UPDATE ORE 13,00

Carrie Lam ha confermato quanto paventato da molti: le elezioni per il parlamento locale (Legco) non si terranno il prossimo 6 settembre come da calendario, bensì il 5 settembre 2021. La decisione ha richiesto l’utilizzo di poteri speciali e l’avvallo del Consiglio di Stato cinese per aggirare i limiti previsti dalla Basic Law, stando alla quale una legislatura non può durare più di quattro anni. E’ la seconda volta che Lam esercita poteri di emergenza, la prima risale ad ottobre quando la leader vietò l’utilizzo delle maschere durante le proteste. Probabilmente gli ostacoli normativi verranno affrontati dal comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo (il parlamento cinese) quando si riunirà nuovamente l’8 agosto.

Almeno 12 candidati dell’opposizione sono stati esclusi dalle legislative del 6 settembre per la loro posizione politica. Nella giornata di ieri le autorità di Hong Kong hanno annunciato che Joshua Wong quattro parlamentari, altrettanti consiglieri distrettuali e  alcuni attivisti non potranno partecipare alle elezioni che vedono il fronte pro-democrazia guadagnare terreno dopo il trionfo delle elezioni distrettuali dello scorso anno. Con la squalifica di diversi esponenti del moderato Civic Party il governo conferma la chiusura ermetica nei confronti dell’opposizione. Motivando la decisione, le autorità hanno spiegato che sostenere l’autodeterminazione, sollecitare l’intervento di governi stranieri o “esprimere un’obiezione in linea di principio” nei confronti della nuova legge sulla sicurezza sono comportamenti inconciliabili con quanto espresso nella Basic Law, che i candidati sono per legge tenuti a rispettare. Il comunicato – che lascia presagire ulteriori squalifiche – sembra dare alla nuova legge effetto retroattivo, smentendo quanto sostenuto precedentemente da Pechino. Intanto, l’emergenza Covid  fornire la scusa per una posticipazione del voto. Secondo la stampa locale, l’appuntamento elettorale potrebbe slittare addirittura di un anno. [fonte SCMP  Reuters]

Xinjiang: violazioni dei diritti umani nelle accademie dell’NBA

La scorsa settimana l’NBA ha annunciato di aver interrotto da almeno un anno il programma di formazione avviato cinque anni fa nella regione autonoma del Xinjiang, una delle località prescelta per ospitare la rete di accademie del basket istituita dalla lega professionistica americana in partnership con il governo cinese. Non è stata fornita alcuna spiegazione ufficiale ma, secondo un’inchiesta dell’emittente sportiva ESPN, il progetto sarebbe stato sospeso dopo la denuncia di abusi fisici nei confronti delle giovani leve (di cui molte di etnia uigura) da parte degli allenatori cinesi. Alcuni istruttori americani avrebbero inoltre raccontato di essere stati spesso sottoposti a lunghi interrogatori dalla polizia locale e discriminati come stranieri, vedendosi negare la possibilità di affittare un appartamento. Mark Tatum, vice commissario e direttore generale della lega, ieri ha annunciato che per accertare le accuse il programma sarà soggetto a una revisione su scala nazionale.  I rapporti tra l’NBA e la Cina, dove la pallacanestro è uno degli sport più seguiti, erano precipitati lo scorso anno dopo i commenti del general manager dei Rockets  Daryl Morey in sostegno dei manifestanti hongkonghesi. Da allora la CCTV ha sospeso la trasmissione delle partite e non sembra aver alcuna intenzione di riattivare la programmazione in tempi brevi. Proprio oggi ripartono i match della lega dopo la protratta sospensione a causa di Covid. [fonte ESPN Reuters]

