Taiwan

In Cina e Asia – Yang a Sullivan: “giocare la carta Taiwan provocherà situazioni pericolose”

In Notizie Brevi by Vittoria Mazzieri

I titoli di oggi: Taiwan

  • Yang a Sullivan: “giocare la carta Taiwan provocherà situazioni pericolose”
  • Xi Jinping: la Cina “si aprirà ancora di più al mondo”
  • Indagato per corruzione dirigente della PBOC
  • La Cina torna leader dei bitcoin
  • L’Ue intende rafforzare i legami commerciali con Taiwan

I rapporti bilaterali, la Corea del Nord, l’Ucraina, ma soprattutto Taiwan. Sono questi i dossier discussi dal consigliere per la Sicurezza nazionale Jack Sullivan e Yang Jiechi, veterano delle relazioni Cina-Usa. I due funzionari si sono sentiti ieri per fare il punto della situazione a circa due mesi dall’incontro avuto a Roma. Il read out rilasciato dalle autorità cinesi non lascia dubbi su quale sia la questione più dirimente per le relazioni tra le due sponde del Pacifico. “Le recenti azioni intraprese dagli Stati Uniti su questioni relative a Taiwan sono state in enorme contrasto con le loro dichiarazioni. Se gli Stati Uniti continuano a giocare la ‘carta Taiwan’ e proseguiranno sulla strada sbagliata, questo porterà sicuramente a situazioni pericolose”, ha affermato Yang che ha aggiunto: “la Cina sarà ferma nell’intraprendere azioni in difesa della sua sovranità e dei propri interessi di sicurezza.” Ma il comunicato americano rivela come da parte di Washington si avverta la necessità di mantenere aperto il dialogo per affrontare congiuntamente i principali pericoli per la stabilità internazionale. Lo dimostra il fugace riferimento alla guerra russo-ucraina nonché alle rinnovate minacce nordcoreane. Le autorità statunitensi sono fermamente convinte che Pyongyang sia prossima a effettuare il primo test nucleare dallo smantellamento del sito di Punggye-ri.

Xi Jinping: la Cina “si aprirà ancora di più al mondo”

La volontà del paese di aprirsi non cambierà. In occasione di un summit commerciale di ieri, Xi Jinping ha pronunciato parole che stridono con le decisioni dei giorni scorsi del governo di intensificare i già rigidi controlli alle frontiere – e scoraggiare i viaggi all’estero non essenziali, dopo l’inasprirsi delle misure della politica cinese “zero Covid” in città come Shenzhen e Shanghai. Proprio a causa del lockdown ancora in atto nel centro finanziario del paese, molte imprese straniere stanno soffrendo enormi difficoltà operative, e hanno manifestato una volontà sempre più diffusa dei talenti stranieri di andarsene dalla Cina. Al vertice Xi ha affermato che la speranza è di raggiungere un “equilibrio” tra la risposta alla pandemia e lo sviluppo economico. Tuttavia, la Cina afferma di essere determinata ad “aprirsi ancora di più al mondo” e “continuerà a promuovere un ambiente imprenditoriale favorevole” e che sia all’altezza degli standard internazionali. Intanto, le Camere di commercio di Stati Uniti e Unione Europea sottolineano gli enormi disagi che le misure di contenimento cinesi stanno generando per l’economia globale. Pare che negli ambienti economici internazionali si stia registrando un “crollo della fiducia” nei confronti della Repubblica popolare cinese.

Intanto proprio ieri Pechino ha annunciato un rilassamento dei controlli sanitari sugli arrivi dagli Stati uniti: non sarà più necessario un terzo test a sette giorni dalla partenza. Restano invece obbligatori i due tamponi entro le 48 e 24 ore dal decollo.

Indagato per corruzione dirigente della PBOC

Il Partito comunista cinese continua a dare la caccia ai funzionari corrotti. Soprattutto nella finanza. Per oltre vent’anni Sun Guofeng ha presieduto il Dipartimento di politica monetaria della People’s Bank of China (PBOC), incarico dal quale è stato rimosso questo mese, ed è ora soggetto a una revisione disciplinare e a un’indagine di vigilanza per sospette “gravi violazioni della disciplina e della legge”, una dicitura che indica i reati di corruzione. Lo ha dichiarato ieri la Commissione centrale per l’ispezione disciplinare (CCDI), in una comunicazione rilasciata congiuntamente con la Commissione di vigilanza municipale della città di Tianjin. Come chiarisce il South China Morning Post, la mossa giunge “nel momento in cui Pechino sta cercando di evitare che i rischi finanziari” emergano senza controllo a causa del rallentamento dell’economia nazionale. A tale scopo, di recente il CCDI ha condotto una indagine della durata di due mesi che ha coinvolto 25 istituzioni del settore della finanza, che ha registrato, tra le altre cose, “carenze e legami deboli” nella governance della banca centrale: pare che la PBOC non si sia adoperata a sufficienza per raggiungere gli obiettivi predisposti dal presidente Xi Jinping in termini di finanza. Ed è necessario prendere provvedimenti. Prima di Sun, l’ultimo caso della ondata di ispezioni su istituzioni finanziarie e autorità di regolamentazione lanciata a ottobre 2021 da Pechino risale allo scorso 28 aprile, quando il CCDI ha annunciato di aver messo sotto inchiesta Zhan Hao, ex direttore del Dipartimento di tecnologia generale del Financial Information Centre della PBOC. Ad aprile sono stati 17 i funzionari indagati o sanzionati nel settore della finanza

