In Cina e Asia – Pechino ingabbia il P2P lending

In Uncategorized by Gabriele Battaglia

I titoli della rassegna di oggi:

– Pechino ingabbia i prestiti P2P 
– Nella Cina occidentale aumentano i casi di «spose cadavere»
– Effetto THAAD: la Cina banna le star sudcoreane dal piccolo schermo
– Myanmar: formata commissione per i diritti umani nello Stato Rakhine
– Mandiant: Compagnie asiatiche più esposte ad hackeraggio
– Filippine: nella guerra contro il narcotraffico «Il giustiziere» Duterte bacchetta anche la Cina
Pechino ingabbia i prestiti P2P 

Sulla scia di frodi e proteste, Pechino stringe ulteriormente la morsa sul social lending (aka P2P). Nella giornata di mercoledì sono state annunciate nuove e più stringenti norme che vietano alle società P2P di vendere wealth management product, emettere asset-backed security (titoli garantiti da collaterali) o accettare depositi dagli investitori.

Per rilanciare la crescita economica, negli ultimi anni i regolatori hanno lasciato un notevole margine al nebuloso settore (che vale ormai 93 miliardi di dollari) per assicurare accesso al credito a quanti incapaci di assicurarsi prestiti attraverso i canali bancari. Ma secondo la China Banking Regulatory Commission, circa la metà delle oltre 4000 piattaforme esistenti sono da considerarsi «problematiche». Si stima che dopo l’applicazione delle ultime norme ne rimarranno 200-300 entro il prossimo anno.

Nella Cina occidentale aumentano i casi di «spose cadavere»

L’omicidio di due donne disabili nel nordovest della Cina riaccende i riflettori sull’antica pratica dei «ghost weddings», i matrimoni un tempo organizzati da viventi per unire nel sacro vincolo due persone passate a miglior vita senza contrarre matrimonio. Ultimamente però si sta facendo strada la pratica che vede un vivente prender in moglie una sposa cadavere; il che sta portando ad un aumento dei furti nei cimiteri e persino di omicidi messi in atto appositamente per rivendere le spoglie.

Secondo uno studio della Shanghai University, il prezzo di un cadavere è passato dai 30mila-50mila yuan del 2012 agli attuali 100mila. L’usanza pare si sia radicata sopratutto nelle province dello Shanxi, Shaanxi e dello Hebei, ma non è sconosciuta nemmeno sull’isola di Taiwan e presso le comunità cinesi del Sud-est asiatico.


Effetto THAAD: la Cina banna le star sudcoreane dal piccolo schermo

Lunedì la televisione statale della provincia del Jiangsu ha bandito le pop star sudcoreane dalle proprie programmazioni, avvalorando così i rumors che da giorni suggeriscono ritorsioni cinesi contro il dispiegamento del sistema antimissile THAAD da parte di Seul. Secondo quanto riporta il Global Times, l’immagine di celebrità come Psy e il gruppo musicale iKON sono state tagliate o sfumate durante la trasmissione del reality Gaishi Yingxiong. Un impiegato dell’emittente provinciale ha dichiarato di ignorare le motivazioni che hanno spinto all’insolita censura, aggiungendo tuttavia che ad occuparsi della produzione del programma è una società esterna nota come Canxing Production Co.

Stando ad un rapporto non confermato del Seoul Economic Daily datato 4 agosto, Pechino avrebbe al vaglio restrizioni sull’importazione di prodotti mutuati dall’industria culturale sudcoreana a partire dal 1 settembre. Tra le misure ventilate la cancellazione di concerti di K-pop e soap sudcoreane dai palinsesti televisivi, oltre alla messa al bando delle star dai talk show cinesi.


Myanmar: formata commissione per i diritti umani nello
 Stato Rakhine

La premio nobel Aung San Suu Kyi ha scelto l’ex capo dell’Onu Kofi Annan per guidare una commissione incaricata di indagare la violazione dei diritti umani nello Stato Rakhine, dove nel 2012 gli scontri tra buddhisti e musulmani ha portato alla morte di un centinaio di persone e alla dislocazione di 125mila Rohingya nei campi profughi e in altri paesi dell’Asia Meridionale e del Sudest. 

«Il governo del Myanmar vuole trovare una soluzione sostenibile ai problemi complessi dello Stato Rakhine ed è per questo che ha formato una commissione consultiva», hanno annunciato mercoledì le autorità birmane. Da tempo Suu Kyi si trova a dover smarcare le critiche di quanti l’accusano di ignorare la piaga dei Rohingya. La nuova commissione – che si riunirà per la prima volta il 5 settembre – vedrà la partecipazione di nove membri indipendenti, di cui sei cittadini birmani e tre stranieri.

Mandiant: Compagnie asiatiche più esposte ad hackeraggio
 
Un’indagine della società di ricerca americana, durata oltre un anno e dedicata interamente all’Asia, rivela che le compagnie del continente sono l’80 per cento più esposte ad attacchi hacker, con in media 3.7GB di dati sottratti durante ogni singola incursione. La maggior parte degli attacchi sono veicolati dagli Stati per motivazioni geopolitiche, come nel caso delle dispute sulla sovranità nel Mar cinese meridionale. Governi, istituzioni finanziarie insieme ai settori dell’energia, dell’istruzione, dell’assistenza sanitaria e della difesa sono «da tempo bersaglio preferito» degli hacker, che cercano di distruggere o utilizzare il materiale rubato come forma di estorsione. 

Più di 500 milioni di identità digitali sono state trafugate o esposte lo scorso anno, secondo un precedente rapporto di Symantec. 

Filippine: nella guerra contro il narcotraffico «Il giustiziere» Duterte bacchetta anche la Cina 

La guerra contro il narcotraffico, lanciata dal neopresidente filippino Rodrigo Duterte – e che ha già fatto quasi 2000 vittime-, arriva fino in Cina. Nella giornata di mercoledì il governo di Manila ha dichiarato di aver chiamato a rapporto l’ambasciatore cinese per esternare le preoccupazioni suscitate dal ruolo rivestito dal Paese di Mezzo nel contrabbando di stupefacenti nell’arcipelago. Secondo quanto dichiarato dal capo della polizia, Cina, Taiwan e Hong Kong rappresentano le principali fonti di approvvigionamento dei trafficanti locali, con il coinvolgimento delle triadi cinesi. Un problema che rischia di incrinare ulteriormente i rapporti bilaterali già minati dalle questioni territoriali nel Mar cinese meridionale, ma che potrebbe allo stesso tempo aprire la strada a nuove forme di collaborazione. Per parte sua Pechino si è impegnato a finanziare la costruzione di centri di recupero per tossicodipendenti e ha invitato le forze dell’ordine filippine a studiare i metodi di controllo cinesi.