Cina e clima, prendere o lasciare

Di tempo ne è rimasto poco per agire. Lo dice il recente rapporto speciale del Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC), e che spiega come ci rimangano solo una dozzina di anni per tentare di contenere l’aumento delle temperature entro i 1.5 C, rispetto ai livelli pre-industriali, prima che le conseguenze per il pianeta siano irreversibili. In una scena globale sul clima che si va spopolando dei suoi attori principali, il cerino rimane in mano alla Cina. Vorrà Pechino conservare la leadership nella diplomazia climatica, scettro che ha assunto con il disimpegno degli Stati Uniti, e che gli è valso il biglietto di invito nel gotha delle grandi potenze mondiali?

I ghiaccia cinesi, un campanello di allarme per il mondo

Dagli anni ’50 ad oggi,oltre l’82% dei ghiacciai cinesi si è ritirato. “Un campanello di allarme per il mondo”. Così Greenpeace, alla vigilia del vertice di Katowice sui cambiamenti climatici, definisce il rapido scioglimento dei ghiacciai in Xinjiang, Qinghai e Gansu, province situate nelle aree nord-occidentali del paese.

La Cina sblocca lo stallo a Katowice?

Mancano una manciata di ore alla fine del Summit sul clima di Katowice e non pare esserci ancora nessun draft di documento finale. La presidenza polacca non ha certo aiutato a fare pressione. In questa situazione, forse la novità più significativa è rappresentata dalla Cina. Dopo essersi mostrata intransigente sul tema della ‘Piattaforma delle Comunità locali e delle Popolazioni indigene’, Pechino ha a sorpresa aperto alla possibilità di abbandonare il principio delle ‘responsabilità comuni ma differenziate’ che da sempre ispira la propria politica climatica.

Cosa si nasconde dietro l’idea di civilizzazione ecologica

Quello di ‘Civilizzazione ecologica’ (shengtai wenming, 生态文明) é un concetto chiave della politica cinese, fatto proprio anche dal pensiero di Xi Jinping. Fa parte di quelle idee che il governo cinese ha coniato a partire dagli anni ’70 , e che hanno guidato i piani di sviluppo del paese, finendo per acquisire sostanza politica. In  antitesi al modello di sviluppo sregolato che ha guidato l’industrializzazione della Cina, l’idea di Civilizzazione Ecologica, richiama concetti quali frugalità, salvaguardia dell’ambiente e  armonia che rimandano genericamente al concetto di sostenibilità come concepito in occidente, senza però identificarcisi completamente.

L’oro dei poveri ci salverà

Lo chiamano l’oro dei poveri, è il bambù, materiale duttile ed ecologico che potrebbe rappresentare una delle risposte alla crisi ambientale cinese e un’arma diplomatica da non sottovalutare.Da sempre versatile, sarebbero oggi 10,000 le modalità di utilizzo documentate del bambù, dall’alimentazione al tessile, passando per l’edilizia e l’industria pesante. Insomma un sempreverde, buono per tutti gli usi. Ma il bambù ha qualcosa di unico che lo distingue dalle altre specie vegetali: è incredibilmente resistente, cresce con poche cure e a grande velocità e ha effetti positivi su clima e biodiversità.

Shale gas alla prova delle comunità locali

Il colosso China National Petroleum Corp. è stato costretto a interrompere le operazioni di estrazione di shale gas, dopo che oltre mille persone hanno inscenato una protesta. E’ successo nella contea di Rong nel Sichuan, uno dei centri nevralgici per l’estrazione del gas di scisto in Cina. All’origine della protesta, una serie di scosse sismiche di magnitudo 4.3 e 4.9, che tra domenica e lunedì scorsi hanno colpito la contea, ferendo 12 persone, e uccidendone due. Dall’inizio di gennaio si tratterebbe dell’ennesimo episodio sismico che colpisce la zona, già teatro del tragico sisma che nel maggio del 2008 fece quasi 70000 vittime.

Ha senso parlare di una nuova Via della Seta verde?

Il cuore economico della Nuova Via della Seta è costituito dagli imponenti investimenti in infrastrutture per il trasporto, le telecomunicazioni, l’energia che si snoderanno attraverso 70 paesi in 3 continenti. Può tutto questo avvenire preservando il precario equilibrio ambientale del nostro pianeta e senza contravvenire ai limiti imposti dall’accordo di Parigi, che mira a contenere l’aumento medio della temperatura globale entro i 2°C e possibilmente entro la soglia di 1,5 °C rispetto al periodo preindustriale? Molti analisti pensano di no e lanciano l’allarme.

Sviluppo e ambiente, l’alchimia di Pechino

Il 15 marzo scorso più di 100 milioni giovani in 183 paesi manifestavano, lanciando un messaggio ai rispettivi governi sull’urgenza di contrastare il cambiamento climatico. A Hong Kong un migliaio di studenti si univano alla manifestazione, mentre la terra ferma restava in silenzio. Nessuna partecipazione degli studenti cinesi al movimento globale dei #FridaysForFuture,  solo brevi note dei media di stato su quel che stava accadendo all’estero.

Ultima chiamata per la biodiversità

Nelle stesse ore in cui gli ambientalisti cinesi ricordavano nella giornata mondiale dei delfini il baji, mitologico delfino bianco di acqua dolce sparito dalle acque del fiume Azzurro nel 2006, un altro animale si avvicinava all’estinzione in Cina.L’ultimo esemplare femmina di Rafetus swinhoei (conosciuta come tartaruga dal guscio molle gigante dello Yangtze), è infatti morto sabato scorso allo zoo di Suzhou, nel sud del paese.

Guerra asiatica ai rifiuti occidentali

Quel che era prevedibile è accaduto. Il blocco imposto dal governo cinese all’importazione di “rifiuti sporchi o contenenti sostanze pericolose”, in vigore dal gennaio 2018, ha allontanato il problema, senza risolverlo. Con un’esigua percentuale di rifiuti destinata al riciclo – per la plastica il 9%, mentre il resto finisce nelle discariche o è disperso nell’ambiente – il bando cinese ha innescato una reazione a catena che ha coinvolto per prime le nazioni confinanti che ora dicono  basta, non siamo la pattumiera dell’occidente!”

Pechino e la carta dell’ingegneria climatica per salvare il pianeta

Ad estremi mali, estremi rimedi. Gli esperti affermano che quello appena trascorso è il giugno più caldo registrato da quando sono disponibili i dati. Una conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, che è necessario invertire la rotta che ci sta portando alla catastrofe climatica. In questa situazione si rispolverano soluzioni di emergenza e si torna a parlare di ingegneria climatica, ambito in cui la Cina sta sperimentando ma mantiene prudenza.