Al momento l’emergenza epidemiologica nella Repubblica Popolare Cinese (RPC) sta rientrando, ma il processo di riscrittura della storia dell’epidemia come “trionfo del modello politico cinese” – come ha ben suggerito Marco Fumian – non si arresta. Giorno dopo giorno si aggiungono sempre più dettagli delle nuove narrazioni che il Partito promuove al duplice scopo di glorificare il suo operato e obliterare le sue mancanze nella gestione delle fasi iniziali della crisi. Mentre sul web cinese si dibatte della possibile origine americana del “coronavirus” (o SARS-CoV-2) e perfino funzionari di governo danno adito a speculazioni circa il ruolo di Washington nella diffusione globale della sindrome respiratoria Covid-19, il popolo viene chiamato, ancora una volta, a “ringraziare” il Partito e il suo segretario generale per il lavoro svolto attraverso una campagna di “educazione alla gratitudine” (gan’ en jiaoyu 感恩教育) e “la longa manus del Dipartimento centrale di propaganda” si spinge fino a stringere e fare proprio anche il “mondo poetico”, come ci racconta Federico Picerni.

Ma come viene costruita questa narrazione? Come prende forma attraverso il linguaggio, verbale e non, il mosaico propagandistico della “guerra di popolo” (renmin zhanzheng 人民战争) – così com’è stata ribattezzata da Xi Jinping la lotta all’epidemia ? In breve, come si trasforma un’epidemia in un poema epico? Di seguito, proveremo a rintracciare i piccoli tasselli che dal 20 gennaio, giorno in cui Xi ha finalmente annunciato il diffondersi del coronavirus, hanno mano a mano costruito questa nuova “guerra di popolo”, caricandola di significato politico e importanza simbolica.

Una premessa: calamità “naturale” (tianzai 天灾) o causata dall’uomo (renhuo 人祸)?

Partiamo dalle definizioni. L’epidemia che ha avuto come epicentro Wuhan è ufficialmente definita come “grave emergenza sanitaria pubblica” (tufa zhongda gonggong weisheng shijian 突发重大公共卫生事件). Dunque rientra nelle cosiddette tufa shijian突发事件 (emergenze), le quali comprendono tutti quegli eventi che potrebbero minare la “stabilità sociale” (shehui wending 社会稳定) e che pertanto necessitano e giustificano l’adozione di “misure di emergenza” (yingji chuzhi cuoshi 应急处置措施). Si tratta, è chiaro, di un’indicazione generica tesa a guidare l’azione governativa e a motivarla agli occhi della popolazione; una sorta di “non luogo” dove qualsiasi azione è giustificata dall’“emergenza” stessa.  Nelle parole di Sorace,

Although the fluid legal classification of “emergency” [tufa shijian] and the Party discourse on “crisis” (weiji) blur the distinctions between qualitatively different events by grouping them together as a threat to social stability, their malleability also places ultimate control over how they are defined in the hands of the Party.

Per intenderci, sia il terremoto del Sichuan del 2008 – di cui Sorace analizza la gestione ideologico-discorsiva – sia l’attacco terroristico in piazza Tian’anmen del 2013 sono inseriti tra le tufa shijian. Il termine di per sé non dà alcuna indicazione circa la cause scatenanti, ovvero se la responsabilità sia da imputare a un errore umano o una calamità naturale. In poche parole, le emergenze tufa shijian includono tanto i disastri naturali (tianzai 天灾) quanto quelli causati dall’uomo (renhuo 人祸).

La distinzione tra tianzai e renhuo è associata storicamente al Grande Balzo in Avanti, durante il quale milioni di persone persero la vita. La carestia che fece seguito al Grande Balzo è stato il risultato di molteplici fattori, tra i quali gli irrealistici obiettivi per la produzione agricola e industriale e la scarsa accuratezza nella trasmissione delle informazioni dai governi locali a quello centrale; a questi si sono poi sommati una serie di disastri naturali. Pertanto nel disastro del Grande Balzo entrarono in gioco tanto i fattori umani quanto quelli naturali. Tuttavia, per volere di Mao in persona, quest’ultimo venne archiviato nella storia ufficiale della Repubblica Popolare Cinese come “tre anni di calamità naturali” (san nian de ziran zaihai 三年的自然灾害).

