La Cina si oppone a una seconda fase delle indagini dell’Oms sull’origine del virus. Lo ha comunicato stamattina durante una conferenza stampa Zeng Yixin, vicedirettore della Commissione sanitaria nazionale, spiegando di “essere rimasto molto stupito” perché la richiesta di verifiche riapre la teoria della fuga dal laboratorio e di possibili violazioni dei protocolli. Zeng ha ribadito che nessuno degli scienziati impiegati presso l’istituto di virologia di Wuhan ha mai mostrato i sintomi della malattia, senza contare che la struttura non ha mai condotto esperimenti su virus trasmissibili direttamente all’uomo. Il funzionario ha inoltre respinto le accuse di scarsa trasparenza – rilanciate negli scorsi giorni dal direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus  – spiegando che il team internazionale ha potuto visionare tutti i dati raccolti nelle prime fasi del contagio, ma che le leggi cinesi sulla privacy non permettono di copiare o trasportare le informazioni all’estero. Le autorità cinesi si oppongono alla politicizzazione del virus, ha ribadito Zeng, e chiedono che le indagini vengano estese ad altri paesi, Stati uniti in primis. All’evento di stamattina hanno partecipato il viceministro della Scienza e della tecnologia Xu Nanping oltre a vari accademici. [fonte AP, SCMP]

Scatta l’allarme Covid a Nanchino

Le autorità sanitarie di Nanchino, capoluogo della provincia del Jiangsu, stanno rafforzando le misure di controllo e prevenzione per il coronavirus, dopo un focolaio scoppiato all’aeroporto internazionale della città, il Nanjing Lukou. Durante controlli di routine, diciassette addetti aeroportuali sono risultati positivi al Covid-19 e sono stati messi subito in quarantena, mentre le autorità sono al lavoro per ricostruire la rete dei contatti. I dipendenti, secondo quanto sostiene il direttore della Nanjing Health Commission Fang Zhongyou, lavorano principalmente sugli aerei e sono venuti così in contatto con diversi passeggeri e con “casi importanti”. Più di 500 voli sono stati cancellati nella giornata di ieri e ai residenti è stato chiesto di non lasciare la città se non necessario. Coloro che hanno intenzione di prendere un volo per partire da Nanchino devono essere in possesso di un certificato che attesta la negatività del tampone molecolare, rilasciato al massimo 48 ore prima della partenza. Le autorità sanitarie vogliono porre in sicurezza la metropoli di nove milioni di abitanti e ha avviato un programma di test di massa per tutti i residenti. Puntando però sull’efficacia della campagna vaccinale. Il numero uno della Nanjing Health Commission vuole premere l’acceleratore sulla somministrazione dei vaccini, garantendo così “una barriera immunitaria più alta per combattere l’epidemia”. Il governo municipale ha alzato il livello di allerta, che è passato da basso a medio in quattro aree nel distretto di Jiangning, lo stesso dove si trova l’aeroporto. A Nanchino sono quindi messe in atto tutte le misure che il governo centrale ha imposto per controllare e spegnere un focolaio di coronavirus, con test di massa, tracciamento dei contatti, controllo delle frontiere e vaccinazione. [fonte SCMP]

Pechino nomina un nuovo ambasciatore in Afghanistan

Il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan ha solleticato l’interesse della Cina sul paese mediorientale. Pechino, intenzionata a colmare il vuoto lasciato dagli Usa e a imprimere la sua presenza sul territorio con progetti infrastrutturali e commerciali che guardano al vicino Pakistan, ha nominato un nuovo inviato speciale in Afghanistan. Si tratta di Yue Xiaoyong, che prende il posto di Liu Jian, nominato solo un anno fa. Yue è un diplomatico dalla lunga esperienza negli Stati Uniti e in Medio Oriente: è stato capo della sezione politica dell’ambasciata cinese a Washington e vicedirettore del dipartimento di pianificazione del ministero degli Esteri. In seguito è stato ambasciatore in Qatar, Giordania e Irlanda. Dopo aver lasciato il servizio diplomatico, Yue è entrato a far parte della Renmin University e ha guidato il Center for Global Studies, il centro studi che si concentra sulla sicurezza dei confini della Cina. Gli osservatori diplomatici sostengono che la nomina di Yue sia un segnale della volontà di Pechino di svolgere un ruolo maggiore in Afghanistan dopo il ritiro delle truppe statunitensi, partecipando alla costruzione del paese insieme ai talebani, il cui portavoce, Suhail Shaheen, ha recentemente detto di apprezzare gli investimenti “amichevoli” della Cina. [fonte SCMP]

Il vicesegretario di Stato Usa sarà presto in Cina

Il vice segretario di Stato americano, Wendy Sherman, sarà in Cina il 25 e 26 luglio per incontrare il ministro degli Esteri Wang Yi e altri funzionari del governo cinese nella città portuale di Tianjin. Dopo settimane di indiscrezioni, la conferma è arrivata dal Dipartimento di Stato Usa con una nota, dove si precisa che i colloqui “fanno parte degli sforzi degli Stati Uniti di tenere scambi sinceri con i funzionari della Repubblica popolare cinese per promuovere gli interessi e i valori degli Stati Uniti e per gestire responsabilmente questa relazione”. Secondo le intenzioni del Dipartimento di Stato Usa, Sherman cercherà di mostrare alla Cina come possa esserci tra i due giganti una concorrenza sana e responsabile. Il documento del Dipartimento Usa riporta anche quelli che saranno i temi su cui vorrà puntare il vice segretario americano, come le azioni della Cina in aree di interesse statunitense. In Giappone, dov’è attualmente il numero due del Dipartimento Usa, Sherman è intervenuta sul tema della situazione nello Stretto di Taiwan. Parlando ai giornalisti, il vice segretario ha affermato che gli Stati Uniti si attengono alla politica dell’”Unica Cina”, ma al contempo hanno approfondito le relazioni non ufficiali con Taiwan. Sherman ha anche appoggiato le preoccupazioni del Giappone sull’aumento delle azioni “aggressive” nello stretto di Taiwan e a Hong Kong. Parole che non sono piaciute a Pechino che, tramite il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian, ha invitato al rispetto degli affari interni della Cina. “Gli Stati Uniti e il Giappone stanno tentando di formare un accerchiamento anti-cinese – ha dichiarato Zhao – e ciò è in contrasto con l’aspirazione alla pace internazionale e allo sviluppo”. Inoltre, il portavoce ha anche invitato Washington e Tokyo a smettere di minare la stabilità regionale”. Si guarda quindi con interesse alla visita del vice segretario Usa in Cina, che potrebbe essere preparatoria per un incontro tra il presidente americano Joe Biden e l’omologo cinese Xi Jinping a Roma il prossimo ottobre, a margine del G20. La tappa in Cina per Sherman seguirà quelle in Giappone, in Corea del Sud e in Mongolia. Dopo aver lasciato Tianjin, la numero due del dipartimento di Stato si recherà anche in Oman. [fonte NIKKEI, GT, Reuters]

Ha collaborato Alessandra Colarizi