Dell’appassionante vicenda che vede Supreme America, storico marchio di abbigliamento street wear cool newyorchese, e Supreme Italia (gestita dalla società IBF con sede a Barletta, Puglia) confrontarsi sul suolo cinese, ci siamo già occupati di recente.

La querelle nella sua declinazione cinese verte intorno all’uso del marchio Supreme nel paese. In Cina il diritto sui marchi ha un principio cardine: ‘First to file’, il primo che registra ha il diritto sul marchio. Non esiste infatti oggi nel paese una particolare protezione del marchio derivante dal mero utilizzo dello stesso, come in altre giurisdizioni.

Giocando d’anticipo su Supreme America, Supreme Italia ha chiesto la registrazione del marchio Supreme Italia alla World Intellectual Property Organization di Ginevra, per poi chiederne l’estensione in Cina. Iniziate le procedure locali, l’ufficio marchi cinese non ha trovato alcun problema ad accordare la registrazione del marchio “Suprime” a Supreme Italia, che quindi può legittimamente usare tale marchio, darlo licenza, aprire negozi, partecipare a fiere e addirittura impedire che Supreme America importi prodotti con tale brand.

Questo inghippo del “legal fake” ha permesso alla Supreme Italiana di condurre nel tempo il proprio business in Cina con modalità parassitarie rispetto al brand originale americano, sfruttando marketing, design a costo zero e ingannando i consumatori, molti non consapevoli (o non particolarmente interessati) alla distinzione tra le due, specie sul mercato cinese.

La vicenda va avanti dal 2015 ed è tornata alle cronache lo scorso novembre quando Samsung Cina, insieme al nuovo modello di smartphone di Galaxy l’A8s, presentava al pubblico pechinese in pompa magna una partnership strategica con il marchio Supreme, con tanto di prodotti a marchio congiunto e negozi in apertura.

Tempo poche ore e Supreme dagli Stati Uniti negava ogni coinvolgimento nella partnership con il colosso coreano, puntando il dito verso Supreme Barletta. Con Samsung che si affrettava a svincolarsi dalla partnership (sbaglio o furbizia, rimane ancora da chiarire) tramite laconico comunicato via social media, si credeva la questione conclusa. E invece no, il genio e la spregiudicatezza italica che in terra di Cina raggiungono spesso livelli da manuale, portava Supreme Barletta a proseguire nei propri piani di business a testa alta.

Spostatasi dall’Italia alla Spagna come sede societaria, la IBF società che detiene il marchio, ha aperto quattro punti vendita Supreme Spain nella penisola iberica, e ha voluto di mantenere la promessa fatta ai consumatori cinesi, approdando con un punto vendita anche in Cina.

Il 7 marzo scorso, a Shanghai si è svolta infatti l’inaugurazione, con tanto di immancabili blogger e KOL (Key Opinion Leader, gli influencer cinesi) di un negozio monomarca Supreme nella centralissima la Huai Hai Zhong Road.  Per la cronaca, Supreme America controlla 11 store monomarca tra Stati Uniti e Giappone ma nessuno in Cina. Insomma dei precursori a Barletta!Supreme Italia avrebbe anche annunciato anche l’imminente apertura di un altro punto vendita nel distretto di Minhang e dell’e-commerce su Tmall e JD.com

Foto dell’inaugurazione sono rimbalzate sui social network allertando Supreme America che per voce dei propri legali ha precisato sul sito Hypebeast, che il punto vendita di Supreme Italia non sarebbe ufficialmente aperto e che il tutto sia stato frutto di una messa in scena con tanto di invito di blogger e folla prezzolata per fare numero in attesa davanti al negozio.

I primi avventori rivelano che il negozio vende felpe, zaini cappellini, magliette insomma la serie completa di Supreme, proponendo per di più anche serie speciali come quella di valigie nata nel 2018 da una collaborazione tra Supreme america e la prestigiosa con Rimowa, azienda tedesca che produce valigie di alluminio e policarbonato.

Lo store non sarebbe l’unico monomarca cinese di Supreme però. Il sito Highsnobety ripropone la notizia (risalente al luglio 2018) di uno store Supreme anche a Shenzhen, non direttamente collegabile a Supreme Italia ma a una misteriosa Supreme NYC che non è comunque quella originale. Tra prodotti e arredi identici all’originale a prezzi comunque molto sostenuti si vendono t-shirt misto cotone poliestere made in Cina, mentre Supreme America propone capi 100% cotone e Made in Canada.

Supreme America ribadisce di essere al lavoro con i funzionari locali per far valere i propri diritti di marchio sul suolo cinese.

Di stamane é la notizia che il nuovo store é sotto inchiesta da parte della Shanghai Market Supervision and Management Bureau per pubblicità ingannevole e competizione scorretta. Il sito Shine rivela che il negozio Supreme Italia sarebbe stato imbrattato dai fedelissimi di Supreme America con scritte sul tono “Italia imbrogliona” e “Shanghai pronta per la falsa Supreme” apparse sulla serranda.