Taiwan Files – Lo Stretto dopo il G7

In Asia Orientale, Relazioni Internazionali, Taiwan Files by Lorenzo Lamperti

G7, Ams, Nato e armi (con ritardi e nuove spedizioni). Turismo bloccato sullo Stretto. Morta l’ultima donna di conforto taiwanese. Proteste alla NTU. Turbolenze su economia e investimenti. La serie Netflix Wave Makers. La rassegna settimanale di Lorenzo Lamperti con notizie e analisi da Taipei (e dintorni)

La Camera di Commercio europea a Taiwan (ECCT) ha un presidente italiano: Giuseppe Izzo di STMicroeletronics. Giovedì 25 maggio è stato lui ad aprire la cena annuale europea che si è svolta a Taipei. Presenti circa 800 invitati, tra cui manager di aziende europee attive a Taiwan, rappresentanti degli uffici dei vari paesi europei e diversi membri del governo. A partire dalla presidente Tsai Ing-wen, che ha parlato dopo Izzo e il rappresentante dell’Unione europea Filip Grzegorzewski.

Izzo ha messo in luce l’attività della ECCT e i punti di forza della cooperazione commerciale. Si è poi soffermato con particolare attenzione al tema dell’energia, chiedendo una semplificazione dei processi di autorizzazione per le imprese del settore eolico, dai grandi margini di crescita. Ha poi chiesto politiche più decise per raggiungere le emissioni nette zero entro il 2050 e la sicurezza energetica. Tsai ha accolto le osservazioni di Izzo e Grzegorzewski, ribadendo poi la speranza della sua amministrazione di negoziare con l’Ue un accordo bilaterale sugli investimenti. Siparietto finale con vista elezioni, con Tsai che ha garantito di presentare i consigli giunti dai rappresentanti europei al suo successore, che sarà deciso dalle elezioni di gennaio 2024: “Dirò a tutto a lui, perché sarà un lui vero?”. Facendo riferimento al fatto che i tre candidati sono tutti uomini: Lai Ching-te per il suo DPP, Hou Yu-ih per il Guomindang e Ko Wen-je per il Taiwan People’s Party.

TRA G7, AMS, NATO E ARMI (CON RITARDI E SPEDIZIONI)

Dal G7 di Hiroshima alcune novità nel lessico utilizzato su Taiwan. Rispetto allo scarno passaggio del 2022 in cui si auspicava una “risoluzione pacifica”, stavolta si sottolinea che la pace e la stabilità sullo Stretto sono “indispensabili per sicurezza e prosperità della comunità globale”. L’internazionalizzazione della questione è quanto più dà fastidio a Xi Jinping, che il G7 prova comunque a rassicurare sottolineando che “non ci sono cambi di posizione dei paesi membri sulla politica della unica Cina”. Pechino lamenta però la mancata opposizione esplicita all’indipendenza di Taiwan. Ne ho parlato qui.

In concomitanza al G7, Tsai ha ribadito l’obiettivo di mantenere lo status quo di pace e stabilità attraverso lo Stretto di Taiwan.

Contestualmente all’esclusione dall’Assemblea mondiale della sanità, Taipei incassa però una rassicurazione parziale sul fronte commerciale. Gli Stati Uniti e Taiwan hanno raggiunto un accordo sulla prima parte della loro iniziativa commerciale del “21° secolo”, che riguarda le procedure doganali e di frontiera, le pratiche normative e le piccole imprese, ha dichiarato l’ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti. Dopo la firma dell’accordo iniziale, partiranno i negoziati su altre aree commerciali più complesse, tra cui l’agricoltura, il commercio digitale, gli standard lavorativi e ambientali, le imprese statali e le politiche e pratiche non di mercato.

Gli Stati Uniti aiuteranno Taiwan a ottenere il sistema di collegamento dati sicuro Link-22 della Nato, secondo quanto dichiarato da un funzionario del ministero della Difesa di Taipei. Il Link-22 è un sistema radio digitale sicuro utilizzato principalmente dalle forze militari come collegamento dati tattico. È in grado di fornire comunicazioni oltre la linea di vista che interconnettono sistemi di dati tattici aerei, di superficie, subacquei e terrestri, facilitando al contempo lo scambio di dati tattici tra le unità militari delle nazioni partecipanti.