Lo stesso vale per l’epidemia di Covid-19, che si tratterebbe appunto di una “calamità naturale”. Classificare l’epidemia in questo modo solleva il Partito, almeno a livello centrale, da ogni responsabilità. Per di più, esso consente di rappresentare l’epidemia come una prova (dakao 大考) inviata dal “cielo” (tian 天) per testare la capacità di governo del Partito. La prova, non c’è nemmeno bisogno di dirlo, è stata superata egregiamente: il Partito si è dimostrato degno, ancora una volta, dell’investitura del “mandato celeste” – la fonte d’autorità di origine divina su cui si è basato per secoli l’alternarsi delle dinastie regnanti. Il superamento di questa prova spazza via in un sol colpo tutte le altre minacce (proteste a Hong Kong e febbre suina per citare quelle che hanno sollevato più clamore).

È interessante notare come quest’ultima metafora, quella della prova d’esame, si ricolleghi al filone dello studio tanto in voga sotto Xi. Basti pensare alle due applicazioni per smartphone che sono state prodotte e messe in circolazione per agevolare lo smart studying dei membri del Partito e della popolazione: xuexi Zhongguo 学习中国 “Studiare la Cina (di Xi)” e xuexi qiangguo  学习强国 “Studiare il Paese Potente (di Xi)”, i cui nomi giocano entrambi sul cognome del presidente cinese, Xi 习.

In altre parole, l’epidemia di Covid-19 altro non è che uno dei tanti ostacoli che “il popolo cinese guidato dal Partito” ha superato nella sua incessante “lotta” (fendou 奋斗) verso l’obiettivo ultimo di far “rinascere” (fuxing 复兴) la nazione cinese. Essa è, perciò, una nuova “guerra di popolo” ormai (quasi) vinta.

Raccontare l’epidemia: un’altra “guerra di popolo” (quasi) vinta!

Sulla base di quanto scritto in precedenza, è evidente il tentativo di riarticolare la vicenda sopra esposta alla stregua di una storia avventurosa, eroica, a tratti leggendaria. Per esplicitare meglio tale concetto sia qui concesso un cambio di tono.

La “storia” di Xi potrebbe a tutti gli effetti cominciare così:

C’era una volta Xi Jinping, il grande “leader” (lingxiu 领袖). Egli “ben conosceva” (liaojie 了解) il popolo (renmin 人民) ed era per questo “amato e stimato” (renmin aidai 人民爱戴).

E di seguito:

I comitati di Partito e gli organi governativi di tutti i livelli devono porre al primo posto la vita, la sicurezza e la salute delle masse popolari, elaborare soluzioni accurate, organizzare con tutte le proprie forze il lavoro di prevenzione e controllo, adottare misure realistiche ed efficaci, e limitare in modo risoluto la diffusione dell’epidemia.7)

Queste le parole pronunciate da Xi il 20 gennaio e riportate il giorno seguente dal Quotidiano del Popolo (Renmin Ribao 人民日报). Di lì a poco, il lavoro di prevenzione e controllo dell’epidemia Covid-19 si trasformerà in una “guerra di popolo” e Xi Jinping assumerà il ruolo di comandante che “conduce” (qinzizhihui  亲自指挥) e “impartisce gli ordini di persona” (pinzi bushu 亲自部署).8)

Figura 1. Prima pagina del Quotidiano del Popolo del 4 febbraio 2020:
Il partito, il governo, le forze armate, i vari gruppi e organizzazioni sociali, insieme alle imprese, hanno preso provvedimenti urgenti e combattono duramente. Il personale medico si consacra (奉献) senza riserva  e lavora (奋战) con coraggio. Le grandi masse popolari combattono unite e con tenacia. Così, la guerra di popolo contro l’epidemia ha avuto inizio!

