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In Cina e Asia – Pechino annuncia massiccia riforma degli organi statali

In Notizie Brevi by Redazione

  • Pechino annuncia massiccia riforma degli organi statali
  • Diritti umani in Cina: l’Onu esprime preoccupazione
  • Scandalo banche: i manifestanti sono ancora controllati 
  • Corea del Nord: Kim ha un primogenito maschio

Una nuova commissione per il controllo delle istituzioni finanziarie, un nuovo ufficio per la supervisione dei dati digitali e poi una corposa riforma del ministero della Scienza e della Tecnologia, che verrà alleggerito delle sue funzioni. Sono alcuni dei provvedimenti annunciati ieri durante le “due sessioni”, gli incontri annuali dell’Assemblea nazionale del popolo e della Conferenza politica consultiva. La nuova National Financial Regulatory Commission – che assorbirà la China Banking and Insurance Regulatory Commission – dovrà supervisionare attività bancarie e assicurative e società di partecipazione finanziaria cinesi, nell’ottica di limitare i rischi sistemici e proteggere gli investitori. Il progetto è stato presentato all’Assemblea nazionale del popolo che voterà se approvarlo venerdì. Inoltre, per “rafforzare, centralizzare e unificare la leadership” del Partito, il segretario generale del Consiglio di Stato Xiao Jie ha presentato un piano di ristrutturazione per ridurre il numero di dipendenti pubblici del 5% in cinque anni. Nei prossimi giorni sono attese misure analoghe per quanto riguarda una riforma degli organi del Partito, a cui verrà affidato maggiore controllo sugli enti statali.

Tra le novità anche l’inclusione nell’Anp e nella conferenza consultiva di circa 100 delegati provenienti dai vertici di alcune aziende cinesi nel settore tecnologico e della difesa sanzionate dagli Usa come delegati parlamentari, in quella che Nikkei ha definito “una spinta tesa ad accelerare lo sforzo nazionale per rendere la Cina una superpotenza tecnologica”.

Diritti umani in Cina: l’Onu esprime preoccupazione

La “fatale debolezza” del governo cinese è la “restrizione dello spazio civico”. Il nuovo alto commissario ONU per i diritti umani, Volker Turk, ha criticato i governi dei Paesi che limitano la libertà della società civile durante un incontro del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Uniti che si è tenuto martedì a Ginevra. Durante il discorso (il più importante dall’inizio dell’incarico), Turk ha menzionato la le pratiche di “detenzione arbitraria” attuata da Pechino e le “continue separazioni familiari” che si verificano in Xinjiang e Tibet. Per il commissario sono un problema anche le detenzioni degli avvocati per la difesa dei diritti umani, la censura imposta al mondo dell’attivismo e del giornalismo, nonché l’impatto della legge sulla sicurezza nazionale in vigore dal 2020 a Hong Kong. La linea di Turk non si discosta molto da quella di Michelle Bachelet, ritenuta troppo soft dai gruppi per la difesa dei diritti umani. “Questo è tutto?” ha commentato alla fine dell’intervento Kenneth Roth, ex direttore di Human Rights Watch.

Scandalo banche: i manifestanti sono ancora controllati

Le autorità cinesi tengono a bada ogni accenno di scontento sociale mentre i rappresentanti politici sono impegnati nelle “due sessioni” annuali, quella dell’Assemblea nazionale del popolo e della Conferenza politica consultiva. Lo ha dimostrato il caso di Jack Zhang, una delle migliaia di persone che l’anno scorso ha perso i propri risparmi a causa di uno scandalo che ha coinvolto sei banche rurali nel Paese. L’uomo avrebbe voluto recarsi a Pechino per segnalare la sua situazione all’ente nazionale per le denunce pubbliche, in vista degli incontri inaugurati questo weekend. La sua iniziativa è stata smorzata sul nascere: è stato fermato da 12 persone che hanno affermato di essere poliziotti proprio mentre prendeva il treno. “Hanno creato un muro umano”, ha affermato Zhang, che ha poi riprovato a partire ma è stato arrestato e trattenuto per due giorni in un albergo. Un caso emblematico del rafforzamento delle misure di sicurezza messo in atto a Pechino in occasione delle “due sessioni”.

Corea del Nord: Kim ha un primogenito maschio

Kim Jong-un ha un terzo figlio. Lo ha riferito ieri l’intelligence sudcoreana durante un’audizione del parlamento. Seppur in mancanza di “prove dettagliate”, i servizi di Seul sanno che il “primogenito sia certamente un maschio”. La notizia ha spiazzato gli analisti considerata la visibilità ottenuta nell’ultimo anno dalla figlia Ju-ae, seconda in linea di successione, e data da alcuni esperti come una possibile candidata a raccogliere l’eredità politica del padre. Il rapporto di Seul non fa invece luce sul terzo figlio di Kim, che come il primo non è stato mai visto in pubblico e di cui non è nemmeno noto il genere. Le ultime indiscrezioni sulla famiglia Kim hanno coinciso con una nuova escalation retorica del Nord. Sempre ieri la sorella del leader nordcoreano, Kim Yo-jong, ha avvertito che se gli americani dovessero intercettare un missile intercontinentale nordcoreano durante un test, Pyongyang riterrebbe il gesto “una dichiarazione di guerra”.

Il commento allude alla dichiarazione (non confermata) attribuita dalla stampa sudcoreana al comandante americano nel teatro Indo-Pacifico,  all’ammiraglio John C. Aquilino, secondo il quale gli Stati Uniti “abbatterebbero immediatamente” un missile nordcoreano in volo sopra l’isola di Guam, dove Washington ha una delle basi militari più importanti del Pacifico. Gli avvertimenti di Pyongyang anticipano di pochi giorni le esercitazioni tra Corea del Sud e Stati Uniti: secondo le ultime rivelazioni, l’operazione “Freedom Shield”, in programma nella penisola coreana dal 13 al 23 marzo, includerà anche simulazioni di sbarco anfibio. Intanto ad aprile, Yoon Suk-yeol, è atteso nuovamente da Biden a Washington per una seconda visita di stato dall’inizio del mandato presidenziale. Sviluppi che difficilmente placheranno Kim.

A cura di Agnese Ranaldi e Alessandra Colarizi