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Non solo affari: l’Ue si lancia nel Pacifico

In Asia Orientale, Cina, Relazioni Internazionali by Redazione

La strategia per l’Indo-Pacifico introduce anche un inedito focus sugli aspetti securitari, distanziandosi da un approccio tradizionalmente imperniato sul soft power e sulla cooperazione economica e in tema di diritti umani. Il piano si allinea alla Global Gateaway

L’Indo-Pacifico rappresenta “il centro di gravità economico e strategico del mondo”. Così Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione Europa per gli affari esteri e la politica di sicurezza e Vicepresidente della Commissione, ha definito la regione nel marzo 2021, sottolineando l’urgenza per l’Unione Europea di dotarsi di un approccio strategico verso quell’area di mondo che sta catalizzando l’attenzione e gli sforzi dei principali attori internazionali.

La macro-regione che si estende dalla costa orientale dell’Africa agli stati insulari del Pacifico e l’Asia Orientale contribuisce per due terzi al tasso di crescita globale e con una quota pari al 62% al PIL mondiale e ospita quattro dei dieci maggiori partner dell’UE (Cina, Giappone, Corea del Sud e India), nonché più della metà della popolazione mondiale. Al contempo, rappresenta il principale teatro della competizione geopolitica tra Cina e Stati Uniti. Consapevoli della sua rilevanza strategica, già da tempo diversi paesi europei, come Germania, Francia e Paesi Bassi, hanno messo in atto iniziative e strategie autonome per proteggere gli interessi nazionali nella regione, nel tentativo di attenuare le conseguenze della rivalità sino-americana e dalle frizioni tra le potenze regionali, le quali si riverberano sulle catene di approvvigionamento globale, sugli scambi commerciali e sulla libera navigazione nei mari.

Ma la crisi pandemica e l’intensificarsi delle tensioni politiche e delle dispute territoriali nella regione hanno reso palese l’esigenza di una maggiore concertazione degli sforzi. Il 19 aprile 2021, il Consiglio Europeo ha annunciato l’approvazione delle conclusioni su una strategia per la cooperazione nell’Indo-Pacifico, che mira ad armonizzare i diversi orientamenti nazionali degli Stati membri in una visione comune che possa guidare il futuro impegno europeo a lungo termine nell’area. I 27 Ministri degli Esteri hanno concordato sull’obiettivo di rafforzare l’impegno europeo per “contribuire alla stabilità, alla sicurezza, alla prosperità e allo sviluppo sostenibile della regione”, in linea con  i valori comuni di sostegno alla democrazia, ai diritti umani, allo Stato di diritto e di rispetto del diritto internazionale.

Come tipicamente accade, l’impegno europeo passa per l’approfondimento delle relazioni economiche con i paesi dell’area e per il rafforzamento della posizione commerciale strategica vis-à-vis gli imponenti blocchi commerciali esistenti nell’area, riflesso degli accordi siglati negli ultimi anni, il partenariato economico regionale globale (RCEP) e l’accordo globale e progressivo di partenariato transpacifico (CPTPP). Tra gli obiettivi, il raggiungimento di accordi di libero scambio con Australia, Indonesia e Nuova Zelanda e il rilancio dei negoziati con l’India, sulla scia degli ambiziosi accordi commerciali e di investimento già siglati con Vietnam, Giappone, Repubblica di Corea e Singapore.

La strategia per l’Indo-Pacifico introduce anche un inedito focus sugli aspetti securitari, distanziandosi da un approccio tradizionalmente imperniato sul soft power e sulla cooperazione economica e in tema di diritti umani. Il rafforzato ingaggio europeo si sostanzia in una serie di iniziative che spaziano dalla difesa e sicurezza tradizionale, come esercitazioni militari congiunte con i partner regionali, fino a raggiungere i domini più innovativi della cyber sicurezza, e arriva in risposta alla sempre crescente assertività cinese nella regione.

Nel quadro del progetto European Critical Maritime Route Indian Ocean (CRIMARIO II), l’UE ha deciso di allargare l’ambito di applicazione geografica delle sue operazioni di protezione delle rotte marittime critiche. La portata del progetto, inaugurato nel 2015 con un focus su alcuni particolari Paesi e arcipelaghi dell’Africa Orientale e attualmente nella sua seconda fase, si estende oggi fino ad includere tutti i Paesi che si affacciano sull’Oceano Indiano e il Sud-Est asiatico e le autorità europee stanno vagliando la possibilità di replicare l’esperienza nel Pacifico meridionale. In aggiunta, sono stati ampliati gli ambiti di cooperazione: accanto alla condivisione di informazioni e ad iniziative di formazione e rafforzamento delle capacità, sono state previste alcune componenti aggiuntive di comunicazione tra le forze dell’ordine e la magistratura a livello nazionale, internazionale e regionale e il rispetto delle normative internazionali, da implementare esclusivamente nelle aree del Sud e Sud-Est asiatico. PER CONTINUARE A LEGGERE SCOPRI COME OTTENERE L’EBOOK

Di Michelle Cabula