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In Cina e Asia – Prima condanna concertata di FBI e MI5 contro lo spionaggio cinese

In Notizie Brevi by Serena Console

I titoli di oggi:

  • Prima condanna concertata di FBI e MI5 contro lo spionaggio cinese
  • Le conseguenze sanitarie della strategia Zero-Covid
  • Stop al progetto Shop di TikTok in Europa
  • Taiwan: gli spostamenti delle fregate russe imbarazzano Pechino

Cinquanta studenti cinesi hanno lasciato il Regno Unito negli ultimi tre anni dopo che la Gran Bretagna ha inasprito le sue procedure per prevenire il furto di ricerche accademiche sensibili. Lo ha reso noto Ken McCallum, il capo dell’MI5 (l’ente per la sicurezza e il controspionaggio del Regno Unito) in un discorso sulla minaccia di spionaggio rappresentata da Pechino. Il capo dell’agenzia di spionaggio britannica ha affermato che la “sfida più rivoluzionaria” e dura che l’MI5 abbia dovuto mai affrontare arriva dal Partito comunista cinese “che è sempre più autoritario” e famelico della proprietà intellettuale occidentale. Per questo l’MI5 ha “più che raddoppiato” i suoi sforzi contro l’attività cinese nel Regno Unito, concentrandosi principalmente sulle università. Da qui, la necessità di introdurre la riforma dell’Academic Technology Approval Scheme (ATAS), che ha determinato l’esodo di oltre 50 studenti cinesi legati all’Esercito popolare di liberazione, su 150mila presenti nel Regno Unito.

L’annuncio del numero uno dei servizi segreti britannici è arrivato durante un vertice bilaterale con il capo dell’FBI, Christopher Wray. I responsabili dell’intelligence britannica e statunitense hanno lanciato un allarme ai leader aziendali occidentali sullo spionaggio industriale cinese, finalizzato all’appropriazione delle tecnologie e del know-how strategico delle principali società tecnologiche occidentali. Wray e McCallum hanno esortato i dirigenti a non sottovalutare la portata e la sofisticatezza dell’attività informatica e di hackeraggio di Pechino. La Cina, ha spiegato Wray, sta utilizzando escamotage raffinati per celare lo spionaggio. Il numero uno dell’intelligence statunitense ha affermato che in questo periodo l’Fbi sta aprendo “nuove indagini di controspionaggio nei confronti della Cina ogni 12 ore”; McCallum, invece, ha reso noto che dal 2018 le indagini relative alla Cina condotte dai suoi uomini sono cresciute di sette volte e che negli ultimi tre anni è stata quindi raddoppiata la capacità dell’MI5 di affrontarle.

Le conseguenze sanitarie della strategia Zero-Covid

La strategia Zero-Covid cinese, introdotta per salvare il sistema sanitario nazionale, colpisce proprio gli ospedali, in particolare quelli privati. Basti pensare al caso del nosocomio Fuyang Minsheng di Fuyan, nella provincia dello Anhui, costretto a chiudere per fallimento. Il 24 marzo scorso un tribunale della città ha stabilito che l’ospedale – costruito appena quattro anni prima per il valore di 1,5 miliardi di dollari – dovesse chiudere in quanto non era in grado di risanare i propri debiti. Dallo scoppio della pandemia, tutte le strutture ospedaliere hanno concentrato i loro sforzi per fronteggiare la diffusione del virus. Non ha fatto eccezione l’ospedale di Fuyang Minsheng che per la maggior parte degli ultimi due anni è stato interamente coinvolto nella campagna vaccinale nazionale e in quella dei test di massa, sospendendo nel frattempo le attività diagnostiche e terapeutiche utili per il proprio bilancio. L’ospedale di Fuyang Minsheng è solo uno dei tanti nosocomi privati che hanno dichiarato bancarotta in Cina negli ultimi due anni, a causa degli alti costi delle procedure previste dalla politica Zero-Covid del paese, non interamente coperte dal governo di Pechino. Gli ospedali privati sono una parte cruciale del sistema sanitario cinese e rappresentano circa il 15% delle visite totali dei pazienti. Nel 2020 la Cina contava 35.394 ospedali, sia pubblici che privati. Quarantasei grandi ospedali privati hanno dichiarato bancarotta nel 2021, rispetto ai 26 del 2020 e ai 21 del 2019.

