In Cina e Asia – Coronavirus: Sorpasso dei casi all’estero, Pechino mette in quarantena gli stranieri

In Notizie Brevi by Alessandra Colarizi

Nella giornata di ieri, per la prima volta il numero dei contagi all’estero ha superato quello dei nuovi casi registrati in Cina, segnando una svolta nella guerra contro il virus. Secondo l’Oms, mercoledì sono state riportate 427 infezioni in 37 paesi contro le appena 411 rilevate in Cina. Ma l’organizzazione internazionale smentisce ancora una volta si tratti di “pandemia”, parola che “presenta un rischio significativo in termini di amplificazione della paura e dello stigma inutili”. Negli scorsi giorni il segretario generale dell’agenzia aveva lodato la capacità gestionale di Pechino mettendo al contempo in evidenza l’impreparazione del resto del mondo. Ora che il sorpasso è avvenuto è la Cina a barricarsi all’interno. Da ieri anche gli stranieri in arrivo a Pechino da nazioni “infette” sono tenuti a trascorrere 14 giorni di quarantena. Qingdao e Dalian hanno annunciato misure simili, mentre il ministero degli Esteri starebbe “esplorando la possibilità” di adottare provvedimenti “di prevenzione e controllo scientifici, appropriati e mirati” per i passeggeri in arrivo dall’estero. Sotto la lente ci sono sopratutto i voli in partenza dalla Corea del Sud, il paese con il maggior numero di contagi dopo la Cina.[fonte: Guardian, Reuters]

Coronavirus: il tempo è tutto, sventati 100mila contagi

Secondo Zhong Nanshan, il più grande esperto cinese di malattie respiratorie, il numero di contagi attribuito al coronavirus sarebbe stato notevolmente ridotto se la Cina avesse preso provvedimenti fin dall’inizio di dicembre o addirittura dall’inizio di gennaio. Le autorità cinesi hanno annunciato la trasmissione del virus da uomo a uomo solo il 20 gennaio, ma un ritardo anche solo di pochi giorni sarebbe costato oltre 100.000 infezioni, spiega il ricercatore che auspica in futuro un potenziamento del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) e le sue filiali locali. Attualmente le diramazioni dell’organizzazione riferiscono solo ai rispettivi governi locali, ai quali spetta decidere quali azioni intraprendere in caso di malattie trasmissibili. Ma “in altri paesi, il CDC può notificare al governo centrale e persino avvisare direttamente i cittadini in circostanze speciali”. Secondo Zong, l’epidemia verrà “sostanzialmente controllata” entro la fine di aprile. [fonte: SCMP]

Due infermiere di Wuhan chiedono aiuto internazionale

Due infermiere di Guangzhou hanno scritto una lettera aperta per chiedere l’aiuto della comunità internazionale nella lotta al virus. “Le condizioni qui a Wuhan sono molto peggio di quanto immaginate”, spiegano Yingchun Zeng, del Guangzhou Medical hospital, e Yan Zhen, del Sun Yet-sen Memorial hospita, tra i 20.000 operatori sanitari inviati in città da altre parti del paese per domare la crisi. L’appello, pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, fa riferimento alle carenza di protezioni, dalle maschere N95 con respiratori ai guanti. “Per risparmiare energia e il tempo necessario a indossare e togliere gli indumenti protettivi, evitiamo di mangiare e bere per due ore prima di entrare nel reparto di isolamento”, spiegano le infermiere aggiungendo che alcune colleghe sono svenute per ipoglicemia o ipossia. A ciò si aggiunge il peso psicologico di dover continuare a gestire l’epidemia in prima linea mentre migliaia di colleghi hanno già contratto il virus. La lettera -che se confermata ridimensiona l’ottimismo diffuso dal bilancio decrescente dei casi registrato negli ultimi giorni – è stata ritirata da Lancent apparentemente su richiesta delle autrici.  [fonte: Guardian, Reuters]

I cambiamenti climatici minacciano il delta del fiume delle Perle

Il delta del fiume delle Perle, il cuore manifatturiero della Cina, è il cluster urbano più minacciato al mondo dall’innalzamento del livello del mare. Lo rivela uno studio della società di consulenza britannica Verisk Maplecroft, secondo il quale, in assenza di misure preventive, nel 2100 la regione potrebbe essere sommersa tra i 67 cm e i 2 metri. A rischio anche Shanghai, tra le 500 città prese in esame dalla ricerca. L’effetto dei cambiamenti climatici e dell’innalzamento delle acque ha già auto ripercussioni evidenti sul paese. Nel 2018 fenomeni legati alle mareggiate, come l’erosione della costa, sono costati la vita a 73 persone e oltre 4,7 miliardi di yuan (670 milioni di dollari) di interventi, secondo il Ministero delle risorse naturali che stima il tasso medio di aumento del livello del mare lungo la costa cinese a 3,3 mm l’anno tra il 1980 e il 2018, più della media globale. Stando allo studio, sono numeri che pesano (o almeno dovrebbero) sulla pianificazione di investimenti a lungo termine. Sopratutto considerando che l’area interessata è la locomotiva della crescita cinese. [fonte: Bloomberg]

Huawei presenta ecosistema a prova di sanzioni

Cancellato il Mobile World Congress di Barcellona, lunedì scorso Huaweiha annunciato le novità per il 2020 in una diretta streaming. Oltre alla presentazione degli ultimi dispositivi (con protagonista indiscusso Mate Xs, il pieghevole dotato del superchip fatto in casa Kirin 990 5G), l’evento è servito a definire la strategia con cui l’azienda punta a schivare le sanzioni americane. Il tutto può essere sintetizzato nella sigla HMS, ovvero Huawei Mobile Services, l’app store creato in supporto al sistema operativo con cui la società si appresta a rimpiazzare Android. Il sistema operativo di Google è diventato offlimits da quando il dipartimento del Commercio ha ristretto le esportazioni di tecnologia americana. Secondo il Global Times, l’ecosistema HMS si sta sviluppando rapidamente ed “è già arrivato a coprire oltre 170 paesi e regioni in tutto il mondo, attirando più di 1 milione di sviluppatori di software”. La sfida starà nel riuscire a piazzare i device con sistema operativo Huawei anche in Europa, il continente su cui il colosso di Shenzhen punta di più dopo l’esclusione dagli States. [fonte: Global Times]

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