Analogamente all’epidemia di SARS del 2003, l’intera azione di prevenzione e controllo della diffusione del virus Covid-19 è strutturata e rappresentata come una guerra contro un nemico comune, il “demonio” (mogui 魔鬼):

L’epidemia è il demonio, noi non possiamo permettergli di nascondersi.
疫情是魔鬼,我们不能让魔鬼藏匿。

È vero che la metafora bellica non è una prerogativa del linguaggio politico cinese. In Italia, come in altri paesi europei, l’azione di contrasto all’epidemia da Covid-19 è rappresentata come una guerra dal linguaggio politico e mediatico. Né l’uso del linguaggio militare in chiave figurativa in Repubblica Popolare Cinese può essere considerato una novità dei tempi del coronavirus. Tuttavia, l’espressione “guerra di popolo” non è solo una delle tante: al contrario, essa si caratterizza per una portata simbolica particolarmente forte, poiché richiama direttamente al “Pensiero di Mao Zedong” o, com’era d’uso definirlo all’epoca, “Mao Zedong Pensiero” (Mao Zedong sixiang 毛泽东思想). Nel periodo antecedente la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, “la guerra di popolo” era parte integrante della strategia militare elaborata dal Grande Timoniere e consisteva nell’idea di trasformare l’intera popolazione in una forza militare per liberare la nazione dall’imperialismo e realizzare l’indipendenza nazionale. In termini pratici, l’obiettivo era di mobilitare e armare la classe contadina, che all’epoca costituiva la maggior parte della popolazione, per lottare contro il “demone giapponese” (riben guizi 日本鬼子). Sconfitto l’aggressore straniero, però, “la guerra di popolo” assunse significati più profondi di quelli relativi alla mera strategia militare, divenendo, ad esempio, il criterio che distingueva il Partito Comunista Cinese dal Guomindang: il primo, un’arma nella mani del popolo; il secondo, un nemico di quest’ultimo. In breve,

This discourse of people’s war supplied the CCP with an explanation for its victory over both the Japanese and the Nationalist Party, and a source of legitimacy. It was able to defeat armies with superior military and technological support on the basis of its magic weapon—the support of the people.

Va da sé che richiamare alla memoria la “guerra di popolo” non è una scelta casuale. Sin dagli anni Ottanta e in particolare dopo gli “eventi” di piazza Tian’anmen e il crollo dell’Unione Sovietica, Pechino ha avviato una “campagna di educazione patriottica” (aiguozhuyi jiaoyu yundong 爱国主义教育运动), la quale, non a caso, dà particolare enfasi alle sofferenze inflitte dall’impero giapponese alla Cina nel corso del secondo conflitto sino-giapponese (1937-1945). Attraverso curriculum scolastici, musei, programmi televisivi, film e serie TV, il partito ricorda ai cittadini di “non dimenticare mai l’umiliazione subita dalla nazione” (wu wang guo chi 勿忘国耻).

Definire l’azione contro l’epidemia “guerra di popolo” fa leva sulla memoria storica del “popolo” stesso, per rafforzare l’unità della nazione cinese contro il nuovo nemico comune, il “demone” (mogui). Ogni guerra che si rispetti, almeno nella sua versione romanzata, ha degli eroi. In questa, il personale ospedaliero che opera in “prima linea” (yixian一线) assume il ruolo di  “eroe” (yingxiong 英雄) della “nuova era” (xin shidai 新时代), altruista, devoto alla causa e che “combatte con coraggio” (yingyong fenzhan 英勇奋战).

La rappresentazione del personale ospedaliero come eroe della nuova era appare una rivisitazione ai tempi del coronavirus del topos del “lavoratore modello” che accomuna tanto le epopee di epoca maoista quanto le produzioni cinematografiche e televisive che danno voce alla “melodia principale” (zhuxuanlü 主旋律). Queste ultime, incoraggiate con vigore dai vertici del partito sin dagli anni Novanta, sotto Xi sono chiamate a sprigionare “energia positiva” (zheng nengliang 正能量). Le “truppe dal camice bianco” (bai yi zhanshi 白衣战士 o baiyi zhijia 白衣执甲) incarnano da una parte l’eroe socialista nobile d’animo e completamente devoto all’ideale politico, dall’altra si pongono in continuità con la tendenza propria delle produzioni zhuxuanlü, “melodia principale”, di “normalizzare” la figura dell’eroe, dimostrando come chiunque possa compiere gesta eroiche. Le “truppe dal camice bianco” subiscono un doppio e complementare processo di militarizzazione e “politicizzazione” (zhengzhihua政治化) tipico delle rappresentazioni propagandistiche dei “personaggi modello” (mofan renwu 模范人物).

