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Il calcio in Asia orientale: meglio se donna

In Economia, Politica e Società by Vittoria Mazzieri

Il calcio femminile in Asia orientale non è solo un gioco. In alcuni casi diventa un palliativo per tifosi frustrati dalle delusioni delle nazionali maschili. E talvolta si fa carico di esigenze identitarie e slanci nazionalisti, anche in paesi in cui la parità di genere è distorta in molti aspetti della vita quotidiana. Un estratto dall’ultimo e-book di China Files su Sport e Politica (per sapere come ottenerlo, clicca qui)

Il successo alla fine del secolo scorso, le difficoltà emerse negli anni Duemila con la crescente competizione, le questioni identitarie, le speranze per il futuro. Le nazionali di calcio femminile di Cina e Taipei cinese (nome che Taiwan utilizza ufficialmente nelle competizioni sportive) hanno condiviso sviluppi per certi versi simili.

Le squadre delle due sponde dello stretto di Taiwan non hanno trionfato nella Coppa del Mondo femminile FIFA che si è svolta dal 20 luglio al 20 agosto 2023 in Australia e Nuova Zelanda. Taipei cinese si è vista sfumare l’ultima opportunità di qualificazione a febbraio scorso, con la sconfitta contro il Paraguay nello spareggio intercontinentale. Le Rose d’Acciaio, l’appellativo nato per lodare la perseveranza del team femminile della Repubblica popolare, sono uscite ancor prima degli ottavi di finale dopo una bruciante sconfitta 6-1 contro l’Inghilterra.

Da un rapido sguardo si comprende come sia nella Repubblica popolare cinese che nella Repubblica di Cina manchi una radicata cultura calcistica, e inoltre durante il Covid le opportunità di confronto con i team internazionali si sono molto ridotte. La Federcalcio di Taipei cinese (CTFA) intende stanziare maggiori investimenti nel settore sportivo, come dimostrano le recenti dichiarazioni del capitano della nazionale maschile, Wu Chun-ching, sulla necessità di creare “un campionato di calcio professionistico” al pari di basket e baseball, due sport molto seguiti dal pubblico taiwanese. Ma i risultati ancora non si vedono e la squadra maschile non si è mai qualificata ai Mondiali, anzi non c’è nemmeno mai andata neppure lontanamente vicina.

Anche i massicci capitali investiti in Cina per rispondere alle ambizioni di Xi Jinping di rendere il paese una superpotenza calcistica non hanno dato gli effetti sperati. Dopo l’umiliante sconfitta contro il Vietnam per le qualificazioni ai Mondiali 2022, l’allenatore della nazionale maschile Li Xiaopeng ha promesso che “il calcio cinese rinascerà sicuramente in futuro, ma ha bisogno di un duro lavoro, generazione per generazione”.

Malgrado le difficoltà, il calcio femminile vince ed emoziona ben più di quello maschile già dal secolo scorso. A Taiwan le prime giocatrici professioniste vengono assoldate nella Mulan Football League, la rappresentativa calcistica che nasce nel 1975 sotto l’egida dei valori di pietà filiale e le capacità combattive della leggendaria eroina cinese. Un periodo in cui il settore maschile è in declino dopo una fase d’oro: dagli anni Cinquanta l’allenatore della nazionale Lee Wai-tong, presente sulla scena già dagli anni Trenta, recluta i migliori giocatori da Hong Kong. Ma la decisione della colonia britannica di vietare la fuga di professionisti per favorire l’ascesa del calcio locale causa una insanabile penuria di talenti.

Il settore femminile emerge in questo scenario non solo come palliativo per tifosi frustrati: è necessario che non cali l’attenzione sulla disputa in corso, su chi tra la Federazione della Repubblica popolare cinese (CFA) e quella della Repubblica di Cina sia riconosciuta come autorità per il calcio cinese nella FIFA. Le Mulan (che gareggiano prima con il nome di Repubblica di Cina e poi come Mulan Taipei) tengono alto l’onore vincendo la Coppa d’Asia per tre volte consecutive, nel 1977, 1979 e 1981. Il team trionfa anche nel 1986 e nel 1989 nella competizione dell’Oceania, dove la squadra è costretta a gareggiare dopo che Pechino entra nella Confederazione asiatica (AFC).

Il successo dà fiducia alle giocatrici e ispira le nuove generazioni. Ma dal 1989, quando la squadra torna a giocare in Asia come Taipei cinese, qualcosa è cambiato: si vede sfilare il primo posto da Pechino, che ha già vinto nel 1986. La nazionale della Repubblica popolare trionfa per altre cinque volte di fila e nel 1999 perde per un solo calcio di rigore contro gli Stati Uniti nella finale della Coppa del Mondo.

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A cura di Vittoria Mazzieri