La nostra rassegna quotidiana


Shanghai: protestano gli speculatori immobiliari

Qualcuno sostiene che la rivoluzione scoppierà in Cina quando verrà tassata, o semplicemente toccata, la proprietà immobiliare. Ebbene, sabato centinaia di persone hanno protestato lungo Nanjing Lu, la principale via commerciale della metropoli, contro le misure annunciate il 17 maggio dalla locale amministrazione per “ripulire e rettificare” la pratica degli uffici commerciali che vengono convertiti in appartamenti per soddisfare le esigenze residenziali. In pratica si sfrutta una zona grigia nel sistema di regole e si comprano terreni e immobili commerciali, più convenienti di quelli residenziali, per poi utilizzarli di fatto come case. I provvedimenti governativi cercano di contenere la speculazione immobiliare e l’aumento dei prezzi imponendo per esempio ai proprietari di smantellare bagni e cucine installati abusivamente prima che la casa venga venduta, rendendola di fatto inabitabile e abbassandone il prezzo. La polizia ha arrestato una persona e i media di Stato non hanno riferito della protesta.

Gli Stati Uniti in aiuto di Manila contro i ribelli islamici

Mentre nel sud delle Filippine si continua a combattere, forze speciali americane starebbero dando “assistenza tecnica” all’esercito filippino messo a dura prova dai ribelli islamici. La conferma è arrivata sabato per bocca di funzionari dell’ambasciata statunitense a Manila, dopo che un P3 Orion era stato avvistato sorvolare la città di Marawi, in mano ai guerriglieri filo-Isis dal 23 maggio. Mentre il governo di Duterte asserisce di aver il controllo della situazione, venerdì 13 marines sono rimasti uccisi negli scontri e circa un migliaio di civili risulta ancora intrappolato in città. In un comunicato il Pentagono ha spiegato di stare fornendo assistenza e formazione in materia di sicurezza, intelligence, sorveglianza e ricognizione. Senza fornire dettagli, ha poi accennato alla presenza nel paese di aggiuntivi 300–500 soldati per sostenere la formazione e le attività regolari.

Il coinvolgimento americano — da cui Duterte ha preso pubblicamente le distanze — sembra stridere con la posizione dura assunta dal presidente nei confronti del vecchio alleato. Tuttavia alle promesse di un ridimensionamento della presenza americana nel paese asiatico e delle esercitazioni congiunte ha recentemente fatto seguito la vendita di nuove armi americane dopo che Manila aveva rispedito al mittente forniture “di seconda mano”.

Intanto continuano a circolare voci sulla presunta morte di due dei fratelli Maute, il gruppo che ha giurato fede all’Isis, al centro degli scontri di questi giorni. Anche il padre e la matriarca della famiglia Maute sono ormai in mano alle forze dell’ordine.

Il Pakistan rafforza le misure di sicurezza a favore dei cittadini cinesi

Il Pakistan ha rafforzato le misure di sicurezza nel Baluchistan, la regione interessata dai progetti infrastrutturali cinesi, alla notizia dell’uccisione di due giovani insegnanti precedentemente rapiti dall’Isis mentre si trovavo ella città di Quetta. Nonostante la già massiccia presenza di uomini in divisa, l’ultimo drammatico episodio ha spinto Islamabad a dislocare un’unità di protezione da 2600 funzionari di polizia per salvaguardare l’incolumità dei circa 5000 cinesi impiegati nell’area. Il progetto prevede anche un censimento per stabilire il numero esatto dei cittadini della Repubblica popolare nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa. Tutti sviluppi che vanno ad aggiungersi alla task force di 15mila uomini gia’ all’opera per proteggere il corridoio Cina-Pakistan per la realizzazione del quale Pechino ha stanziato quasi 60 miliardi di dollari.

Si stima che, tra il 2010 e il 2015, 350 incidenti abbiano coinvolto compagnie cinesi all’estero e l’esigenza di proteggere interessi economici e dipendenti sta portando alla fioritura di agenzie di sicurezza e contractor dislocate nei paesi interessati dal progetto Nuova Via della Seta.

Kim Jong-nam ha venduto informazioni all’intelligence americana?

Il giallo sulla morte del fratellastro di Kim Jong-un — ucciso a febbraio all’aeroporto di Kuala Lumpur — si arricchisce di nuovi dettagli. Secondo il quotidiano giapponese Asahi Shimbun, al momento del decesso Kim avrebbe avuto con sé 120mila dollari in contanti. Un particolare che il giornale collega al presunto incontro tra il fratello del leader nordcoreano e un uomo americano, sospettato di essere un funzionario dell’intelligence statunitense. Secondo le autorità malesi, la somma in possesso di Kim — che non risulta prelevata dal suo conto bancario- sarebbe il compenso per il rilascio di informazioni riservate. Intanto il 16 giugno le due donne asiatiche accusate dell’omicidio faranno la loro comparsa davanti alla corte suprema che ha assunto la disamina del caso alla fine del mese scorso. Le imputate rischiano la pena di morte.