Ad esempio, nella quinta puntata della serie “Xi Jinping conduce questa guerra di popolo”, intitolata “Determinati a vincere” (jianjue daying 坚决打赢), il personale ospedaliero risponde con il saluto militare a Xi Jinping. Il loro lavoro contro l’epidemia si configura non più solo come lo svolgimento di un dovere, bensì come l’esecuzione di un ordine impartito dall’alto e, precisamente, da Xi. Quest’ultimo, com’è ormai prassi degli ultimi anni, è il protagonista indiscusso della saga sulla “guerra di popolo”. Rispolverando il mito del buon imperatore che vuole il meglio per il suo popolo in contrasto con i corrotti governatori locali, Xi fa “commuovere” (gandong 感动) la popolazione nel corso della sua visita a Wuhan. L’uso dei quadri locali come capro espiatorio ha una lunga tradizione in Cina e, tra gli esempi più emblematici nella storia recente, spicca ancora una volta l’esempio del Grande Balzo. La gestione dell’emergenza epidemiologica non fa eccezione: mentre Xi viene rappresentato come l’incarnazione della figura del leader premoderno dotato di “empatia verso il popolo, senso di responsabilità, lungimiranza strategica ed eccezionali capacità di leadership” (wei min qinghuai, shiming dandang, zhanlüe yuanjian  he zhuoyue lingdaoli 为民情怀、使命担当、战略远见和卓越领导力), i dirigenti locali sono chiamati a rispondere legalmente delle loro mancanze e negligenze.

Nelle penultima puntata, la nona, intitolata “Il grande partito si fa carico della missione” (da dang dandang 大党担当), la politicizzazione del personale ospedaliero del Wuhan Tongji Hospital si concretizza nella loro appartenenza al Partito:

Il 90% di noi, medici e infermieri che lavoriamo in prima linea, è membro del Partito.

Per ironia della sorte, anche al dott. Li Wenliang – primo a dare l’allarme per casi sospetti di polmonite, e per questo redarguito dalle autorità con l’accusa di diffusione di informazioni false – è toccato l’inquadramento postumo tra le fila del Partito. In un recente tentativo di appropriazione della figura del medico posto al centro del dibattito pubblico e diventato simbolo della lotta per la libertà di parola, i media ufficiali hanno reclamano la sua affiliazione al Partito,19) cercando di trasformarlo nella “eroica figura del martire patriottico”20) canonizzata nella cinematografia della RPC del XX secolo. In questo modo, proprio colui che aveva affermato che per costruire una società “sana” (jiankang 健康) non vi può essere una sola voce (yi zhong shengyin 一种声音21)) diviene eroe e simbolo nella narrazione ufficiale. Con un abile colpo di mano, la resistenza viene inglobata, assorbita e riarticolata dal discorso egemonico, facendo sì che nella “storia della Cina” (Zhongguo gushi 中国故事) – da raccontare dentro e fuori casa, come ordinato da Xi – non vi siano macchie.

Fin qui, piuttosto che costituire un momento di rottura, la rappresentazione della nuova “guerra di popolo” si pone nel solco della continuità rispetto alle strategie narrative adoperate dal Partito durante lo scorso secolo e quello attuale. Tuttavia, in questa precisa occasione si può intravedere un importante elemento di novità, riconducibile al nuovo atteggiamento assunto dalla dirigenza cinese nel campo della politica estera. È lontano il tempo in cui la RPC “nascondeva le proprie capacità” (tao guang yang hui 韬光养晦); ormai è attore leader sullo scacchiere internazionale, e a dirlo non è solo Pechino. Ovunque scorrono le immagini di vari esperti e dirigenti di organizzazioni internazionali che plaudono il governo cinese per le sue capacità di gestione dell’emergenza. Ovviamente, in questo tripudio di complimenti, non si tralasciano le parole di elogio per lo stesso Xi Jinping da parte di Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS):

