Nel luglio del 1971, la RAI fece una richiesta al Ministro degli Affari Esteri cinese di girare un film-documentario in Cina, con Michelangelo Antonioni come regista. Circa dieci mesi dopo la richiesta fu approvata e il 13 maggio 1972, Antonioni arrivò in Cina con la sua troupe. Nelle seguenti cinque settimane egli fece riprese a Pechino, Shanghai, Nanchino e Suzhou (nella provincia del Jiangsu) e a Linzhou (nella provincia dello Henan), un itinerario organizzato dal governo cinese.

Nello scoprire il volto di questa nuova società ho seguito la mia tendenza naturale a concentrarmi sugli individui, e a mostrare l’uomo nuovo, piuttosto che le strutture politiche e sociali che creò la rivoluzione cinese. Queste cinque settimane mi permisero soltanto una rapida occhiata: essendo un viaggiatore ho visto cose con l’occhio del viaggiatore”, commentò poi Antonioni

Ne uscì uno dei grandi capolavori del regista: “Chung Kuo – Cina”, che fu però in seguito al centro di un’aspra polemica proprio da parte del governo cinese stesso che lo bollò come un film anti-cinese.

I giornali di Pechino ed in particolare il Quotidiano del Popolo (Renmin Ribao 人民日报), pubblicarono numerosi articoli di critica nei confronti di Antonioni. Il primo, intitolato ‘Motivi malvagi e spregevoli inganni – una critica del film anti-cinese di M. Antonioni’, apparve sulle pagine del Quotidiano del popolo il 30 gennaio del 1974, e racchiude in sé tutte le motivazioni per le quali il popolo cinese ritiene la pellicola anti-cinese ed estremamente reazionaria.

Questo film lungo 3 ore e mezza non riflette cose nuove, lo spirito e il volto nuovo della nostra Madrepatria, ma ammucchia insieme un grosso numero di riprese brutalmente distorte per attaccare i leader cinesi, imbrattare la Nuova Cina socialista, diffamare la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria e insultare il popolo cinese. Ogni cinese con orgoglio nazionale non può non sentirsi enormemente insultato nel vedere questo film”, sostiene l’editoriale.

A questo articolo ne seguirono altri ugualmente duri. Bandito “Chung Kuo – Cina”, fu bandito anche il suo autore.

Questa forte critica da parte del governo cinese, e dei maoisti in generale, che ha colpito il regista negli anni Settanta, apparve già allora agli occhi del mondo occidentale una critica estrema. Forse l’errore di Antonioni è stato quello di non aver guardato alla Cina con l’occhio “estetizzante” di un Bertolucci ne “L’ultimo Imperatore”, ma di aver tentato di frugarla come un ladro di immagini colte al volo, o forse tutto ciò potrebbe essere stato solo un pretesto politico come si è cercato di giustificarlo negli anni a seguire. Solo nel 2004 una retrospettiva a Pechino ha permesso al film di essere mostrato ad un pubblico cinese e di riabilitare il nome del regista.

L’obiettivo di questa tesi è stato quello di capire i motivi della critica che colpì Antonioni. Più che ripercorrere la cronaca di quel ‘fraintendimento’ tra paesi e culture, che portò il governo cinese a definire “un imperialista al servizio dei revisionisti sovietici”, lo scopo di questo lavoro consiste principalmente nell’interpretazione degli accadimenti che hanno fatto seguito alla vicenda di Antonioni da “un punto di vista cinese”.

Assumere la prospettiva cinese ha permesso infatti una visione dei fatti in un’ottica differente.

La tesi si articola in quattro capitoli nei quali l’autrice cerca di ripercorrere le tappe della vicenda “Antonioni”. Nel primo capitolo si traccia a grandi linee del contesto storico che ha caratterizzato la Cina degli anni settanta, quindi gli anni della Rivoluzione Culturale, cercando di dare un’idea di quella che era l’immagine de “l’impero di mezzo” percepita in occidente nel XX secolo.

Il secondo e il terzo capitolo costituiscono il cuore del lavoro. Nel secondo sono stati ripercorsi i passi di “Chung Kuo – Cina” tramite il documentario di Liu Haiping 中国已远:安东尼奥尼 与中国 Zhongguo yi yuan: Antonioni yu Zhongguo (“La Cina è lontana”: Antonioni e la Cina) cercando di guardare il film di Antonioni da un punto di vista cinese sottolineando i motivi fondamentali della critica al maestro; il terzo capitolo invece è costituito dalla traduzione dell’articolo “Motivi malvagi e spregevoli inganni: una critica al film anti-cinese di Michelangelo Antonioni Chung Kuo – Cina” pubblicato sul Quotidiano del popolo il 30 gennaio del 1974 e che è stato la scintilla che ha causato l’esplosione della critica e dell’accusa nei confronti del regista. La traduzione dell’articolo principale occupa la maggior parte del capitolo, seguito da altri due articoli di cui sono stati tradotti dei frammenti.

Infine, il quarto capitolo si occupa brevemente di impressioni ed opinioni su “Chung Kuo – Cina” a distanza ormai di quasi quarant’anni dall’accaduto.

 

* Ilaria Capriglione (Ilaria.Capriglione@gmail.com) dopo un breve periodo di studi a Pechino, ha conseguito la Laurea Magistrale in Lingua e cultura cinese presso la facoltà di Studi Orientali dell’Università di Roma La Sapienza nell’anno accademico 2009/2010. Terminata l’esperienza universitaria, si è iscritta a un master in Fashion Communication. Ha lavorato due anni a Guangzhou, svolgendo prima uno stage presso la Camera di Commercio Italiana e poi occupandosi di digital marketing per un’azienda olandese di interior design. Trasferitasi ad Amsterdam ha collaborato per due anni con Ninja Marketing prima di spostarsi a Londra, dove tutt’oggi si occupa di e-commerce.

** Questa tesi è stata discussa presso la facoltà di Studi Orientali dell’Università di Roma La Sapienza nell’anno accademico 2009/2010.

Relatore: Prof. Federico Masini; Correlatore: Paolo de Troia