La presunta morte del poeta musicista uiguro Abdurehim Heyit ha innescato la risposta furiosa della Turchia, ad oggi il paese musulmano ad aver mantenuto la posizione più dura nei confronti delle detenzioni forzate messe in atto da Pechino nello Xinjiang. Letteralmente: “Non è più un segreto che oltre un milione di uiguri turchi incorrono in arresti arbitrari e sono sottoposti a torture e lavaggio del cervello politico nei campi di internamento e nelle carceri”. L’etnia uigura ha origini centroasiatiche ed è culturalmente e linguisticamente molto più vicina all’area turcofona. Fino a oggi, la maggior parte delle nazioni islamiche ha preferito ignorare la questione per non compromettere i rapporti con il gigante asiatico, lasciando all’Occidente il compito di dar voce allo sdegno internazionale. Ma per la Turchia, che ospita una fetta consistente della diaspora uigura, il sistema dei centri di educazione è senza mezzi termini una vergogna per l’umanità”. L’invettiva caustica potrebbe rianimare la più tiepida indignazione di Malaysia e Indonesia in vista del prossimo meeting dell’Organization for Islamic Cooperation (OIC) a marzo.

Pechino spia l’Ue

Ben 250 spie cinesi starebbero collezionando informazioni sensibili sull’Unione europea direttamente dal suo centro amministrativo: Bruxelles. E’ quanto sostiene un report apparso sul sito dell’emittente televisiva tedesca Welt, il quale cita come fonte nientemeno che l’European External Action Service (EEAS), il braccio diplomatico dell’Unione. Secondo l’articolo, la maggior parte delle spie lavora presso le ambasciate e le unità locali di società con sede nelle loro nazioni d’origine. Ai diplomatici europei è stato persino consigliato di evitare alcune zone della città, tra cui una popolare steakhouse e un caffè a pochi passi dalle sedi della Commissione europea e del EEAS. Si tratta dell’ultima accusa rivolta contro l’attivismo cinese nel Vecchio Continente, dopo l’allarme lanciato dai servizi segreti lituani. Pechino si è detta shoccata e ha definito le informazioni “infondate”.

L’Anno del Maiale segna un calo dei consumi

Come sempre la fine della settimana di festeggiamenti per il Capodanno cinese coincide con la pubblicazione delle cifre astronomiche dei viaggi cinesi. Secondo quanto riportato ieri dalla Xinhua, i flussi transfrontalieri da e verso la Cina sono aumentati su base annua dell’11% a quota 12,53 milioni, mentre i viaggi interni ammontano a 415 milioni. I dati dell’Amministrazione statale per l’immigrazione rivelano più di 6,2 milioni di arrivi, con un incremento del 9,5%, e oltre 6,3 milioni di viaggi in uscita, in aumento del 12,5%. Thailandia, Giappone, Vietnam, Corea del Sud, Singapore, Malesia, Stati Uniti, Hong Kong, Macao e Taiwan si sono affermate le destinazioni più ambite dal turismo festivo cinese. Nel 2017, la Cina ha contribuito con 143 milioni di viaggi turistici internazionali a livello guidando la classifica mondiale per spesa all’estero. Tuttavia, il magazine online Yuan Talks mette in evidenza come gli incassi dei settori retail, del turismo e del catering abbiano registrato per la prima volta una crescita a una sola cifra durante il Capodanno. Segno del già evidenziato rallentamento dei consumi.

I cioccolatini dividono il Giappone

Dagli anni ’50 una tradizione nota come giri choco ogni 14 febbraio obbliga le donne ad omaggiare i propri colleghi uomini con dei cioccolatini. La controparte maschile è tenuta a ricambiare un mese più tardi in occasione del White Day. La pratica, tuttavia, recentemente ha raggiunto una certa impopolarità, tanto che alcune aziende l’hanno già vietata. Secondo un sondaggio riportato dal Guardian oltre il 60% delle donne quest’anno i cioccolatini li regalerà fuori dall’ufficio: più del 56% ha intenzione di distribuirli ai membri della propria famiglia, mentre il 36% li darà al proprio partner o aspirante tale. Insomma, cambia il destinatario ma l’ossessione per il cioccolato resta. Addirittura una nota catena di ristoranti offre sushi con filetti di ricciola allevata con mangimi a base di cioccolata.

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