In Cina e Asia – Covid-19: Wuhan fa un passo indietro

In Notizie Brevi by Alessandra Colarizi

Prima ancora di rimuovere del tutto i controlli, Wuhan fa un passo indietro. Questa mattina il nuovo segretario del partito locale, Wang Zhonglin, ha invitato la popolazione a rimanere in casa e ad adottare massima precauzione. I “rischi interni ed esterni” rimangono ancora molti ha spiegato il funzionario, spedito in città nella fase più cruciale della crisi per riparare agli errori della precedente amministrazione. Secondo la tabella di marcia prefissata, l’8 aprile dovrebbero essere sospesi i divieti sui viaggi in uscita con tanto di riapertura dell’aeroporto internazionale. Ma non è escluso un cambio di programma. Negli ultimi giorni le polemiche sui casi asintomatici hanno messo in luce le difficoltà di un ritorno alla normalità. Nella provincia dello Henan, la contea di Jia ha imposto un nuovo lockdown dopo l’emergere di nuovi casi “sommersi”. A soli pochi giorni dalla rimozione delle restrizioni, diverse località della Cina hanno provveduto a chiudere cinema, siti turistici e altri luoghi pubblici. Nella giornata di giovedì il bilancio ufficiale è di nuovi 31 casi, di cui due autoctoni. Quattro i decessi, tutti a Wuhan. Sono invece 60 gli asintomatici. Secondo un sondaggio presentato oggi dalla Commissione nazionale della sanità, su 181 persone risultate positive ai test questo mese, 115 non avevano i classici sintomi da Covid-19. [fonte: Reuters]

 4 aprile lutto nazionale per i martiri di Covid-19,

C’è anche Li Wenliang, il medico whistelblower stroncato da Covid-19, tra i 14 martiri di Covid-19 nominati ieri dal governo dello Hubei, la provincia di cui Wuhan è capoluogo. Gli altri sono Wang Bing, Feng Xiaolin, Jiang Xueqing, Liu Zhiming, Zhang Kangmei, Xiao Jun, Wu Yong, Liu Fan, Xia Sisi, Huang Wenjun, Mei Zhongming, Peng Yinhua e Liao Jianjun, tutti “lavoratori modello” (personale medico, agenti di polizia e assistenti sociali) coinvolti nella lotta al virus. “Mettendo da parte la propria sicurezza, queste persone hanno lavorato in prima linea, hanno assunto grandi responsabilità e hanno dato tutto” per sconfiggere l’epidemia, si legge nel comunicato ufficiale. La morte di Li, compianta dal web cinese, è diventata il simbolo del pasticciaccio commesso dalle autorità locali all’inizio della crisi. Un’inchiesta avviata dal governo centrale ha parzialmente riabilitato l’immagine del giovane medico. Secondo un funzionario intervistato dalla Xinhua, “forze ostili” hanno cercato di “attaccare il Pcc e il governo descrivendo Li come un eroe anti-istituzione. Questo è totalmente falso. Li Wenliang era un membro del Partito”. La “promozione” a martire completa il processo di riappropriazione di una figura amata dal popolo. Intanto, sabato 4 aprile, sarà giornata di lutto nazionale. Alle ore 10,00 verranno osservati tre minuti di silenzio e tutte le attività ricreative saranno sospese per commemorare le vittime di Covid-19. [ fonte: Global Times, Xinhua]

Morti sottostimate, la Cina risponde alle accuse

Nessun ritocco dei numeri. La Cina risponde alle accuse secondo le quali le stime dei decessi da Covid-19 sarebbero largamente sottostimate. A prendere la parola è l’ambasciatore cinese in Francia, Lu Shaye, che all’emittente francese BFM TV spiega come la cifra di 2500 vittime nella sola Wuhan sia ragionevole se si aggiungono 10.000 decessi attribuibili ad altre cause. Considerato che le funzioni sono ricominciate solo il 23 marzo, le file comparse fuori dalle pompe funebri non dovrebbero allarmare più di tanto. Nel 2019, la città capoluogo dello Hubei ha registrato 51200 morti, pari a una media di oltre 4000 al mese. Ma di solito nel bimestre gennaio-febbraio si assiste a un aumento dei casi dato il clima rigido. Dopo i dubbi sollevati nei giorni scorsi da Caixin, anche l’intelligence americana pare non prendere per buone le statistiche cinesi. A insospettire è la discrepanza con il bilancio riportato all’estero. Ma secondo Lu è grazie alla repentina chiusura della città che è stato possibile limitare le vittime.[fonte: SCMP]

