G20

In Cina e Asia – G20: Cina e Russia bloccano comunicato congiunto

In Notizie Brevi by Redazione

  • G20: Cina e Russia bloccano comunicato congiunto
  • Usa: 37 entità russe e cinesi aggiunte a lista nera del commercio
  • Due sessioni: previsto grande rimpasto di governo e obiettivo di crescita tra 5% e 6%
  • Sulla ricerca in settori strategici vince la Cina
  • Meglio la felicità dei soldi?
  • L’internazionalizzazione dello yuan riprende a pieno ritmo
  • Record di suicidi tra gli studenti giapponesi nel 2022

Come accaduto al vertice tra ministri delle Finanze, anche l’incontro di giovedì a Nuova Delhi tra ministri degli Esteri del G20 si è concluso con un semplice documento dell’India – presidente annuale dell’organizzazione – che ripete che “la maggior parte dei membri del gruppo condanna la guerra in Ucraina”. Russia e Cina rappresentano la minoranza in disaccordo. In un clima generale piuttosto teso, a Nuova Delhi si è tenuto il primo incontro dall’inizio della guerra tra il segretario di Stato americano, Antony Blinken, e il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. I due hanno parlato per circa dieci minuti a margine del vertice, non muovendosi dalle rispettive posizioni sul conflitto. Come riportato dal Guardian, durante la riunione del G20 l’alto funzionario americano ha detto che la Cina “non può presentarsi come forza per la pace” mentre continua a sostenere il presidente russo Vladimir Putin, esortando Pechino a non fornire in futuro armi a Mosca (cosa che la Repubblica popolare ha sempre negato di voler fare). Lavrov ha poi incontrato l’omologo cinese Qin Gang. Nella lettura del ministero degli Esteri russo, riportata da Agenzia Nova, si legge che le due parti hanno confermato una coincidenza di posizioni su tutte le questioni discusse, denunciando le ingerenze e l’uso di “ricatti e minacce” da parte di paesi che vogliono “opporsi alla democratizzazione delle relazioni internazionali”.

Nel corso della riunione generale, Qin ha dichiarato che “nessuno dovrebbe impegnarsi in scontri tra blocchi”, invitando inoltre i paesi del G20 e le istituzioni finanziarie globali a fare di più per il debito dei paesi in via di sviluppo. Il ministro degli Esteri cinese ha tenuto anche un faccia a faccia con il suo pari indiano, Subrahmanyam Jaishankar, con cui ha parlato delle prospettive per la “pace e la tranquillità nelle aree di confine”.

Intanto stamattina si è tenuto un incontro tra i ministri degli Esteri del dialogo di sicurezza Quad, formato da Stati Uniti, India, Australia e Giappone. Le parti hanno ribadito la necessità di mantenere “un Indo-Pacifico libero e aperto, inclusivo e resiliente”, aggiungendo però di non voler creare un’alleanza militare. Precisazione che gli analisti di Bloomberg sostengono sia finalizzata a rassicurare la Cina. Durante il meeting sono stati discussi anche altri temi, come la transizione energetica, lo sviluppo di tecnologie critiche, e l’indebitamento dei paesi emergenti.

Usa: 37 entità russe e cinesi aggiunte a lista nera del commercio

Il dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha annunciato di aver aggiunto 37 entità russe e cinesi alla sua lista nera, in risposta ad attività quali “il contributo all’Esercito russo”, “il sostegno alle forze armate cinesi” o “il coinvolgimento in abusi dei diritti umani nel Myanmar e in Cina”. Tra le entità a cui verrà precluso o ristretto l’export americano figurano due controllate della società di genetica cinese Bgi, accusata dagli Usa di aver effettuato attività di analisi genetica e sorveglianza per conto di Pechino.

Due sessioni: previsto grande rimpasto di governo e obiettivo di crescita tra 5% e 6%

È tutto pronto per l’inizio delle “due sessioni”: questo weekend si riuniranno a Pechino la Conferenza politica consultiva del popolo cinese (Cppcc) e l’Assemblea nazionale del popolo (Npc), il parlamento della Repubblica popolare composto da circa 3000 membri. La sessione del Npc dovrebbe svelare il più grande rimpasto di governo degli ultimi 10 anni. Oltre alla conferma di Xi Jinping a presidente per un terzo mandato, ci si aspetta la nomina a premier di Li Qiang e di altri fedelissimi di Xi nelle più alte posizioni economiche (fonti Reuters parlano di He Lifeng vicepremier e di Zhu Hexin come governatore della Banca centrale). Xi, che è anche segretario generale del Pcc, ha preannunciato una riorganizzazione “intensa” delle entità statali e di Partito. Una condizione che, secondo gli esperti, dovrebbe approfondire il controllo del partito all’interno degli organi statali. Insieme a proposte politiche e legislative, verranno poi annunciati i bilanci del governo centrale e di quelli locali, il budget per le spese militari e la previsione di crescita economica per il 2023, che secondo fonti Reuters potrebbe oscillare tra il 5% e il 6%. In tal caso si tratterebbe di un obiettivo ambizioso, in grado di mettere alla prova la nuova leadership economica guidata (molto probabilmente) da Li Qiang. Nel 2022 il PIL cinese è cresciuto del 3% invece che del 5,5% previsto.

