Secondo le statistiche pubblicate dal China Internet Network Information Center nel gennaio 2018, la Cina conta attualmente 772 milioni di netizen, di cui circa il 48,9% si dedica abitualmente alla lettura e alla condivisione di opere appartenenti al genere della wangluo wenxue 网络文学 (letteratura web). Si tratta di un dato che, oltre ad evidenziare una nutrita presenza di utenti interessati alla lettura online, fornisce anche un interessante spunto di riflessione: la necessità di inserire la categoria della “letteratura web” in un report annuale di rilevanza internazionale testimonia, infatti, il riconoscimento ufficiale della sua popolarità e del suo valore.

La repentina evoluzione delle ICT (Information and Communication Technologies) e l’esponenziale aumento dei nuovi media e dei social network hanno contribuito, nel corso dell’ultimo decennio, alla graduale ridefinizione dell’intero sistema comunicativo, influenzando anche la sfera socioculturale. L’eco di tale rivoluzione digitale ha inevitabilmente investito il concetto stesso di scrittura, ampliandone gli orizzonti e ridefinendone i confini sulla base delle dinamiche che regolano la rete: velocità, interattività, essenzialità. Ciò ha condotto alla nascita di nuovi fenomeni letterari che, seppur derivati dalla stessa sorgente, hanno poi intrapreso percorsi differenti. Prendendo in esame il mondo mediatico cinese e quello occidentale, ad esempio, è stato possibile notare che le differenze sostanziali tra di essi hanno determinato la formazione di due categorie distanti tra loro a tal punto da non consentire l’individuazione di un concetto univoco di “letteratura web”.

eLiterature e wangluo wenxue: due modelli letterari a confronto

La comparazione tra le due differenti tipologie di letteratura web – appartenenti una al contesto occidentale e l’altra a quello cinese – implica, in molti casi, un necessario riferimento al tema della censura.

È risaputo, infatti, che in Cina gli utenti non hanno un completo accesso ad internet, in quanto i siti non cinesi sono costantemente monitorati, filtrati e, se necessario, bloccati mentre i siti nazionali, allo stesso modo, sono regolati da rigide norme che vietano severamente la pubblicazione di notizie che possano mettere in cattiva luce il partito o che possano incoraggiare agitazioni sociali. Il clima di forte censura ha senza dubbio ostacolato la realizzazione di quelli che dovrebbero essere i princìpi base su cui si fonda la rete, ossia l’uguaglianza, la libertà e la democrazia. Tali ideali, considerati prioritari ed imprescindibili in Occidente, sono costantemente ignorati in Cina. Tuttavia, i provvedimenti governativi non sono riusciti ad offuscare l’entusiasmo e la creatività dei netizen e, proprio per questo motivo, sarebbe opportuno tenere presente – come suggerisce Michel Hockx – che la censura in Cina costituisce la regola e non l’eccezione e che, sebbene essa abbia spesso intralciato l’operato di scrittori ed intellettuali, non ha comunque mai impedito la formazione di nuovi generi letterari. Secondo Hockx, quindi, sarebbe preferibile interessarsi a ciò che il web può offrire, piuttosto che a ciò che non può essere pubblicato.

Oltre alle suddette problematiche legate alla questione politica, che incidono principalmente sui contenuti delle opere letterarie, sono stati presi in considerazione anche fattori culturali, sociali e tecnici.

Focalizzando l’attenzione sulla terminologia utilizzata, è possibile ravvisare i primi ed evidenti aspetti che differenziano la letteratura elettronica occidentale dalla letteratura web cinese: la prima tende, infatti, a sottolineare sia la sua dimensione tecnologica, sia la sua volontà di esplorare le molteplici opportunità offerte dai dispositivi elettronici e dai collegamenti ipertestuali. Il secondo termine, invece, rappresenta un modello letterario nato in rete che non sembra minimamente interessato ad intaccare il processo lineare di scrittura e lettura.

