La nuova via della seta, tra protezionismo e missili nordcoreani

La Cina inietterà nel progetto One Belt, One Road, 113 miliardi di dollari in più rispetto a quanto annunciato in precedenza. Lo ha dichiarato Xi Jinping in apertura al Belt and Road Forum for International Cooperation che ha attratto nella capitale cinese 29 capi di stato e delegati da oltre 100 paesi. I finanziamenti verranno erogati attraverso il Silk Road Fund e altri istituti di credito cinesi, tra cui la China Development Bank e l’Export and Import Bank of China. Il vertice è stato accompagnato da nuove invettive contro il protezionismo commerciale e dalla sigla di diversi accordi bilaterali, come la promessa di nuovi investimenti in Pakistan per 500 milioni di dollari e 4,5 miliardi per la realizzazione della ferrovia superveloce Jakarta-Bandung.

Ma non tutto è andato come da programma: alla risposta stizzita del ministero degli Esteri indiano, che — citando l’effetto destabilizzante del corridoio Cina-Pakistan negli storici attriti sulla sovranità del Kashmir — ha deciso di non mandare alcuna missione ufficiale delegando la propria rappresentanza allo staff dell’ambasciata di Delhi a Pechino- si è aggiunto l’ennesimo lancio di un missile balistico nordcoreano a media-lunga gittata. Il tutto proprio mentre un alto funzionario di Pyongyang si trovava a Pechino per presenziare al summit su invito cinese, nonostante le opposizioni americane. Il vettore — un nuovo tipo “Hwasong-12” in grado di “trasportare testate nucleari” — ha compiuto una traiettoria di 700 km prima di inabissarsi nel Mar del Giappone, 200 km in più rispetto al test di febbraio. In compenso, il forum ha fornito l’occasione per un endorsement informale di Washington, che pur non essendo tra i membri fondatori della nuova superbanca a trazione cinese, l‘Asian Infrastructure Investment Bank, ha tuttavia spedito in sua rappresentanza Matt Pottinger, uno dei pochi “China Hand” dell’amministrazione Trump. Secondo un comunicato congiunto ottenuto dal Scmp, tutti i leader presenti al meeting avrebbero riaffermato l’intenzione di unire gli sforzi per sopperire al deficit infrastrutturale mondiale, avvallando di fatto quello che finora è stato da molti interpretato come un piano Marshall “con caratteristiche cinesi”.

“La Cina è disposta a condividere la sua esperienza di sviluppo con il resto del mondo, ma non interverrà negli affari interni delle altre nazioni, non esporterà il proprio sistema sociale e modello di sviluppo, né costringerà gli altri ad accettarli”, ha chiarito Xi.

Anche la Cina colpita da WannaCry

Decine di università cinesi sono state colpite dall’attacco hacker che in questi giorni ha preso di mira 150 paesi. Secondo il People’s Daily, diversi istituti della provincia del Zhejiang rientrerebbero tra le vittime di WannaCry (questo il nome della campagna d’infezioni del cryptovirus) che porta al blocco del pc e alla richiesta di un “riscatto” di 300 dollari in bitcoin da versare in una settimana. Molte le lamentele su WeChat di quanti si sono visti bloccare documenti Word e PowerPoint. Stando a Zero Hedge, tuttavia, nella giornata di sabato sono stati riportati disagi anche presso Bank of China e uffici di pubblici. Sarebbero circa 200mila i dispositivi elettronici coinvolti. C’è da dire che, mentre l’attacco ransomware sfrutta una falla risolta con l’aggiornamento MS17–010, negli ultimi anni Pechino ha molto limitato l’ambito di manovra di Microsft, vietando l’utilizzo di Windows 8 nei computer governativi e bloccando il servizio di cloud storage OneDrive

La sharing economy è una bolla?

Dalle macchine alle bici, passando per gli ombrelli e le batterie degli smartphone. La sharing economy in Cina acquista terreno rapidamente. Da aprile a oggi 160 milioni sono stati iniettati in 11 startup specializzate nella fornitura di cariche per i cellulari. Secondo la State Information Centre in Beijing la sharing economy nel 2015 valeva già 1.956 miliardi di yuan (283 miliardi di dollari). Ma sebbene oggi conti per il 10% della produzione — rispetto al 3% di due anni fa- c’è chi ritiene l’ammontare degli investimenti sproporzionato rispetto alla domanda effettiva. A ciò si aggiungono le difficoltà incontrate nel regolamentare il settore, con un terzo delle piattaforme peer-to-peer risultate “problematiche”, e uno spreco delle risorse, come dimostra il caso delle montagne di bici abbandonate ai margini delle strade.

Nepal al voto dopo 20 anni

Domenica mattina, i cittadini nepalesi sono stati chiamati alle urne per scegliere i rappresentanti locali (sindaci, vicesindaci, presidenti di circoscrizione) tra 50mila candidati in 283 villaggi e municipalità. Le ultime elezioni dirette risalgono al 1997. Inseguito, la scadenza del mandato quinquennale dei rappresentanti ha coinciso con la guerra civile, terminata soltanto nel 2006. Da allora le cariche sono state coperte da burocrati nominati sulla base di connessione politiche e personali. Nel 2015 il processo di pacificazione nazionale è culminato nell’approvazione di una nuova costituzione che prevede elezioni locali, provinciali e nazionali entro il gennaio 2018. La nuova carta costituzionale, tuttavia, non soddisfa la minoranza Madhesi, che vive al confine con l’India. Il governo di coalizione ha promesso di mettere a votazione un possibile emendamento della costituzione, una volta concluse le elezioni di domenica. Per evitare disordini, quattro province, considerate a rischio violenze, saranno chiamate al voto in una seconda fase, il 14 giugno.

Il Parlamento filippino valuta l’impeachment contro Duterte

Si è aperta quest’oggi la riunione parlamentare mirata a valutare la richiesta di impeachment firmata dal deputato dell’opposizione Gary Alejano. Le accuse, formulate lo scorso marzo contro il presidente e ora al vaglio della Camera, comprendono il tradimento della fiducia del popolo a causa di un atteggiamento troppo remissivo nei confronti della Cina, abuso di potere, corruzione, conflitto d’interesse e l’utilizzo di squadre della morte nella lotta alla criminalità, durante i 22 anni passati da Duterte come sindaco di Davao. Le probabilità che l’impeachment possa raggiungere il Senato sono piuttosto basse: Duterte ha il pieno controllo del Parlamento (11 deputati sono stati rimossi dagli incarichi ricoperti dopo essersi opposti invano alla proposta di ripristinare la pena di morte per reati legati alla droga) e gode ancora di un vasto consenso popolare.

Intanto, proprio in settimana, si dovrebbero tenere le prime consultazioni bilaterali con Pechino riguardo al Mar cinese meridionale da quando nel 2013 Manila ha portato le dispute territoriali davanti al tribunale internazionale dell’Aja.