Si trovava in volo da appena 13 minuti quando alle 8:22 del 2 gennaio l’elicottero militare UH-60M Black Hawk partito dall’aeroporto Songshan di Taipei è scomparso dai radar schiantandosi mentre sorvolava il distretto montuoso di Wulai nel corso di una perlustrazione di routine. Il velivolo con 13 persone a bordo avrebbe tentato un atterraggio di emergenza prima di precipitare nel vuoto. Otto sono i corpi rinvenuti “senza vita” nel corso dei soccorsi. Shen Yi-ming, dallo scorso luglio capo di stato maggiore delle forze armate taiwanese, rientra nella lista delle vittime. Estratto dal relitto ancora cosciente, l’ufficiale è morto dopo il trasporto in ospedale insieme a due generali maggiori, un tenente colonnello, un capitano, un maggiore e due sergenti istruttori.

Le cause dell’incidente sono ancora oggetto d’indagine ma solo pochi credono nell’errore umano. “E’ un giorno molto triste”, ha dichiarato la presidente Tsai Ing-wen compiangendo la tragica fine toccata a “ufficiali capaci e di alto rango, i più capaci dei nostri militari, in particolare il Capo di Stato Maggiore Shen”. La leader – che è anche comandante in capo dell’Esercito – ha dichiarato di aver ordinato al ministro della Difesa Yen Teh-fa di continuare a garantire la protezione dell’isola.

Il lutto ai vertici delle forze armate giunge in un momento particolarmente delicato per Taipei. Da quando il governo filoindipendentista di Tsai, in carica dal 2016, ha messo in dubbio il principio “una sola Cina” alla base di una convivenza pacifica sotto la precedente amministrazione nazionalista le relazioni con la mainland sono precipitate a un nuovo minimo storico. Pechino non ha mai rinunciato a riannettere l’ex Formosa ai propri territori. E, sebbene la leadership guidata da Xi Jinping prediliga una riunificazione politica in stile hongkonghese, l’opzione militare continua a godere dell’appoggio degli ambienti in divisa.

Per fronteggiare la costante minaccia cinese, negli ultimi anni Taipei ha perseguito una strategia duplice, continuando da una parte a investire nel potenziamento dell’industria bellica nazionale, dall’altra promuovendo un riavvicinamento agli Stati Uniti, principale alleato militare dell’isola, seppur in assenza di relazioni diplomatiche ufficiali. Un processo – confermato di recente con l’approvazione del 2020 National Defense Authorization Act – a cui Shen si era dedicato personalmente a partire dal 2018 quando, da viceministro della Difesa, aveva lodato l’amministrazione Trump per aver regolarizzato la vendita di nuove armi.

Ora l’incidente aereo di giovedì – il terzo dal 2016 a coinvolgere un elicottero Black Hawaks nei cieli taiwanesi – rischia di complicare la partnership con Washington. Non solo. Con l’avvicinarsi delle presidenziali dell’11 gennaio, l’episodio potrebbe aggiungere una nuova freccia alla faretra del candidato nazionalista Han Kuo-yu, l’unico avversario in grado di compromettere una riconferma di Tsai. Contestando la spesa militare della rivale, nel mese di aprile Han aveva paragonato le forze armate di Taiwan a “eunuchi vestiti con abiti occidentali” alludendo proprio all’eccessiva dipendenza americana.

La campagna elettorale di entrambi i candidati è stata temporaneamente sospesa in segno di lutto.

[Pubblicato su il manifesto]