In Occidente, si assiste alla fioritura della cosiddetta eLiterature, essenzialmente incentrata sul concetto di ipertesto. Questo termine, coniato da Ted Nelson intorno ai primi anni Sessanta del Novecento, si riferisce all’innovativa forma di scrittura «multisequenziale» e «multilineare», che permette la costruzione di testi elettronici strutturati su più livelli, in cui le parole sono connesse tra loro mediante collegamenti ipertestuali. Si tratta, quindi, di opere letterarie digital-born, di carattere multimediale, provviste di link e animazioni varie, create mediante l’utilizzo di supporti informatici, i quali ne determinano le modalità di visualizzazione e fruizione. Le particolari norme che regolano la composizione di tali testi, in alcuni casi, tendono a privilegiare la componente tecnologica rispetto a quella umanistica, causando così l’indebolimento della struttura narrativa.

Volgendo lo sguardo alla corrispondente scena letteraria cinese, potremmo affermare che la wangluo wenxue comprende tutti quei testi – scritti in lingua cinese – originariamente creati, condivisi e letti in rete, i quali mirano a promuovere le proprietà principali del web. I tratti distintivi che la caratterizzano riguardano per lo più il rapporto interattivo tra autore e lettore ed il linguaggio adoperato nella creazione delle opere. La wangluo wenxue risulta essere il frutto di una collaborazione costante e reciproca tra scrittore e lettore, le cui funzioni tendono sempre più a sovrapporsi. Gli utenti partecipano attivamente alla creazione letteraria, esprimendo il loro disappunto o il loro gradimento e suggerendo le correzioni che ritengono più opportune mediante la pubblicazione di post e commenti nei forum. Lo stravolgimento della tradizionale dicotomia autore-lettore rappresenta una delle principali questioni dibattute dagli esponenti della critica cinese, i quali, non accettando una simile trasformazione, hanno ritenuto opportuno “declassare” la figura dell’autore zuojia 作家– dotata di un elevato status culturale – e sostituirla con quella di xieshou 写手, letteralmente “mano che scrive”.

Globalizzazione, consumismo e nuove tecnologie: il linguaggio letterario 3.0

La rivoluzione linguistica, visibile sia nel contesto occidentale sia in quello cinese, è stata oggetto di un opportuno approfondimento. La tendenza alla brevità, all’immediatezza e al multilinguismo sono alcune delle caratteristiche comuni più evidenti. Ciò si rivela come la naturale conseguenza delle innovazioni tecnologiche, del crescente utilizzo di social network e blog e dell’ondata di globalizzazione che, negli ultimi decenni, ha investito i cosiddetti millennials. In Cina, una significativa percentuale dei netizen è costituita dai balinghou 八零后 (post Ottanta) e dai jiulinghou 九零后 (post Novanta), i quali hanno vissuto in pieno il boom economico promosso dalle riforme degli anni Ottanta, affascinati dalla cultura consumista (xiaofei wenhua, 消费文化) e cresciuti in un clima di apertura e di relativa ammirazione nei confronti delle mode occidentali. Ovviamente, questo ha inevitabilmente influenzato gli aspetti stilistici delle opere web, condizionando le ambientazioni e le abitudini dei personaggi: non è raro, infatti, che gli incontri avvengano all’interno di Mc Donald’s, Starbucks, fast food e wangba 网吧, simboli della globalizzazione per eccellenza. Lo slang digitale combina lo stile conciso e frammentario tipico delle chat alla colloquialità del putonghua contemporaneo, sfrutta le innovazioni offerte dal web ed introduce espressioni in lingua straniera (per lo più in inglese) adattandosi, in tal modo, all’atmosfera cosmopolita della rete.

Emoticon e GIF arricchiscono i testi online, mentre acronimi e sigle numeriche li trasformano in codici criptati, non sempre facili da decifrare. Alcune delle abbreviazioni più ricorrenti si servono delle iniziali del pinyin dei caratteri, come MM (meimei 妹妹, sorella minore), GG (gege 哥哥, fratello maggiore) o PLMM (piaoliang meimei 漂亮妹妹, bella ragazza), altre, invece, provengono dal vocabolario inglese, come GF per “girl friend”, BF per “boy friend”, LOL per “laugh out loudly”, CU per “see you”.

