heine ha detto che l’alleanza con gli Usa “non deve essere data per scontata“.

A cura di Vittoria Mazzieri e Francesco Mattogno