Un segnale di maggiore disponibilità di Washington all’interoperabilità, dopo che The China Media Project ha scritto che si sarebbe recata a Taipei in gran silenzio una delegazione dell’Alleanza Atlantica guidata da Olivier Rittimann, comandante del collegio di difesa della Nato a Roma.

L’ex ministro della Difesa taiwanese Feng Shih-kuan ha avvertito che Taipei rischia di pagare un prezzo molto alto per aver accettato armi gratuite fornite dagli Stati Uniti. Washington ha dichiarato che fornirà ulteriori armi gratuite all’isola nell’ambito di un programma di assistenza di emergenza utilizzato anche per armare l’Ucraina.

Secondo l’aeronautica militare statunitense, la consegna dei primi nuovi caccia F-16 di Taiwan costruiti dalla Lockheed Martin Corp. è stata ritardata da problemi più profondi di quelli della catena di fornitura legati alla Covid. Sono state riscontrate “complesse sfide di sviluppo” e il governo degli Stati Uniti, Taiwan e Lockheed “stanno lavorando attivamente per mitigare questi ritardi”, secondo un comunicato dell’Aeronautica Militare che segnala il problema tecnico precedentemente non rivelato.

A proposito di rinvii: il continuo fallimento dei negoziatori nel raggiungere un accordo per l’innalzamento del tetto del debito degli Stati Uniti ha costretto la nuova commissione per la Cina della Camera dei Rappresentanti a rimandare un viaggio programmato a Taiwan.

Venerdì 26 maggio il ministero degli Esteri di Pechino ha definito una mossa “molto sbagliata e pericolosa” la consegna a Taiwan di armi statunitensi, tra cui missili Stinger e relative attrezzature per un valore complessivo di 500 milioni di dollari. Nella stessa giornata, ha alzato il livello delle manovre militari intorno a Taiwan dopo settimane di sostanziale quiete, anche in concomitanza del G7.

La vicenda rischia di rallentare la ripresa del dialogo in materia di difesa. Mentre è ripreso quello sul commercio, con l’incontro fra il cinese Wang Wentao e l’americana Gina Raimondo a margine della ministeriale Apec, sul fronte militare è tutto bloccato dai tempi della visita di Nancy Pelosi a Taipei. Il Dipartimento di Stato ha peraltro smentito Joe Biden (che ha previsto un “rapido disgelo“) sulla possibile rimozione delle sanzioni al generale Li Shangfu, ministro della Difesa cinese da marzo. Una mossa che sarebbe stata funzionale a favorire un incontro tra Li e il segretario alla Difesa Lloyd Austin occasione dello Shangri-la Dialogue, il principale vertice sulla difesa dell’Asia-Pacifico in programma a Singapore la prossima settimana.

Interessante sondaggio condotto dagli accademici Adam Y. Liu, dell’Università Nazionale di Singapore, e Xiaojun Li, della NYU di Shanghai, pubblicato sul Journal of Contemporary China. La metà dei cinesi della Repubblica Popolare intervistati è favorevole a una guerra su larga scala per riprendere il controllo di Taiwan. Il sondaggio, condotto su un campione di 1.824 persone, ha rilevato atteggiamenti contrastanti da parte dell’opinione pubblica: il 55% è favorevole a “lanciare una guerra di unificazione per riprendere interamente Taiwan”, un terzo si oppone e il resto si dichiara incerto. Il 22% degli intervistati ha invece dichiarato di essere d’accordo con il mantenimento di sistemi politici separati tra le due parti, “con l’unificazione che non è necessariamente l’obiettivo finale”, rispetto al 71% che ha dichiarato che ciò è inaccettabile. Da sottolineare però che il sondaggio è stato effettuato tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, cioè molto prima della visita di Pelosi e di tutto ciò che ne è seguito.

Turismo, donne di conforto e proteste

La Repubblica Popolare consentirà alle agenzie di viaggio di riprendere l’organizzazione di tour di gruppo per i residenti di Taiwan in visita alla Cina continentale, ha dichiarato Ma Xiaoguang, portavoce dell’Ufficio per gli Affari di Taiwan del Consiglio di Stato cinese. In una dichiarazione, il Consiglio per gli Affari continentali di Taiwan ha affermato di aver accolto con favore. Taipei non eliminerà per il momento le restrizioni sui viaggi tra le due sponde dello Stretto. Il governo di Taiwan continuerà a vietare ai gruppi turistici provenienti dalla Cina continentale di recarsi a Taiwan e a quelli provenienti da Taiwan di recarsi in Cina continentale, una politica introdotta per la prima volta all’inizio del 2020 per prevenire la diffusione del Covid.

