Russia

In Cina e Asia – Russia-Ucraina: La Cina vota contro l’inchiesta Onu sui crimini di guerra

In Notizie Brevi by Agnese Ranaldi

I titoli di oggi:

  • Russia-Ucraina: La Cina vota contro l’inchiesta Onu sui crimini di guerra
  • L’ex ambasciatore cinese in Ucraina critica la Russia
  • La Cina simula attacchi missilistici contro Taiwan e Guam
  • Lo Sri Lanka ha “un nuovo” premier
  • Filippine: L’elezione di Marcos Jr una vittoria per la Cina?

La Cina ha votato contro l’inchiesta ONU pensata per indagare i presunti crimini di guerra perpetrati dalla Russia in Ucraina. Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite si è riunito giovedì a Ginevra per esaminare le accuse a carico di Mosca. L’apertura dell’inchiesta è stata comunque approvata con 33 voti favorevoli, 12 astenuti e due contrari: Cina ed Eritrea. Secondo Michelle Bacheletl’entità delle uccisioni illegali, compresi gli indizi di esecuzioni sommarie nelle aree a nord di Kiev, è scioccante”, e molte di queste violazioni potrebbero costituire crimini di guerra.

La posizione della Cina rispetto alla guerra russo-ucraino è stata ambivalente sin dall’inizio, quando si mostrava reticente a condannare apertamente la violazione da parte di Mosca dell’integrità territoriale dell’Ucraina mentre faceva appello alla comunità internazionale per la risoluzione pacifica del conflitto. Molti paesi hanno biasimato Pechino per non aver preso una posizione più netta. Il voto contrario alla risoluzione ONU per l’indagine sui diritti umani arriva proprio a una settimana dalla notizia che alti funzionari statunitensi si erano detti sollevati di non aver trovato tracce di sostegno militare o economico alla Russia da parte della Cina. Secondo Agenzia Nova, nonostante sia stata recentemente sospesa dal Consiglio la Russia avrebbe potuto partecipare alla sessione in qualità di osservatrice, ma ha scelto di non farlo per protestare contro una risoluzione che reputa un ingiusto regolamento di conti politico.

L’ex ambasciatore cinese in Ucraina critica la Russia

L’ex ambasciatore cinese in Ucraina si è espresso sulle potenziali evoluzioni del conflitto in un articolo poi censurato dai media cinesi. L’intervento del diplomatico – reso noto dal funzionario del Servizio Estero statunitense David Cowhig – è apparso sul sito web di Phoenix News nel pomeriggio del 10 maggio ed eliminato nel giro di poche ore. Secondo Cowhig, l’ambasciatore in pensione Gao Yusheng spiega perché pensa che la Russia stia perdendo la guerra in Ucraina e riflette sulle conseguenze che ciò potrebbe avere sul destino dell’ordine internazionale. Le sue parole rappresentano evidentemente un problema per la leadership cinese, che è solita controllare il rispetto del principio del centralismo democratico da parte di tutti i membri del Partito comunista cinese attraverso una rigida disciplina interna. Questo vale particolarmente per le dichiarazioni pubbliche di un ambasciatore, seppure in pensione.

L’opinione di Gao Yusheng infatti è piuttosto controversa. Secondo il diplomatico, “La Russia è in declino dal crollo dell’URSS” e “la cosiddetta rinascita (…) della Russia sotto la guida di Putin è falsa: semplicemente non esiste”. La “guerra lampo” pensata dalla Russia sarebbe già fallita anche perché Mosca non avrebbe considerato le capacità di recupero di Kiev e gli ingenti aiuti ottenuti. Inoltre, le guerre moderne sono necessariamente guerre ibride e la Russia sarebbe fondamentalmente arretrata su alcuni aspetti fondamentali che vanno al di là delle mere considerazioni militari. La politica estera di Putin sarebbe finalizzata a mantenere il controllo sull’ex territorio sovietico, e per questo Mosca avrebbe violato diverse volte i principi di sovranità nazionale e integrità territoriale di altri paesi. L’invasione dell’Ucraina avrebbe creato un clima di resistenza che avrebbe dissolto per sempre le speranze di Putin di conquistare il cuore dell’ex repubblica sovietica. Gao Yusheng, afferma Cowhig, ritiene che il potere politico, economico, militare e diplomatico della Russia sarà notevolmente indebolito dopo il conflitto.

