Trecento persone circa chiamano «mondo» l’interno di un aereo creato da dio Boeing. All’interno di questo spazio stretto, angusto e sempre più decrepito, non mancano le differenze tra chi vive in business class, chi in prima o in economica o addirittura nella stiva, dove si ritrovano le viscere di quel mondo nonché gli scarti necessari perché il «mondo» possa sopravvivere.

Non mancano gli esploratori e infine una piccola truppa rivoluzionaria, schiacciata poi da chi quella rivoluzione proverà a renderla un nuovo esperimento totalitario. O ancora: un governo che rende sonnambula la popolazione affinché di notte lavori e consumi, mentre chi non dorme approfitta della situazione in ogni modo (i politici).
Di giorno una medicina consente una vita normale, senza alcun segnale di quanto accade di notte. Sono alcuni degli scenari de I mattoni della rinascita (Future fiction, pp. 307, euro 17, a cura di Chiara Cigarini, traduzione di Lorenzo Andolfatto) di Han Song, uno dei grandi della letteratura di fantascienza cinese (intervistato per queste pagine l’otto gennaio 2019, ndr), giornalista di giorno scrittore di notte, animatore di universi claustrofobici più che distopici; strutture totali che ospitano rimescolamenti umani tra vittime e carnefici e semplici spettatori di una evoluzione tecnologica che finisce per assumere contorni fantastici.

Come scrive Chiara Cigarini in una imprescindibile prefazione al volume, «documentando la Cina odierna per gli organi di stampa ufficiali, egli al contempo la scompone, la riscrive e re-immagina, esplorando quello «strano confine» che – titolo del suo precedente blog – gli permette di riversare su carta gli aspetti anormali della realtà cinese contemporanea che non può documentare in forma di cronaca». Uno dei «tre generali» della sci-fi cinese (gli altri due sono Liu Cixin e Wang Jingkang), Han Song rappresenta in realtà una sorta di ibrido all’interno della letteratura cinese.

Oltre a una vasta produzione Han Song è – nelle parole di Chiara Cigarini – «autore in-between, inteso come attraversatore di frontiere spaziali (che separano la Cina e il mondo), e temporali (quel passato, presente e futuro che nella sua produzione coesistono). Riecco dunque lo spazio e il tempo e la loro trasfigurazione, necessaria e unica per trasmettere quel sentimento di attraversamento, di epoche, di cambiamenti, di drammi e di tragedie, che caratterizza il nostro vivere quotidiano.

[Pubblicato su il manifesto]