Meglio la felicità dei soldi?

Se nella Repubblica popolare cinese la disoccupazione giovanile è ancora a cifra doppia (a dicembre scorso si attestava al 16,7%), è anche vero che le nuove generazioni che entrano nel mercato del lavoro possono beneficiare di stipendi piuttosto alti. I più alti degli ultimi dieci anni. È quanto emerso dai risultati pubblicati nei giorni scorsi dell’ultimo sondaggio condotto nel 2021 da MyCOS Reserarch, gruppo di ricerca affiliato al colosso dei servizi finanziari CITIC Limited: lo stipendio medio mensile dei nuovi assunti ha toccato i 5.833 yuan, anche se solo il 6,1% dei neolaureati ha ricevuto più di 10 mila yuan mensili. Ma a molti non interessano i soldi: gran parte di chi ha partecipato al sondaggio ha detto di voler sacrificare il proprio stipendio in cambio di occupazioni che possano garantire “felicità”. Nelle discussioni sul lavoro sul web e in altri sondaggi condotti da agenzie dell’impiego online, sempre più giovani affermano di preferire lavori meno faticosi e competitivi.

Sulla ricerca in settori strategici vince la Cina

La Cina ha “uno sbalorditivo vantaggio nella ricerca ad alto impatto”. Quella in materia di difesa, tecnologie spaziali, energia e biotecnologie. È quanto si legge in un rapporto di Australian Strategic Policy Institute (ASPI), un think tank australiano finanziato dal Dipartimento di Stato Usa. Gli Stati Uniti sono in testa nella ricerca sulle cosiddette tecnologie di high-performance computing, quelle utilizzate da computer cluster per creare sistemi di elaborazione dati ad alte prestazioni, e anche sul calcolo quantistico e vaccini. Ma su 37 delle 44 tecnologie considerate “critiche ed emergenti”, la Cina si aggiudica il primo posto. Sette dei dieci principali istituti di ricerca del mondo sono cinesi: uno tra tutti, l’Accademia cinese delle scienze, che negli ultimi anni ha pubblicato importanti paper su difesa, spazio, robotica, energia, ambiente, biotecnologia, intelligenza artificiale, materiali avanzati e tecnologia quantistica. Secondo il rapporto, le democrazie occidentali “stanno perdendo la competizione tecnologica globale”. Pechino, inoltre, con gli sviluppi sui settori sensibili potrebbe  “oscurare” la sorveglianza dei servizi segreti occidentali.

L’internazionalizzazione dello yuan riprende a pieno ritmo

Nel 2022 la valuta cinese ha guadagnato terreno a livello internazionale ed è destinata ad aumentare quest’anno. L’Indice di globalizzazione del renminbi della società finanziaria londinese Standard Chartered Bank ha registrato nello scorso anno un balzo del 26,6%, il maggiore incremento annuale dal 2018. L’indice mostra l’utilizzo della valuta cinese sia a livello transfrontaliero che nei mercati offshore. Tra le principali ragioni, ha spiegato un articolo di fine gennaio di Nikkei, la ripresa dell’economia cinese e il lancio di programmi come la negoziazione di azioni denominate in yuan a Hong Kong. Pechino sta compiendo sforzi importanti nella internazionalizzazione del renminbi: lo scorso anno lo yuan è salito al quinto posto delle valute più scambiate al mondo, dall’ottava posizione del 2019. Rispetto al 2021, inoltre, l’emissione di obbligazioni denominate in yuan all’estero è quasi triplicata.

Record di suicidi tra gli studenti giapponesi nel 2022

Nel 2022 in Giappone si sono suicidati 512 studenti di età fino a 19 anni, lo ha reso noto il ministero dell’Istruzione giapponese. Si tratta del dato più alto dal 1980 (anno in cui Tokyo ha iniziato a contarli) e di 39 suicidi in più rispetto al 2021. In 17 casi a essersi tolti la vita sono stati bambini che frequentavano le elementari (6-12 anni), poi 143 studenti delle medie e 352 delle superiori, di cui 207 maschi. Secondo i dati del ministero della Salute, a spingere gli studenti al suicidio sarebbero principalmente le preoccupazioni per il rendimento scolastico, le scarse prospettive di carriera e lo stress legato agli esami di ammissione all’università.

A cura di Vittoria Mazzieri e Francesco Mattogno; ha collaborato Alessandra Colarizi