La Cina torna leader dei bitcoin

I “miners” di criptovalute in Cina sono ancora all’opera. È quanto emerso dalle pagine di un rapporto pubblicato martedì dalla Cambridge University, secondo cui la Cina è risalita al secondo posto su scala globale nelle attività “estrattive” di Bitcoin, grazie alle operazioni condotte illegalmente. Dal 2013, per anni, gli operatori hanno trovato nella Repubblica popolare cinese un ambiente più che favorevole, visti i costi convenienti dell’elettricità – necessaria per il funzionamento dei potenti server che generano le criptovalute – e per l’ampio spazio a disposizione nelle remote province del paese per l’istallazione della apparecchiature necessarie. Ma le valute digitali alternative al sistema finanziario “tradizionale” rappresentano un problema per la sicurezza nazionale e lo scorso anno la banca centrale cinese ha reagito mettendo al bando le criptovalute e le attività di estrazione. Ma il Cambridge Center for Alternative Finance (CCAF) stima che a gennaio la quota di attività svolte in Cina su scala globale fosse del 21,1%, seconda solo al 37,8% degli Stati Uniti. Dopo essersi azzerata del tutto nelle settimane successive alla messa al bando delle operazioni, la quota è di fatti risaliti al 22,3% nello scorso settembre, e da allora si aggira intorno al 20%.

Come avevamo scritto in una newsletter settimanale (qui per sapere come ottenerla) dedicata all’argomento, uscita a giugno del 2021, “gli addetti ai lavori hanno rinominato ciò che accadrà nelle prossime settimane “the great mining migration”. Molti dei “minatori” cacciati da Pechino potrebbero dirigersi in Texas, destinazione ideale [..] L’altra probabile destinazione, il Kazakistan, è invece ricca di miniere di carbone. Il paese, inoltre, ha un atteggiamento più permissivo riguardo i progetti edili, più degli stati Uniti, che potrebbe attrarre i “minatori” per il bisogno di costruire in breve tempo installazioni fisiche.” Se questo è di fatto accaduto, secondo il rapporto i “miners” di piccole e medie dimensioni avrebbero atteso una maggiore tranquillità da parte degli organi di controllo di Pechino, per poi riprendere le operazioni nell’illegalità.

L’Ue intende rafforzare i legami commerciali con Taiwan

L’Ue sta rivedendo i piani per migliorare i legami commerciali con Taipei e sfruttare il suo “ruolo di leader dell’hi-tech“, e soprattutto di produttrice del 90% dei chip più avanzati al mondo. Lo ha riportato il South China Morning Post, che commenta come i colloqui, che avranno luogo il prossimo 2 giugno, si terranno ai livelli più alti: non più discussioni tra viceministri, si svolgeranno ora tra la direttrice del Commercio di Bruxelles Sabine Weyand e il ministro taiwanese per gli affari economici Wang Mei-hua. Si parlerà di “settori critici e aree politiche legate alle catene di approvvigionamento, al controllo delle esportazioni e allo screening degli IDE (investimenti diretti esteri)”, ha spiegato il commissario per il commercio Ue Valdis Dombrovskis, che ha sottolineato l’intenzione di “sviluppare il nostro partenariato commerciale e di investimento con Taiwan nei settori in cui i nostri interessi si intersecano”. Posticipati nei mesi precedenti, i colloqui si svolgeranno dopo che a febbraio scorso la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha presentato l’European Chips Act, un disegno di legge che mira a rendere l’Ue “un leader industriale in questo mercato strategico” e ad aumentare la quota di mercato globale della produzione di chip dall’attuale 9% al 20% entro il 2030, con investimenti del valore di 45 miliardi di euro.

Pechino si è fatta sentire. Un portavoce della missione cinese presso l’Ue ha esortato Bruxelles a “non giocare d’azzardo” e a “rispettare la sovranità cinese” e il principio di una sola Cina. “Va notato che non si tratta di una questione commerciale, ma di una seria questione politica che riguarda il fondamento politico delle relazioni Cina-UE”, ha aggiunto.

A cura di Vittoria Mazzieri; ha collaborato Alessandra Colarizi