Solitamente rinomata per livelli di traffico e sovraffollamento al limite della follia, Dhaka, la storica capitale del Bangladesh, subisce ogni anno una fascinosa metamorfosi con l’avvicinarsi del 21 febbraio. Il clima mite e piacevole, la forte carica emotiva legata alle celebrazioni e il fermento delle bancarelle che impazzano ad ogni angolo del centro fanno di febbraio il mese più indicato per visitare la megalopoli asiatica. In occasione della giornata della madrelingua, in bengali amar ekush (il “ventuno immortale”), i quartieri che circondano la città universitaria brulicano di attività festose: la grande fiera del libro Boi Mela, con oltre quattrocento stand, intrattiene il popolo di avidi lettori, mentre a partire dall’alba un’incessante processione di cittadini reca in omaggio ghirlande e corone di fiori ai piedi dello Shahid Minar, il monumento ai martiri della lingua.


L’orgoglio per la propria lingua e per la ricca tradizione letteraria è una peculiarità del popolo bangladese. Fino a una manciata di decenni fa, il Bangladesh faceva parte dello stato musulmano del Pakistan, di cui costituiva il braccio più orientale. Quando l’egemonia politica pakistana tentò di imporre la lingua urdu come veicolo nazionale per l’educazione e l’amministrazione dello Stato, la popolazione bengalese dell’allora East Pakistan insorse per proteggere l’uso della madrelingua bengali. Il 21 febbraio del 1952 una grande protesta per la preservazione della lingua ufficiale bengali occupò le strade adiacenti alla città universitaria. Le forze dell’ordine pakistane aprirono il fuoco sulla folla sterminando dozzine di studenti e attivisti. La disumana repressione e la forza del movimento per la lingua bengali (
Matri bhasha andolon) furono alla base della creazione di un’identità nazionale bangladese e della lotta per l’indipendenza che sfociò nella creazione della Repubblica del Bangladesh nel 1971. Sono moltissime le poesie e le canzoni popolari che, nella memoria collettiva, celebrano con sentimento i recenti eventi storici e risuonano dagli altoparlanti delle strada di Dhaka in festa.

Il grande piazzale adiacente al monumento Shahid Minar, dipinto di intricati e coloratissimi motivi geometrici e floreali grazie alla tradizione degli studenti dell’Accademia d’Arte, comincia a riempirsi all’alba. Con gli occhi lucidi di emozione, i cittadini, carichi di ghirlande e festoni intrecciati a colpi di rose e garofani, sfilano ai piedi del monumento depositando il proprio omaggio alla memoria: dopo pochi minuti il piazzale è interamente ricoperto di petali, simbolo dell’affettuoso ricordo della nazione nei confronti dei paladini della lingua. Eretto pochi giorni dopo il massacro e distrutto più volte dall’esercito pakistano, il monumento Shahid Minar che vediamo oggi è stato progettato dallo scultore Hamidur Rahman e raffigura un semicerchio di imponenti colonne bianche, ricurve a mo’ di inchino nella sezione centrale – simbolo della Madre che accoglie i figli caduti sotto alla sua ala – e un sole rosso sullo sfondo a rappresentare l’inizio di una nuova era di libertà. In onore del movimento di Dhaka, l’Unesco nel 1999 dichiarò il 21 febbraio giornata internazionale della madrelingua.

A corredare la sfilata di fiori allo Shahid Minar, a qualche passo dal monumento viene installata ogni anno la grande fiera del libro Boi Mela, immancabile appuntamento con la letteratura bengali. La fiera ospita centinaia di case editrici, abbaglia gli occhi dei visitatori con sfolgoranti copertine e nuovi titoli luccicanti, e organizza eventi culturali per tutto il mese di febbraio. Gare letterarie e premi alle case editrici più prolifiche, angoli dedicati alle illustrazioni e alla letteratura per l’infanzia, spazi riservati all’incontro e al dialogo fra scrittori e poeti, il tutto nel rispetto della salute e dell’ambiente (nell’intera area del Boi Mela è vietato fumare e fare uso di buste di plastica).

Mangiare
. Fra le prelibatezze della cucina bengalese figurano curry di pesce fluviale, gamberi e kebab accompagnati da soffici piadine al forno (roti) o profumati biryani di riso. Fra i ristoranti più in voga per la cucina locale, lo Star di Kawran Bazar, Haji Biryani a Nazira Bazar e Al Razzaque nella città vecchia (3-6 euro a persona, per informazioni vedi link in basso). Il ‘cibo di strada’ presenta una straordinaria varietà: le bancarelle ambulanti offrono spuntini sfiziosi a tutte le ore e a prezzi ridicoli. Ai deboli di stomaco si raccomanda di evitare cibi crudi e acqua non minerale.

Dormire
. Nel centro storico e a breve distanza dallo Shahid Minar, l’Hotel Ranma (4-6 euro a stanza) è una soluzione piacevole ed economica (per informazioni, vedi link in basso). A Gulshan, il quartiere alla moda degli expat e delle ambasciate, la Ideas Manzil Guest House dispone di camere con antiquariato in legno e drappeggi in seta per 60-80 euro a notte (per informazioni, vedi link in basso). Per rifugiarsi dai clacson e dalla confusione diurna, la tranquilla Marriott Guest House (20 euro a notte) è un’opzione dal sapore retrò.

Arrivare
. I voli della Emirates collegano Dhaka ai maggiori aeroporti italiani (per informazioni, vedi link in basso). I voli fanno scalo a Dubai e le tariffe si aggirano intorno ai 650 euro a/r. Per muoversi all’interno di Dhaka si usano i classici auto-risciò a tre ruote con motore a metano: preparatevi a contrattare all’ultimo sangue con i conducenti. L’alternativa per i tragitti più brevi è il risciò a pedali, il mezzo preferito dai locali: una vera e propria istituzione nelle strade di Dhaka, i risciò sfoggiano decorazioni mozzafiato e si intrufolano con maggior scaltrezza nel formicolio del traffico urbano.

Per informazioni Haji Biryani – Hotel Ranma – Ideas Manzil – Emirates

[Scritto per Oggiviaggi.it]