La Cina simula attacchi missilistici contro Taiwan e Guam

Alcune immagini satellitari suggeriscono che la Cina si stia esercitando a colpire con i missili Taiwan e Guam, secondo il South China Morning Post. L’esercito di liberazione popolare (PLA) si starebbe attrezzando per riuscire a colpire a distanza bersagli sempre più piccoli, affermano alcuni esperti. La base dell’addestramento, secondo un analista di Taiwan, sarebbe il deserto di Taklamakan nella regione occidentale dello Xinjiang. La notizia è stata pubblicata sul sito dello US Naval Institute (USNI). Le immagini satellitari mostrerebbero la simulazione di una nave ormeggiata in una base navale che somiglia a quella nella zona nord-orientale di Taiwan. L’autore dell’articolo apparso sull’USNI ha affermato che la natura, l’ubicazione e i colpi sui tracciati mock-up lasciano intendere che i bersagli siano impiegati per testare missili balistici.

Lo Sri Lanka ha “un nuovo” premier

Lo Sri Lanka ha nominato Wickremesinghe primo ministro per la sesta volta. I meriti del “nuovo” premier sono ampiamente riconosciuti dal popolo singalese, che lo accoglie nuovamente come figura di riferimento per portare Colombo fuori da una delle peggiori crisi economiche di sempre. Wickremesinghe è leader dell’opposizione, lo United National Party (UNP), e subentra al premier uscente Mahinda Rajapaksa, fratello del presidente dello Sri Lanka. Nel paese si respira un clima di insofferenza per l’annoso dominio politico della dinastia dei Rajapaksa, e secondo alcuni osservatori la nomina di Wickremesinghe dovrebbe servire a placare gli animi. Ma anche il nuovo premier ha conoscenze prestigiose nell’ambito della politica nazionale e una lunga carriera alle spalle: nel 1978, all’età di 29 anni, è stato nominato dallo zio, il presidente Junius Jayewardene, il più giovane ministro del governo dello Sri Lanka. Il suo approccio economico neoliberista punta alla crescita economica attraverso l’adozione di standard internazionali: ha già avuto esperienza con il Fondo Monetario Internazionale, con cui lo Sri Lanka ha avviato un programma economico nel 2016. Per lo stesso motivo ha rafforzato i legami diplomatici sia con l’India che con la Cina, attirando così quanti più investimenti possibili per promuovere la crescita interna. All’alba del suo sesto mandato lo aspettano nuove sfide politiche ed economiche.

Filippine: L’elezione di Marcos Jr una vittoria per la Cina?

L’ascesa di Ferdinand “Bongbong” Marcos alla presidenza delle Filippine è una vittoria per la Cina, secondo gli osservatori. Marcos Jr. ha registrato una vittoria schiacciante alle presidenziali di questa settimana. È figlio dei consorti protagonisti della “dittatura coniugale” degli anni 1965 e 1986, esiliati quarant’anni fa dopo una rivolta che è passata alla storia come “rivoluzione del potere popolare”. Le relazioni diplomatiche tra Pechino e Manila hanno raggiunto l’acme nel 1974, anno in cui Mao Zedong veniva immortalato nell’atto di un baciamano a Imelda Marcos, moglie del dittatore Ferdinand Marcos senior, segnando così la stabilizzazione dei rapporti bilaterali. Si trattò di un gesto che fece scalpore in Cina e all’estero, dato che, come ha ricordato l’ex first lady, “le Filippine erano l’America junior”. Pechino e Manila godono di “un’amicizia di lunga data”, ha sottolineato un portavoce del ministero degli Esteri cinese accogliendo la notizia della vittoria di Marcos Jr.

Secondo Jay Batongbacal, professore presso il College of Law dell’Università delle Filippine, “Bongbong” probabilmente perseguirà la politica estera del suo predecessore Rodrigo Duterte nei confronti della Cina, e forse lavorerà per un ulteriore avvicinamento tra le due nazioni. “È possibile che sia ancora più disposto ad accogliere la Cina di quanto non lo sia Duterte stesso per quanto riguarda il Mar Cinese Meridionale”, ha affermato l’esperto. Nel frattempo, l’ostinazione con cui il nuovo presidente si è rifiutato di chiedere scusa per i crimini commessi dalla sua famiglia negli anni del regime autoritario potrebbe rappresentare un ostacolo alle relazioni con Washington, e lasciare la Cina libera di coltivare senza impedimenti i suoi legami diplomatici con il paese.

A cura di Agnese Ranaldi