Molto frequente è anche la traslitterazione, ossia la formazione di parole nuove, la cui pronuncia si adatta foneticamente a quella dei termini inglesi: baibai 拜拜 (ingl. bye bye) per “arrivederci”, ku 酷 (ingl. cool) per “alla moda”, fensi 粉丝 per “fans”, boke 博客 per “blog”, heike 黑客 per “hacker”, ecc… L’estensione semantica, invece, consente l’assegnazione di nuovi significati a termini già esistenti, ad esempio genhao 2 根号2 (radice quadrata di due) può indicare, ironicamente, “una persona di bassa statura” e konglong 恐龙 (dinosauro) “una ragazza poco attraente conosciuta in rete”. Le peculiarità della lingua cinese permettono, inoltre, di comunicare determinati concetti mediante l’uso di alcune cifre, il cui suono rimanda direttamente a quello delle parole: 7456 qi si wu liu sta per qisi wo le 气死我了 (essere arrabbiati), 9494 jiu si jiu si equivale a jiushi jiushi 就是就是 (proprio così), 8147 ba yao si qi ricorda vagamente buyao shengqi 不要生气 (non essere arrabbiato), mentre 886 ba ba liu sta per baibai la 拜拜拉 (ci vediamo).

Tali innovazioni stilistiche hanno contribuito alla formazione di un linguaggio letterario postmoderno che, secondo alcune teorie, ha inaugurato «il passaggio da un’epoca di lingua ad un’epoca di post-lingua (hou yuyan shidai, 后语言时代)»: tuttavia, più che di un post-baihua (hou baihua, 后白话) – espressione con cui i critici si riferiscono alla lingua narrativa contemporanea – sarebbe più opportuno affermare l’esistenza di una vera e propria wanghua 网话 (“lingua del web”), la cui natura poliedrica e versatile incarna perfettamente le caratteristiche dello spazio virtuale.

Analisi delle differenti prospettive critiche relative alla wangluo wenxue

La nascita della letteratura web in Cina è stata accompagnata da un persistente sentimento di diffidenza che ha alimentato numerosi dibattiti accademici circa la possibilità di conferire alla wangluo wenxue il titolo di genere letterario vero e proprio. L’opinione condivisa dai membri dell’ambiente critico cinese era retta dall’assoluta convinzione che il web fosse una delle maggiori fonti di massificazione ed omologazione e che, in quanto tale, non potesse essere considerato un canale valido per la circolazione della cosiddetta “letteratura pura” (chun wenxue, 纯文学). Per questa ragione, qualsiasi racconto o romanzo prodotto in rete veniva indiscriminatamente etichettato come laji wenxue 垃圾文学, cioè “letteratura spazzatura”. Tale atteggiamento si riflette chiaramente anche nelle modalità con cui sono state condotte le prime ricerche dedicate alla wangluo wenxue: esse, infatti, si sono per lo più concentrate sulle lacune della letteratura web, piuttosto che sulle sue caratteristiche essenziali, minimizzando – e quasi ignorando – il suo ruolo all’interno della scena letteraria cinese.

La situazione attuale, tuttavia, appare diversa. A distanza di quasi vent’anni dalle sue origini, il genere della wangluo wenxue risulta ampiamente consolidato e la sua presenza all’interno del panorama culturale cinese è ormai affermata. Ciò ha spinto numerosi studiosi ad un’attenta riconsiderazione del fenomeno e ad una valutazione più concreta delle sue peculiarità. Nonostante essi riconoscano il progressivo inquinamento del processo di creazione letteraria da parte dei meccanismi utilitaristici dell’economia di mercato – i quali spesso prediligono la quantità a discapito della qualità – sono comunque consapevoli dell’evidente vitalità che contraddistingue l’ambiente letterario, espressione di una grande rivoluzione che non ha ancora esaurito i suoi frutti.

