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Cina e media – Gli e-book di china files n°14

In Cina, Cultura, eBook, Economia, Politica e Società by Redazione

Domenica 31 luglio i sottoscrittori di China Files hanno ricevuto il nostro e-book numero 14. Dopo l’esperienza del 2021 dedicata al tema della sinofobia, China Files ha curato tre progetti formativi in due istituti scolastici a Pavia e Prato. Gli obiettivi erano due: capire in che modo la Cina racconta se stessa e comprendere come il mondo racconta la Cina. Fornendo degli strumenti di introduzione alla professione giornalistica.
L’INDICE DELL’E-BOOK CINA E MEDIA
  • Capire come parla la Cina, capire come ne parla il mondo – di Lorenzo Lamperti
  • Esito indagine sulle narrazioni – di Gianluca Atzori
  • Democrazia con caratteristiche cinesi – Anna Beri, Caterina Prosperi (3^ Convitto Nazionale Cicognini di Prato)
  • Nazionalismo e patriottismo in Cina – Noemi Asenzio (4^CL Istituto Statale Adelaide Cairoli di Pavia), Lucrezia Goldin
  • I social in Cina: creatività oltre la censura – Marta Ravetta, Monica Cebro (3^GL Istituto Statale Adelaide Cairoli di Pavia)
  • La grande campagna di rettificazione del digitale – Sabrina Bettio, Laura Sordi (4^CL Istituto Statale Adelaide Cairoli di Pavia)
  • Da fabbrica del mondo a società dei consumi – Eleonora Fogu, Nicole Veschi (3^CL Istituto Statale Adelaide Cairoli di Pavia)
  • Sviluppi nel mondo del lavoro in Cina – Angelo Yang, Giulia Li (3^ Convitto Nazionale Cicognini di Prato)
  • Come la danza di Jin Xing ha cambiato la comunità Lgbt+ – Alessandra Piscopo, Giorgia Vailati (3^GL Istituto Statale Adelaide Cairoli di Pavia)
  • Da paese più inquinato al mondo a centro della transizione verde – Alessandro Rito, Raffaele Palumbo (3^CL Istituto Statale Adelaide Cairoli di Pavia)
  • Verso le politiche etniche di seconda generazione – Giovanni Maccarini, Viola Ricciardi (4^CL Istituto Statale Adelaide Cairoli di Pavia)
  • La Cina da opportunità a minaccia – Emma Mazzoni, Giulia Baldari (3^ Convitto Nazionale Cicognini di Prato)
  • Raccontare la Cina: intervista a Simone Pieranni – Angelica Mariani (3^ Convitto Nazionale Cicognini di Prato)
  • Raccontare l’Asia: intervista a Beniamino Natale – Monica Cebro, Linda Regalia (3^GL Istituto Statale Adelaide Cairoli di Pavia)

Progetto editoriale: Lorenzo Lamperti, Lucrezia Goldin, Vittoria Mazzieri
Progetto grafico: Gian Luca Atzori, Sabrina Moles
Copertina: Gian Luca Atzori

I due editoriali dell’e-book

L’occhio non innocente
Giuseppe Lomuscio, Docente di Lingua e Civiltà Cinese allIstituto Magistrale Statale Adelaide Cairoli” di Pavia

Che la Cina, con il suo miliardo e quattrocento milioni di abitanti, sia vicina, è un fatto ormai noto e molto inchiostro è stato versato. Che la “Belt and Road Initiative” lanciata da Xi Jinping nel 2013 sia il progetto del XXI secolo destinato a mutare lo scenario geopolitico mondiale, su cui molte pagine saranno ancora scritte, è un dato acquisito così come lo è il fatto che l’economia della Repubblica Popolare sia tra le più attrattive nello scacchiere mondiale.

In questo continuo fiorire di dati e notizie sulla Cina colpisce che la tendenza più diffusa sia quella di dedicare particolare attenzione all’utilizzo di toni esacerbati, iperboli e “mostruose” o “gigantesche” similitudini. Lo stile adottato, in alcuni casi, sembra trarre ispirazione dalla retorica del “pericolo giallo” che aveva trovato in Fu Manchu, il genio del male alto, magro, con occhi felini e baffi lunghi e sottili, ideato da Sax Rohmer ai primi del Novecento, la sua fumettistica rappresentazione. Simili stili comunicativi, tuttavia, si schierano dalla parte degli stereotipi e suffragano la cultura del pregiudizio che genera rabbia e paura, ostilità e violenza.

Ed è proprio da questa considerazione, dall’urgenza di promuovere e facilitare una comunicazione consapevole, di garantire, alle generazioni future, l’acquisizione delle conoscenze e delle competenze necessarie a promuovere una cultura pacifica, non violenta, votata alla cittadinanza globale e alla valorizzazione delle diversità culturali (come indicato nel traguardo 4.7 dell’Obiettivo 4 della Nuova Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile), che ha preso avvio il progetto PCTO “Call to Asia” con ChinaFiles.