“… the commitment of the political leadership starting from the number one, from the president himself, […] the level of his knowledge is very very amazing.”22)

Tale affermazione, rilanciata a più riprese, viene riportata anche nella serie di video di cui sopra,  in particolare nella settima puntata: “Destino condiviso” (mingyun yu gong 命运与共). Il riferimento al concetto di “comunità dal destino condiviso per l’umanità” (renlei mingyun gongtongti 人类命运共同体) è esplicito; ma, se per caso qualcuno non lo avesso colto, viene Xi in aiuto:

La Cina sostiene l’idea di “comunità dal destino condiviso per l’umanità”: è responsabile della sicurezza e della salute del popolo cinese, e adempie ai propri doveri verso la salute pubblica a livello globale.

L’attuale azione di soccorso da parte del governo di Pechino nei confronti dei paesi più colpiti dall’emergenza epidemiologica, Italia compresa, viene inquadrata e presentata come uno dei tanti aspetti che compongono la visione della “comunità dal destino condiviso per l’umanità”, che, è bene ricordare, accompagna l’iniziativa della Nuova Via della Seta, la quale è di fatto finalizzata a dare nuovo impulso alla globalizzazione economica.

Così, sembra di vedere le immagini conclusive del colossal di science fiction cinese che ha sbancato al botteghino l’anno scorso, La Terra Errante (liulang diqiu 流浪地球). Certo, il contesto è ben diverso: la minaccia non è, almeno oggi, l’evoluzione del Sole in una gigante rossa che minaccia il globo terrestre e la Terra non sta traslocando verso un altro sistema solare. Ma il messaggio di fondo è lo stesso: la Cina chiama a raccolta tutti gli altri paesi e si pone a capo nella missione di salvare il genere umano, il renlei人类 che tanto sta a cuore a Xi Jinping.

Conclusione

All’inizio del presente contributo, ci siamo chiesti come si potesse trasformare un’emergenza epidemiologica in un poema epico atto a glorificare l’operato del Partito. Ebbene, dall’analisi sin qui esposta, si evince come, nel plasmare la narrazione ufficiale, antiche e più recenti strategie vengono impiegate e riadattate al mutato contesto. Da una parte, viene riesumata la retorica maoista propria della “guerra di popolo” nel tentativo di catalizzare l’attenzione verso il nuovo nemico comune e trasformare una pluralità di voci – anche quelle poetiche23) – in un coro unanime di consensi. Dall’altra, un’attenta selezione dei commenti della comunità internazionale sull’operato di Pechino lascia intendere che, sì, si è sulla giusta strada ed è tempo di esportare il “modello cinese”. Tra tutte, le parole di plauso espresse dall’Organizzazione Mondiale della Sanità risuonano in modo ancor più forte, perché l’oggetto di ammirazione non è solo la “rotta” cinese ma anche colui che la dirige, Xi Jinping.

In breve, la nuova “guerra di popolo” ha dato prova ancora una volta di cosa siano “velocità, dimensione e miracolo cinese” (zhongguo sudu, zhongguo guimo, zhongguo qiji 中国速度,中国规模,中国奇迹”) realizzabili solo grazie alla “superiorità” (youshi 优势) del sistema politico cinese con a capo il Partito.24) Così, anche un altro virus, il “virus ideologico” (sixiang shang de bingdu 思想上的病毒) – la cui presenza giustifica, ad esempio, i campi di “rieducazione” in Xinjiang – viene estirpato.

Immagine: Aspettiamo il vostro ritorno nella salute e nella vittoria!

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Di Beatrice Gallelli per Sinosfere*

**Sinosfere è una rivista che si occupa di cultura cinese, intesa come l’universo molteplice e mutevole delle rappresentazioni che, viaggiando storicamente nel tempo e nello spazio, hanno variamente influenzato i particolari modi di vedere, di parlare e di sentire che informano la vita delle società cinese odierne. Creata da un gruppo di studi di storia e cultura cinese, Sinosfere vuole essere – come meglio si chiarisce in altro luogo – una piattaforma volta a esplorare e una discussione sulle dinamiche socio-culturali cinesi indagando su una logica peculiare che il governano.