I contagi nel frattempo continuano a crescere in varie parti del paese, mostrando i limiti della ferrea politica voluta da Xi Jinping per contrastare il virus. Dal prossimo lunedì a Pechino per la prima volta i cittadini dovranno mostrare un certificato di vaccinazione contro il Covid-19 per entrare in una serie di luoghi pubblici, come musei, teatri, stadi, palestre e locali di intrattenimento. Intanto a Shanghai i candidati a un posto di lavoro rischiano di essere respinti da alcuni datori perché risultati positivi in passato.

Stop al progetto Shop di TikTok in Europa

TikTok avrebbe abbandonato i progetti di espansione del servizio Shop in Europa e negli  Stati Uniti, dopo un’esperienza fallimentare nel Regno Unito. Stando a quanto scrive il Financial Times, il servizio doveva partire in Germania, Francia, Italia e Spagna entro la prima metà di quest’anno, e poi negli Stati Uniti entro la fine dell’anno. La società madre cinese di TikTok, ByteDance, ha provato a presentarsi prima nel Regno Unito, con l’intenzione di fare un test, per poi espandersi negli altri paesi. Ma secondo il quotidiano della City, il progetto non ha intrapreso la via del successo a causa anche della reticenza di alcuni influencer britannici, che hanno abbandonato il programma. Il Financial Times riporta che i membri del team di e-commerce a Londra hanno anche lamentato pessime condizioni lavorative, con turni giornalieri di oltre 12 ore. Non è però una novità per il colosso cinese. Già in Cina, gli influencer lamentano molto spesso di turni massacranti, anche se l’e-commerce in live streaming si è dimostrato un modello di business redditizio.

Il colosso cinese però smentisce la tesi del FT. Un portavoce dell’azienda nega la sospensione o il ritardo del programma in altri mercati europei perché “non ci sono mai stati piani concreti per il lancio nei mercati europei nel primo semestre di quest’anno”. Il portavoce ha chiarito che al momento il ByteDance sta lavorando a nuove idee per arricchire l’esperienza su TikTok e testare nuove funzionalità.

Taiwan: gli spostamenti delle fregate russe imbarazzano Pechino

I movimenti della marina russa al largo dell’isola di Taiwan e di isole giapponesi mettono in difficoltà Pechino. E’ questa la tesi di alcuni analisti riportata dal South China Morning Post, secondo cui il governo cinese – che rivendica una “amicizia senza limiti” con il Cremlino, anche se al contempo osserva una cauta distanza per non essere colpito dalle sanzioni occidentali – potrebbe considerare il passaggio delle tre navi russe una violazione della sovranità cinese nell’area.

I movimenti sono recenti. Secondo l’ufficio del personale congiunto del Ministero della Difesa giapponese, tre navi russe sono state avvistate a circa 70 km a sud di Yonaguni il 1° luglio e si sono dirette a nord-est attraverso le acque tra Yonaguni e l’isola di Iriomote. Le navi identificate sono il cacciatorpediniere Udaloy Marshal Shaposhnikov, la corvetta Gremyashchiy Gremyashchiy e una petroliera Dubna. Le tre navi hanno navigato tra le due isole giapponesi in un corso d’acqua al largo della contea orientale di Taiwan di Hualien, per poi virare verso il Mar cinese orientale e avvicinarsi alle isole Diaoyu/Senkaku, contesa sia dalla Cina che dal Giappone e da Taiwan. Finora Pechino non ha rilasciato commenti sui movimenti delle navi da guerra russe, ma osserva con cautela gli spostamenti delle fregate del Cremlino. Non è mai successo, infatti, che le navi russe solcassero le acque del Mar cinese orientale, avvicinandosi così tanto a Taiwan.

A cura di Serena Console