L’ultima donna taiwanese conosciuta per essere stata costretta alla schiavitù sessuale dall’esercito imperiale giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale, è morta all’età di 92 anni il 10 maggio. La speranza è che la storia della schiavitù sessuale militare non scompaia con la scomparsa di queste “donne di conforto” a Taiwan, ha detto una fondazione che si occupa del tema, chiedendo che la loro storia sia inclusa nei libri di testo scolastici e dettagliata nelle pubblicazioni storiche. Un argomento su cui il governo del Dpp, che persegue rapporti profondi col Giappone, è più timido rispetto ad altri esecutivi regionali o anche allo stesso Gmd.

Un gruppo di studenti indigeni della National Taiwan University ha inscenato una protesta nel campus della NTU contro quella che, a loro dire, è una discriminazione di fondo nei loro confronti all’interno della scuola. Il motivo del contendere è uno striscione apparso di recente nel campus della NTU.

Investimenti e semiconduttori

Le relazioni tra Stati Uniti e Cina e le crescenti tensioni su Taiwan hanno spinto influenti leader economici statunitensi a lanciare l’allarme su Taiwan, con il miliardario che come già raccontato la scorsa settimana sta riorganizzando il suo portafoglio asiatico, limitando l’esposizione a Taiwan.

Anche Elon Musk, dopo precedenti dichiarazioni controverse, è tornato a parlare di Taiwan.

Il colosso dei semiconduttori TSMC ha spiegato di essere ancora in trattativa per un impianto in Germania, ma la decisione finale non sarà presa prima di agosto. “Non voglio entrare nel merito della politica, ma credo che sia necessario fornire ai nostri clienti un’offerta diversificata”, ha dichiarato Kevin Zhang, vicepresidente senior per lo sviluppo del business, aggiungendo che l’Europa è una “zona geografica molto significativa, data la base di clienti e la domanda”. In ballo, come già spiegato a gennaio, l’ammontare dei sussidi governativi.

La serie Netflix Wave Makers

Seguire una campagna elettorale a Taiwan è un’esperienza che può essere appassionante, di sicuro è coinvolgente. Comizi, colori, canzoni… Un momento di grande partecipazione per una democrazia di circa 24 milioni di persone che si ripete ogni 2 anni tra elezioni locali e quelle presidenziali. Quantomeno dagli anni Novanta, dopo la fine della legge marziale imposta da Chiang Kai-shek, durata per circa 40 anni fino al 1987. Nel frattempo è successo tanto, anzi tantissimo. E soprattutto negli ultimi anni la questione taiwanese è salita agli onori, o meglio oneri, della ribalta, per le tensioni tra Stati Uniti e Cina continentale.

Spesso, la tensione tra le due sponde dello Stretto e le manovre politico-militari più ampie fanno però perdere di vista quanto accade davvero a Taipei e dintorni, la cui dimensione e dinamiche politiche restano spesso sconosciute all’esterno. Sono proprio gli elementi che vuole invece portare alla luce Wave Makers, una nuova serie taiwanese uscita su Netflix a fine aprile. Così come nella realtà, anche in Wave Makers mancano solo pochi mesi alle elezioni presidenziali taiwanesi. Ne ho scritto nel dettaglio qui.

Si svolge dal 25 al 27 maggio il Festival dell’Economia di Trento. In agenda anche uno spettacolo (al quale partecipo anche io in collegamento) sulla geopolitica ideato e condotto da Paolo Magri, Vice Presidente Esecutivo ISPI, e Giampaolo Musumeci, conduttore di Nessun luogo è lontano su Radio 24.

Di Lorenzo Lamperti

Taiwan Files – La puntata precedente

Taiwan Files – L’identikit di Hou Yu-ih, candidato presidente del GMD

Taiwan Files – L’identikit di William Lai, candidato presidente del DPP

Taiwan Files – Le elezioni locali e l’impatto sulle presidenziali 2024

Intervista a Ma Ying-jeou