Guidati dal valente team di esperti di ChinaFiles, gli studenti delle classi 3^C, 3^G e 4^C del Liceo Linguistico “Adelaide Cairoli” di Pavia hanno esaminato il passato, esplorato il presente e immaginato il futuro della Repubblica Popolare Cinese, posando lo sguardo su eredità storiche e prospettive politiche, iniziative economiche e politiche ambientali, diritti sociali e diritti civili, nazionalismi popolari e mondi digitali. L’intera operazione è stata attraversata dal fil rouge de “La Narrazione e le Narrazioni sulla Cina”: analizzando articoli di giornali nazionali e internazionali,  italiani, cinesi e americani, osservando vignette satiriche e meme ideati da internauti di tutto il mondo, si è riflettuto sull’importanza delle parole, sulle scelte lessicali che possono informare, misinformare e disinformare. Alla luce di questa ritrovata consapevolezza gli studenti, ormai attori di un piccolo laboratorio redazionale, hanno curato la stesura di articoli e post sul canale Instagram creato ad hoc e la predisposizione di un questionario sulla Cina, al fine di individuarne la percezione che si ha e il suo eventuale scollamento con la realtà. Il questionario, i cui dati sono raccolti in questo ebook, invita a prendere coscienza della complessità del Paese asiatico e, indirettamente, a lasciar cadere ogni giudizio precostituito.

L’antropologo David Le Breton afferma che “l’occhio non è innocente, arriva di fronte alle cose con una storia, una cultura, un inconscio”. Gli studenti lo hanno capito e la Scuola, ancora una volta, ha fatto la sua parte.

La narrazione e le narrazioni sulla Cina
Roberto pecorale, Docente di Lingua e Civiltà Cinese al Convitto Nazionale Cicognini di Prato

Il mito, la fiaba e la narrazione sono aspetti che accompagnano l’umanità da sempre. 

I tempi che stiamo vivendo sono tuttavia caratterizzati da un eccesso di narrazioni: sembra che tutto debba per forza essere narrazione: la politica ha successo se è narrazione, l’economia ha successo qualora si traduca in una determinata  narrazione, e così via. 

Talvolta si ha sempre più l’impressione che lo stesso termine nasconda anche un inganno, qualcosa da cui dobbiamo proteggerci in qualche modo. Umberto Eco, già molti anni fa, ci metteva in guardia dall’eccesso di informazioni, sottolineando che la qualità di una democrazia è intimamente legata alla qualità di un’informazione sana. 

Le narrazioni contribuiscono a plasmare la dimensione culturale e simbolica in cui siamo profondamente immersi, che in parte ci unisce ad altri esseri umani, in parte costituisce delle bolle più o meno aperte, ragnatele di significati che gli uomini costruiscono entrando in relazione gli uni con gli altri, ma in cui talvolta possono rimanere anche imprigionati, incapaci di accedere ad altre narrazioni. 

Il progetto PCTO (Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento) proposto quest’anno da China Files alle scuole secondarie di secondo grado prende le mosse da due domande: in che modo la Cina racconta sé stessa? E in che modo, invece, il resto del mondo racconta il paese asiatico? 

In questo nuovo clima da guerra fredda creatosi tra Stati Uniti e Cina, particolarmente acuito con l’inizio della pandemia prima, e con il conflitto russo-ucraino oggi, parlare del paese asiatico è diventato sempre più complesso, perché ogni aspetto che lo riguarda diventa polarizzante e divisivo. Questo fenomeno, a cui assistiamo da tempo, pare sia ormai diventato l’unico modo di discutere di Cina in pubblico, con schieramenti che vedono opposte una parte demonizzatrice degli aspetti dispotici e autoritari, e un’altra parte che tende per contro a una visione apologetica, considerando la Cina come unica potenza in grado di porsi come valida alternativa al distruttivo e inefficiente modello capitalista occidentale. 

Queste polarizzazioni, oltre a impedire di comprendere in profondità ciò che accade in Cina, con le sue contraddizioni interne e le mille sfaccettature, costituiscono il combustibile perfetto per alimentare vecchi pregiudizi e paure, ben radicati in Europa e negli Stati Uniti, nei confronti del cosiddetto “pericolo giallo” e verso la potenza asiatica percepita come in continua ascesa. I social network stessi hanno dimostrato nel tempo di essere più adatti ad amplificare opinioni becere ed estremiste, invece di fornire un campo di gioco imparziale in cui discutere in modo civile.

Il percorso svolto insieme agli esperti di China Files si propone di offrire agli studenti e alle studentesse gli strumenti per un’interpretazione critica dell’attualità, attraverso voci che ci aiutano ad avere uno sguardo diverso, più ampio e reale, sulle contraddizioni e sulle dinamiche che attraversano la società cinese.  

Una profonda riflessione su questi aspetti ci aiuta ad allontanarci da contrapposizioni manichee, per illuminare quei processi in atto all’interno di una società che, seppur con le proprie specifiche caratteristiche, trova riscontri e punti in comune con ogni altra parte del mondo. 

Si tende purtroppo sempre più verso un approccio semplicistico e approssimativo alle cose, che non comporti troppa fatica e soprattutto che non rubi tempo. Pertanto sono molto felice che gli studenti della classe 3° Scientifico Internazionale abbiano avuto la possibilità di seguire questo percorso formativo, i cui temi trattati difficilmente potrebbero trovare spazio durante la normale attività didattica: diritti sociali e civili, innovazione tecnologica, questioni attuali come quelle di Hong Kong, Taiwan e Xinjiang e altro ancora.

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