La terza sezione della tesi si focalizza proprio sulle principali dispute letterarie relative alla wangluo wenxue e al suo percorso evolutivo, con l’obiettivo di analizzare le posizioni più recenti relative a tale ambito e individuare i punti divergenti tra le opinioni della critica cinese e quelle della critica occidentale.

I dibattiti più significativi che, a partire dal 2001, hanno acceso la scena letteraria online annoverano tra i protagonisti alcuni tra i più influenti esponenti del mondo accademico cinese: da Chen Cun 陈村, che già agli albori del XXI secolo si scagliava contro un genere che, nato in rete, aveva finito per tradirne gli ideali di libertà e non utilitarismo, a Bai Ye 白烨, protagonista della disputa Han-Bai (Han-Bai wenxue zhenglun, 韩白文学争论), consumatasi nel 2006 sul famoso portale Sina.com. Lo studio del panorama critico attuale rivela, invece, una moderata accettazione del genere ed una rinnovata consapevolezza. Il vice presidente dell’Associazione degli scrittori cinesi, Li Jingze 李敬泽, ad esempio, considera la letteratura web cinese quasi come la naturale evoluzione della letteratura tradizionale, dotata di una solida base storica, mentre Yang Chen 杨晨, direttore generale del gruppo commerciale Yuewen 阅文集团, propone una propria definizione di wangluo wenxue, sintetizzando al meglio tutte le sue peculiarità. Infine, la particolare visione del professore e scrittore Xia Lie 夏烈 tende ad armonizzare la componente umanistica con quella tecnologica, riconoscendo sia l’importanza della rivoluzione dei media sia l’eventuale validità letteraria dei testi online. Egli, concordando con il noto critico Chen Sihe 陈思和, sostiene la presenza dell’elemento umano anche se la composizione dell’opera si sviluppa in rete e, per questo, considera la letteratura web un’autentica forma letteraria, consona al periodo di grandi trasformazioni che viviamo attualmente.

Al termine di questa ricerca, ciò che risulta evidente è la graduale inversione di marcia intrapresa da una consistente maggioranza dell’establishment critico cinese: dall’assoluta negazione dell’esistenza del genere alla consapevolezza che un giudizio affrettato non avrebbe potuto chiarire le sue caratteristiche e le sue qualità. Considerando il fenomeno da una prospettiva critica occidentale, invece, si nota una maggiore predisposizione alle «censorship-oriented analysis» piuttosto che alle «product-oriented analysis»: si tende, cioè, a concentrare gli studi sulle limitazioni della rete, dimenticando che lo spazio virtuale, malgrado le restrizioni imposte dal governo, è comunque percepito dalle generazioni più giovani come un ambiente relativamente libero e, per questo, ritenuto una valida alternativa che permette a chiunque di esprimere le proprie opinioni ed emozioni.

Si può senza dubbio concludere che le peculiarità che contraddistinguono la wangluo wenxue – incluso il controllo esercitato dalle autorità cinesi – non consentono di associarla alle altre categorie letterarie sorte sul web, conferendole quella particolare unicità – esplicata dalla canonica dicitura “con caratteristiche cinesi” – che solo i fenomeni provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese possiedono.

*Anna Calamuneri – calamunerianna[@]gmail.com – è nata a Barcellona Pozzo di Gotto (ME). Nel 2018 ha conseguito la Laurea Magistrale in Lingue e Civiltà Orientali presso l’Università di Roma La Sapienza. Durante il suo percorso accademico ha approfondito lo studio della lingua cinese presso l’Università di Lingue Straniere di Pechino (Beijing Waiguoyu Daxue 北京外国语大学). Attualmente frequenta un master in Global Marketing, Comunicazione e Made in Italy ed insegna italiano L2 ad apprendenti sinofoni.

**Questa tesi è stata discussa il 22 gennaio 2018 presso l’Università di Roma La Sapienza. Relatrice: prof.ssa Alessandra Brezzi; correlatore: prof. Federico Masini.