“La Cina è da tempo integrata nell’economia mondiale e nel sistema internazionale. Non faremo passi indietro nella storia. Non cercheremo il disaccoppiamento e non formeremo nessuna unione che sia chiusa e isolata nei confronti degli altri”. Queste le parole del presidente cinese Xi Jinping nel suo discorso di questa mattina durante il vertice con i leader economici dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC). A pochi giorni dalla firma dell’accordo di libero scambio RCEP, Pechino desidera riaffermare il proprio progetto di apertura verso le economie della regione, sottolineando l’impegno a sostenere il multilateralismo come mezzo per facilitare le relazioni economiche e politiche tra paesi. Negli ultimi mesi la Cina è stata soggetta a pressioni per l’apertura agli investimenti esteri sul proprio territorio. Il modello della “doppia circolazione” proposto da Xi ha infatti preoccupato gli osservatori internazionali che temono una chiusura di Pechino sul proprio mercato interno.  La ricerca dell’autosufficienza tecnologica inclusa nella strategia viene a sua volta identificata come una mossa di allontanamento dalle dinamiche globali, e il discorso di Xi sembra pensato per “rassicurare” i partner regionali e non. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è espresso contro gli ultimi accordi commerciali multilaterali nella regione, ma secondo Reuters avrebbe affermato di voler partecipare alla riunione di venerdì, facendo la sua prima apparizione all’evento dal 2017. [Fonte: SCMP]

Cina: sanzioni alle stelle per chi viola il copyright

La scorsa settimana l’Assemblea nazionale del popolo (NPC) ha approvato la nuova legge per la tutela dei diritti d’autore. È la terza volta in trent’anni che la legge subisce delle modifiche, e mai prima di allora era stata così severa: il risarcimento per chi subisce la violazione del copyright potrà arrivare fino a 5 milioni di yuan (circa 762 mila dollari USA). I trasgressori dovranno pagare da una a cinque volte il valore dei guadagni ottenuti senza permesso, e su richiesta del titolare dei diritti dovranno liberarsi da qualsiasi strumento utilizzato per duplicare il marchio. Shi Hong, vicedirettore dell’ufficio di diritto civile affiliato con il NPC, ha affermato che la nuova legge mira a rendere il sistema dei diritti d’autore in Cina più reattivo all’avanzamento tecnologico e alle nuove forme espressive, intervenendo in un settore fino ad oggi ancora soggetto a “costi elevati, bassi compensi e scarsa applicazione”. [fonte Caixin]

Il sogno dei semiconduttori “made in China” fatica a diventare realtà

Un’altra battuta d’arresto nella corsa di Pechino ai semiconduttori. La Wuhan Hongxin Semiconductor Manufacturing Company (HSMC), un’azienda di semiconduttori costruita a Wuhan, è stata rilevata dalle autorità locali dopo che il progetto ha dimostrato di essere in forte contrazione finanziaria. La carenza di fondi unita ai danni causati dal lockdown di inizio 2020 ha provocato un buco di 20 miliardi di dollari che dovevano essere destinati alla costruzione di una nuova ala dell’impianto. Il fallimento è stato descritto dall’ex amministratore delegato Chiang Shang-yi come “un’esperienza da incubo”, dopo aver ammesso alla stampa di non essere stato a conoscenza dell’entità dei problemi finanziari dell’azienda. L’evento rappresenta un ulteriore stop alla corsa cinese verso l’autonomia nel campo dei semiconduttori, considerati elementi essenziali della supply chain per le tecnologie avanzate. Ad oggi diversi tentativi del dragone di rendersi indipendente dagli USA nella costruzione dei semiconduttori stanno portando alla creazione di impianti economicamente insostenibili. Molti di questi, come nel caso di HSMC, hanno già dovuto dichiarare fallimento a poco più di un anno dall’inizio dei lavori di ricerca. Ancora ignoto il piano del governo distrettuale di Dongxihu che ha rilevato l’attività, dopo che Pechino ha chiesto ai governi locali di farsi carico di qualsiasi progetto rischioso relativo ai chip. [fonte SCMP]

Taiwan: emittente pro-Cina rischia la chiusura per aver trasmesso fake news

L’ente che regola le stazioni televisive taiwanesi ha dichiarato che non rinnoverà la licenza della Chung T’ien Television (CTi). Troppa disinformazione. Secondo la commissione nazionale per le comunicazioni (NCC) dell’isola, CTi avrebbe dimostrato “problemi di disciplina”, trasmettendo informazioni non verificate e spingendo per un linguaggio politicamente polarizzato. L’accusa principale è che la stazione televisiva farebbe da portavoce di Pechino attraverso dichiarazioni false ed esplicitamente anti-DPP, il partito democratico alla guida del paese. Ciò sarebbe avvenuto soprattutto durante la copertura delle elezioni presidenziali nel 2019, quando CTi avrebbe dedicato oltre il 70% del tempo di trasmissione allo sfidante dell’attuale presidente Tsai Ing-wen, il sindaco di Kaohsiung Han Kuo-yu. Il politico era famoso per essere un esponente del Kuomintang con forti tratti populisti e pro-Pechino, un fattore che secondo l’ente regolatore ha compromesso l’operato della CTi degli ultimi mesi al punto da chiederne la chiusura. L’emittente ha già dichiarato che sfiderà la decisione del NCC, accusandolo di soffocare la libertà d’espressione nel paese. Fino ad allora le trasmissioni potranno proseguire solo fino alla scadenza della licenza, prevista per l’11 dicembre. Alcuni commentatori hanno già aggiunto che la stazione televisiva sarebbe oltretutto finanziata dal Partito Comunista Cinese – ma mancano le prove. [Fonte: The Guardian]

Il parlamento thailandese si schiera contro i manifestanti

Bangkok boccia la riforma della monarchia e del parlamento. Dopo un incontro durato due giorni, il governo ha bocciato cinque delle sette richieste di revisione della Costituzione avanzate dalle proteste anti-establishment degli ultimi mesi. Le due richieste approvate sono passate grazie al sostegno dei partiti di opposizione e dall’organizzazione civica Internet Law Reform Dialogue (iLaw) che hanno raccolto le firme sufficienti a far passare la mozione per la revisione del comitato per la riforma costituzionale e per limitare il potere di veto del senato. L’iter richiederà ancora due passaggi prima di ratificare le proposte fatte dall’opposizione e molti senatori – tutti nominati dal precedente governo militare – si sono già astenuti dal voto in questa prima fase. Non meno collaborativo è stato il primo ministro Prayuth Chan-ocha, che questa mattina ha annunciato che “tutte le leggi saranno utilizzate contro i manifestanti che ne chiedono l’eliminazione”. L’affermazione arriva dopo che la polizia ha usato per la prima volta il pugno di ferro verso i manifestanti davanti alla sede del parlamento. [Fonte: Nikkei, Reuters]

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