La nuova legge sugli investimenti esteri è stata approvata in parlamento con 2.929 voti favorevoli, otto contrari e otto astensioni. La legge entrerà in vigore il 1 ° gennaio 2020, sostituendo le precedenti tre, introdotte tra il 1979 e il 1990: la Law on Sino-Foreign Equity Joint Ventures, la Law on Sino-Foreign Contractual Joint Ventures e la Law on Foreign-Capital Enterprises. La versione finale non è disponibile al pubblico, ma pare sia stata apportata solo una modifica alla versione della bozza della scorsa settimana: un articolo che vieta al personale amministrativo di divulgare informazioni confidenziali minacciando severe sanzioni in caso di violazione. Raramente Pechino procede tanto speditamente (la prima bozza della legge era stata introdotta lo scorso ottobre), ma la guerra commerciale con gli Stati Uniti sembra aver accelerato i tempi. La legge risponde infatti all’esigenza di assicurare maggiore tutela alla proprietà intellettuale delle aziende straniere, dando loro pari opportunità nel mercato interno. I settori preclusi ai capitali esteri, contenuti in una specifica blacklist, sono stati ridotti a 48. Data la rapidità con cui è stata formulata, non mancano, tuttavia, dubbi sulle modalità di implementazione, soprattutto considerata la dipendenza politica del potere giudiziario in Cina.

E’ stato approvato invece all’unanimità il rapporto sul lavoro presentato dal premier Li Keqiang in apertura all’Assemblea nazionale del popolo, la scorsa settimana. Il documento traccia gli obiettivi economici per l’anno in corso, dando particolare enfasi alle manovre fiscali come volano per la crescita. Nel 2014, i voti contrari erano stati quasi 400. Secondo quanto spiega il Scmp, “a differenza di predecessori, come Zhu Rongji o persino Wen Jiabao, Li è più un esecutore delle politiche di Xi Jinping, e tutte le luci della ribalta sono solitamente rivolte ai discorsi e alle attività del presidente. Lo stesso Li come leader non ha un supporto evidente tra i delegati dell’Anp. Il suo rapporto rappresenta le politiche generali del governo stabilite da Xi.”

La Cina pronta a cavalcare la crisi di Boeing

Il settore aeronautico cinese potrebbe trarre beneficio dalle tragedie in Indonesia e in Etiopia. Un’alternativa made in China al Boeing 737 – il Comac C919 – ha già ricevuto centinaia di ordini dalle compagnie aeree nazionali e le consegne sono attese a partire dal 2021. Ma, mentre oltre la Muraglia il settore è strettamente legato agli interessi dello Stato – oltreoceano, finora, C919 si è assicurato soltanto una manciata di ordini da piccole compagnie aeree impoverite in paesi fortemente dipendenti dagli aiuti cinesi.  Ma non è detto sarà sempre così. La decisione dell’authority nazionale dell’aviazione (CAAC) di sospendere i voli del Boeing 737 anzitempo dimostra una maggiore autorevolezza del gigante asiatico in un settore che si appresta a dominare entro il 2024. Intanto sembra sfumata la vendita di oltre 100 jet Boeing ventilata tra le possibili misure all’interno di un accordo commerciale con Washington.

La guerra commerciale arriva fino a Hollywood 

Non solo una maggiore protezione della proprietà intellettuale e reciprocità per le aziende straniere in Cina. Tra le richieste avanzate dai negoziatori americani in previsione della firma di un accordo commerciale ci sarebbe anche l’apertura dell’industria cinematografica cinese agli studios d’oltremare, finora blindati all’obbligo di istituire joint venture con partner cinesi, ai quali va oltre il 70% del ricavato dei biglietti. Da tempo si prevede un sorpasso del box office cinese su quello statunitense e un allentamento delle restrizioni gioverebbe a Hollywood e non solo. Pare infatti che la premura del segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, a riguardo sia di carattere personale più che nazionale. In quello che ha tutta la parvenza di essere un conflitto di interesse, Mnuchin vanta un passato nel settore con la sua ex azienda Stormchaser Partners, produttrice del film “Wonder Woman”, andato alla grande oltre la Muraglia. La compagnia è stata ceduta nel 2017 all’allora fidanzata Louise Linton. Ma considerato che i due sono infine convolati a nozze e che miss Linton svolge tutt’oggi la professione di attrice e regista, la posizione di Mnuchin è più che mai controversa. Soprattutto considerato che il Tesoro supervisiona la Commissione preposta allo screening degli investimenti esteri nel mercato americano.

Caso Masood Azhar: L’India si prepara a boicottare le merci cinesi

La Confederation of All India Traders ha annunciato una campagna di boicottaggio contro le merci cinesi come forma di ritorsione dopo l’ostruzionismo di Pechino alle richieste di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia di estendere le sanzioni Onu contro Masood Azhar, leader del movimento terroristico Jaish-e-Mohammed dietro l’ultimo attacco nel Kashmir indiano. La rappresaglia comincerà il 19 marzo e vede partecipe anche un gruppo estremista hindu vicino al partito di Modi, il cui leader  Ashwani Mahajan ha chiamato in causa persino gli insegnamenti di Ghandi che nel ’21 invitò il popolo indiano a bruciare gli abiti stranieri in protesta contro la colonizzazione britannica. La campagna arriva mentre, a poche settimane dalle elezioni generali indiane, il riavvicinamento di Modi alla Cina è stato strumentalizzato dall’opposizione per dimostrare la debolezza del governo in carica.

China Files propone alle aziende italiane presenti sul mercato cinese e a tutte quelle realtà interessate a conoscere il paese, servizi di comunicazione quali: newsletter, aggiornamenti su specifici settori e gestione dei contenuti web sui social network locali, oltre a progetti formativi e di approfondimento ad hoc. Contattaci per un preventivo a info@china-files.com