L’ultima notizia in ordine di tempo è arrivata da Seul: il ministro degli Esteri sudcoreano ha espresso la volontà di incontrare il proprio omologo di Pyongyang a Singapore, in occasione di un vertice internazionale — legato ai lavori dell’Asean — che si terrà questa settimana.

Tra Seul e Pyongyang, ambito assai collegato a quello più generale che vede la Corea del Nordconfrontarsi con Washington per quanto riguarda le promesse di Singapore, il 31 luglio si svolge anche un meeting di natura militare, a segnare un riavvicinamento che pare positivo anche per il futuro. Il ministero della Difesa della Corea del Sud — infatti — ha comunicato l’intenzione da parte di Seul «di ritirare personale ed equipaggiamenti dagli avamposti situati all’interno della cosiddetta zona demilitarizzata, che segna il confine di fatto tra le due Coree dall’armistizio del 1953».

Come riportato da Agenzia Nova, «in un breve resoconto fornito ai parlamentari sudcoreani, il ministero della Difesa ha annunciato l’intenzione di approntare un piano per il ritiro delle forze su base trilaterale, con il coinvolgimento, oltre che della Corea del Nord, anche degli Stati Uniti. Il pieno ritiro delle forze, invece, dovrebbe avvenire a seguito della formalizzazione della pace tra i due Paesi e in concomitanza con l’avvio di progetti transfrontalieri di ricerca storica e ambientale».

Sul fronte della denuclearizzazione — invece — i passi non sembrano altrettanto scontati. Nelle settimane scorse Washington ha sottolineato più volte come le parti siano ancora distanti. E Pechino ha mandato una delegazione in Corea del Nord per comprendere lo stato dell’arte. Stando a quanto riferito dall’agenzia Kyodo, il ministro degli Esteri nordcoreano Ri Yong Ho ha ricevuto a Pyongyang il viceministro degli Affari esteri cinese Kong Xuanyou per discutere della denuclearizzazione della penisola coreana così come la possibile visita del presidente cinese Xi Jinping in Corea del Nord. Nei dialoghi si sarebbe discussa anche la possibilità di firmare un trattato di pace per concludere ufficialmente la guerra di Corea del 1950–1953; si tratta di un’eventuale firma nella quale una parte rilevante sarebbe svolta proprio dalla Cina e dagli Stati Uniti: senza di loro un accordo di pace non è al momento possibile.

Sul fronte Usa-Corea del Nord, la notizia più importante delle ultime settimane riguarda la consegna da parte di Pyongyang dei resti dei soldati americani morti durante il conflitto coreano. La restituzione era uno dei punti dell’accordo firmato da Kim Jong-un e Donald Trumpa Singapore il 12 giugno scorso. La riconsegna dei corpi è stata confermata anche da una nota della Casa Bianca secondo la quale, «Un velivolo C-17 dell’aviazione degli Stati Uniti (…) ha lasciato Wonsan, in Corea del Nord». Nella nota la restituzione viene definita come «un primo passo significativo per il riavvio del rimpatrio dei resti dalla Corea del Nord, e per il riavvio delle operazioni di ricerca in Corea del Nord dei circa 5.300 (militari) statunitensi che non hanno fatto ritorno a casa».

L’identificazione forense dei resti avverrà alla base aerea sudcoreana di Osan e a Pearl Harbour, nelle Hawaii. Non si tratta di tutto quanto richiesto dagli Stati Uniti: infatti nei prossimi giorni i due Paesi dovrebbero accordarsi anche per la ricerca futura dei resti di tanti militari ancora dispersi, magari adottando un modello simile a quello concordato dagli Usa con il Vietnam.

Secondo il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, i due Paesi avrebbero concordato di riprendere la ricerca dei resti dei militari statunitensi morti durante la Guerra di Corea. Il Nord, secondo quanto deciso il mese scorso a Singapore durante il vertice tra il presidente Usa Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un, dovrebbe aver restituito circa 200 resti di militari statunitensi deceduti durante la Guerra di Corea attraverso il confine inter-coreano. Ma da Pyongyang al riguardo non è arrivato alcun comunicato.

[Pubblicato su Eastwest]