Prime sanzioni Ue contro il cyberspionaggio

L’Ue ha annunciato sanzioni contro sei persone e tre entità di Russia, Corea del Nord e Cina in risposta ad alcuni dei principali attacchi cibernetici degli ultimi tre anni, tra cui Wannacry, attribuito agli hacker nordcoreani, e l’operazione Cloud Hopper, messa a segno dal gruppo cinese APT10. In base alle nuove misure, oltre al congelamento dei beni, l’inclusione nella blacklist preclude l’accesso ai 27 paesi del blocco. Contemporaneamente, ai soggetti sotto regime sanzionatorio sarà impedito di ottenere fondi da società e persone localizzate nell’UE. E’ la prima volta che Bruxelles raggiunge il consenso necessario all’approvazione di contromisure in risposta ad attività di cyberspionaggio. [fonte Bloomberg, Reuters]

Fibra ottica: il Cile snobba la Cina e sceglie la via giapponese

Secondo quanto riportato da Nikkei, il Cile ha ufficialmente accettato la proposta giapponese per l’installazione del primo cavo in fibra ottica che collegherà direttamente il Sud America con l’Asia-Pacifico. La cosiddetta “rotta giapponese” si estenderà per circa 13.000 chilometri con Australia e Nuova Zelanda come punti finali della connessione. La Cina aveva auspicato una tratta alternativa con terminale a Shanghai. I rappresentanti del governo cileno, interrogati sulla decisione, hanno affermato che la tratta prescelta è la più consigliata per via dei costi di mantenimento e della fattibilità, ma altri fattori – come le tensioni tra Pechino Canberra e Washington sul 5G – avrebbero giocato un ruolo egualmente importante nella decisione. Infatti, sia l’Australia che la Nuova Zelanda condividono profondi legami economici con il Cile, maturati grazie alla Trans-Pacific Partnership, un accordo commerciale transpacifico fortemente voluto dal Giappone. Tale accordo potrebbe permettere al Cile di aspirare a diventare l’hub digitale del Sud America: un rapporto governativo sull’avanzamento tecnologico è atteso già in autunno. [fonte Nikkei]

Taiwan: addio al “padre della democrazia” Lee Teng-hui

Si è spento ieri all’età di 97 anni l’ex presidente taiwanese Lee Teng-hui. Dopo un ricovero di oltre cinque mesi, il leader in pensione si è spento in seguito a uno shock setticemico. Presidente dal 1988 al 2000, Lee ha guidato la transizione dalla legge marziale alla democrazia, diventando il primo presidente nativo dell’isola e il primo a essere eletto direttamente con voto popolare nel 1996. La sua rimane una figura controversa nel panorama politico taiwanese. Dopo aver militato tanto nell’esercito imperiale giapponese quanto nel partito comunista cinese, l’ex leader ha mantenuto la presidenza come membro del Guomindang salvo poi abbracciare negli ultimi anni posizioni indipendentiste. Tanto che si dice abbia svolto un ruolo cruciale nell’ascesa dell’attuale presidente Tsai Ing-wen del Democratic Progressive Party. La stampa cinese lo ricorda come “il padre del secessionismo taiwanese”. [fonte SCMP, SCMP]

L’economia nordcoreana torna a crescere

L’economia nordcoreana è tornata a crescere per la prima volta in tre anni. Secondo la banca centrale sudcoreana, che in assenza di dati ufficiali fornisce una stima approssimativa sulla base delle informazioni raccolte dall’intelligence, nel 2019 il Pil del Regno Eremita è lievitato dello 0,4% rispetto alla contrazione del 4,% dell’anno precedente. La performance va attribuita al clima mite che ha permesso all’agricoltura e alla pesca – circa un quinto dell’economia locale – di prosperare nonostante il calo dello 0,9% riportato dalla produzione industriale. Mentre è troppo presto per parlare di una ripresa economica, le statistiche sembrano ancora una volta confermare l’inefficacia delle sanzioni internazionali. Il commercio di beni non sottoposti a regime sanzionatorio è aumentato del 14,1%. Rimane ancora da vedere in che misura le ferree misure anti-Covid di quest’anno influiranno sugli scambi con la Cina, storico partner commerciale di Pyongyang. [fonte Reuters]

China Files propone alle aziende italiane interessati alla Cina servizi di comunicazione quali: newsletter, aggiornamenti su specifici settori, oltre a progetti formativi e approfondimenti ad hoc. Contattaci a info@china-files.com