Gli Stati Uniti hanno mantenuto la parola. Dalla mezzanotte di venerdì le tariffe su 200 miliardi di dollari di made in China sono aumentate dal 10 al 25%. Si tratta prevalentemente di prodotti intermedi – come circuiti stampati, microprocessori, parti di veicoli e macchinari – e circa 40 miliardi di beni di consumo per un totale di oltre 5.000 articoli diversi. Come chiarisce il WSJ, è improbabile che la manovra comporterà scossoni nell’immediato, dal momento che le merci in questione erano già soggette a una tariffa del 10% e le industrie coinvolte avevano già pianificato un possibile aumento dei dazi (rimandato due volte negli ultimi mesi) nelle loro previsioni finanziarie. L’incremento non sembra tuttavia aver inficiato i negoziati. Il vicepremier cinese Liu He si trova da ieri a Washington e i colloqui continueranno anche quest’oggi in un clima tutto sommato rilassato. Proprio ieri Trump ha annunciato di aver ricevuto “una bella lettera” da Xi Jinping, lasciando intendere un imminente confronto telefonico con l’omologo cinese. Ma nuove minacce di estendere i dazi a 540 miliardi di prodotti (ovvero tutto quanto la Cina esporta negli Usa) potrebbero far definitivamente naufragare i colloqui. Pechino si è detto pronto a rispondere, sebbene non è chiaro con quali misure. Le cartucce a disposizione del gigante asiatico sono diverse: da un aumento delle tariffe dal 10 al 25% sul Made in Usa già colpito, ad un espansione delle sanzioni ai 10 miliardi di merci ancora non soggetti a dazi, fino a misure più drastiche come il boicottaggio del made in Usa e la sospensione della fornitura di prodotti indispensabili per industrie strategiche statunitensi. Tutte ritorsioni che, d’altra parte, rischierebbero di ripercuotersi contro la Cina come un boomerang [fonte: Reuters, NYT]

Arrestati assistenti sociali; aiutavano i migranti

Le autorità cinesi hanno fatto irruzione in tre organizzazioni impegnate nel sostengono dei lavoratori migranti e hanno arrestato i loro fondatori. Le operazioni della polizia, avvenute senza preavviso, hanno colpito gli uffici di Hope, centro sociale nella città di Guangzhou che permette ai migranti di frequentare scuole professionali. Il fondatore del gruppo Liang Zicun è stato arrestato mentre sono stati requisiti documenti, computer e hard disk. Incursioni simili sono state condotte negli uffici e nelle abitazioni di altri due assistenti sociali a Shenzhen e Pechino. Entrambi sono stati presi in custodia. Secondo secondo Pun Ngai, docente di sociologia presso l’Università di Hong Kong, il nuovo giro di vite sembra segnare un passaggio dalla repressione contro giovani attivisti ed elementi più radicali alla coercizione contro assistenti sociali e Ong impegnati nel sostegno degli elementi più disagiati. Due delle organizzazioni avevano precedentemente lavorato con il governo nella realizzazione di programmi sociali. Mentre la stretta sulla società civile va avanti da anni, gli esperti sembrano intravedere una connessione con la lunga serie di anniversari sensibili in agenda per il 2019. Il prossimo 4 giungo sarà il trentesimo anno dal massacro di piazza Tian’anmen [fonte: FT]

A Pechino prima conferenza sulla sicurezza pubblica dal 2003

Il mix anniversari sensibili e guerra commerciale con gli Stati Uniti ha alzato il livello di guardia a Zhongnanhai, il Cremlino cinese. A partire da martedì, Xi Jinping ha presieduto un raro meeting dedicato alla sicurezza pubblica, il primo dal 2003. Rivolgendosi alle forze di polizia, il presidente ha sottolineato la necessità di “prevenire attivamente e risolvere appropriatamente” i conflitti all’interno della società. Non solo. “I big data dovrebbero essere usati come un motore per alimentare lo sviluppo innovativo del lavoro di pubblica sicurezza e un nuovo punto di crescita per coltivare capacità di combattimento”. Che sarebbe stato un anno complicato, Xi lo ha messo chiaro fin da subito. A gennaio, nel giorno in cui è stato annunciato il rallentamento dell’economia nazionale ai minimi da 30 anni, il leader aveva convocato funzionari provinciali e ministeriali per metterli in guardia dai rischi politici, ideologici, economici e sociali causati da “profondi cambiamenti del contesto esterno” [fonte: Scmp]

Washington sequestra nave nordcoreana

Le autorità statunitensi hanno sequestrato una nave nordcoreana utilizzata per vendere carbone in violazione delle sanzioni internazionali. Lo ha riferito il Dipartimento di Giustizia giovedì confermando che si tratta del primo intervento del genere contro un mercantile nordcoreano. Wise Honest, questo il suo nome, è pesa 17,601 tonnellate ed è una delle navi più grandi di Pyongyang. Secondo quanto riportato precedentemente, lo scorso anno le autorità indonesiane avevano fermato la nave per sospetto di violazione delle sanzioni. Il sequestro arriva in un momento di tensione tra Washington e Pyongyang e a poche ore da un nuovo test missilistico a corto raggio. Arringando la stampa, proprio ieri Trump ha affermato che pur volendo un accordo la Corea del Nord “non è pronta per negoziare” con gli Stati Uniti [fonte: Reuters]

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