Caso Luckin Coffee, vendite gonfiate di 300 milioni di dollari

Luckin Coffee, la catena di caffetterie cinesi rivale di Starbucks, negli ultimi tre trimestri del 2019, ha artificialmente gonfiato le vendite di 310 milioni di dollari, pari al 40% del totale. E’ quanto rivela un’indagine interna avviata dalla compagnia – quotata al Nasdaq – per rispondere ad un’azione legale lanciata dagli azionisti lo scorso febbraio. Giovedì le azioni dell’azienda hanno chiuso con un calo del 75,6% costata una riduzione della capitalizzazione di mercato da 6,6 miliardi a 1,6 miliardi di dollari. Il direttore operativo e diversi impiegati sono stati sospesi. Da tempo, la rapida espansione della catena – nata nel 2017- aveva destato qualche perplessità. Ora il suo tracollo rischia di compromettere la credibilità delle aziende cinesi agli investitor. [fonte: Nikkei]

Hong Kong: emittente accusata di aver violato il principio “una sola Cina”

RTHK , la principale emittente di Hong Kong, ha violato il principio “una sola Cina” e contravvenuto alla propria missione sociale. E’ l’accusa mossa dal governo di Carrie Lam a stretto giro dalla controversa intervista in cui la reporter Yvonne Tong ha cercato di estorcere a Bruce Aylward dell’Oms qualche parere sull’estromissione di Taiwan dall’agenzia internazionale alla luce di Covid-19. Durante lo scambio telefonico, ripreso da varie media, Aylward sembra schivare volutamente le domande prima fingendo di avere problemi con la linea, poi affermando di aver già affrontato la situazione in Cina. L’Oms, che considera Taiwan parte della mainland, è stata accusata recentemente da Taipei di aver ignorato la minaccia di Covid-19 quando a fine dicembre alcuni medici taiwanesi avevano segnalato il rischio di una trasmissibilità da uomo a uomo. Nell’ultimo anno, la questione taiwanese è tornata di grande attualità nella regione amministrativa speciale di cui Xi Jinping vorrebbe esportare il modello politico proprio oltre lo Stretto.[fonte: Bloomberg]

Le Nazioni Unite avviano discussa partnership con Tencent

Le Nazioni Unite e Tencent hanno annunciato una collaborazione in occasione del 75esimo anniversario dell’organizzazione internazionale. Il colosso cinese dell’hi-tech fornirà “strumenti di videoconferenza e di dialogo digitale” così da “raggiungere milioni di persone in tutto il mondo e ascoltare i loro pensieri.” La piattaforma in questione è VooV Meeting, versione internazionale di Tencent Meeting. Lanciato a dicembre, il servizio in Cina ha già totalizzato 10 milioni di utenti attivi al giorno grazie a Covid-19. Non è la prima volta che l’Onu sceglie l’azienda fondatrice di WeChat come partner (era già successo nel 2018 con il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo). Ma la nuova partnership non ha mancato di suscitare qualche alzata di sopracciglio. Negli ultimi anni, episodi di censura in chat private hanno messo in evidenza la vicinanza di Tencent al governo cinese. Secondo Quartz, non solo il contratto di servizio di VooV non menziona la crittografia end-to-end ma chiarisce addirittura che “qualsiasi messaggio o informazione inviata … può essere letta o intercettata da altri, anche se c’è un avviso speciale che una particolare trasmissione è crittografata. ” La politica sulla privacy della piattaforma prevede inoltre che le informazioni dell’utente verranno trasferite “in qualsiasi paese in cui abbiamo database o affiliati e, in particolare, nella Repubblica popolare cinese”. Mentre la politica sulla privacy può differire da paese a paese, i dati trasferiti in Cina possono includere informazioni sull’account utente, indirizzo IP, informazioni sul dispositivo, sul software e sul registro dei servizi. [fonte: Quartz]

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