Un terzo dei cittadini cinesi – circa 470 milioni di persone – vive ancora nelle campagne, e la loro quotidianità non assomiglia granché a quella che ci racconta l’algoritmo. “Dialoghi: Confucio e China Files” è una rubrica in collaborazione tra China Files e l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano. Qui per le altre puntate Le strade di Xi’an piene …
Dialoghi – I contadini influencers raccontano una Cina rurale patinata
Dai campi coltivati alle dirette streaming, la Cina rurale vive una nuova stagione di visibilità digitale. Sui social, agricoltori e creator riscrivono l’immaginario della campagna tra opportunità economiche, strategie politiche e nuove narrazioni identitarie. Dialoghi: Confucio e China Files” è una rubrica in collaborazione tra China Files e l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano. Qui per le altre puntate. …
Dialoghi – La cultura del caffè conquista anche le campagne cinesi
Nella nazione dei grandi bevitori di tè e dei centinaia di milioni di consumatori, il settore caffeicolo registra un tasso di crescita a doppia cifra. E non sono solo le grandi metropoli a veder nascere caffetterie indipendenti attente alla qualità del prodotto: la coffee wave ha raggiunto le aree rurali ed è raccontata come un modello sostenibile per la rivitalizzazione rurale.
Sposarsi nella Cina rurale: dating app o appuntamento al buio?
I giovani uomini nelle piccole città della Cina hanno ancora una visione tradizionale del matrimonio, ma i loro futuri partner hanno ormai altre priorità
Cina rurale, la rivoluzione oggi è online
Storie . Con l’appoggio del Pcc, sempre più contadini e imprenditori agricoli utilizzano la rete e la tecnologia per vendere i loro prodotti colmando così, in parte, il gap economico con le metropoli
Bangladesh: libri e libertà
Verso il giorno della madrelingua. Quando la caotica Dhaka si trasforma in capitale culturale. Una celebrazione dell’indipendenza bengalese all’insegna della letteratura e della memoria, tra petali di fiori e pellegrinaggio al monumento dei “martiri della lingua”.
