In Cina e Asia —Corea del Nord: Trump vuole la sospensione totale del petrolio

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Corea del Nord: Trump vuole la sospensione totale del petrolio

La Corea del Nord andrà incontro a nuove sanzioni. Lo ha dichiarato ieri in un tweet Donald Trump a stretto giro dalla sua ultima telefonata con il presidente cinese Xi Jinping per discuetere dell’ultimo test missilistico nordcoreano, il più sofisticato mai realizzato. Non è chiaro se a prendere provvedimenti sarà Pechino o Washington. Ma il segretario di Stato Rex Tillerson ha anticipato alla stampa che “abbiamo una lunga lista di ulteriori potenziali sanzioni, alcune delle quali coinvolgono altri istituti finanziari. Il Dipartimento del Tesoro annuncerà quali quando saranno pronti a espellerli.” Durante la telefonata Trump ha “enfatizzato la necessità che la Cina usi tutti i mezzi possibili per indurre la Corea del Nord ad abbandonare le provocazioni e a ritornare sul sentiero della denuclearizzazione”. Ma nonostante la decantata consonanza di interessi, Cina e Usa continuano ad avere strategie divergenti. Durante una sessione d’emergenza del consiglio di Sicurezza Onu, l’ambasciatrice americana Nikki Haley ha rivelato che tra le richieste avanzate da The Donald a Xi ci sarebbe la sospensione totale delle forniture di petrolio, un’opzione accantonata a settembre proprio su pressione di Pechino e Mosca, di cui però ci sono precedenti piuttosto fruttuosi nel 2003. I due vecchi alleati di Pyongyang in tutta risposta hanno rinnovato la proposta di una “doppia sospensione”, sottolineando come l’imposizione di sanzioni unilaterali, la reintroduzione della Nord Corea tra i paesi terroristi e le esercitazioni congiunte tra Washington e Seul abbiano di fatto provocato una risposta del regime nordcoreano dopo oltre due mesi di quiete.

Intanto ci si chiede cosa accadrà ora che — stando a Kim Jong-un — la Corea del Nord ha “finalmente realizzato la grande causa storica del completamento della forza nucleare statale”. Non necessariamente si andrà in direzione di una chiusura. D’altronde, il Nord ha sempre detto che la sua deterrenza nucleare non è negoziabile e che accetterà il dialogo con gli Stati Uniti soltanto da pari a pari — posizione che ora presumibilmente pensa di aver raggiunto. La possibilità tuttavia che un errore di calcolo degeneri in una guerra nucleare ha riavvicinato gli eserciti di Usa e Cina. Proprio mercoledì la National Defence University di Washington ha ospitato una piattaforma di dialogo tra i generali delle due superpotenze con l’obiettivo di delineare possibili strategie di comunicazione in una situazione di crisi. Si tratta di una rara inversione a U data la tradizionale reticenza cinese anche soltanto a valutare la possibilità di prendere una posizione antagonista rispetto al vecchio paese amico nel caso di uno scenario bellico.

NATO: Cina e Russia un nuovo pericolo per l’Occidente

L’ammodernamento militare della Cina e un ritorno della Russia sul proscenio globale daranno filo da torcere alla NATO nei prossimi anni. E’ quanto emerge da un rapporto dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, che aggiunge il rischio di una corsa alle armi in stile guerra fredda. Secondo il Generale Denis Mercier, Comandante Supremo Alleato per la Trasformazione (SACT) le condizioni analizzate negli ultimi quattro anni mostrano più possibilità di una guerra interstatale rispetto al 2013, data del precedente rapporto. In primavera dovrebbe uscire un rapporto integrativo con le possibili contromosse da attuare in risposta. “Avere una consapevolezza globale è ancora più necessario di prima. Dobbiamo essere pronti per ogni tipo di scenario “, ha detto Mercier, sottolineando che la sempre maggiore globalizzazione implica che la NATO debba soppesare attentamenti i fattori al di fuori della propria regione, compresa l’espansione militare di Cina e India.Tra i 20 trend globali in grado di influenzare l’operato della NATO da qui al 2035 sono citati anche l’intelligenza artificiale, l’aumento delle diseguaglianze sociali e i cambiamenti climatici.

Le previsioni dell’organizzazione internazionale sembrano collimare con quanto esposto in un report realizzato congiuntamente dai think tank American Progress e Mercator Institute for China Studies. In questo caso l’ascesa cinese viene associata a un ripiegamento degli Usa sotto l’amministrazione Trump e alle distrazioni interne (Brexit e immigranti in primis) che hanno distolto l’Europa da altri dossier internazionali, sopratutto sul quadrante mediorientale.

Myanmar: il riconoscimento di Bergoglio a Suu Kyi

Con una messa dedicata ai giovani, Bergoglio termina la sua lunga visita in Myanmar, adombrata dalla crisi dei rohingya. Durante la sua permanenza nel paese asiatico il papa — che si è trattenuto dal pronunciare la parola “rohingya” — ha incontrato le massime autorità politiche, militari e religiose con l’obiettivo di incoraggiare il processo di ricostruzione nazionale continuamente inficiato dagli scontri tra l’esercito regolare e una quindicina di gruppi armati facenti capo alle varie minoranze etniche concentrate lungo il confine con la Cina e la Thailandia. E’ per questo che nel corso della visita, oltre ad aver auspicato uno sforzo interreligioso per “sconfiggere l’odio con l’amore” (come affermato tanto da Buddha quanto da San Francesco) le parole del Santo Padre sono sconfinate spesso in ambito politico. Il pontefice ha citato più volte la Conferenza di pace di Panglong del 21esimo secolo, promossa da Aung San Suu Kyi per riportare al tavolo delle trattative anche quei gruppi etnici che non hanno firmato il cessate il fuoco del 2015. Si tratta di un importante riconoscimento degli sforzi messi in campo dal governo birmano, il primo da parte di “un capo di Stato” occidentale da quando è deflagrata la polemica sul trattamento riservato alle minoranze musulmane. Il papa avrà modo di incontrare una delegazione di rohingya quando arriverà a Dacca, in Bangladesh.

La Apple ritira i videogiochi su Duterte

La Apple ha rimosso dal suo store una serie di videogioco che fino a poco fa ti permettevano di indossare i panni del presidente filippino Rodrigo Duterte e del capo della polizia Ronald “Bato” dela Rosa per sparare ai trafficanti di droga. I videogame, come Duterte knows Kung Fu: Pinoy Crime Fighter e Duterte Running Man Challenge Game, avevano attirato le critiche dell Asian Network of People Who Use Drugs (Anpud), una rete che cerca di integrare socialmente i tossicodipendenti, tanto da aver indirizzato una lettera aperta al ceo di Apple Tim Cook. “Non abbiamo ricevuto una risposta diretta da Cook o Apple”, ha riferito il gruppo in una nota, “tuttavia, la maggior parte delle app sono scomparse”. La mossa della mela morsicata sembra aver incontrato l’approvazione di dela Rosa in persona, che alla stampa filippina ha sottolineato come i giochi rischiassero di promuovere un’idea sbagliata della campagna antidroga voluta da Duterte che — pur avendo fatto oltre 7000 morti — “non deve essere vista come un incitamento alla violenza”. I giochi sono tuttavia ancora reperibile sull’antagonista Google Play, che fornisce gli utenti Android.